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Intervistando Nixon

Bugie e potere. Responsabilità e potere. Frost/Nixon è un match che mette a confronto il potere politico e quello mediatico. Che possono essere al servizio del bene comune e dell’emancipazione dei cittadini, come anche strumenti di asservimento e di sopraffazione.

Il drammaturgo (e sceneggiatore) Peter Morgan punta i riflettori sul primo caso storico di televisione-spettacolo e restituisce splendidamente questi temi. Nucleo della pièce è l’intervista che l’anchorman David Frost fece nel 1977 a Richard Nixon, terminata con la confessione dell’ex Presidente – mai ottenuta prima – sullo scandalo del Watergate e sui limiti morali del potere. Una confessione, negli ultimi secondi della trasmissione, di un Nixon combattivo, orgoglioso, ma messo alle corde dalla precisione delle domande, delle date e dei riscontri. Un episodio storico realmente accaduto.

Scritto nel 2006, Frost/Nixon ha ottenuto un vastissimo successo e numerosi premi, tra cui il Tony Award per Frank Langella come miglior attore protagonista per l’interpretazione di Nixon. Ron Howard ne ha tratto un film nel 2008, che ha sfiorato i 30 milioni di dollari d’incasso all’uscita.

Il Teatro dell’Elfo e il Teatro Stabile dell’Umbria hanno unito le loro forze per produrre questo spettacolo diretto e interpretato da Ferdinando Bruni (Frost) ed Elio De Capitani (Nixon), che, pur lavorando insieme da quarant’anni, da molto tempo non si davano appuntamento per un duello scenico così intenso. Dopo il successo di Angels in America, di The History Boys e di Rosso un nuovo progetto di drammaturgia contemporanea: un testo di teatro civile e al tempo stesso un bellissimo lavoro per il palcoscenico, una sfida per due magnifici ruoli.

 

La serie di interviste che David Frost riuscì a ottenere da Richard Nixon sono passate alla storia non solo per lo scoop fenomenale della confessione, ma anche – e nella società spettacolo in cui viviamo verrebbe da dire ‘soprattutto’ – perché sancirono la nascita di un nuovo modello produttivo per il giornalismo televisivo. I network furono costretti a sborsare cifre da capogiro per aggiudicarsi la trasmissione, che tenne incollati milioni di spettatori, intenti a scrutare il volto di Nixon per capire se mentiva o diceva la verità, fino all’imprevedibile confessione finale.

 

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06 Palco Frost Nixon imagesMilano

Teatro dell’Elfo

FROST/NIXON

Dal 18 ottobre al 10 novembre 2013

di Peter Morgan

traduzione di Lucio De Capitani

uno spettacolo di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani

con Ferdinando Bruni, Elio De Capitani, Luca Toracca, Nicola Stravalaci, Alejandro Bruni Ocaña, Andrea Germani, Matteo De Mojana, Claudia Coli

luci di Nando Frigerio

suono di Giuseppe Marzoli

una co-produzione Teatro dell’Elfo e Teatro Stabile dell’Umbria

con il contributo di Fondazione Cariplo

prima nazionale 18 ottobre 2013

Gli autori di Vorrei

Antonio Cornacchia

Orario:

dal martedì al sabato alle 20:30

domenica alle 16:00

luci di Nando Frigerio

suono di Giuseppe Marzoli

lo spettacolo è inserito nel programma di Autunno Americano del Comune di Milano

Sito web

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06 Palco Frost Nixon index

Teatro Europa

Pensato nell’ambito del progetto Il Ratto d’Europa e realizzato in collaborazione con l’Unione dei Teatri d’Europa, il Festival dei monologhi vedrà giovani attori dei teatri membri dell’UTE protagonisti in brevi monologhi dedicati al tema, quanto mai attuale, dell’Europa, osservata, attraversata e raccontata nelle sue diversissime e varie declinazioni.

Come veri e propri ambasciatori del loro teatro e della loro città, gli attori daranno corpo e voce a idee, spunti e suggestioni sull’Europa con monologhi, noti e inediti. Ogni serata, caratterizzata da quattro-cinque testi recitati in lingua originale con traduzione, sarà il frutto di un lavoro collettivo, che i giovani attori ospiti creeranno insieme a Claudio Longhi e ai protagonisti de Il ratto d’Europa.

All’interno del festival sarà poi presentato un ‘monologo polifonico’, nella forma di una mise en espace multilingue, sempre dedicata all’Europa, a cura dell’ISO Theatre* e preparata durante una residenza estiva presso l’Academy of Performing Arts Baden-Württemberg di Ludwigsburg.

I teatri dell’UTE saranno ancor più coinvolti, in questo viaggio attraverso il vecchio Continente, con le ‘Cartoline dall’Europa’: uno spazio all’interno del sito del progetto, www.ilrattodeuropa.it, dove ognuno potrà annotare e condividere un suo pensiero sull’Europa.

I teatri che hanno aderito: Habima National Theatre of Israel, Teatro Nazionale Săo Joăo di Porto (Portogallo), National Theatre of Northern Greece (Grecia), Sfumato Laboratory di Sofia (Bulgaria), MC93 di Bobigny (Francia), Academy of Performing Arts Baden-Wuerttemberg di Ludwigsburg (Germania), Schauspielhaus Graz (Austria), Maly Theatre of Moscow (Russia), National Theatre di Praga (Repubblica Ceca), Teatrul Bulandra di Bucarest (Romania).

*ISO Theatre

Nell’ambito dell’Accademia decentrata dell’Unione dei Teatri d’Europa si è costituito un gruppo di giovani attori, ISO Theatre (International Super Objective), che provengono da diversi paesi europei: Bulgaria, Grecia, Italia, Israele e Francia. Gli attori si sono incontrati per la prima volta nel 2012 al Teatro Maly di San Pietroburgo durante un master-class diretto da Lev Dodin e hanno deciso di proseguire con un progetto comune. ISO Theatre lavorerà nel 2013 presso la MC93 di Bobigny e a Ludwigsburg presso l’Academy of Performing Arts Baden-Württemberg per la creazione di uno spettacolo multilingue che avrà come tema l’Europa.

 

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06 Palco Teatro Il ratto d'Europa europaFESTIVAL DEI MONOLOGHI

nell’ambito del progetto

IL RATTO D’EUROPA – Per un’archeologia dei saperi comunitari

produzione

Teatro di Roma

In collaborazione con l’Unione dei Teatri d’Europa

Dal 12 al 17 novembre 2013

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Largo di Torre Argentina, 52

00186 – Roma

Tel. 06/684000311 – 14

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Pilastri o colonne

Nella doppia veste di interprete e regista, Gabriele Lavia alza il sipario dell’Argentina sul teatro di Henrik Ibsen, mettendone in scena il malessere, i tormenti, le debolezze della società borghese del suo tempo per denunciare la corruzione e l’ipocrisia del potere e per far emergere la verità e la libertà individuale. Con I pilastri della società, la nuova produzione del Teatro di Roma in coproduzione con la Pergola di Firenze e lo Stabile di Torino, Lavia affronta temi di scottante attualità come la menzogna sociale e la mancanza di moralità declinate attraverso i personaggi ibseniani del testo del 1877 con cui l’autore norvegese, tra i più importanti dell’Ottocento, riformò i criteri della sua produzione teatrale segnando una svolta verso il dramma sociale.

Prigioniero di un passato che lo esclude dalla vita del presente, il Console Bernick mette in discussione la sua credibilità, il ruolo sociale e il successo personale per confessare le proprie colpe pubbliche e private. “Pilastro morale della società”, Bernick vive in realtà da oltre quindici anni una vita di inganni.

Ha infatti sedotto e abbandonato una giovane che per il dolore ne è morta, e ne ha lasciato ricadere la colpa sul fratello minore di sua moglie Betty, Johan Tonnesen, emigrato subito dopo in America con la sorellastra Lona. Nel piccolo ambiente borghese in cui vive, il Console è un uomo corretto, potente e rispettabile fino a quando il rientro improvviso di Johan e Lona, lo costringeranno a confessare gli errori commessi tanti anni prima. Spinto da Lona, forse l’unica donna che lo abbia amato, confessa i suoi errori e riscatta dal tormento e dal peccato la lunga parentesi in cui è vissuto.

