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Europa: Il clima delle nuove generazioni

Uno degli ambiti di conflitto tra le differenti popolazioni europee è il rapporto con i cambiamenti climatici, come lo dimostra la pacatezza dell’Unione europea e dei singoli parlamenti, e quando i governanti prendono dei provvedimenti “ambientalisti” una parte della popolazione esprime il suo dissenso per i costi che comporterebbe al loro bilancio famigliare nel cambiare le metodologie di vita.

Sembra sempre più difficile la convivenza tra l’Europa urbana e quella rurale, così il benessere metropolitano permette di guardare il futuro senza idrocarburi, mentre la mancanza di infrastrutture nella provincia non permette di rinunciare ai derivati del petrolio per la mobilità.

In questo ambito si inserisce la silenziosa protesta della giovane svedese Greta Thunberg che dopo anni di lettere e appelli decide, nel 2014, di protestare davanti al Parlamento del suo paese per sollecitare una diversa politica ambientale e contrastare i cambiamenti climatici.

Una protesta iniziata in sordina che ha raccolto dei giovani proseliti in tutta Europa, trovando pessimi i governanti impegnati a muoversi su dei tornaconti elettoralistici immediati invece di guardare al futuro per figli e nipoti.

La mobilità elettrica aiuterà a rendere l’aria delle città meno inquinata e con un’oculata gestione delle riserve idriche limiterebbe il moltiplicarsi degli incendi, ma anche le scelte alimentari possono porre un argine allo scioglimento dei ghiacciai.

Il manifestare davanti ai parlamenti delle varie città europee possono rendere visibile lo scontento ed indirizzare le politiche economiche, ma anche il comportamento dei singoli aiuterebbe l’ambiente a non uccidere la flora e la fauna.

Una marcia per preparare la manifestazione che si terrà il 15 marzo in tutto il mondo “Global strike for future” .

Greta Thunberg era presente, lo scorso dicembre, alla COP 24 (Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite) tenutasi nel sito carbonifero polacco di Katowice, additando gli adulti che si rifiutano di confrontarsi con le nuove generazioni e gli scienziati, rendendo, con il loro comportamento infantile, ogni conferenza inconcludente.

Nell’intervento di John Lanchester Climate change is the deadliest legacy we will leave the young, sul quotidiano The Guardian di febbraio avanza l’ipotesi che la peggiore eredità da lasciare ai giovani non è l’inflazione, le pensioni e l’austerità, ma il cambio climatico e  riscontra nella questione ambientale il vero motivo della disuguaglianza intergenerazionale.

Sempre a febbraio, sul The Guardian, David Wallace-Wells afferma, con l’articolo ‘The devastation of human life is in view’: what a burning world tells us about climate change di non essere stato un ambientalista e non pensa a se stesso come un amante della natura, ma come un “animale” urbano, circondato da tutti i gadget che gli rendono la vita facile, ma è stato sempre convinto della necessità di un ambiente pulito, accettando anche un compromesso tra crescita economica e salvaguardia della natura, perché la più grande minaccia che la vita umana sul pianeta abbia mai affrontato sono i cambiamenti climatici.

Con l’enciclica “Laudato si’ Papa Francesco esprime tutta la sua preoccupazioni per l’ambiente e la necessità di difendere la Natura o il Creato come meglio si preferisce, anche per il fatto che dal Protocollo di Kyoto (1997) a quello di Parigi (2015) non è cambiato nulla. Tanti buoni propositi, ma pochi i passi concreti, come dimostrano Cop24 di Katowice e gli incontri di Marrakech (Marocco) nel 2016 e di Bonn nel 2017, i grandi politici non sono andati oltre al fissare le regole per applicare l’accordo di Parigi.

Oltre oceano è Alexandria Ocasio Cortez, di poco più di un decennio più grande, la più giovane deputata eletta a Washington, che propone la Green New Deal, spingendo i democratici a sostenere una soluzione al cambiamento climatico in contrapposizione alla politica carbonifera di Trump.

È in atto una sorta di scontro tra le metropoli e le aree rurali, tra gli anziani non tutti restii ai cambiamenti e i giovani in gran parte aperti al Mondo, come si è potuto constatare nella ripartizione dei voti pro e contro la Brexit o nelle politiche polacche.

Il Futuro, non solo dell’Europa, è nelle mani delle nuove generazioni, come ottimisticamente viene annunciato su Liberation con Nous, enfants du XXIe siècle, allons prendre les commandes .

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Dalle ceneri di Roma

Rivisitazione approfondita di un imperatore accusato, forse ingiustamente, di aver acceso il fuoco sbagliato.

