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Alberto Giacometti: Il pensiero dell’immagine

Alberto Giacometti è conosciuto soprattutto come scultore e pittore. Disegnava anche molto: era un modo privilegiato per cercare di conoscere la realtà, tramite lo studio delle opere d’arte di ogni epoca. Durante la sua vita, egli ha ugualmente realizzato un gran numero di incisioni e litografie. La produzione grafica di Giacometti è espressione di una profonda ricerca, rimasta meno visibile fino a oggi. Per questa ragione, il m.a.x. museo ha ritenuto di valorizzarla.
È esposta così, per la prima volta, una visione globale della sua opera grafica, con oltre quattrocento fogli: dalla xilografia all’incisione a bulino, dall’acquaforte alla litografia; non è infrequente che questi fogli siano legati all’illustrazione di libri. A essi si aggiungono alcuni dipinti, disegni, sculture e fotografie, nonché una scelta di tavole che fanno parte della raccolta intitolata Quarantacinque disegni di Alberto Giacometti, pubblicata da Einaudi nel 1963.
L’esposizione, che si avvale di prestiti di prestigiose istituzioni e collezionisti privati su tutto il territorio svizzero e anche a livello internazionale, è a cura di Jean Soldini, filosofo e storico dell’arte, e Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del m.a.x. museo e dello Spazio Officina, e si inserisce nell’ambito del tema del Centro Culturale Chiasso per la stagione 2019-2020, ossia “confine”.


Alberto Giacometti 1901-1966)
Grafica al confine fra arte e pensiero

Dal 9 giugno 2020 al 10 gennaio 2021

Centro Culturale Chiasso
MAX Museo
Chiasso (Svizzera)

Catalogo:
Albert Skira
Milano/Ginevra, 2020
pp. 400, italiano/ inglese.
CHF 36.- o EURO 36


Edward Hopper: Narrare su tela

Timidi tentativi di raffigurare una realtà più aderente a una America a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento si hanno con pittori come Cari Wimar, intenti a scoprire l’altra America, quella degli indiani, delle praterie e della grandi foreste, pur rimanendo legati ai virtuosismi della vecchia Europa. In questo contesto fatto di una tradizione ricostruita e di una realtà non interamente rappresentata nasce, nel 1882, Edward Hopper. Divenuto un trentenne illustratore newyorkese e occasionale pittore “estivo”, Hopper visita l’Europa tre volte, tra il 1906 e il 1910. Durante questi viaggi conosce Cézanne e si scontra con una realtà artistica vitale, luminosa; non più ferma alla maestria settecentesca, ma ricca della lezione impressionista, fauvista, simbolista e surrealista. Affascinato dai colori e dalla luce, decide di dedicarsi a tempo pieno alla pittura, realizza i suoi primi “appunti” di viaggio pittorici.

Dall’esperienza europea ritornerà in patria con una pittura lontana dalla “pana” folla e ricca di attenzione per l’architettura, pronto per avviare il discorso di un “realismo americano”.

Contemporaneo di Norman Rockwell e di Sen Shahn, Hopper si colloca tra loro, tra la tradizione illustrativa americana e un certo tipo di Espressionismo europeo, realizzando una pittura che trae ispirazione dalla quotidianità paesaggi, oggetti e persone immerse nella luce, anche nell’ambientazioni notturna, atmosfere velate del surrealismo alla Magritte, irreali quanto un set cinematografico.

Tra il 1915 e il 1923 Hopper si dedica quasi esclusivamente all’acquaforte e alla puntasecca, un lavoro che gli permetterà di approfondire una visione architettonica nella costruzione dello spazio pittorico, sostituendo le macchie di colore con le grandi stesure cromatiche.

La modernità di Edward Hopper nel narrare le atmosfere urbane, i paesaggi costieri di Cape Cod, i granai del Massachusetts e gli immensi orizzonti del Sud, è nell’osservare la vita americana, tra gli anni Venti e i primi anni Sessanta, e raccontarla con apparente oggettività e freddezza. Da cronista cala i personaggi in un inquietante silenzio.

