La nuova stagione dello spazio espositivo del “Centro Culturale Aldo Fabrizi” di Roma si apre, il 30 novembre prossimo, con tutti i crismi della dimensione attuale e le relazioni con il passato che non riguardano solo la “verità” espressa dalla poesia di Elio Filippo Accrocca ma interessano l’universo di una certa periferia romana: Portonaccio, la scuola del cosiddetto gruppo di Portonaccio, Pietralata e Pasolini, il gruppo del Presenteismo al Malafronte. Con questa connessione, questa sorta di rinascimento, l‘evento messo in essere, diventa reale e si proietta verso i traguardi dello spirito, ove sono racchiuse emozioni ed altre forme di oggettività tangibili. Pertanto, l’omaggio al poeta di Cori attraverso l’arte e le relazioni di numerosi artisti diventano l’argomento centrale che si ricongiunge al tempo ed allo spazio di Accrocca con un dialogo lineare su cosa è l’arte e cosa può essere la vita umana nell’arte. Da un’osservazione e una riflessione attenta, intensa, partecipativa, emergono le stratificazioni dei simboli e dei significati celati e svelati nella struttura ritmica delle parole e dei versi di “Portonaccio” prima e “Ritorno a Portonaccio” poi, portatrice di una condizione sociale sublime del pensiero, sul ritorno e sulla rinascita vitale.
Luoghi della meditazione diventano pertanto un ponte, un orizzonte, una ferrovia, un gruppo, la cosiddetta scuola di Portonaccio, Buratti, Muccini, Omiccioli, Pinata, Urbinati, Vespignani, Zianna, che cattura dalla poesia forme geometriche, ombre e colori che nel corso delle stagioni affiorano e si organizzano.
La forza di questa mostra va oltre, come lo scorrere delle acque di un
fiume e ci porta agli anni 80, al Centro Socioculturale del Malafronte e al Presenteismo ed alla poetica di un manifesto firmato da Piccinini, Signoretti, Fiorentini, Coppeta, Meconi, Teofani, e Levratti, Carcassonne, Gentile, Ochoa che si espande con le idee successive che sfoceranno in “Controcorrente, Prospettive Presenteiste” di Bruno, Campanella, Lombardi, Laura Turco Liveri, Vaglica, Quintini.
La mostra a questo punto si anima e prende vita, si fa comprensibile dimostrando che la bellezza è a portata della quotidianità e può avere la forma lineare, variabile, per una dialettica tra spazio e percezione, tra l’idea e la sua funzionalità. Indimenticabili le opere e gli artisti che con il territorio, amato da Elio Filippo Accrocca, hanno avuto punti di contatto, come Ennio Calabria e Salvatore Provino (affreschi nella sede della sezione ex PCI di San Lorenzo), Franco Mulas, Enrico Benaglia, Bruno Canova, Oliviero Rainaldi, Bruno Ceccobelli, Maria Grazia Dardanelli, Osvaldo Sabene e Turi Sottile. Guardando dal ponte s’intravede il possibile orizzonte che si apre ad una nuova vita, al ritorno: una conversazione tra l’artista, lo spazio ed il visitatore in cui le memorie di uno vengono a coincidere ed a confondersi nella percezione dell’altro.
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RITORNO A PORTONACCIO 2
Omaggio al poeta Elio Filippo Accrocca
Dal 30 novembre 2016 al 15 gennaio 2017
Centro Culturale Aldo Fabrizi
via Treia 14 (via Corinaldo)
Roma
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La mostra è suddivisa in sei sezioni: ritratti e paesaggi, disegni preparatori, incisioni e olii, acquerelli e immancabili immagini di donne, sono tutti i protagonisti della retrospettiva romana. Narrando l’incredibile potenzialità dell’esperienza quotidiana che caratterizzò la sua opera, l’esposizione vuole essere una vera e propria “cifra hopperiana”, ereditata in molteplici campi dell’espressione visiva che hanno reso i suoi quadri poster, copertine di libri e citazione cinematografiche.
nonostante – o forse proprio per questo – nella sua lunga carriera abbia perseguito una posizione fortemente “anti-avanguardista”.

Il Toro di Nimrud con la testa dalle fattezze umane non esiste più: polverizzato. Del soffitto del Tempio di Bel a Palmira: restano frammenti. La sala dell’archivio di Stato del Palazzo di Ebla, che custodiva 17.000 tavolette cuneiformi, versa in grave stato di abbandono.
RINASCERE DALLE DISTRUZIONI
Un’esposizione dedicata al capolavoro della letteratura italiana del Cinquecento, l’Orlando furioso di Ludovico Ariosto. Concepito nella Ferrara estense e stampato in città nel 1516, il poema è uno dei capolavori assoluti della letteratura occidentale che da subito parlò al cuore dei lettori italiani ed europei.