Uemon Ikeda.: il filo invisibile che ridisegna lo spazio

Dal 10 al 30 aprile 2026, gli spazi di PROSA_contemporanea a Roma ospitano Metamorfosi intangibile, la mostra personale di Uemon Ikeda, a cura di Alberto Dambruoso.
Un progetto espositivo immersivo che mette in dialogo installazione, pittura e performance, trasformando la galleria in un organismo vivo, attraversato da relazioni invisibili e tensioni poetiche.

Un’arte tra Oriente e Occidente
Nato a Kobe nel 1952 e trasferitosi giovanissimo a Roma, Ikeda ha costruito una ricerca che intreccia cultura orientale e sensibilità occidentale. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti, l’artista abbandona la scultura per sviluppare un linguaggio personale che spazia dalla pittura all’installazione, fino alla scrittura.
La sua poetica si muove costantemente tra opposti: figurazione e astrazione, pieno e vuoto, visibile e invisibile. Un equilibrio che riflette il dialogo tra due mondi culturali e che trova nell’idea di “spazio” il suo centro concettuale.
Il filo rosso: architettura immateriale

Cuore della mostra è l’installazione ambientale realizzata con un filo rosso di lana e seta, sviluppata in collaborazione con l’artista Ximena Robles.
Il filo attraversa e ridisegna lo spazio espositivo, creando una trama sospesa che il pubblico è invitato a percorrere e attraversare. Non si tratta solo di un intervento visivo, ma di un dispositivo percettivo: lo spazio viene trasformato, frammentato e ricomposto, generando nuove possibilità di lettura.
Questo elemento ricorrente nella ricerca di Ikeda affonda le sue radici nella tradizione orientale del “filo rosso del destino”, simbolo di connessioni invisibili ma indissolubili. Nella pratica dell’artista, il filo diventa così strumento per costruire relazioni: tra opere, tra spazi, tra persone.

Pittura e scrittura: immagini come haiku
Accanto all’installazione, la mostra presenta una serie di acquerelli su carta in cui emergono colori vibranti – rosa, rossi, viola e gialli – e frammenti di vita quotidiana.
Le immagini, sospese tra figurazione e astrazione, sono spesso accompagnate da brevi testi: pensieri, intuizioni, riflessioni esistenziali che ricordano la forma degli haiku. La parola non è didascalia, ma parte integrante dell’opera, in linea con una sensibilità concettuale che attraversa tutta la produzione di Ikeda.

La performance: la metamorfosi prende vita

In occasione dell’inaugurazione del 10 aprile, l’installazione si attiva attraverso una performance di danza Butoh interpretata da Flavio Arcangeli.
Nata in Giappone negli anni ’50, la danza Butoh è una pratica espressiva radicale che esplora il corpo come luogo di trasformazione, liberando impulsi fisici e mentali. Definita “danza metamorfica”, dialoga perfettamente con la ricerca di Ikeda, dando forma a quella “metamorfosi intangibile” evocata nel titolo della mostra.
Il corpo del performer diventa così estensione dell’opera, attraversando il filo rosso e rendendo visibile il processo di trasformazione dello spazio.

Una trasformazione invisibile ma condivisa
Come sottolinea il curatore Alberto Dambruoso, il lavoro di Ikeda non si limita a occupare uno spazio, ma lo genera: crea ambienti che non esistevano prima, ridefinendo la percezione del luogo e invitando lo spettatore a diventare parte attiva dell’opera.
Metamorfosi intangibile è dunque un’esperienza più che una mostra: un invito a percepire ciò che non si può toccare, a ricostruire interiormente uno spazio fatto di relazioni, memoria e immaginazione.


Informazioni
Metamorfosi intangibile
Uemon Ikeda
Fino al 30 aprile 2026

A cura di: Alberto Dambruoso
PROSA_contemporanea – Via Marin Sanudo 24, Roma

Orari: lun–ven 16.00–18.30 | sabato su appuntamento

Ingresso: libero


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *