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La poesia della carta: Elizabeth Frolet

Nel cuore di Borgo Pio, tra le mura intime e raccolte di Artists Studio Roma, prende vita un nuovo appuntamento culturale promosso da Art Exhibition Link, realtà no-profit impegnata nella valorizzazione dell’arte contemporanea e nel sostegno di spazi indipendenti come la Gallery Uno Projektraum Berlin.

A partire dal 2026, l’organizzazione inaugura una programmazione stabile di eventi, affiancando la consolidata partecipazione alla Rome Art Week. Il primo appuntamento si terrà mercoledì 15 aprile alle ore 18:00, con la presentazione dell’opera “Lettre à un feuille de papier / Lettera ad un foglio di carta” dell’artista Elizabeth Frolet.

L’opera di Frolet si configura come un delicato omaggio a una pratica ormai quasi dimenticata: la scrittura epistolare. In un’epoca dominata dalla comunicazione digitale, la lettera su carta riacquista valore non solo come mezzo espressivo, ma come vero e proprio oggetto artistico.

La carta diventa così superficie viva: segno, disegno, memoria. Una lettera può essere piegata e custodita, riaperta nel tempo, trasformandosi in un gesto poetico e affettivo, intimo e tangibile. In questo senso, il lavoro dell’artista si muove tra visivo e narrativo, tra materia e sentimento.

Accanto all’opera principale, Frolet presenterà una selezione di libri d’artista, esplorando le infinite possibilità del libro fatto a mano: scritto, disegnato, costruito come oggetto unico. Un dialogo diretto con lo spazio che ospita l’evento — una biblioteca — dove le opere entreranno in relazione con i volumi che abitano le pareti.
La formazione scultorea dell’artista emerge chiaramente nella sua pratica multidisciplinare: Frolet lavora con materiali diversi — carta, piombo, oro, legno, tessuto, ceramica e luce — indagando il corpo umano, la sua fragilità e i suoi equilibri instabili.

L’evento sarà arricchito dalle letture poetiche di Suzy Lapstun e Giulia Ripandelli.
Lapstun, scrittrice australiana-norvegese, attraversa lingue e forme espressive, fondendo oralità e scrittura. Il suo libro Letters from the Arctic (2022), ispirato agli anni trascorsi nell’Artico, unisce narrativa e poesia in una dimensione evocativa e sospesa.
Ripandelli, artista eclettica con formazione in scenografia e arte terapia, affianca da sempre la poesia alla pratica visiva, creando un ponte tra parola e immagine.
A guidare il pubblico in questo percorso sensibile sarà anche Katarzyna Bak, che accompagnerà i visitatori nell’esplorazione dell’interazione tra artisti e carta.

Durante la serata sarà inoltre possibile visitare una selezione della mostra “Art on paper, Art with paper” della Gallery Uno Berlin, confermando il dialogo internazionale tra le due città e tra diverse pratiche artistiche legate al medium cartaceo.


Informazioni evento
Artists Studio Roma
Borgo Pio 125, Roma
III piano (senza ascensore)
Mercoledì 15 aprile, ore 18:00


L’Arte nelle Strade dell’Arte a Monteverde

Sabato 18 aprile 2026, dalle ore 11 alle 21, il quartiere romano di Monteverde torna a trasformarsi in un grande laboratorio artistico diffuso grazie alla quinta edizione di “Strade dell’Arte a Monteverde – edizione di Primavera”, una manifestazione ormai consolidata che apre gratuitamente al pubblico gallerie, studi d’artista, laboratori e scuole artigiane.

L’iniziativa nasce all’interno del progetto Monteverde Cultura, promosso da Art Sharing Roma ETS, con l’obiettivo di far emergere e mettere in rete la vivace scena artistica del quartiere.

Monteverde è da sempre associato a intellettuali, scrittori e attori, ma negli ultimi anni si sta affermando sempre più come polo dell’arte visiva contemporanea. Nuove gallerie, studi e spazi indipendenti stanno ridisegnando la geografia culturale del quartiere, anche grazie alla presenza di giovani artisti che scelgono questa zona per sviluppare i propri progetti.

La manifestazione incarna perfettamente il concetto della “città dei quindici minuti”: un quartiere in cui è possibile accedere a un’offerta culturale ampia e diversificata a pochi passi da casa.

Tra corsi di ceramica, pittura, mosaico e oreficeria, mostre, incontri e presentazioni, Monteverde si conferma un ecosistema creativo in continua crescita. L’edizione 2026 segna un ulteriore passo avanti, con ben 19 spazi aderenti e circa 30 artisti coinvolti.