Nerone. E’ forse uno dei nomi storici più forti da pronunciare, un nome in cui è racchiuso il potere di un uomo che rase al suolo una città come Roma, la Roma dell’Impero Romano. Ma fu davvero lui il colpevole?
La scrittrice americana Margaret George ripercorre la vita di questo notevole personaggio con un romanzo intitolato semplicemente “Nerone”, dove la figura dell’imperatore viene completamente rivisitata stravolgendo la sua immagine di despota dedito alle pazze gioie, in favore di un più mite e razionale sovrano, non privo di difetti ed eccessi, ma neanche così terribile come a lungo si è creduto. E’ l’autrice stessa nelle note finali, a spiegare come, in seguito a recenti studi ed analisi storiografiche, la figura dell’imperatore sia stata notevolmente rivisitata rispetto a quanto si sapeva di lui in precedenza.
Il romanzo parte dall’infanzia del piccolo Nerone il cui nome prima di diventare imperatore era Lucio Domizio Enobarbo, nipote di Caligola e discendente di Augusto per parte sia di padre che di madre: la famosa Agrippina minore che ne combinò di cotte e di crude e che condizionò non poco la vita del giovane. L’autrice dedica particolare attenzione alle vicende di palazzo anzi, dei palazzi, dove Nerone crebbe al seguito della madre, una grande stratega capace di costruire trame, intrighi e congiure ma, soprattutto, abile nell’infilarsi nei letti migliori.
Il carattere apparentemente influenzabile dei primi anni lasciò pian piano il posto ad una volontà più ferrea che portò Nerone ad essere maggiormente padrone di sé dimostrando che, sia nell’ambito politico che in quello strategico, egli fu un abile interprete del suo ruolo nonostante la giovane età, merito forse degli insegnamenti di Seneca e Burro, risolvendo positivamente anche alcuni duri conflitti nel vasto impero.
E i delitti a lui imputati? Tali rimangono, ma motivati da una logica, se così si può definire, che in quel tempo era più che normale per rimanere al potere, lo stesso Augusto non fu un santo in quel senso, né Claudio subito prima di Nerone.
Ma allora come si è arrivati a descriverlo come un uomo pazzo e terribile? Non che l’autrice sia in possesso di una verità assoluta, essa però sottolinea come le biografie di Nerone arrivate fino ai giorni nostri, siano state parecchio condizionate dalle correnti di pensiero degli stessi biografi: aristocratici che non vedevano di buon occhio il suo favore nei confronti del popolo, con memorie raccolte oltretutto molto tempo dopo la sua morte. Lo stesso incendio di Roma viene presentato con dinamiche diverse che potrete scoprire leggendo il libro.
La storia di Nerone non è sicuramente la prima ad aver subito modifiche e rivisitazioni nel corso degli anni ma, la presenza di dati certi, di alcuni più imprecisi e di altri frutto di elaborati studi o congetture ci permettono comunque di godere le gesta memorabili, nel bene e nel male, di personaggi che rimarranno per sempre impressi nella nostra memoria; proprio come lui, la cui mente acuta lo portò ad essere un innovatore su più fronti, purtroppo offuscati dal fuoco di un incendio dalle cui ceneri emerse l’immagine di un despota senza cuore, che probabilmente egli non fu.
Non abbiate fretta di arrivare all’epilogo e l’autrice vi spiegherà meglio il perché nelle note finali, ma godetevi piuttosto il fascino di un personaggio e del suo mondo circostante: una Roma ancora una volta magnifica e infinita, abbellita anche dall’arte che lo stesso Nerone promuoveva in ogni sua forma, dalla musica al teatro, senza dimenticare il suo interesse per l’architettura, lo sport e i giochi; che fosse questo il suo vero essere da tramandare ai posteri? Sicuramente rimane ancora qualcosa da scoprire…
Dopo Enrico VIII, Cleopatra, Elisabetta I e altri romanzi perlopiù biografici, Margaret George si cimenta ancora una volta in un romanzo storico con protagonista uno dei personaggi più intriganti del passato, senza risparmiarsi troppo sulla lunghezza resa leggera dal ritmo veloce e incalzante a cui già ci aveva abituati; del resto lei fa parte di quegli autori che la storia la fanno amare, e ancora una volta è così.

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Titolo: Nerone
Autore: Margaret George
Traduttore: F. Garlaschelli
Editore: Longanesi, 2018, pp. 544
Prezzo: € 22,00

Disponibile anche in ebook

EAN: 9788830450813

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“Le civiltà del disagio” di Mohsin Hamid

Torniamo a parlarvi di uno dei nostri scrittori preferiti in assoluto, questa volta con il suo unico saggio. Mohsin Hamid ci permetterà di entrare nella sua vita, per raccontarci davvero cosa sia la globalizzazione.

Le civiltà del disagio

«Se la globalizzazione ha da prometterci qualcosa, qualcosa che possa spingerci ad accogliere a braccia aperte il caos che ne deriva, allora quel che ha da prometterci è questo: saremo piú liberi di inventare noi stessi». Con tale dichiarazione di intenti si apre questa raccolta di articoli e brevi saggi di uno dei piú provocatori e stimolanti narratori del nostro tempo. Ma nel mondo globalizzato abbiamo davvero la libertà di inventare noi stessi? Tutto sembra indicare il contrario, perché ogni pretesto è buono per imprigionarci in quelle «illusioni dilaganti, pericolose e potenti» che portano il nome di civiltà. Hamid lo chiama il giogo del depistaggio: «Ci viene detto di dimenticare le fonti del nostro disagio perché c’è in gioco qualcosa di piú importante: il destino della nostra civiltà».exit west

E cosí finisce per sembrarci inevitabile che provare inutilmente a respingere l’immigrazione e a sigillare le frontiere sia piú importante che porre rimedio al disordine economico e alle crescenti disparità sociali. Muovendosi fra i ricordi personali e la riflessione politica, fra la letteratura e la cronaca, Hamid guarda al mondo che ci circonda con gli occhi di uno scrittore cresciuto fra il Pakistan e gli Stati Uniti, vissuto a Londra e tornato di recente ad abitare a Lahore. E leggendolo noi scopriamo che forse è possibile liberarsi dal giogo del depistaggio, e «mettersi insieme per inventare un mondo post-civiltà, e quindi infinitamente piú civile».

Semplicemente Mohsin Hamid

Coloro che ci seguono, sanno del nostro debole per questo incredibile scrittore, uno dei pochi dei quali, siamo lieti di dirlo, abbiamo tutti i libri. La sua scrittura è magica per la capacità di essere sempre dolce e poetica anche trattando di temi spesso molto forti. “Le civiltà del disagio”, in particolare, è il suo libro più intimo in assoluto. Hamid ci invita a fare un vero e proprio percorso nella sua vita, al fine di mostrarci davvero cosa voglia dire la globalizzazione. La raccolta è divisa in 3 parti, volte ad una conoscenza sempre più graduale, atta a comprendere davvero il più possibile lo scrittore. Si parte con “Vita”, poi “Arte” e infine “Politica”, un vero e proprio esperimento psicologico, volto a metterci nei panni degli altri.

Un giorno, lungo un esile ruscello in alta montagna, un monaco e un saggista si incontrarono e si misero a conversare. I minuti passavano mentre i due se ne stavano seduti alla presenza delle libellule. A un certo punto al saggista parve evidente che la visione della vita del monaco, in precario equilibrio su un fondamento fideistico, era pronta ad essere smontata.

Il saggista sviluppò l’argomentazione necessaria con estrema minuziosità, terminando con queste parole: “Dato che non hai nessuna prova, devo concludere che ciò in cui credi non è che una tua invenzione”. “E allora?”, ribatté il monaco, con un sorriso tanto ostinato quanto sereno. “E allora? E allora tutto. Sei un monaco!”. Il monaco si tirò su la tunica e immerse nell’acqua la parte superiore di un polpaccio dalla muscolatura possente. “Sono stato io ad inventare me stesso, -disse.- fino a ieri ero un velocista olimpionico”. Il saggista lo fissò incredulo. “Inventare – spiegò il monaco – è bene”.

Mohsin Hamid
Mohsin Hamid

Uno degli elementi centrali è infatti la possibilità di “reinventarsi”, in un mondo che comunque lo farà per noi. Nemmeno l’anziano, infatti, vivrà nello stesso paese di quando era un ragazzo. Dobbiamo distaccarci dal ragionare secondo schemi e vedere il mondo nel suo complesso.

Le civiltà incoraggiano il fiorire delle nostre ipocrisie. E così facendo minano alla base l’unica promessa plausibile della globalizzazione, ovvero che saremo tutti liberi di inventare noi stessi. Perché, esattamente, un musulmano non può essere europeo? Perché una persona non religiosa non può essere pachistana? Perché un uomo non può essere donna? Perché una persona gay non può essere sposata?

Bastardi. Spuri. Mezzosangue. Reietti. Devianti. Eretici. Le nostre parole per dire l’ibridità sono spesso ingiuriose. Non dovrebbe essere così. L’ibridità non è necessariamente il problema.Potrebbe essere la soluzione. L’ibridità significa qualcosa di più che mera mescolanza tra gruppi. L’ibridità rivela che i confini tra i gruppi sono falsi. È questo è fondamentale, perché la creatività nasce dall’eterogeneità, dal rifiuto di una purezza mortifera. Se non ci fosse che un unico essere umano, la nostra specie si estinguerebbe.

Uno strumento per la globalizzazione

Non ci stancheremo mai di lodare i lavori di Hamid e questo libro non fa eccezione. Lo abbiamo riaperto per fare l’articolo e ne siamo rimasti folgorati. In un mondo che ormai, volenti o nolenti, è globalizzato, questo libro rappresenta una bussola fatta di ricordi, piccoli pensieri che insieme formano un uomo. Lo scrittore infatti è chiaro più e più volte: siamo formati da un insieme di esperienze, accettare eterogeneità e globalizzazione è il primo passo per operare, davvero, un cambiamento nel mondo. Per farlo, Hamid vi trasporterà nella sua vita, passata fra Lahore, New York e Londra, quella di un cittadino del mondo. Magico, come tutti i suoi libri.

del 7 febbraio 2019
Articolo originale
dal blog Medio Oriente e Dintorni

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Le civiltà del disagio
Dispacci da Lahore, New York e Londra
di Mohsin Hamid
Editore: Einaudi, 2016, pp.180
Prezzo: € 19,50

EAN:9788806225100

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