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Fear – La Paura

Sir Ranulph Fiennes è un nome che a noi italiani dice poco. Eppure è il più grande esploratore vivente e come tale è registrato nel Guinness; tiene di continuo conferenze, è presente su Youtube https://www.youtube.com/watch?v=N_yH5rw4LUc con una dozzina di filmati, ha un fan club e una pagina Facebook; è un sincero ecologista, finanzia la ricerca sul cancro e ha scritto ventiquattro libri, di cui uno solo tradotto in italiano, ma solo perché era uscito un film (Killer élite, 2011) basato su un suo romanzo. Già, perché il nostro esploratore da giovane è stato anche un incursore di Sua Maestà, erede del suo antenato guerriero schierato nel 1066 nella battaglia di Hastings. In seguito ha intrapreso numerose spedizioni geografiche ed è stato la prima persona a visitare sia i poli Nord e Sud con mezzi di superficie ed anche il primo ad attraversare a piedi l’Antartide. Ha corso sette maratone e scalato la parete nord del Cervino. Nel maggio 2009, all’età di 65 anni, ha scalato la cima del Monte Everest. Difficile capire a questo punto perché il più grande esploratore vivente del mondo sia ignoto in Italia, a parte qualche raro articolo su di lui (uno p.es. sulla rivista Focus). Personalmente mi sto impegnando per tradurre almeno un paio dei suoi libri e divulgare la sua opera interessando la Società Geografica Italiana, che potrebbe magari invitarlo ufficialmente. E visto il periodo che stiamo vivendo, ho scelto per primo FEAR: parla appunto della Paura, col sottotitolo “la nostra sfida suprema” (our ultimate challenge). L’ho scelto in seguito a una riflessione precisa: è da tre mesi che invece di puntare sulla sicurezza, la narrazione politica e la sua traduzione nei media è incentrata unicamente sulla paura, col risultato di creare ansia e frustrazione in una società già insicura. Scatenare l’ansia può anche essere una strategia, ma a patto di saperla riassorbire; ma se la paura viene invece vissuta senza essere analizzata, allora si apre una depressione sfruttata da paranoici, falsi profeti e destre nazionaliste e reazionarie. Più o meno come adesso e negli anni ‘20 e ‘30 del secolo scorso, con cui non son poche le analogie.

Passiamo ora al libro: l’autore cita la letteratura scientifica sull’argomento, ma si basa essenzialmente sulla sua esperienza personale e su testimonianze di chi ha vissuto esperienze traumatiche. Fisiologicamente, la paura è una reazione istintiva a una situazione di pericolo e il suo centro di elaborazione risiede nell’amigdala, che è la parte più antica del nostro cervello: in comune coi rettili, mantiene memoria dell’esperienza difensiva. Non a caso paure così diffuse come quella dei ragni e dei serpenti sono assolutamente ataviche. L’autore è chiaro: dobbiamo avere paura, essere coscienti del pericolo, altrimenti è temerarietà, pura incoscienza che non garantisce incolumità se non addirittura la sopravvivenza. Affrontare il pericolo o reagirvi implica dunque la paura, la quale produce adrenalina, accelera il ciclo cardiorespiratorio, prepara sensi e muscoli alla difesa e trasmette alla memoria informazioni per il futuro. Diversamente dal panico – irrazionale e dannoso – la paura è dunque nostra alleata, e Fiennes, avendola vissuta nel profondo, ci spiega esattamente cosa sentiamo nel provarla.

Premesso questo, il libro si sviluppa in sedici diversi capitoli: un’analisi del fattore paura; la paura dei bulli, sperimentata dall’autore nei migliori (?) college britannici e nell’esercito (nonnismo); paura del nemico (l’autore ha realmente combattuto in guerra); paura del fallimento (sportivo, familiare, finanziario, di carriera); paura della malattia (più che attuale); paura del vicino (immigrato o meno); paura dell’Oceano (navigatori); paura del futuro (ambiente, clima, economia, migrazioni, guerre). E così via. Ma il vero pregio di questo libro è la continua interazione tra concetto ed esperienza: Fiennes descrive con sincerità i brutti momenti che ha passato quando ha rischiato la morte in guerra, l’infarto, il congelamento e altro, altrimenti viene analizzato un caso di studio: la vittima del pedofilo, la ragazza schiava del sesso, il naufrago oceanico, il reduce sconvolto dai disturbi da stress differito, il profugo di guerra, l’atterrito inquilino delle case popolari. Già, perché la paura non riguarda solo mari e foreste, ma pervade anche la metropoli, spesso vero inferno in terra. E qui si apre un altro aspetto studiato dall’autore: la paura e/o il terrore come strumento di potere. Ce n’è per tutti: maschi padroni, mafiosi, dittatori, santoni, movimenti di guerriglia (tutt’altro che idealizzati, ndr.), narcos, terroristi politici e/o religiosi, tutti accomunati dall’uso cosciente e sistematico della paura per governare o per convincere la popolazione locale a schierarsi dalla loro parte. Ma anche senza far uso della violenza, il populista spinge la gente dalla paura all’odio verso l’altro e a definire la propria identità per sottrazione. Dal canto loro il mafioso, il dittatore e il terrorista – criminali a tempo pieno – fanno capire con la violenza pervasiva che nessuno è al sicuro o può ritenersi esentato. In questo modo si diffida anche del vicino e si spezza la solidarietà sociale, fenomeno che abbiamo avuto modo di sperimentare anche ora in tempo di pandemia. Ma solo in un regime di terrore le misure temporanee diventano permanenti, sia per la natura stessa del regime, sia perché le paure vengono alimentate di continuo – stavo per dire prorogate – dalla propaganda. Gli esempi non mancano: basta pensare alla Guerra Fredda, dove in fondo un contendente aveva bisogno speculare dell’altro. Ma in una vera democrazia, dove viene incoraggiata la convivenza civile ed è garantita un’informazione indipendente, è invece chiaro che il gioco non può funzionare in eterno, e infatti la stampa è sempre la prima vittima del terrore e dei nemici della democrazia.

In appendice al libro, una curioso elenco – non privo di “humour” – dei nomi scientifici dati a tutte le paure possibili. Sono ben sedici pagine di termini derivati dal greco e latino e dimostrano la patetica tendenza a controllare la paura assegnandole un nome accademico.


Fear: Our Ultimate Challenge
Ranulph Fiennes
Editore: Hodder & Stoughton, 2017, pp. 336
Testo in English
Prezzo: € 12,42 – 20 dollari / 15 sterline

ISBN-13: 978-1473617988
EAN: 9781473618008

Esiste anche in e-book e in audiolibro con britannica voce originale dell’autore.


Villa Pamphilj: Una signora trasandata

Il maggio si sono schiuse le porte per una moderata ripresa alla quotidianità fuori dall’ambito casalingo, aprendo anche i cancelli delle ville romane e con esse quelli di Villa Pamphilj.

La Villa, dopo un paio di mesi di chiusura, è apparsa più trasandè del solito, lasciata un po’ andare con l’erba tagliata a chiazze, rimossa dalla socialità, dalla vita comunitaria della compagnia degli umani non sempre rispettosi.

La pausa dalla frequentazione del pubblico non l’ha salvata dal vandalismo, anzi hanno potuto agire indisturbati anche nelle ore diurne, perché si può chiudere i cancelli, ma sono numerosi i varchi e gli agevoli accessi.

Nel frattempo l’erba viene tagliata, ma le toppe di ghiaia sono rimaste li, gettate sugli avvallamenti che alle prime piogge si trasformano in infide pozzanghere, rimanendo ben visibili per testimoniare la noncuranza per una nobile decaduta.

I raccoglitori compulsivi di fiori e rametti hanno ripreso la loro attività e i ciclisti continuano ad essere poco rispettosi degli altri frequentatori; si dovrebbero istituire corsi di recupero educativo, mentre altri continuano a sporcare, sostituendo le carte all’abbandono di mascherine e guanti.

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Esiste un popolo di frequentatori che ignorano il loro senso di marcia con quello anglosassone, o sono dislessici che confondono la dx con la sx, creando confusione in questa era di distanza fisica, poi ci sono gli imperterriti, ansimanti, sbuffanti e sputacchianti pie veloci che si atteggiano a provetti atleti che la mancanza d’ossigeno al cervello perdono la cognizione delle distanze, rischiando di cadere tra le braccia di un tranquillo camminante, ma ancor più raccapricciante è l’ostentare lo zampettare di bianchicce zampette di pollo

Probabilmente sono persone incappate nell’analfabetismo funzionale, con la loro incapace di comprendere e valutare il rispetto delle regole come strumento per facilitare la propria e l’altrui vita.

