La NATO è una cosa seria

La funzione storica e tutt’ora attuale dell’Alleanza atlantica fondata nel 1948 è tuttora attuale e questo libro copre i dieci anni che vanno dall’ottobre 2014 all’ottobre 2024, quando l’incarico di segretario della NATO fu affidato, col consenso di Obama, al norvegese Jens Stoltenberg (Oslo, 16 marzo 1959) alla scadenza dell’incarico del danese Andrews Fogh Rasmussen (1). Stoltenberg è un economista e politico norvegese proveniente dal partito laburista e figlio di politici e diplomatici. Il compito del segretario della NATO è infatti troppo importante per non essere affidato a politici di lunga e fidata carriera politica, tenendo conto che si deve mediare tra tanti paesi con economie e problemi strategici diversi. Il periodo descritto dall’autore copre dieci anni in cui, dopo l’espansione della NATO a Est e l’ascesa di Putin, il quadro geopolitico è mutato in modo irreversibile. Stoltenberg si ritrova dunque una NATO allargata ad Est senza che ci sia mai stato un negoziato messo per iscritto con i Russi e nonostante le prudenti indicazioni di Georg Schulz, navigato segretario di Stato dal 1982 al 1989 sotto la presidenza di Ronald Reagan. Stoltenberg si trova invece già Putin che cerca di riprendersi quello che in Europa ha perso dopo la caduta dell’Unione Sovietica (1991) rilanciando senza volerlo proprio il ruolo iniziale della NATO, che era quello di difendere l’Europa dai Sovietici. Ascolta però i consigli di Kissinger, altro formidabile segretario di Stato americano: Putin vede tutto con gli occhi della Russia e l’Ucraina non è un paese come gli altri. Putin è sì un uomo di potere, ma anche l’espressione popolare di una ripresa da una sconfitta storica e l’errore politico è non capire che una crisi può portare alla rinascita. Meglio mantenere una zona neutrale fra i due ex-blocchi e cooperare contro il terrorismo islamico. E infatti per qualche anno NATO e Russi lavorano insieme. L’invasione della Crimea segna però il punto di non ritorno, sia pur dopo le operazioni russe in Georgia e Armenia. Il paragone con gli anni Venti del secolo scorso dovrebbe aver infatti insegnato che una ripresa non porta necessariamente all’ascesa di forze democratiche, ma la lezione viene trascurata.

Intanto dal libro sappiamo come funziona la NATO. Il Segretario generale presiede il Consiglio (North Atlantic Council) e a lui riferisce il presidente del Comitato militare, responsabile del Comitato militare dell’Organizzazione. È affiancato dal Vicesegretario generale (Deputy Secretary General, NATO DSG). Stranamente si occupa anche del personale, anche se le deleghe sono tante. Da lui vanno a parlare gli ambasciatori delle singole nazioni accreditati solo alla NATO, vecchie volpi della diplomazia capaci di insinuare e suggerire ma ben attente a non offendere nessuno. Sta dunque al segretario della NATO farsi rispettare pur tenendo conto delle esigenze dei singoli governi nazionali. Se i polacchi sono pronti a difendere la Lituania, tale istanza è sicuramente meno sentita dal governo portoghese. Più l’annosa questione dei contributi nazionali al mantenimento della NATO, dove gli USA contribuiscono per il 70%. Ma su questo punto torneremo spesso, visto che Trump pensa che la copertura completa dai rischi di guerra richieda il pagamento pieno del premio assicurativo. Da qui l’ossessione del 2% da destinare alla difesa, traguardo che pochi paesi europei riescono a rispettare, ammesso che lo vogliano: la gente è convinta che siano spese tolte a scuole e ospedali. In realtà le forze armate non producono ricchezza ma la difendono e fra difesa e guerra c’è una differenza di fondo: con un dispositivo adeguato posso dissuadere il nemico a provarci. È il concetto di deterrenza.

Ma il punto di svolta nel libro è l’elezione di Trump alla presidenza degli Stati Uniti (dal gennaio 2017 al gennaio 2021). Il suo comportamento è coerente con quello attuale, seppur ancora moderato dagli organi costituzionali che oggi restano afonici. Non considera ancora la NATO quasi un corpo estraneo alla politica statunitense, ma vuol far pagare agli alleati europei il conto con tutti gli arretrati. Mark Rutte, il successore di Stoltenberg, su questo sarà ancora più allineato, al limite della piaggeria (chiamerà Trump “daddy”, papi). Le riunioni e i colloqui con Trump sono difficili: parla a braccio, ha pensieri fissi, non ascolta l’interlocutore e non rispetta la tabella in programma. Ritiene che la nuova sede NATO costi troppo e si preoccupa più della Cina che dell’Europa, in questo comunque in linea con la linea del presidente Biden. Le guerre hanno senso solo se c’è un dividendo credibile da guadagnare, e in questo si superano le impostazioni ideologiche che hanno portato i soldati anche nostri a combattere guerre in luoghi improbabili e senza una reale conoscenza della storia e persino della geografia locale. D’altro canto Stoltenberg si rende conto che senza gli americani la NATO non avrebbe gli assetti e le risorse neanche per operazioni limitate: si è visto in Bosnia, in Libia e altrove. Come scriveva Indro Montanelli, l’Europa è una coalizione ogni volta che gli Stati Uniti se ne mettono a capo.

Note

  1. La carica di Segretario generale della NATO sembra riservata ai “nordisti”: su 14 segretari solo due (Brosio per l’Italia e Solana per la Spagna) vengono dal sud dell’Europa: gli altri sono inglesi, francesi, belgi, scandinavi, tedeschi e olandesi. Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Segretario_generale_della_NATO

Nella stanza dei bottoni – 10 anni alla guida della NATO / Jens Stoltenberg ; in collaborazione con Per Anders Madsen ; traduzione di A. Romanzi. Bari-Roma, Laterza, 2025. IX,439 pagine, 23 cm, Prezzo euro 22,28.

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