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Ariela Böhm: La Memoria attraverso il Ricordo

Il 27 gennaio 2026, in occasione della Giornata della Memoria, la Casa della Memoria e della Storia di Roma ospita la mostra Attraversare il ricordo di Ariela Böhm, un progetto artistico e di riflessione che interroga in profondità le modalità contemporanee di trasmissione della Shoah e il ruolo dell’arte nel mantenere viva la memoria storica.

L’inaugurazione, prevista alle ore 17.00, sarà preceduta da un incontro pubblico di presentazione del progetto e dalla proiezione del video Attraversare il ricordo, cui prenderanno parte, insieme all’artista, autorevoli studiosi e intellettuali: Fiorella Bassan (Sapienza Università di Roma), Dario Evola (Accademia di Belle Arti di Roma), Gadi Luzzatto Voghera (Direttore Fondazione CDEC), David Meghnagi (Università Roma Tre, Psicoanalista SPI, Editor in Chief Trauma and Memory). Coordina l’incontro Bianca Cimiotta Lami, vicepresidente della FIAP – Federazione Italiana Associazioni Partigiane.

La mostra resterà visitabile fino al 4 febbraio 2026.

Il cuore della proposta nasce da una riflessione profondamente personale di Ariela Böhm, che, partendo dalla propria storia familiare – in quanto donna ebrea della diaspora e nipote di nonni assassinati dai nazisti – indaga la Shoah non solo come evento storico, ma come sistema di pianificazione, controllo e annientamento dell’individuo. In questo percorso, la memoria non è mai neutra né distante: è attraversata dal vissuto, dalle emozioni e dalle ferite che ancora interrogano il presente.

Elemento centrale del progetto è il simbolo della “fila”, intesa come dispositivo di obbedienza e discriminazione. L’artista immagina un percorso di accesso ai luoghi della memoria che sottopone il visitatore a regole arbitrarie, invitandolo a sperimentare, seppur in forma simbolica e temporanea, una condizione di esclusione e sottomissione. L’esperienza artistica diventa così uno strumento di conoscenza che affianca – senza sostituirla – la conoscenza storica e documentale, stimolando una comprensione più profonda e incarnata.

Il dialogo proposto durante l’incontro inaugurale si concentra proprio sull’efficacia dell’arte come linguaggio evocativo, capace di agire a un livello non solo cognitivo ma emotivo. L’immedesimazione, sostengono i relatori, può lasciare una traccia indelebile nel vissuto delle persone, pur ponendo interrogativi etici e psicologici che meritano un’attenta riflessione. In questo senso, Attraversare il ricordo si configura come un invito a sperimentare nuove forme di partecipazione attiva, fondamentali per trasmettere alle generazioni future la portata della sopraffazione vissuta dai deportati.

Le opere esposte nelle sale della Casa della Memoria sono quasi tutte successive al trauma del 7 ottobre, e riflettono un tempo segnato da paura, frattura e smarrimento, ma anche da un ostinato desiderio di pace. In Nodi frattali un groviglio sempre più denso incombe nel cielo come una minaccia costante; Shalom e Give peace a chance cercano, ciascuna a suo modo, di far nascere parole e gesti di riconciliazione dopo l’orrore. Frattura (2025) mette in scena la spaccatura tra società e opinioni divergenti, ma anche una frattura interiore, intima.

Particolarmente significativa è l’opera Senza parole, evoluzione di Che la memoria di ciò che è stato si fonda con la materia che ospita il nostro pensiero (1999–2004): qui i neuroni, un tempo fusi con le immagini dell’orrore, appaiono avvizziti e in via di distacco, evocando il rischio dell’oblio. Un oblio non solo legato al passare del tempo, ma anche agli slittamenti semantici e alle distorsioni del linguaggio che minacciano di svuotare la memoria del suo ancoraggio storico.

Come afferma la stessa Ariela Böhm, si tratta di opere “di parte”, perché nate da un vissuto personale. Ma è proprio attraverso l’ascolto e la condivisione delle storie individuali che può svilupparsi l’empatia, alternativa alla contrapposizione violenta. La memoria, pur frammentata e talvolta conflittuale, può diventare una via per il dialogo e per la costruzione di un futuro fondato sul reciproco riconoscimento.

