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Penck: Le contraddizioni della Germania

La retrospettiva su A.R. Penck (1939-2017) propone oltre 40 dipinti di grande formato, 20 sculture in bronzo, cartone e feltro, oltre una settantina tra opere su carta e libri d’artista) intende ripercorrere le principali tappe di uno degli esponenti più significativi dell’arte internazionale degli anni Settanta e Ottanta.

Nato a Dresda, per decenni è attivo nella Germania dell’Est con opere di chiara ispirazione socialista, riuscendo a far tesoro di condizioni allora apertamente ostili all’arte d’avanguardia: mentre il socialismo nega all’artista moderno qualsivoglia funzione, A.R. Penck (pseudonimo di Ralf Winkler) sa trasformare col tempo la funzione della propria pittura in un elemento in dialogo col sistema sociale e politico. Fino alla fine degli anni Settanta, tuttavia, espone raramente nell’allora DDR. È soltanto dall’inizio degli anni Settanta che A.R. Penck riesce a partecipare a mostre; non in patria, ma in Svizzera, Paesi Bassi e Canada, riscuotendo ampi consensi. Nel 1972 espone a documenta 5 di Kassel chiamato da Szeemann; all’inizio degli anni Ottanta è tra i protagonisti delle rassegne, fondamentali per la pittura moderna, A New Spirit in painting (Londra) e Zeitgeist (Berlino). Paradosso della Germania divisa è proprio il fatto che la sua opera, così fortemente legata all’analisi della situazione socio-politica, sia riconosciuta e apprezzata solo all’Ovest, e mai nella sua terra d’origine.


A.R. Penck
Dal 24 ottobre 2021 al 13 febbraio 2022

Museo d’arte
Mendrisio (Svizzera)

A cura di:
Simone Soldini, Ulf Jensen, Barbara Paltenghi Malacrida


Soshana e Giacometti

Soshana – artista dalla vita intensa e drammatica, nata a Vienna nel 1927 con il nome di Susanne Schüller, emigrata in America in seguito alle leggi razziali naziste – utilizza per la prima volta il suo nome d’arte nel 1948 per una mostra al Círculo de Bellas Artes dell’Avana. A Parigi, negli anni Cinquanta, usa come studio gli spazi che furono di Derain e Gauguin; conosce artisti come Brâncusi, Calder, Chagall, Ernst, Klein, Picasso, intellettuali come Sartre, e naturalmente Giacometti, con cui nasce una profonda amicizia

A quest’artista esule e donna pittrice libera, che la stampa parigina definiva “Cassandra della tela”, il Centro Giacometti di Stampa dedica dal 4 luglio al 29 agosto 2021 la mostra I volti di Soshana e Giacometti, a cura di Virginia Marano (Università di Zurigo), con allestimento dello Studio Alder Clavuot Nunzi Architekten GmbH ETH SIA (Soglio, Svizzera): attraverso 9 opere su carta, 27 tele – tra cui un celebre ritratto dell’artista svizzero, intitolato Giacometti (1962) – e parte dell’epistolario tra Giacometti e Soshana, provenienti dalla collezione di Amos Schueller, figlio dell’artista, la mostra restituisce non soltanto la poetica della pittrice ma anche la storia di un’amicizia.

Le opere esposte indagano il rapporto tra spazio, storia, genere e sessualità in cui il legame con l’opera di Giacometti si manifesta nello studio figurativo inserito in uno spazio immaginario.

Una galleria di ritratti, volti, figure sottili che si appoggiano a tende scure o si proiettano su sfondi dorati, e si possono dividere in tre gruppi. Il primo, che comprende il ritratto di Isaku Yanaihara– filosofo giapponese di riferimento per Giacometti– rappresenta una riflessione sul ruolo della memoria; il secondo, in cui i volti ritratti richiamano il profilo dello scultore e sottolineano l’incontro tra i due artisti, riguarda il mistero dell’assenza; il terzo è dedicato al trauma della guerra, in cui entra prepotente il continuo esilio vissuto dall’artista in quanto ebrea.

Nel documentare e testimoniare il rapporto esistenziale tra i due artisti, ancora per molti versi poco approfondito, I volti di Soshana e Giacometti racconta la loro comune ricerca dell’assoluto inteso non come perfezione artistica, ma come possibilità di rendere il visibile, da un punto di vista artistico.

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I volti di Soshana e Giacometti
Memoria, Assenza, Trauma
Dal 4 luglio al 29 agosto 2021

Centro Giacometti
Cantone Grigioni (Svizzera)
Strada cantonale 119

Informazioni:
tel. +41 81 83401 40

A cura di Virginia Marano


Alberto Giacometti: Il pensiero dell’immagine

Alberto Giacometti è conosciuto soprattutto come scultore e pittore. Disegnava anche molto: era un modo privilegiato per cercare di conoscere la realtà, tramite lo studio delle opere d’arte di ogni epoca. Durante la sua vita, egli ha ugualmente realizzato un gran numero di incisioni e litografie. La produzione grafica di Giacometti è espressione di una profonda ricerca, rimasta meno visibile fino a oggi. Per questa ragione, il m.a.x. museo ha ritenuto di valorizzarla.
È esposta così, per la prima volta, una visione globale della sua opera grafica, con oltre quattrocento fogli: dalla xilografia all’incisione a bulino, dall’acquaforte alla litografia; non è infrequente che questi fogli siano legati all’illustrazione di libri. A essi si aggiungono alcuni dipinti, disegni, sculture e fotografie, nonché una scelta di tavole che fanno parte della raccolta intitolata Quarantacinque disegni di Alberto Giacometti, pubblicata da Einaudi nel 1963.
L’esposizione, che si avvale di prestiti di prestigiose istituzioni e collezionisti privati su tutto il territorio svizzero e anche a livello internazionale, è a cura di Jean Soldini, filosofo e storico dell’arte, e Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del m.a.x. museo e dello Spazio Officina, e si inserisce nell’ambito del tema del Centro Culturale Chiasso per la stagione 2019-2020, ossia “confine”.


