Mostra presso la Parrocchia di S. Teresa di Lisieux e S. Giovanni Bosco, Lugano
Nel solco del Discorso agli artisti pronunciato da Papa Francesco il 3 giugno 2023, nasce a Lugano la mostra “In spirito e verità”, allestita presso la Parrocchia di S. Teresa di Lisieux e S. Giovanni Bosco grazie alla disponibilità del parroco don Damian Spataru. Un’iniziativa che si inserisce con discrezione nella vita liturgica della comunità, offrendo un’esperienza estetica che è al tempo stesso silenziosa e profondamente spirituale.
Nel suo intervento, Papa Francesco ricordava come gli artisti siano custodi di uno sguardo capace di cogliere la dimensione dello Spirito che attraversa, spesso inconsapevolmente, la vita umana. È proprio a partire da questa consapevolezza che la mostra si configura non come semplice esposizione, ma come presenza: per alcuni mesi, fino al 28 novembre 2026, le opere di Salvatore Giunta, István Gyalai, Dina Moretti e Nadia Sabbioni accompagneranno il ritmo ordinario della chiesa, instaurando un dialogo intimo con lo spazio e con chi lo abita.
Le opere non illustrano episodi biblici né cercano una narrazione esplicita. Nascono piuttosto da un lavoro paziente, da una riflessione sul mestiere artistico che diventa interrogazione interiore. È qui che emerge la metafora del deserto: nella tradizione spirituale, luogo di essenzialità e verità; per l’artista, spazio di confronto con i propri limiti, con la materia, con la possibilità di lasciar emergere qualcosa di autentico. In questo attraversamento silenzioso, il gesto creativo si fa ricerca.
Non vi è spettacolarità nelle opere esposte. Al contrario, esse si caratterizzano per una presenza misurata, costruita su equilibrio, ritmo e attenzione alla materia. Inserite negli spazi spogli e razionali della chiesa, non li invadono ma li accompagnano, contribuendo a rivelarne la qualità urbana e spirituale.
Particolarmente significativa è la ricerca di Salvatore Giunta, che si distingue per un linguaggio minimalista e geometrico. Le sue opere esplorano il rapporto tra luce, forma e colore attraverso linee sottili – spesso nere o rosse – che attraversano campiture eteree. I contrasti tra tonalità pastello (azzurri, grigi, lilla) e profondi neri o bianchi luminosi generano una tensione visiva che sembra aprire varchi nella superficie pittorica. La luce, talvolta resa come un fascio diagonale o verticale, “squarcia” la tela creando una profondità che rimanda a una dimensione spirituale. Ne deriva un’armonia rigorosa, dove ogni elemento è essenziale e invita alla contemplazione.
Di segno diverso, ma altrettanto intenso, è il lavoro di István Gyalai, che propone un’astrazione dinamica e gestuale. Le sue pennellate fluide e vorticose costruiscono superfici in movimento, dominate da tonalità acquatiche – turchesi, azzurri e verdi – attraversate da accensioni di giallo e bianco. In opere come Verità 2, la composizione si fa travolgente, evocando elementi naturali come acqua e aria. Qui la spiritualità non passa attraverso il silenzio geometrico, ma attraverso la forza del gesto e l’immediatezza emotiva.
Le ricerche di Dina Moretti e Nadia Sabbioni si inseriscono in questo dialogo con sensibilità differenti, ma condividono la stessa serietà del fare artistico: un’attenzione che rifugge l’effetto e si concentra sulla qualità del segno, della materia e della presenza.
Il Consiglio parrocchiale ha sostenuto con convinzione questa proposta, riconoscendone il valore come occasione di incontro tra arte e comunità. L’augurio è che chi entrerà in chiesa – pellegrino, fedele o semplice visitatore – possa sentirsi accompagnato da queste opere nel proprio cammino interiore, trovando in esse non una risposta, ma uno spazio di ascolto.
Un ringraziamento particolare è rivolto agli artisti, che hanno offerto le loro opere con generosità e impegno, e ad Anastasia Gilardi per il contributo critico che ha arricchito il progetto.
“In spirito e verità” non è dunque solo una mostra, ma un invito: a sostare, a guardare, a lasciarsi interrogare. Perché, come ricorda Papa Francesco, è proprio attraverso lo sguardo dell’arte che possiamo riscoprire quella dimensione dello Spirito in cui, consapevolmente o meno, siamo immersi.