Attraversare il ricordo non offre risposte definitive, ma apre uno spazio di attraversamento: della storia, delle emozioni, delle responsabilità del presente. Un percorso necessario, soprattutto oggi, per continuare a interrogare il senso della memoria e il suo ruolo nel nostro tempo.

Sarajevo. Fotografare la vita sotto assedio

Il Museo Storico Italiano della Guerra e Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa hanno scelto di aprire una finestra su uno degli eventi più laceranti della storia europea recente: l’assedio di Sarajevo. Una ferita ancora aperta, vicina nel tempo e nella memoria, che la mostra Sarajevo restituisce attraverso lo sguardo del fotogiornalista Mario Boccia.

Le immagini esposte, scattate tra il 1992 e il 1996 durante i lunghi anni dell’assedio e nei mesi immediatamente successivi, raccontano una guerra senza ricorrere allo shock visivo o alla spettacolarizzazione della violenza. Boccia compie una scelta etica e narrativa precisa: lavorare sulla resistenza civile della città, raccontarne il dramma attraverso la vita quotidiana, la dignità e la tenacia dei suoi abitanti. Come ha ricordato Benjamina Karić, oggi sindaca di Sarajevo e bambina durante l’assedio, Boccia ha saputo “fotografare la vita, non solo la guerra”.

Nel suo lavoro emerge con forza la determinazione dei cittadini nel difendere i valori di un’identità molteplice, costruita in secoli di convivenza. Sarajevo, città simbolo di pluralismo culturale e religioso, viene mostrata non solo come vittima della violenza, ma come luogo di resistenza morale e culturale. Concerti improvvisati, incontri, gesti di solidarietà e creatività diventano atti di opposizione quotidiana all’annientamento imposto dall’assedio.

Boccia ha scelto consapevolmente di non limitarsi a fotografare gli assediati. Nel corso dei suoi numerosi viaggi ha attraversato spesso le linee del fronte, ritraendo anche gli assedianti. Una decisione complessa, che nasce dalla convinzione che identificarsi esclusivamente con le vittime sia facile e rassicurante, ma rischi di essere ipocrita. Mostrare le affinità possibili con chi compie il male diventa invece uno strumento necessario per comprendere come il fanatismo ideologico e la guerra possano stravolgere valori umani elementari, fino a disumanizzare persone comuni.

La mostra si inserisce nel più ampio contesto delle guerre jugoslave, che tra il 1991 e il 2001 sconvolsero i paesi nati dalla dissoluzione della Repubblica Federativa Socialista di Jugoslavia. Dopo i conflitti in Slovenia e Croazia, la guerra si estese alla Bosnia Erzegovina nell’aprile del 1992, dando inizio a uno dei più lunghi assedi della storia contemporanea europea. Sarajevo rimase isolata per quasi quattro anni, sottoposta al fuoco continuo di cecchini e artiglieria, con migliaia di vittime civili e una popolazione costretta a vivere in condizioni estreme.

L’assedio colpì duramente anche i luoghi simbolo della città, come la Biblioteca Nazionale, distrutta nell’agosto del 1992 da un bombardamento al fosforo. Accanto alla devastazione materiale e umana, si consumò una guerra ai civili, caratterizzata da pulizia etnica, deportazioni e massacri, il cui apice fu il genocidio di Srebrenica nel 1995.

Eppure, proprio nel cuore di questa tragedia, Sarajevo seppe esprimere una straordinaria capacità di resistenza culturale. È questa dimensione che le fotografie di Boccia restituiscono con forza e rispetto: la vita che insiste, che non si arrende, che continua a esistere anche sotto le granate. Mostrare solo l’orrore, osserva il fotografo, può paradossalmente rassicurare chi guarda da lontano, convincendolo che simili atrocità non possano accadere “da noi”. Ma la storia europea dimostra il contrario.

