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Un incontro d’immagini

Udaka Sensei è la storia dell’incontro tra il maestro giapponese Udaka Michishige (Kyoto 1947), il più grande attore vivente del teatro Nō e il fotografo italiano Fabio Massimo Fioravanti.

Un racconto inedito che si svolge attraverso una selezione di trentasei scatti a colori realizzati nel 2012, nel passaggio tra due stagioni: primavera/estate e autunno/inverno.

La narrazione procede per piani paralleli. In primo piano sono inquadrate quindici maschere nelle categorie di donne, fantasmi, uomini, morti e demoni, che con ventagli e costumi sono tra gli elementi visivi basilari del Nō, teatro antichissimo e raffinatissimo.

Queste maschere appartengono alla collezione di Udaka Michishige che, oltre a essere attore di talento riconosciuto nel suo paese come “tesoro nazionale vivente”, è anche il creatore delle maschere che indossa e che insegna a realizzare seguendo le regole della tradizione (nel 2010 è uscito il suo libro The Secrets of Noh Masks).

 

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UDAKA SENSEI

Fabio Massimo Fioravanti

dal 14 maggio al 14 settembre 2013

 

Roma

Galleria Doozo

via Palermo 51/53

Tel. 06/4815655

http://www.doozo.it

Orari:

dal martedì al sabato, dalle 11.00 alla 22.00

 

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 Mostre Udaka Sensei Fotografie di Fabio Massimo Fioravanti 1  Mostre Udaka Sensei Fotografie di Fabio Massimo Fioravanti 2 Mostre Udaka Sensei Fotografie di Fabio Massimo Fioravanti

 

La ritualità dell’immagine

Il Giappone è in mostra con 125 fotografie originali realizzate fra il 1860 e i primi anni del Novecento, realizzate dai grandi interpreti europei e giapponesi, finemente ritoccate e dipinte a mano dagli stessi artisti che realizzavano le stampe dei maestri dell’arte giapponese: come Hiroshige e Utamaro. Gli scatti, come dicevamo, sono opera in gran parte di fotografi europei e giapponesi che intendevano rispondere, innanzitutto, al bisogno irresistibile dei viaggiatori occidentali di portare con sé album- souvenir; il ricordo di un paese che appariva straordinario agli occhi dell’immaginario collettivo dell’Occidente.

Documento di carattere storico e antropologico e di armonica quotidianità, dove l’esotismo si coniuga con l’arte fotografica ed il pittoricismo. Il percorso si dipana attraverso itinerari tematici: il contesto paesaggistico, in cui si muovono uomini e donne impegnati nelle loro attività domestiche e cerimoniali. L’universo del sacro, scandito dal tempo del rito e della festa; la dimensione idealizzata, segreta ed edonistica, nei modelli di sublime bellezza femminile asiatica; la quale si imporrà come una sorta di cliché destinato a durare nel tempo.

Chiudono la mostra due sezioni dedicate agli eroi per eccellenza della cultura giapponese: sàmurai, kendoka, lottatori di sumo tatuati e gli attori del teatro Kabuchi.

 

Di diverso carattere l’esposizione dedicata a Kubrick segnatamente ai cinque anni cruciali per la sua formazione, fra il 1946 e il 1950 periodo nel corso del quale la sua fotografia risulta essere la radice di quello che diventerà di lì a poco il suo cinema.

La mostra, assai vasta, presenta ben 160 fotografie. È stata realizzata in collaborazione con il Museo reale del Belgio che l’ha ospitata nella scorsa primavera. Si tratta di scatti straordinari, stampati per l’occasione dai negativi originali conservati al Museum of the City of New York.

La città natale è il primo grande soggetto della sua straordinaria capacità di visione. New York la protagonista assoluta degli scatti. Un viaggio in itinere lungo le strade di Manhattan frequentate da una curiosa umanità colta nell’attimo fuggente del proprio vissuto quotidiano. Mickey, il ragazzino che in città lustra le scarpe, i nuovi gladiatori, i protagonisti del mondo del pugilato, duro e violento dai profondi risvolti umani. E ancora, la borghesia sofisticata all’inaugurazione di una mostra, le atmosfere silenti della “Subway”. Un grande affresco popolare, realistico e, a volte, contrassegnato da un tragico lirismo.