Il percorso si estende ben oltre i confini amministrativi: da Monteverde Vecchio alla Gianicolense, fino a Monteverde Nuovo e Colli Portuensi, per un itinerario di circa 6 km.

È possibile visitare gli spazi:

  • a piedi, per chi ama camminare
  • oppure utilizzando le linee 44 e 8, che collegano facilmente tutte le tappe

L’edizione primaverile propone un panorama estremamente variegato di linguaggi artistici: dalla pittura alla fotografia, dalla ceramica al mosaico, fino alle installazioni contemporanee.

Tra gli appuntamenti più interessanti:

  • ArtSharing Roma ospita Duplices di Bruno Melappioni, un’esplorazione tra razionalità e creazione
  • Centro Sperimentale di Fotografia Adams propone Katmandu: diario di viaggio, con dimostrazioni di fotografia pinhole
  • Galleria Barattolo presenta Salon di Primavera, tra materia e visione
  • Galleria Prencipe espone la collettiva Nei giardini del corpo

Grande spazio anche all’artigianato artistico:

  • ceramiche e tessuti da I Love Ceramica e L’Albero di Terracotta
  • mosaico con dimostrazioni dal vivo presso MosaicOfficina
  • laboratori e corsi per bambini da Lab74

Non mancano studi d’artista e spazi indipendenti, come:

  • Studio 420, con pittura e fotografia
  • Studio Orma, con installazioni contemporanee
  • OffLab studio, con fotografia d’autore
  • Studio SASHA Art&Design, che propone un percorso immersivo tra arte e meditazione

“Strade dell’Arte” non è solo un evento, ma un’esperienza: il pubblico può entrare nei luoghi della creazione, incontrare gli artisti, osservare tecniche e processi, partecipare attivamente.

L’accesso è completamente gratuito e ogni spazio propone orari e attività differenti, creando un percorso personalizzabile e dinamico.

Informazioni pratiche

  • Evento: Strade dell’Arte a Monteverde – Quinta edizione
  • Data: Sabato 18 aprile 2026
  • Orario: 11:00 – 21:00 (verificare i singoli spazi)
  • Ingresso: gratuito
  • Contatti: artsharing.roma@gmail.com | 338 9409180

È disponibile anche una mappa completa del percorso scaricabile dal sito ufficiale.

Uemon Ikeda.: il filo invisibile che ridisegna lo spazio

Dal 10 al 30 aprile 2026, gli spazi di PROSA_contemporanea a Roma ospitano Metamorfosi intangibile, la mostra personale di Uemon Ikeda, a cura di Alberto Dambruoso.
Un progetto espositivo immersivo che mette in dialogo installazione, pittura e performance, trasformando la galleria in un organismo vivo, attraversato da relazioni invisibili e tensioni poetiche.

Un’arte tra Oriente e Occidente
Nato a Kobe nel 1952 e trasferitosi giovanissimo a Roma, Ikeda ha costruito una ricerca che intreccia cultura orientale e sensibilità occidentale. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti, l’artista abbandona la scultura per sviluppare un linguaggio personale che spazia dalla pittura all’installazione, fino alla scrittura.
La sua poetica si muove costantemente tra opposti: figurazione e astrazione, pieno e vuoto, visibile e invisibile. Un equilibrio che riflette il dialogo tra due mondi culturali e che trova nell’idea di “spazio” il suo centro concettuale.
Il filo rosso: architettura immateriale

Cuore della mostra è l’installazione ambientale realizzata con un filo rosso di lana e seta, sviluppata in collaborazione con l’artista Ximena Robles.
Il filo attraversa e ridisegna lo spazio espositivo, creando una trama sospesa che il pubblico è invitato a percorrere e attraversare. Non si tratta solo di un intervento visivo, ma di un dispositivo percettivo: lo spazio viene trasformato, frammentato e ricomposto, generando nuove possibilità di lettura.
Questo elemento ricorrente nella ricerca di Ikeda affonda le sue radici nella tradizione orientale del “filo rosso del destino”, simbolo di connessioni invisibili ma indissolubili. Nella pratica dell’artista, il filo diventa così strumento per costruire relazioni: tra opere, tra spazi, tra persone.

Pittura e scrittura: immagini come haiku
Accanto all’installazione, la mostra presenta una serie di acquerelli su carta in cui emergono colori vibranti – rosa, rossi, viola e gialli – e frammenti di vita quotidiana.
Le immagini, sospese tra figurazione e astrazione, sono spesso accompagnate da brevi testi: pensieri, intuizioni, riflessioni esistenziali che ricordano la forma degli haiku. La parola non è didascalia, ma parte integrante dell’opera, in linea con una sensibilità concettuale che attraversa tutta la produzione di Ikeda.