Ospitata presso il Museo Storico Italiano della Guerra dal 17 novembre 2022 al 10 settembre 2023, la mostra Sarajevo è stata realizzata con il contributo della Provincia autonoma di Trento e del Comune di Rovereto. Non è solo un percorso espositivo, ma un invito alla riflessione critica sul passato recente e sul presente: un richiamo alla responsabilità della memoria come strumento per costruire gli anticorpi necessari contro la ripetizione della violenza.


Sarajevo 1992-1996 – l’assedio più lungo
Mario Boccia
Dall’8 dicembre 2025 all’8 febbraio 2026

Muzej Devedesetih (Museo degli anni ’90)
Belgrado


Caterina Ciuffetelli: Cercle et Carré

Lo spazio Studio Ricerca e Documentazione accoglie la nuova personale romana di Caterina Ciuffetelli, inserita nel Progetto STORIECONTEMPORANEE, a cura di Anna Cochetti. La mostra, curata da Giorgio Bonomi, si presenta sotto il titolo Cercle et Carré e propone un ciclo coeso di opere monotematiche che approfondiscono con rigore e sensibilità la ricerca non figurativa dell’artista, focalizzata sulla relazione archetipica tra cerchio e quadrato.

Il titolo stesso richiama una lunga e complessa genealogia storica, che attraversa le avanguardie storiche e la riflessione astratta del Novecento, ma che in Ciuffetelli si rinnova attraverso una pratica sperimentale consapevole, capace di coniugare memoria e innovazione. Le opere in mostra si configurano come variazioni di un medesimo principio formale: il cerchio, elemento simbolico dell’infinito e del movimento continuo, è inscritto all’interno del quadrato, figura della misura, della razionalità e della stabilità.

Come sottolinea il curatore Giorgio Bonomi, «le opere di Ciuffetelli si compongono, formalmente, con un cerchio costruito all’interno di un quadrato». In questa tensione strutturale si manifesta il cuore della sua ricerca: il dinamismo circolare, evocato anche dal pensiero di Eraclito – «comune è il principio e la fine nella circonferenza del cerchio» – viene “fissato” e “definito” entro la severità immobile del quadrato, che spezza la continuità della linea e introduce un principio di ordine e contenimento.

Ma la riflessione non si esaurisce nella geometria. Un ruolo centrale è affidato ai materiali e alle tecniche, che rimandano agli sviluppi più avanzati delle avanguardie e delle neoavanguardie storiche. Ciuffetelli costruisce le sue linee attraverso l’uso del filo, disposto in sequenze di rette verticali che si posizionano sulla superficie dell’opera, realizzata con carta dipinta e intelata. Il filo diventa così segno, struttura, ritmo visivo, trasformando la superficie in un campo vibrante di tensioni minime.

Da questa costruzione metodica emerge, come osserva Bonomi, una forte suggestione musicale: le linee appaiono come le corde di un pianoforte aperto, capaci di evocare una scansione temporale, un’armonia silenziosa che si offre allo sguardo come esperienza percettiva e meditativa. Il ritmo visivo diventa quindi elemento essenziale, capace di coinvolgere lo spettatore in una contemplazione che è al tempo stesso razionale e sensibile.

Anche la scelta cromatica risponde a un principio di riduzione e concentrazione. Riprendendo le istanze più radicali dell’astrazione novecentesca, Ciuffetelli lavora su un monocromo mai assoluto, ricco di variazioni tonali e materiche che evitano ogni rigidità dogmatica. Il colore, pur contenuto, mantiene una presenza viva e dialogante con la struttura formale dell’opera.

Cercle et Carré si configura così come un progetto unitario e coerente, in cui ogni lavoro contribuisce a un discorso più ampio sulla forma, sul tempo e sulla percezione. La mostra conferma la ricerca di Caterina Ciuffetelli come una delle più attente e consapevoli nel panorama dell’astrazione contemporanea, capace di rinnovare il linguaggio geometrico attraverso un equilibrio raffinato tra rigore concettuale e sensibilità poetica.