Con Hopper nasce il moderno mito americano del viaggio, con i suoi motel, i distributori di benzina, la ferrovia. la poetica dell’incomunicabilità e della solitudine rappresentata da Hopper offre dei personaggi colti in un attimo non ben definito del tempo e dell’azione, in un momento di riflessione o, forse, di ripensamento, fotogrammi di un’epoca malata di malinconia.

Un’America tragica e generosa alla Faulkner.

I personaggi assorti nella lettura o nelle fantasie del “sogno americano” , mentre sullo sfondo, oltre il finestrino del treno o dell’albergo, scorre il paesaggio. Una pittura americana autonoma che darà impulso all’Action Panting di Jackosn Pollock, all’lperrealismo e alla Pop Art, influenzando pittori come Eric Fischl.


Edward Hopper
Dal 26 gennaio al 17 maggio 2020

Fondation Beyeler
Basilea (Svizzera)

https://www.fondationbeyeler.ch/en/exhibitions/edward-hopper/

Trailer “Two or Three Things I Know about Edward Hopper”
by Wim Wenders for our upcoming exhibiton.


Manolo Valdés e le sue Dame


La mostra, la prima in Svizzera, curata da Rudy Chiappini e riunirà oltre 50 tra i lavori più significativi della lunga carriera del grande maestro, realizzati dalla metà degli anni Ottanta fino ai giorni nostri.

Le suggestive sale e la corte di Casa Rusca saranno animate dai dipinti e dalle sculture di eleganti figure di dame, di teste maestose dai lineamenti femminili, di statue equestri di nobildonne e cavalieri. Lo spazio esterno al Museo ospiterà inoltre una selezione di sculture monumentali, precedentemente protagoniste di importanti installazioni a Parigi, Valencia, Dubai e non solo. Al pubblico si offrirà così una panoramica sulle diverse tecniche e le multiformi sperimentazioni di questo eclettico e poliedrico artista.

Le opere di Manolo Valdés fanno parte delle più prestigiose collezioni pubbliche e private; lo si può ammirare al Metropolitan Museum of Art di New York, al Musée National d’Art Moderne Centre George Pompidou di Parigi, al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía a Madrid, alla Fundaciòn del Museo Guggenheim a Bilbao, al Kunstmuseum a Berlino, solo per citarne alcune.


Manolo Valdés
Dal 7 aprile al 6 ottobre 2019

Locarno (Svizzera)
Pinacoteca Casa Rusca

L’immaginazione delle parole

L’opera grafica costituisce uno degli aspetti fondamentali della raccolta di Villa dei Cedri e consente di delineare l’identità del Museo, ancor prima che diventi una scelta volontaria e personale, in affinità anche con la realtà intima delle sale espositive. In effetti, se si ripercorre la storia della collezione sin dalle sue origini, risalendo alla prima donazione avvenuta grazie alla generosità del banchiere Adolfo Rossi – appassionato collezionista d’arte -, che mirava a costituire una raccolta civica di pubblica utilità, si scopre che sulle 74 opere del fondo, un quarto erano già allora composizioni su carta – disegni, acquerelli e pastelli.
Da questi presupposti che si articola la mostra, Le carte dei poeti, da vedere e leggere, in un fertile dialogo tra letteratura e arti visive, accostando anime affini.

Per l’occasione sono stati invitati poeti e scrittori di lingua italiana e francese a cercare spunti nella collezione per testi inediti. In tale ambito non si tratta né di descrivere o di trascrivere l’opera stessa, e neppure di farne un’analisi o una critica, bensì un invito a intraprendere un viaggio in seno all’opera d’arte: l’immaginazione dei poeti ha attinto all’anima della collezione per condurci verso altri orizzonti.
Sono esposte una selezione di 80 opere dalla raccolta del Museo, della seconda metà del Novecento. La mostra si presenta anche come un’indagine dei vari mezzi del disegno in crescendo: matita, grafite, china, acquarello, pastello, oli e tecniche miste su carta.