La performance: la metamorfosi prende vita

In occasione dell’inaugurazione del 10 aprile, l’installazione si attiva attraverso una performance di danza Butoh interpretata da Flavio Arcangeli.
Nata in Giappone negli anni ’50, la danza Butoh è una pratica espressiva radicale che esplora il corpo come luogo di trasformazione, liberando impulsi fisici e mentali. Definita “danza metamorfica”, dialoga perfettamente con la ricerca di Ikeda, dando forma a quella “metamorfosi intangibile” evocata nel titolo della mostra.
Il corpo del performer diventa così estensione dell’opera, attraversando il filo rosso e rendendo visibile il processo di trasformazione dello spazio.

Una trasformazione invisibile ma condivisa
Come sottolinea il curatore Alberto Dambruoso, il lavoro di Ikeda non si limita a occupare uno spazio, ma lo genera: crea ambienti che non esistevano prima, ridefinendo la percezione del luogo e invitando lo spettatore a diventare parte attiva dell’opera.
Metamorfosi intangibile è dunque un’esperienza più che una mostra: un invito a percepire ciò che non si può toccare, a ricostruire interiormente uno spazio fatto di relazioni, memoria e immaginazione.


Informazioni
Metamorfosi intangibile
Uemon Ikeda
Fino al 30 aprile 2026

A cura di: Alberto Dambruoso
PROSA_contemporanea – Via Marin Sanudo 24, Roma

Orari: lun–ven 16.00–18.30 | sabato su appuntamento

Ingresso: libero


Dominique Pasquet: l’identità contemporanea nello sguardo fotografico

Domenica 12 aprile 2026, negli spazi di Storie Contemporanee Studio Ricerca Documentazione, si inaugura la prima mostra personale romana di Dominique Pasquet, dal titolo “Elle pourrait s’appeler Mona”. L’esposizione, a cura di Anna Cochetti, si inserisce nel progetto STORIECONTEMPORANEE e propone una riflessione intensa e attuale sull’identità individuale e collettiva.

La mostra raccoglie una selezione di circa dieci fotografie tratte dall’omonimo volume Elle pourrait s’appeler Mona, articolato in sei serie di ritratti. L’opera di Pasquet si muove sul confine tra fotografia documentaria e indagine esistenziale: una vera e propria “sociologia in atto”, capace di restituire il volto della Francia di oggi attraverso una pluralità di soggetti.

Tra questi, giovani estetiste in formazione, famiglie omogenitoriali che hanno fatto ricorso alla procreazione assistita, ciclisti veterani, persone transgender, individui che hanno scelto di modificare permanentemente il proprio corpo. Un mosaico umano che sfida stereotipi e invita a interrogarsi su identità, rappresentazione e appartenenza.

Le immagini di Pasquet superano il semplice dato documentario: ogni scatto è il risultato di un incontro. Si crea così un triplice movimento — tra fotografo, soggetto e osservatore — che trasforma il ritratto in uno spazio di relazione e riflessione.

Le domande emergono silenziosamente ma con forza: Chi sono? Chi siamo? Che immagine diamo? Quale vorremmo offrire di noi stessi? È in questa tensione che la fotografia si fa strumento di comprensione profonda dell’esistenza contemporanea.

Il lavoro fotografico si espande oltre l’immagine, diventando anche un progetto letterario. Pasquet ha coinvolto numerosi intellettuali francesi, invitandoli a scrivere testi ispirati ai ritratti. Tra questi figurano Pierre Assouline, Axel Kahn, Marie-Dominique Lelièvre e Nicolas Domenach.

Il volume è arricchito dalla prefazione di Thierry Grillet e da contributi critici di Dominique Baqué, con introduzione di Alain Genestar. Il libro sarà presentato durante la mostra, sottolineando il dialogo tra immagine e parola.

Dominique Pasquet vive e lavora a Rouen. Direttore artistico del gruppo Claude Perdriel da oltre trent’anni, ha firmato l’identità visiva di importanti riviste francesi come Challenges, Sciences et Avenir, La Recherche e Le Nouvel Observateur. La sua ricerca fotografica si distingue per la capacità di coniugare estetica editoriale e profondità umana.


Questa mostra rappresenta un’occasione preziosa per confrontarsi con uno sguardo lucido e sensibile sulla contemporaneità, dove il ritratto diventa specchio delle trasformazioni sociali e delle infinite possibilità dell’identità.


Dominique Pasquet
Elle pourrait s’appeler Mona
Dal 12 al 23 aprile 2026

Storie Contemporanee
Studio Ricerca Documentazione
via Alessandro Poerio 16/b
Roma

A cura di Anna Cochetti

Orari:
dal martedì al venerdì
dalle 17.30 alle 19.30
(su appuntamento)
al 3288698229

Inaugurazione:
Domenica 12 aprile 2026, ore 11.30 – 13.30

Finissage
Giovedì 23 aprile 2026, ore 17.30 – 19.30

Evento speciale
Sabato 18 aprile 2026, apertura straordinaria nell’ambito di Strade dell’Arte, progetto di Art Sharing Roma
Orari: 11.00 – 14.00 / 18.00 – 21.00

Orari di apertura
Martedì – Venerdì, ore 17.30 – 19.30
Su appuntamento: 328 8698229


Roma celebra la poesia visiva

Dal 17 al 31 marzo 2026 la mediateca dell’Institut Français Centre Saint-Louis ospita la mostra “PAPIERS EN LIBERTÉ : dessins, peintures, collages, photos, lectures et performances entre poèmes et visions”, un progetto che intreccia poesia, arti visive e performance in occasione del festival internazionale Le Printemps des Poètes 2026.

L’esposizione nasce dall’iniziativa dell’ATELIER STUDIO POERIO 16/B – Storie Contemporanee, progetto culturale attivo da oltre un decennio sotto la direzione di Anna Cochetti, e realizzato in collaborazione con l’Institut Français Centre Saint-Louis di Roma. L’evento è inserito nel programma ufficiale del festival e pubblicato sia sull’agenda del sito Printemps des Poètes sia sul portale dell’Institut français.

Il tema scelto per questa edizione riprende quello del festival: “Liberté. Force vive, déployée”, un invito a riflettere sulla libertà come energia vitale e forza creativa. In mostra, questa idea prende forma attraverso un dialogo tra poesia e arti visive, dove il foglio di carta diventa spazio di sperimentazione: disegno, collage, fotografia, scrittura poetica e gesto performativo convivono e si contaminano.

Le opere saranno esposte nelle vetrine della mediateca dal 17 al 31 marzo, mentre due momenti speciali porteranno il pubblico a vivere la dimensione performativa della poesia:

Inaugurazione – mercoledì 18 marzo 2026, ore 16:00–19:00

letture poetiche e performances degli artisti partecipanti.

Finissage – martedì 31 marzo 2026, ore 16:00–20:00

nuove letture e interventi performativi per concludere il percorso espositivo.

Una parte centrale della mostra è dedicata alla poesia verbovisiva, corrente che fonde parola e immagine in una forma espressiva ibrida e sperimentale. Tra i protagonisti figurano autori internazionali come:

Franck Ancel, Julien Blaine, Jean-Pierre Bobillot, Jean-François Bory, Hervé Bruneaux, Fabrice Caravaca, Anne-James Chaton, Julien D’Abrigeon, Charles Dreyfus, Esther Ferrer, Hortense Gauthier, Joël Hubaut, Cédric Lerible, François Massut, Michèle Métail, Chiara Mulas, Serge Pey, Rémy Pénard, Charles Pennequin, André Robèr, Thierry Tillier e Pierre Tilman.

Accanto alla ricerca verbovisiva, la sezione “Visioni e poesie” propone un confronto tra artisti e poeti provenienti da contesti culturali diversi. Partecipano:

Claudia Bellocchi, Paolo Bielli, Marco Cinque, Gilles Cuomo, Michele De Luca, Giovanni Fontana, Elizabeth Frolet, Michel Pellaton, Anna Di Fusco / Marco Fioramanti, Vittorio Fava, Isabelle Fordin / Domenico Vuoto, Anita Guerra / José Marti, Mahshid Mussavi / Aref Ghazvini, Béatrice Pasquet / Annamaria Varriale, Graziella Reggio / Dominique Paravel.

“Papiers en liberté” si configura come uno spazio di incontro tra linguaggi, dove la poesia esce dal libro e si espande nella materia visiva, nel gesto e nella voce. Il progetto continua la missione dell’Atelier Studio Poerio 16/B: creare ponti tra scrittura, arti visive e società, offrendo a Roma un luogo di confronto internazionale sulle nuove forme della poesia contemporanea.

Attraverso opere, letture e performance, la mostra invita il pubblico a scoprire come la libertà creativa possa manifestarsi sulla carta — ma anche oltre di essa — trasformando il foglio in un territorio aperto alla visione e all’immaginazione.