Caterina Ciuffetelli
“Cercle et Carré”
Dall’11 al 24 Gennaio

Inaugurazione:
Domenica 11 Gennaio 2026
dalle h.11.30 alle h.13.30
Fino a Sabato 24 Gennaio 2026
Finissage: ore 17.30-19.30

Storie Contemporanee
Studio Ricerca Documentazione

via Alessandro Poerio 16/b
Roma

A cura di Giorgio Bonomi

Orari:
dal martedì al venerdì
dalle 17.30 alle 19.30
(su appuntamento)
al 3288698229


Gilles Cuomo: Quando l’immersione è reale

Gilles Cuomo torna a Roma con una nuova e affascinante installazione, concepita specificamente per gli spazi di Storie Contemporanee, a due anni di distanza dal suo precedente intervento. La mostra – curata da Anna Cochetti – resterà visitabile fino a sabato 13 dicembre 2025.

Il cuore dell’esposizione è un’installazione parietale che presenta un grande Libro d’artista in copia unica, vero e proprio corpus narrativo e visivo che definisce il percorso della mostra. Cuomo costruisce un dispositivo di racconto e di immersione, una mise en place che trasforma la parete in una mappa concettuale, in una narrazione in divenire, in un paesaggio mentale.

Il titolo, “Sur le fleuve Amor… ou… Une carte du Tendre”, rimanda direttamente alla leggendaria Carte du Tendre, la mappa allegorica dell’amore disegnata nel XVII secolo da Madeleine de Scudéry e illustrata da François Chauveau nel romanzo Clélie. In quel tempo, nelle conversazioni delle salonnières e delle précieuses, prese forma l’idea di un paesaggio simbolico – fiumi, colline, boschetti, laghi – quale geografia raffinata dei sentimenti, un “manuale d’amore” destinato a orientare il viaggiatore nelle sue peregrinazioni affettive.

Cuomo recupera questo immaginario per condurlo nel presente, ravvivandolo con una sensibilità contemporanea e un approccio che unisce arti visive, cinema, filosofia e letteratura.

Artista poliedrico e consapevolmente “periferico”, Gilles Cuomo intreccia nei suoi lavori una vasta trama di riferimenti: miti e archetipi, racconti popolari e narrazioni cinematografiche, iconografie antiche e immaginari contemporanei.

In questa nuova opera, tutto nasce – racconta l’autore – da un improvviso flashback: il ricordo inatteso della Carte du Tendre che riaffiora come scintilla poetica, trasformandosi in un viaggio simbolico sul “fiume Amor”, luogo di riflessione sul binomio Amor vs. À mort, Eros e Thanatos, e sul grande ciclo di Vita-Morte-Rinascita.

Cuomo utilizza la modalità visiva della bande dessinée, creando tavole che ricordano allo stesso tempo antichi atlanti di viaggio, mappe immaginarie di esploratori temerari, scene fiabesche, romanzi cortesi, fabliaux, affiches d’antan, fumetti dell’infanzia e perfino il cinema visionario di Méliès.
Il risultato è un universo iconico seducente, capace di richiamare l’attenzione dello spettatore e di invitarlo a salire su un “leggero naviglio” per intraprendere un viaggio fluviale metaforico che, dalla sorgente labirintica, conduce a un’isola fantastica.

Il percorso è un vero romanzo di formazione sentimentale: prove, esitazioni, scacchi, scelte, seduzioni e delusioni che punteggiano il cammino verso la Felicità d’Amore, verso una ricercata coniunctio oppositorum.
Al termine del tragitto, quando l’approdo sembra definitivo, il viaggiatore comprende che ogni approdo – ogni isola, ogni Itaca – è soltanto una nuova partenza. Un invito alla ciclicità, alla continua rimessa in gioco, alla rinascita.

Finissage e presentazione del Libro d’artista

Il 13 dicembre 2025, in occasione del finissage e nell’ambito della manifestazione “Strade dell’arte” organizzata da Art Sharing Roma, verrà presentato il Libro d’artista tratto dall’opera, realizzato in un numero limitato di copie, numerate e firmate. Un’edizione preziosa che entra a far parte della Collezione Storie Contemporanee.