I testi dei poeti e scrittori sono pubblicati in Scritti al Museo, vol. 8. con un prologo di Carole Haensler Huguet e Matteo Bianchi per raccontare l’invenzione del museo su carta, un libro di segni e versi.
Parole d’ autore: Roberto Bernasconi, Nicolas Bouvier, Michel Butor, Gianfredo Camesi, Luigi Cavallo, Fabio Contestabile, Stefano Crespi, Pietro De Marchi, Franco Facchini, Alexandre Hollan, Rita Iacomino, Gilberto Isella, Carolina Leite, Fabio Merlini, Eugenio Montale, Alberto Nessi, Ugo Petrini, Yves Peyré, Rosa Pierno, Dubravko Pusek, Fabio Pusterla, Antonio Rossi, Anna Ruchat, Jean Louis Schefer, Guido Strazza, Emilio Tadini, Matteo Terzaghi, Marco Vitale.
Figure d’artista: Valerio Adami, Augusto, Giuseppe Bolzani, Fernando Bordoni, Gianfredo Camesi, Massimo Cavalli, Enrico Della Torre, Edmondo Dobrzanski, Marcel Dupertuis, Sergio Emery, Renzo Ferrari, Samuele Gabai, Andrea Gabutti, Costantino Guenzi, Alexandre Hollan, Fritz Huf, Pierluigi Lavagnino, Cesare Lucchini, Vittorio Magnani, Mario Marioni, Paolo Mazzuchelli, Gianni Metalli, Giovanni Molteni, Ubaldo Monico, Wilfrid Moser, Giulia Napoleone, Giancarlo Ossola, Leopoldo Paciscopi, Federico Palerma, Flavio Paolucci, Gregorio Pedroli, Imre Reiner, Tino Repetto, Aldo Salvadori, Pierino Selmoni, Raimondo Sirotti, Stephan Spicher, Donato Spreafico, Mucci Staglieno Patocchi, Luigi Stradella, Guido Strazza, Emilio Tadini, Italo Valenti, Francesco Vella, Mirella Vivante, Anne Walker.

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LE CARTE DEI POETI
Dal 27 marzo al 25 maggio 2015

Bellinzona – Canton Ticino (Svizzera)
Museo Civico Villa dei Cedri

Ingresso:
biglietto normale chf 8.001 eur 6.00
ridotto chf 5.001 eur 4.00

Orari:
mercoledì – venerdì
14:00 – 18:00
sabato, domenica e festivi
11 :00 – 18:00
lunedì e martedì chiuso

Informazioni:
te!. 0918218518

http://www.villacedri.ch/

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Il volume, che accompagna la mostra di una scelta di opere su carta in collezione del Museo Villa dei Cedri, riflette uno speciale profilo letterario: la lettura dell’opera d’arte viene infatti affidata alla poesia.
A commentare le singole carte della raccolta sono stati invitati poeti e scrittori in prosa d’arte nell’intento di offrire al lettore-visitatore un’interpretazione diversa dalla consueta analisi storica e critica dell’opera d’arte. Una lettura in libertà, condotta sul filo suggestivo dell’emozione, ricca di sorprese nella sua varietà espressiva: a partire dalle immagini, sono nati testi diversi, vicini e lontani dalle figure che li hanno suscitati, mentre in alcuni casi sono state affiancate alle carte citazioni poetiche corrispondenti. La disposizione a specchio di parole & figure invita al dialogo fra le carte dei poeti, un dialogo stimolante fra le due lingue complementari del testo e dell’immagine, segni e versi, che si dispongono in un incrocio ideale, spesso nel segno della natura, come fossero rami della scrittura

 