Nella sua ansia di verità e di libertà, Bernick esalta il ruolo purificatore dell’onestà e della fedeltà del singolo contro una società codarda ed ipocrita, dominata dai pregiudizi e dalle disuguaglianze sociali e culturali. Il valore artistico e il carattere simbolico espresso nel titolo, rendono il dramma efficace ancora oggi, nonostante le differenze e le specificità politiche della nostra epoca.

“Cosa sono o chi sono questi pilastri? Qual è il fondamento su cui poggia un consorzio umano? Su cosa fonda una società di uomini? Questa è la domanda che pone il testo di Ibsen. E Ibsen risponde con molta chiarezza, alla fine dell’opera. I fondamenti sono due: la libertà e la verità – commenta Gabriele Lavia – Del trinomio rivoluzionario francese ‘Liberté, Egalité, Fraternité’ è rimasta solo la libertà. Cui si aggiunge la verità. Solo la libertà di ‘essere’ è il dovere fondamentale che fa essere ‘liberamente’ veri.

Libertà e verità congiunte nello stesso concetto. Nessuna verità senza libertà. Nessuna libertà senza verità. Libertà lo stesso della verità. La società fondata sull’ipocrisia, sulla falsità, cioè su fondamenta sbagliate, è una società ‘schiava’ e non ‘libera’ dall’imbroglio, dalla corruzione. Il desiderio di ricchezza, l’ambizione sfrenata, il potere corrotto, tolgono alla società l’appoggio su cui sostenersi e non ‘cadere in pezzi’. C’è però un terzo pilastro della società: le donne. La sommessa speranza. Forse ‘le donne’ sono il cambiamento mite che può aiutare il mondo a ‘rimettersi in sesto’?”.

 

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06 Palco Teatro Gabriele-LaviaI PILASTRI DELLA SOCIETÀ

di Henrik Ibsen

REGIA Gabriele Lavia

con Gabriele Lavia

e attori in via di definizione

coproduzione

Teatro di Roma

Fondazione Teatro della Pergola E Teatro Stabile di Torino

Dal 20 novembre al 22 dicembre 2013

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Largo di Torre Argentina, 52

00186 – Roma

Tel. 06/684000311 – 14

http://www.teatrodiroma.net/

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Maggio dei Conciatori

Programma:

Teatro dei Conciatori 05 RISATE IN PARADISO03 – 19 maggio 2013

RISATE IN PARADISO

Là dove nascono gli angeli

scritto e diretto da Romano Talevi

collaborazione ai brani Emanuela Dessy

con Gianna Paola Scaffidi – Antonio Serrano – Anna Teresa Eugeni – Rita Pasqualoni

Questo vuole essere un tributo ad un genere sempre più dimenticato: il varietà. Inserendolo in un contesto di rock comedy ispiratosi a comme…

Una leggenda metropolitana racconta che all’Alhambra, un vecchio teatro abbandonato nel cuore della città, avvenga qualcosa di strano. Pare infatti che alcuni malcapitati che si erano avventurati al suo interno non fossero più usciti. Svaniti nel nulla, come inghiottiti. Tutte vane le ricerche; fu trovato solo qualche indumento e alcuni oggetti personali, ma di loro nessuna traccia. Dopo diverse scomparse, le autorità decisero di sigillare il vecchio edificio.

Ma si vocifera che al suo interno avvenga ancora qualcosa.

Qualcuno ha giurato di aver sentito musica e applausi, come se ancora l’Alhambra volesse rivivere i fasti di un tempo,  quando era il più importante teatro di varietà della città della sua epoca.

Chiuso improvvisamente alla straordinaria prima di “Risate in Paradiso”, si dice il più grande spettacolo di varietà di tutti i tempi. All’apice del suo splendore. Ed è qui che una sera… ma questa è un’altra storia.

Questo vuole essere un tributo ad un genere sempre più dimenticato: il varietà. Inserendolo in un contesto di rock comedy ispiratosi a commedie come “Rocky Horror Picture Show” e “Il fantasma del palcoscenico”. Un divertente thriller che ci fa rivivere a suo modo un tempo perduto.

Con la sua magia e le sue luci, le sue illusioni e le sue solitudini, le sue parole e la sua gioia di vivere e le sue musiche.

Un gioco, dove tutto è possibile.

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Teatro dei Conciatori 05 INCANTEVOLE di Neil LaBute con Urbano Barberini21 maggio – 02 giugno 20130

INCANTEVOLE

Lovely Head

di Neil LaBute

regia di Marco Calvani

con Urbano Barberini e Elisa Alessandro

Una Lolita appena sbocciata. Un uomo, la cui identità rimane fino all’ultimo un mistero. Una manciata di minuti di tempo da passare insieme. Tre elementi che si fondono per dare vita ad una pièce che sffida, senza timori, quello che definiremmo cliché, per approdare in un’isola dove il linguaggio è dietro le parole, dove ciò che è non è ciò che sembra. Dove il sesso sta all’amore, come i soldi alla vita.

una produzione Mixò, Titania Produzioni

in collaborazione con Spoleto55 Festival dei 2Mondi, La MaMa E.T.C. New York, Independent English

Theatre, MTM

PROGETTO AdA (Author directing Author)

L’attenzione ai più scottanti temi contemporanei – nel vissuto di personaggi soli, cinici e completamente assorbiti dalle loro piccole grandi tragedie – può configurarsi come il comune denominatore di LaBute e Calvani, due autori affermatisi in questi anni come implacabili giudici del lato oscuro della natura umana nella società americana ed in quella europea.

Con il progetto AdA, LaBute e Calvani esaltano diversi approcci alla scrittura e alla regia teatrale celebrando – attraverso una diffusione internazionale delle opere – il carattere peculiare e la diversa cifra stilistica

della drammaturgia contemporanea italiana ed americana. In quest’ottica i due autori e registi, complici una simpatia ed una stima reciproca, hanno concordato un tema comune – FAMIGLIA – scrivendo rispettivamente due brevi atti unici per poi scambiarsi la regia delle pièces.

INCANTEVOLE (Lovely Head) di Neil LaBute assieme a ROBA DI QUESTO MONDO di Calvani hanno dato vita alla prima edizione di AdA. Le due opere, sempre presentate nel corso della stessa serata, hanno debuttato in italiano (55° Festival de Spoleto, protagonista Andréa Ferréol), in spagnolo (Fringe Madrid Festival) e dal prossimoottobre in inglese a New York (La MaMa Theatre).

 

Teatro dei Conciatori

Via dei Conciatori, 5

00154 ROMA

info@teatrodeiconciatori.it

 

Tel. +39 06 45448982 – +39 06 45470031

 

http://www.teatrodeiconciatori.it/

 

 

 

La coscienza di Zeno” al Quirino

“MA LA VITA NON È DIFFICILE…LA VITA È ORIGINALE”

In coincidenza con la moda della sigaretta elettronica,

nasce la nuova messa in scena de “La Coscienza di Zeno”

ad opera di Maurizio Scaparro.

Tra le due cose c’è quasi un nesso se si pensa che Zeno, protagonista della storia,

individua nella dipendenza dal fumo la prima delle sue “incurabili debolezze”

e la sigaretta sarà l’alibi che lo porterà a sottoporsi alla tirannia del dottor S.

La versione teatrale è quella che Tullio Kezich, scrittore e critico Triestino,

aveva tratto, nel 1963, dal famoso romanzo di Italo Svevo.

Nel 1923, alla prima uscita del libro, la psicanalisi non aveva ancora compiuto trent’anni

ma la fama di Freud e la curiosità per la sua fascinose teorie

stava lievitando tra gli intellettuali e presso certa borghesia mitteleuropea.

“La vita attuale è inquinata alle radici”  è l’ amara considerazione di Zeno che…

per quanto riguarda la storia dell’uomo potrebbe considerarsi valida da sempre.

“Ma la vita non è difficile… la vita è originale” in quanto imprevedibile.

Potremmo aggiungere che la vita ci appare unica e irripetibile

e da qui “ il male del vivere” di cui autori e personaggi, reali e del Teatro,

sono affetti inguaribilmente con scarse prospettive di salvezza.