Gilles Cuomo
“Sur le fleuve Amor…
ou… Une carte du Tendre”
Dal 29 novembre al 13 dicembre 2025

Inaugurazione:
Sabato 29 Novembre 2025
dalle 11.30 alle 13.30

Finissage: Sabato 13 Dicembre 2025
Nell’ambito della Manifestazione “Strade dell’arte”, Art Sharing Roma
a.m. dalle 11.30 alle 13.30
p.m. dalle 17.30 alle 21.00
Nota: Nell’intervallo l’installazione sarà visibile dall’esterno

Storie Contemporanee
Studio Ricerca Documentazione
via Alessandro Poerio 16/b
Roma

A cura di Anna Cochetti

Orari:
dal martedì al venerdì
dalle 17.30 alle 19.30
(su appuntamento)


Egle Reggio: Toccare la terra

Sabato 8 novembre 2025, alle ore 18.00, il progetto STORIECONTEMPORANEE, a cura di Anna Cochetti, ospita presso lo Studio Ricerca e Documentazione di Via Poerio 16/B la prima personale romana di Egle Reggio, intitolata “Hortus Conclusus / Toccare la terra”.

La mostra presenta un ciclo coeso di opere su tela e tavola a tecnica mista che segnano una tappa significativa nella ricerca dell’artista intorno alla fenomenologia della presenza e dell’assenza, esplorata attraverso la materia pittorica come esperienza sensibile e come memoria della forma.

Il titolo della mostra – Hortus Conclusus, il giardino chiuso, e Toccare la terra – evoca uno spazio di intimità, di ascolto, di contatto con l’origine. Nelle opere di Egle Reggio la materia si fa soglia: la superficie diventa un campo di tensione in cui il gesto, la sedimentazione e la rarefazione convivono.

Dell’attuale percorso di ricerca, che si sviluppa a partire da un nucleo di lavori realizzati tra il 2013 e il 2020 e ora ripreso e rielaborato in nuove opere per lo spazio romano, l’artista scrive:

“Tutto il mio lavoro può essere raccontato come la storia di una venuta al mondo.”

Le sue forme – vasi, barche, cucchiai – emergono dalla materia come presenze in bilico, generate da una sottile differenza tra pieno e vuoto, tra ciò che è e ciò che si ritira. “La loro durata, la definizione del loro confine – annota Reggio – è instabile e temporanea rarefazione. Il vuoto che si crea è spazio astratto, separato dal tangibile, soffio nella materia.”

Attraverso questi segni essenziali, la pittura diventa atto di nascita, luogo di una continua trasformazione del visibile, in cui anche la figura umana si rivela come impronta effimera del contatto con la terra o con l’acqua.

Hortus Conclusus / Toccare la terra è un percorso di contemplazione, dove il gesto artistico diventa esperienza di cura e di ascolto. Le opere raccontano “l’energia del seme e il mistero, il vuoto” – una tensione tra generazione e dissoluzione che trova nella materia pittorica la propria lingua poetica.

Il progetto espositivo, concepito da Anna Cochetti per lo spazio di Storie Contemporanee, prosegue il dialogo tra arte e pensiero del contemporaneo, indagando la dimensione sensibile e simbolica della materia come luogo di memoria, di presenza e di rinascita.

In occasione del finissage, sabato 22 novembre 2025 (ore 17.30–19.30), verrà presentato il Libro d’artista realizzato da Egle Reggio in 11 esemplari numerati e firmati, che raccoglie testi, immagini e tracce del percorso espositivo, a suggello di un ciclo di opere che è insieme diario visivo e atto di testimonianza.


Egle Reggio
“Hortus Conclusus / Toccare la terra”
Dall’8 al 22 novembre 2025

Storie Contemporanee
Studio Ricerca Documentazione

via Alessandro Poerio 16/b
Roma

A cura di Anna Cochetti

Inaugurazione:
Sabato 8 Novembre 2025
dalle h.18.00 alle h.20.00

Fino a Sabato 22 Novembre 2025
Finissage: ore 17.30-19.30

Orari:
dal martedì al venerdì
dalle 17.30 alle 19.30
(su appuntamento)