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Le carte dei poeti
Collana: Scritti al Museo n. 8
a cura di Matteo Bianchi e Carole Haensler Huguet
Museo Civico Villa dei Cedri, 2015, 150 pagine
55 tavole a colori
ISBN 978-88-96529-76-8
CHF 25.00 / € 25.00

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00 Mostre Le Carte dei Poeti 01 00 Mostre Le Carte dei Poeti 02 00 Mostre Le Carte dei Poeti 03 00 Mostre Le Carte dei Poeti Alexandre Hollan

 

Rom(a)

Durante la campagna elettorale, una delle accuse più infamanti rivolte all’attuale nuovo sindaco di Roma è stata quella di aver comprato il voto degli zingari. Accusa paradossale: si fa tanto per integrare i nomadi e poi ci si scandalizza se costoro si valgono dei loro diritti civili. E se poi avessero votato contro chi si vantava di aver eseguito più di mille sgomberi di campi abusivi, era nel loro diritto. Perché allora meravigliarsi? In realtà siamo alle solite: da una parte vogliamo che i nomadi siano integrati nella città, dall’altro vorremmo che ne restino fuori. Ma siccome è sempre difficile affrontare il problema senza pregiudizi, ne propongo una lettura diversa.

Ricordo un film svizzero molto interessante, Lo zingaro e il commissario (1991). Anche se il Centro di documentazione zingara lo definisce “una carrellata di ordinaria opposizione verso gli Zingari in Svizzera, ed in alcune città d’Italia”, ne consiglio lo stesso la visione (1). E’ un documentario dove, a montaggio alternato, vengono fatti parlare un commissario di polizia elvetico e un capofamiglia rom. In Svizzera i nomadi possono fermarsi solo una settimana o due nello stesso campo nomadi, né è loro permesso sostare dove vogliono; eppure i rom continuano a girare per la Svizzera, segno che ne traggono qualche vantaggio. Ragionando controcorrente, arrivo a dire che gli svizzeri in questo modo paradossalmente rispettano l’identità di nomadi, laddove tutti gli stati nazionali cercano invece e da sempre di stabilizzarli e dar loro un documento e una residenza, col risultato di ottenere nel migliore dei casi soltanto dei cattivi cittadini e provocare l’ostilità dei sedentari contribuenti, da sempre poco inclini a mantenere quelli che considerano parassiti sociali (2). Ha più senso dar loro un documento ONU che riconosca invece la loro natura e li esenti da passaporti e frontiere chiuse, visto che per un nomade – sia esso un Tuareg o un Rom o un Sami – lo stesso concetto di frontiera è un’astrazione. Prima di indire un referendum per chiedere se è giusto dare la casa popolare ai rom, dovremmo chiederci che senso ha stabilizzare i nomadi, visto che almeno in Europa quando hanno fame non fanno più le razzie dei villaggi, ma al massimo ripiegano sul furto o sul recupero del nostro superfluo dai cassonetti.

Ma la cosa più curiosa di quel film era l’impressione che lo zingaro e il commissario fossero in realtà due metà della stessa persona, come se dentro di noi convivano il desiderio di ordine e quello di libertà assoluta, ed è forse questo il reale motivo del nostro atteggiamento ambiguo verso i rom.

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Note:

(1) Il documentario è attualmente reperibile presso la Videoteca Rom di Torino:

(2) L’analisi della letteratura sugli zingari non deve ingannare: è scritta esclusivamente da un’élite di antropologi, assistenti sociali, buoni samaritani e frange libertarie, per cui l’immagine dei rom alla fine risulta sempre positiva, un quadro ben diverso da quello che nel profondo pensa la gente.

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Lo zingaro e il commissario
Autore: Filippo DB
R.T.S.I. (RadioTelevisione della Svizzera italiana)
1991
min. 30

Il sottotitolo potrebbe essere:”occasione per una carrellata di ordinaria opposizione verso gli Zingari in Svizzera, ed in alcune città d’Italia