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Beato Angelico: Tra meditazione e splendori

Firenze rende omaggio a Beato Angelico (Fra Giovanni da Fiesole) con una mostra straordinaria e irripetibile, la prima grande monografica dedicata all’artista dopo settant’anni da quella storica del 1955. Un progetto ambizioso, frutto di oltre quattro anni di preparazione, che si articola in due sedi profondamente diverse per impostazione, linguaggio e intenzione: il Museo di San Marco e Palazzo Strozzi. Due luoghi, due esperienze, due letture complementari dell’opera di uno dei protagonisti dell’arte italiana di tutti i tempi.
Realizzata grazie alla collaborazione tra Fondazione Palazzo Strozzi, Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei nazionali Toscana e Museo di San Marco, la mostra costituisce uno degli eventi culturali di punta del 2025, celebrando Beato Angelico come figura cardine nel passaggio dal Tardo Gotico al Rinascimento.
La sezione ospitata al Museo di San Marco rappresenta il cuore più intimo e meditativo dell’esposizione. Qui il visitatore entra in un percorso che non è solo artistico, ma anche spirituale. Beato Angelico, frate domenicano, concepisce la pittura come strumento di meditazione, destinato alla vita quotidiana dei confratelli.
Nelle celle monastiche si conservano 44 opere essenziali e asciutte, pensate per altrettanti spazi di raccoglimento. Scene sacre dominate dalla Crocifissione, dall’Annunciazione e dalla presenza ricorrente di San Domenico in preghiera, raffigurato in diverse posture. Queste immagini traggono ispirazione dai celebri Nove modi di pregare di San Domenico (De modo orandi sancti Dominici), testo che descrive le posizioni fisiche assunte dal santo durante la preghiera, ciascuna portatrice di un preciso significato spirituale.
Beato Angelico traduce visivamente questi atteggiamenti:
• San Domenico in piedi con le braccia levate, in una postura che richiama Cristo crocifisso (il sesto modo di pregare);
• in ginocchio, assorto e silenzioso;
• raccolto in pose meditative che invitano il frate-spettatore all’imitazione interiore.
Emblematico è l’affresco della Cella 44, San Domenico in preghiera, sintesi perfetta di una pittura che rinuncia a ogni decorazione superflua per concentrarsi sull’essenziale. Qui Beato Angelico sembra preannunciare il Rinascimento non attraverso lo splendore, ma attraverso la chiarezza dello spazio, la luce misurata e l’umanità delle figure.
Di tutt’altra natura è la proposta di Palazzo Strozzi, dove emerge un Beato Angelico ancora fortemente legato alla tradizione gotica, capace però di innovarla dall’interno. In queste sale la pittura torna a essere oggetto di prestigio, destinata alla committenza religiosa e laica, sensibile al lusso, alla preziosità e alla magnificenza formale.
Qui dominano le dorature, le cornici elaborate, la ricchezza cromatica e il gusto per il dettaglio, elementi che rispondono alle esigenze dei grandi committenti del tempo. L’artista dimostra una straordinaria abilità nel coniugare la spiritualità con la spettacolarità visiva, offrendo immagini capaci di parlare tanto alla fede quanto al prestigio sociale.
Il percorso di Palazzo Strozzi approfondisce inoltre i rapporti artistici e culturali di Beato Angelico, mettendolo in dialogo con pittori come Lorenzo Monaco, Masaccio e Filippo Lippi, e con scultori quali Lorenzo Ghiberti, Michelozzo e Luca della Robbia. Ne emerge un artista pienamente inserito nel fermento del primo Quattrocento, protagonista consapevole di una stagione di profondo rinnovamento.
Complessivamente la mostra riunisce oltre 140 opere tra dipinti, disegni, sculture e miniature, provenienti da alcuni dei più prestigiosi musei del mondo: dal Louvre alla Gemäldegalerie di Berlino, dal Metropolitan Museum of Art alla National Gallery di Washington, dai Musei Vaticani al Rijksmuseum di Amsterdam.
Curata da Carl Brandon Strehlke, con Angelo Tartuferi e Stefano Casciu per il Museo di San Marco, l’esposizione ha anche un valore scientifico eccezionale: importanti restauri, la riunificazione di pale d’altare smembrate da oltre due secoli e nuove letture critiche contribuiscono a ridefinire il profilo dell’artista.
Visitare entrambe le sedi significa cogliere la duplice natura di Beato Angelico: da un lato il frate che dipinge per la meditazione silenziosa dei confratelli, dall’altro l’artista raffinato che risponde alle richieste di una committenza colta e potente. Tra austerità e splendore, raccoglimento e magnificenza, la mostra restituisce tutta la complessità di un maestro capace di unire profonda fede, innovazione artistica e umanità senza tempo.
Una celebrazione che non è solo un omaggio al passato, ma un invito a riflettere sul senso dell’arte come spazio di incontro tra il sacro e l’umano.