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 Genova

Palazzo Ducale

Dall’1 maggio al 25 agosto 2013

http://www.palazzoducale.genova.it/

 

Mostre Genova Geìshe Samurai e Kubrick Geishe e samuraiGeìshe e Samurai

Esotismo e fotografia nel Giappone dell’Ottocento

Tel. 010/542285

http://www.giapponegenova.it/

 

Mostre Genova Geìshe Samurai e Kubrick Stanley Kubrick fotografo logoStanley Kubrick fotografo

Tel. 010/5574065

http://www.mostrakubrick.it

 

La tribalità del calcio

Massimiliano Verdino, con l’occhio dell’antropologo, analizza l’esperienza del Calcio come ipotesi per la costruzione di una comune identità dopo l’alienante esperienza colonialista. Fotografie che documentano come il calcio in Africa Occidentale (Burkina Faso, Mali, Senegal, Ghana, Togo) viene vissuto come concetto di cultura, traslando la gestualità tribale nel sentimento di appartenenza del tifo calcistico con la ritualità della pittura corporale, nella vestizione allegorica e con le sonorità tradizionali.

Una serie d’immagini per un’analisi fotografica del calcio africano.

Le pitture corporali, la vestizione allegorica, le sonorità tradizionali e le tracce architettoniche durante la Coppa d’Africa di calcio:

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Mostre Polvere d'Oro Massimiliano Verdino 12Milano

Libreria Azalai

via G.G. Mora ,15

POLVERE D’ORO

Massimiliano Verdino

Dal 14 al 20 maggio 2013

Tel. 02/58101310

http://www.libreriaazalai.it

 

 

 

Mostre Polvere d'Oro Massimiliano Verdino 14

Mostre Polvere d'Oro Massimiliano Verdino 17

Polvere

Ritrarre l’anima

“Fotografava solo “il meglio”: aristocratiche con figli e cani aristocratici, poeti, scrittrici, dive intellettuali, generali, gerarchi, membri di case regnanti. Fotografava solo gente bellissima o che lei riusciva a rendere bellissima: le sue donne sembravano sempre regine inavvicinabili eppure dolcissime, i suoi uomini forti intelligenti, dominatori. È naturale che Ghitta Carell fosse soprattutto negli anni Trenta italiani, la fotografa di moda più ricercata”.

Il giudizio autorevole espresso da Natalia Aspesi sulla Carell (1899 – 1972) è attuale ancora oggi, e la mostra retrospettiva ospitata presso la Fondazione Pastificio Cerere, lo dimostra in pieno, indagando su fronti diversi. Da una parte si affronta il tema del ritratto come questione fondamentale nella storia della rappresentazione visiva e come punto nodale dell’arte moderna; dall’altra, viene valutata la produzione dell’artista all’interno degli sviluppi socio-antropologici dell’Italia nel periodo in cui ha operato.

La Carell apprende i segreti della tecnica fotografica a Budapest e prosegue la sua formazione fotografica a Vienna e Lipsia, per approdare nel 1924 a Firenze, dove frequenta l’ambiente mitteleuropeo che si ritrovava a Fiesole in casa dello scultore Mark Vedres e della di lui moglie Matild, storica dell’arte. In seguito si trasferisce a Milano, dove diventa una fotografa molto apprezzata, soprattutto dai personaggi dell’alta finanza. La sua fama raggiunge facilmente la media borghesia, che comincia a considerare le fotografie di Ghitta Carell come una prova di affermazione sociale. Si trasferisce nella Capitale, vicino a Piazza del Popolo, dove riesce a conquistare la gente che conta. Famose ed epocali le foto che ritraggono Edda e Galeazzo Ciano, Mussolini, Albero Savino, Pio XII o i rampolli della nobiltà romana.

Dopo il secondo conflitto mondiale torna l’antica fama e tutto il gotha democristiano (De Gasperi, Gronchi, Andreotti ecc.), posa sotto le lampade di questa fotografa come le attrici, scrittori e giornalisti di vaglia (Cesare Pavese, Valentina Cortese, Camilla Cederna). Si allontana dall’Italia sul finire degli anni Sessanta per trasferirsi in Israele, ad Haifa, dove muore nel 1972.

 

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Mostre Ghitta Carell e il potere del ritratto 3215_4GHITTA CARELL

e il potere del ritratto

Fondazione Pastificio Cerere

via degli Ausoni, 7

Dal 18 aprile al 17 maggio 2013

Tel. 06/45422960 – 335 5771737

http://www.pastificiocerere.it/

Orario:

dal lunedì al venerdì

dalle 15.00 alle 19.00

Mostre Ghitta Carell e il potere del ritratto 20132-633x337 Mostre Ghitta Carell e il potere del ritratto 15290Mostre Ghitta Carell e il potere del ritratto Lo scrittore Cesare Pavese, 1948, stampa gelatina sali d'argento, 18 x 24 cm, Copyright Archivio storico Fondazione 3M 3c