Se é vero che ognuno, sotto infinite maschere, non possa raccontare che se stesso,

Svevo è scopertamente autobiografico già nel suo primo romanzo: “Un inetto” ,

titolo fin troppo esplicito, che verrà sostituito prudentemente dall’editore

col più invitante e generico: Una vita” ( pubblicato  nel 1892,

quando il triestino Italo Svevo, ha poco più di trent’anni.)

 

L’attuale messa in scena, segretamente inquieta, del capolavoro sveviano

rivela dall’inizio l’impegno misurato di Scaparro, regista romano-cosmopolita

che nulla mai concede al facile piacere di un “effetto”.

Già l’idea blasfema iniziale di una seduta psicanalitica gettata in pasto al pubblico,

è resa con disinvolta eleganza da un Giuseppe Pambieri perfetto nel ruolo di Zeno Cosini

E mentre nei ritmi garbati del “salotto buono” si colgono tensioni e contrasti

di una Trieste fremente per natura, tra asprezze carsiche e immensa voluttà del mare,

il bel protagonista incarna con eleganza ansie e tormenti di una terra di confine

che ben esprime un nuovo secolo di incognite stagioni.

Così, tra rischiose imprese mercantili, scontri culturali e ineluttabili obblighi sociali,

(come il “dovere” di prender moglie a tutti i costi, oltre un filo latente di misoginia)

Zeno riconosce in se ed esprime la fatale inettitudine di un mondo folle,

crudele, bonario e lamentoso che fatalmente si appresta ancora una volta,

e con impegno, a celebrare il rito di una nuova guerra.

Attorno all’ombra tormentata e dominante di Zeno-Nievo-Pambieri

ruotano sei attrici e quattro attori: Anna Paola Vellaccio, trepidante madre…

di tre signorine da marito, più una “tenera” fanciulla “dispettosa”:

(Antonia Venzella, Guanda Goria, Livia Cascarano e Silvia Altrui)

immagini tardo romantiche ben disegnate con giusta misura di ironia.

Sesta donna è Carla Greco, l’immancabile cantante, amante dell’eroe,

(forse il personaggio più moderno e reale, giustamente interpretato da Marta Ossoli)

Enzo Turrin gioca egregiamente nel duplice ruolo del dott.S e di Giovanni Malfenti,

mentre Giancarlo Condé è altrettanto abile nei panni del dott.Coprosich e di Enrico Coppler,

e infine Guido Speier, forse il vero folle, sfortunato cognato di Zeno impersonato da Francesco Wolf,

né possiamo dimenticare Raffaele Sinkovic nei panni del genuino segretario Luciano.

Tredici personaggi, guidati sapientemente da Maurizio Scaparro

e accuratamente abbigliati da Claura Ricotti rivivono

nel quadro di un passaggio d’epoca, dove il tempo che va…

prescinde i grandi orologi dorati che accompagnano…

il suono ineffabile dell’ immancabile, pianoforte verticale.

Oltre la bella vetrata madreperlacea, le scene sono opera di Lorenzo Cutùli

mentre le preziose musiche sono firmate da Giancarlo Chiaramello.

Il tutto come a continuare e concludere il grande discorso cecoviano…

di un tempo che fatalmente trascorre… nell’apparente immobilità.

 

E in finale si vede come l’umano, oltre ardui dialoghi e inutili corali,

si riveli sempre e soltanto nel monologo.

Grandi applausi alla prima e siamo certi che altrettanto successo avranno le repliche.

 

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Teatro zeno A (33)Giuseppe Pambieri, Enzo Turrin“LA COSCIENZA DI ZENO”, prodotto dal glorioso Teatro Carcano di Milano,

resta in scena al Teatro Qurino di Roma solo fino al 14 aprile,

per concludere, il 16 e 17 a Campobasso, la sua prima tournée.

In autunno si riprenderà un nuovo ciclo di spettacoli.

 

Teatro Quirino – Info. 06/6783048 / Botteghino Tel. 06/6794585

http://www.teatroquirino.it/

Teatro Carcano Centro d’Arte Contemporanea

 Teatro zeno C (8) Giuseppe Pambieri