La speranza è che presto la Villa possa tornare, dopo questa vorace ansia di uscire, ad una tranquilla frequentazione, senza le grida entusiaste di chi scorge la volpe o l’airone. Forse gli stessi umani che amano condividere con il Mondo, le preferenze musicali, sparate da impianti stereo più costosi delle loro scatolette di latta su quattro ruote.. Oche e papere, cigni e gabbiani sono presenti, ma le anatre multicolori sembrano tenersi nascoste allo sguardo degli umani.

Le persone saranno degli animali sociali per convenienza, ma certamente la gran parte di loro non è socievole se non riesce a godere della natura senza dimostrare rabbia, un’astiosità verso il prossimo che con conosce età e censo.

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Un secolo di Leggende

Terzo e ultimo capitolo della trilogia “Il secolo dei Giganti” di Antonio Forcellino che, dopo “Il cavallo di Bronzo” e “Il colosso di marmo”, si conclude con “Il fermaglio di perla”, opera che va a completare questa serie dedicata ai tre grandi maestri del rinascimento: Leonardo, Michelangelo e Raffaello.
In quest’ultimo libro l’autore dedica le prime pagine alla fase conclusiva della vita “breve ma intensa” di Raffaello, morto a soli 37 anni a causa di “eccessi amorosi”. Vita breve che gli è bastata per lasciare ai posteri una serie di opere che hanno condizionato profondamente il mondo dell’arte; senza contare i magnifici decori che ricoprono le pareti di molti palazzi, a Roma e non solo.
Archiviata in breve la vita del pittore, nelle pagine successive Forcellino si concentra sui tumulti che colpirono l’Europa in quel tempo con protagonisti personaggi del calibro dell’imperatore Carlo V, del re di Francia Francesco I, dei Papi Leone X, Clemente VII e Paolo III e, infine, di Solimano il Magnifico, che dalla Turchia coltivava il suo sogno di conquistare Roma, forte anche della sua flotta guidata dal Barbarossa.
Alla base di questi tumulti c’era, ovviamente, la religione. La storia ci insegna che quegli anni nella prima metà del 1500 segnarono profondamente il cristianesimo, fu infatti allora che la Germania era scossa dalle proteste religiose di Martin Lutero contro la corruzione della Chiesa di Roma, senza tralasciare Enrico VIII, che dall’Inghilterra minacciava lo scisma, come poi effettivamente avvenne, e in ultimo Solimano, che più volte tentò di portare l’Islam nel continente.
Su questi avvenimenti l’autore tesse la trama del romanzo, inserendo tutti i protagonisti che presero parte a quelle vicende, anche quelli minori.
Ma può in un’opera di Forcellino mancare la componente artistica o limitare questa al solo Raffaello? Ovviamente no, e infatti dopo la morte di questo è ancora una volta Michelangelo a diventare il protagonista di questa parte del romanzo, decorando le pagine del libro con le creazioni che lo hanno consegnato alla storia più come una leggenda che come scultore e pittore.
Come nei romanzi precedenti l’autore sottolinea l’importanza che le opere di questi artisti avevano all’interno delle trattative politiche o del peso che avevano in ambito religioso, vedi il Giudizio Universale, senza dimenticare che spesso erano queste stesse opere a tenere in vita i loro creatori, basti pensare a Leonardo che era tutto fuorché un santo.
La lettura del romanzo scorre ancora una volta velocemente, complici i capitoli brevi e le vicende concentrate che difficilmente creano noia, così come anche la vita di certi personaggi che con il loro temperamento sono stati in grado di condizionare pesantemente il corso della storia.
Parlare di sorprese in un romanzo storico basato su fonti reali è difficile, certe storie però fa sempre piacere sentirle raccontare con qualche particolare in più o da un punto di vista diverso dal solito, come ci insegna l’autore le cui opere hanno spesso trattato questi personaggi.
La trilogia si è quindi conclusa ma la storia no; per chi quindi fosse interessato, è Forcellino stesso a suggerire alcune letture sugli artisti menzionati, per il resto, se volete scoprire cosa è successo dopo la fine del romanzo, di materiale per approfondire se ne trova ovunque, dalla rete alle care vecchie librerie dove sarà sempre piacevole trovare un’opera di questo autore.


Titolo: Il secolo dei giganti. Il fermaglio di perla. Vol. 3
Autore: Antonio Forcellino
Editore: HarperCollins Italia, 2020, pp. 536
Prezzo: 12,90 €

EAN: 9788869054754

Disponibile anche in ebook