Alberto Giacometti 1901-1966)
Grafica al confine fra arte e pensiero

Dal 9 giugno 2020 al 10 gennaio 2021

Centro Culturale Chiasso
MAX Museo
Chiasso (Svizzera)

Catalogo:
Albert Skira
Milano/Ginevra, 2020
pp. 400, italiano/ inglese.
CHF 36.- o EURO 36


Edward Hopper: Narrare su tela

Timidi tentativi di raffigurare una realtà più aderente a una America a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento si hanno con pittori come Cari Wimar, intenti a scoprire l’altra America, quella degli indiani, delle praterie e della grandi foreste, pur rimanendo legati ai virtuosismi della vecchia Europa. In questo contesto fatto di una tradizione ricostruita e di una realtà non interamente rappresentata nasce, nel 1882, Edward Hopper. Divenuto un trentenne illustratore newyorkese e occasionale pittore “estivo”, Hopper visita l’Europa tre volte, tra il 1906 e il 1910. Durante questi viaggi conosce Cézanne e si scontra con una realtà artistica vitale, luminosa; non più ferma alla maestria settecentesca, ma ricca della lezione impressionista, fauvista, simbolista e surrealista. Affascinato dai colori e dalla luce, decide di dedicarsi a tempo pieno alla pittura, realizza i suoi primi “appunti” di viaggio pittorici.

Dall’esperienza europea ritornerà in patria con una pittura lontana dalla “pana” folla e ricca di attenzione per l’architettura, pronto per avviare il discorso di un “realismo americano”.

Contemporaneo di Norman Rockwell e di Sen Shahn, Hopper si colloca tra loro, tra la tradizione illustrativa americana e un certo tipo di Espressionismo europeo, realizzando una pittura che trae ispirazione dalla quotidianità paesaggi, oggetti e persone immerse nella luce, anche nell’ambientazioni notturna, atmosfere velate del surrealismo alla Magritte, irreali quanto un set cinematografico.

Tra il 1915 e il 1923 Hopper si dedica quasi esclusivamente all’acquaforte e alla puntasecca, un lavoro che gli permetterà di approfondire una visione architettonica nella costruzione dello spazio pittorico, sostituendo le macchie di colore con le grandi stesure cromatiche.

La modernità di Edward Hopper nel narrare le atmosfere urbane, i paesaggi costieri di Cape Cod, i granai del Massachusetts e gli immensi orizzonti del Sud, è nell’osservare la vita americana, tra gli anni Venti e i primi anni Sessanta, e raccontarla con apparente oggettività e freddezza. Da cronista cala i personaggi in un inquietante silenzio.

Con Hopper nasce il moderno mito americano del viaggio, con i suoi motel, i distributori di benzina, la ferrovia. la poetica dell’incomunicabilità e della solitudine rappresentata da Hopper offre dei personaggi colti in un attimo non ben definito del tempo e dell’azione, in un momento di riflessione o, forse, di ripensamento, fotogrammi di un’epoca malata di malinconia.

Un’America tragica e generosa alla Faulkner.

I personaggi assorti nella lettura o nelle fantasie del “sogno americano” , mentre sullo sfondo, oltre il finestrino del treno o dell’albergo, scorre il paesaggio. Una pittura americana autonoma che darà impulso all’Action Panting di Jackosn Pollock, all’lperrealismo e alla Pop Art, influenzando pittori come Eric Fischl.


Edward Hopper
Dal 26 gennaio al 17 maggio 2020

Fondation Beyeler
Basilea (Svizzera)

https://www.fondationbeyeler.ch/en/exhibitions/edward-hopper/

Trailer “Two or Three Things I Know about Edward Hopper”
by Wim Wenders for our upcoming exhibiton.


Manolo Valdés e le sue Dame


La mostra, la prima in Svizzera, curata da Rudy Chiappini e riunirà oltre 50 tra i lavori più significativi della lunga carriera del grande maestro, realizzati dalla metà degli anni Ottanta fino ai giorni nostri.

Le suggestive sale e la corte di Casa Rusca saranno animate dai dipinti e dalle sculture di eleganti figure di dame, di teste maestose dai lineamenti femminili, di statue equestri di nobildonne e cavalieri. Lo spazio esterno al Museo ospiterà inoltre una selezione di sculture monumentali, precedentemente protagoniste di importanti installazioni a Parigi, Valencia, Dubai e non solo. Al pubblico si offrirà così una panoramica sulle diverse tecniche e le multiformi sperimentazioni di questo eclettico e poliedrico artista.

Le opere di Manolo Valdés fanno parte delle più prestigiose collezioni pubbliche e private; lo si può ammirare al Metropolitan Museum of Art di New York, al Musée National d’Art Moderne Centre George Pompidou di Parigi, al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía a Madrid, alla Fundaciòn del Museo Guggenheim a Bilbao, al Kunstmuseum a Berlino, solo per citarne alcune.


Manolo Valdés
Dal 7 aprile al 6 ottobre 2019

Locarno (Svizzera)
Pinacoteca Casa Rusca