Beato Angelico
Sino al 25 gennaio 2026

Museo di San Marco – Palazzo Strozzi
Firenze


Koons e la costosa bigiotteria

La mostra dedicata a Koons, che dalla metà degli anni Settanta a oggi si è insinuato nell’arte contemporanea, ospita una selezione delle più celebri realizzazioni, prestiti provenienti dalle più importanti collezioni e dai maggiori musei internazionali.

Autore di opere entrate nell’immaginario collettivo, con il concetto di “shine” (lucentezza) inteso come gioco di ambiguità tra splendore e bagliore, essere e apparire grazie alla capacità di unire cultura alta e popolare, dai raffinati riferimenti alla storia dell’arte alle citazioni del mondo del consumismo.

Jeff Koons trova nell’idea di “lucentezza” (shine) un principio chiave delle sue innovative sculture e installazioni che mirano a mettere in discussione il nostro rapporto con la realtà ma anche il concetto stesso di opera d’arte. Le opere dell’artista americano pongono lo spettatore davanti a uno specchio in cui riflettersi e lo collocano al centro dell’ambiente che lo circonda. Come afferma lo stesso Koons: “Il lavoro dell’artista consiste in un gesto con l’obiettivo di mostrare alle persone qual è il loro potenziale. Non si tratta di creare un oggetto o un’immagine; tutto avviene nella relazione con lo spettatore. È qui che avviene l’arte”.


Jeff Koons. Shine
Dal 2 ottobre 2021 al 30 gennaio 2022

Palazzo Strozzi
Firenze

Orario mostra:
tutti i giorni 10.00-20.00
giovedì fino alle 23.00

A cura di Arturo Galansino e Joachim Pissarro


Nella Bottega dei Geni

L’esposizione, con una sezione speciale al Museo Nazionale del Bargello, raccoglie insieme per la prima volta celebri capolavori di Verrocchio e opere capitali dei più famosi artisti della seconda metà del Quattrocento legati alla sua bottega, come Domenico del Ghirlandaio, Sandro Botticelli, Pietro Perugino e Leonardo da Vinci, il suo più famoso allievo, di cui sarà possibile ricostruire la formazione e lo scambio con il maestro attraverso eccezionali prestiti e inediti confronti.

L’esposizione, curata da due tra i maggiori esperti dell’arte del Quattrocento, Francesco Caglioti e Andrea De Marchi, si colloca come uno degli eventi di punta delle celebrazioni leonardiane del 2019 e costituisce la prima retrospettiva mai dedicata a Verrocchio, mostrando al contempo gli esordi di Leonardo da Vinci, offrendo uno sguardo sulla produzione artistica a Firenze tra il 1460 e il 1490 circa, l’epoca di Lorenzo il Magnifico.


Verrocchio,
il maestro di Leonardo
Dal 9 marzo al 14 luglio 2019

Palazzo Strozzi
piazza Strozzi
Firenze

Informazioni:
tel. 055/2645155

http://www.palazzostrozzi.org

Curatori:
Francesco Caglioti, Andrea De Marchi