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Libri di Pace e di Guerra

Viviamo in un tempo in cui la guerra non è un’eccezione, ma una condizione diffusa. Oggi si contano decine di conflitti attivi nel mondo: dall’aggressione russa all’Ucraina alla persistente occupazione dei territori palestinesi, dalle tensioni tra India e Pakistan fino alle crisi meno raccontate in Africa e in Asia. Conflitti diversi per storia e contesto, ma spesso uniti da una matrice comune: interessi geopolitici, economici e strategici che si nascondono dietro parole come sicurezza, difesa, identità.

In questo scenario, anche il quotidiano Avvenire ha scelto di ampliare lo spazio dedicato alle guerre, con particolare attenzione a quelle dimenticate. Perché raccontare non è mai un gesto neutrale.

Il linguaggio non è un semplice strumento descrittivo: è una forza generativa. Le parole non si limitano a raccontare il mondo, ma contribuiscono a costruirlo. Termini come guerra, nemico, conquista o supremazia non sono etichette innocue: sono cornici mentali che rendono la violenza pensabile — e quindi possibile.

Allo stesso modo, parole come avidità, egoismo e prepotenza non descrivono soltanto comportamenti individuali, ma riflettono modelli culturali spesso accettati, talvolta persino premiati.

In questo senso, interrogarsi sul linguaggio significa interrogarsi sulla realtà che stiamo contribuendo a creare.

Un contributo significativo arriva dal libro I tamburi di guerra mi fanno tremare. L’infanzia in Ucraina di Bruno Maida (Laterza, 2026). Attraverso gli occhi dei bambini, la guerra perde ogni retorica e si rivela per ciò che è: paura, perdita, disorientamento.

I “tamburi di guerra” evocati nel titolo non sono metafora astratta, ma esperienza concreta, sensoriale. Il conflitto entra nei corpi, nelle case, nelle notti insonni. Il libro diventa così un antidoto alla normalizzazione della guerra, riportandola alla sua dimensione più autentica: quella umana.

Anche Trame di guerra di Lorenzo Tondo (Mondadori, 2026)  smonta l’idea dei conflitti come episodi isolati. Dall’Ucraina a Gaza, dalla Siria all’Iran, emerge un’unica trama globale: le stesse armi, gli stessi interessi, le stesse logiche.

Le vite non valgono tutte allo stesso modo. Ci sono profughi accolti e altri respinti, civili invisibili, giornalisti sotto tiro. Dopo questa lettura, la domanda non è più se esista una terza guerra mondiale, ma se non sia già iniziata — diffusa, frammentata, senza un unico fronte.

Il racconto si fa ancora più diretto e urgente nelle testimonianze di chi opera nei teatri di crisi. In E ancora chiediamo perdono, Loris De Filippi (Mondadori, 2026) restituisce la realtà di Gaza: ospedali al collasso, vite sospese, bambini senza nome.

Dopo trent’anni di lavoro umanitario con organizzazioni come Medici Senza Frontiere e UNICEF, De Filippi sceglie di raccontare. Perché, questa volta, il silenzio sarebbe complicità.

Il suo è un linguaggio essenziale, ma capace di restituire dignità alle vittime e responsabilità a chi legge. E ricorda una verità scomoda: una pace senza giustizia non è pace, ma una tregua imposta.

Questa riflessione attraversa anche il libro collettivo Da vicino. Raccontare la guerra oggi, curato da Paolo Giordano (Einaudi 2026) con contributi di giornalisti come Nello Scavo, Cecilia Sala e Annalisa Camilli.

Il volume si interroga su cosa significhi oggi raccontare la guerra: quale linguaggio usare, quale distanza mantenere, quale responsabilità assumersi. Perché ogni narrazione è una scelta — e ogni scelta ha conseguenze.

Le testimonianze da Gaza — medici, infermieri, civili — restituiscono una verità difficile da sostenere. Fame, mancanza di cure, distruzione sistematica del sistema sanitario. Voci come quella del medico palestinese Ezzideen raccontano ,nel Diary of a Young Doctor: Notes from the Genocide in Gaza Shehab (Scribe Publications, 2026), non solo la violenza del conflitto, ma anche il senso di abbandono, di tradimento, di impotenza.

“La sofferenza esige di essere testimoniata”. Non è solo una frase: è una responsabilità.

Proporre il superamento di certe parole non significa cancellare la memoria o censurare il pensiero critico. Significa, piuttosto, immaginare un mondo in cui quei concetti non siano più necessari.

Quando una parola scompare, non è perché è vietata, ma perché la realtà che descrive non esiste più. È accaduto con pratiche oggi impensabili: non le nominiamo più perché non fanno più parte del nostro orizzonte morale.

Forse la sfida più grande è proprio questa: costruire una cultura in cui parole come guerra e nemico diventino obsolete. Non per rimozione, ma per trasformazione.

I libri di guerra non parlano solo di conflitti. Parlano di noi: di ciò che accettiamo, di ciò che giustifichiamo, di ciò che scegliamo di vedere — o di ignorare.

Ma, soprattutto, ci ricordano che ogni parola è una scelta. E che scegliere le parole giuste può essere, già, un primo passo verso la pace.

Il viaggio di Luca Cicali nel mondo subacqueo

C’è un momento, nella vita di ogni subacqueo, in cui la semplice esplorazione lascia spazio alla curiosità più profonda: cosa c’è oltre i limiti della cosiddetta “curva di sicurezza”? È da questa domanda che nasce “Oltre la curva”, il libro scritto e pubblicato da Luca Cicali, un testo che l’autore stesso dichiara di aver sentito l’urgenza di scrivere perché… non riusciva a trovarlo in libreria.

Non un manuale arido, non un compendio tecnico per soli addetti ai lavori, ma un’opera capace di prendere per mano il lettore e accompagnarlo in un’avventura che intreccia sport, tecnica, psicologia ed emozioni, raccontando il mondo silenzioso del “volo” subacqueo con linguaggio semplice ma rigoroso.

Il titolo, breve solo in apparenza, è composto da due parti. La prima, “oltre”, è simbolica e potente. Andare oltre è nella natura umana: significa curiosità, passione, desiderio di conoscenza. Nel contesto subacqueo, andare oltre la curva di sicurezza – quel limite che consente al subacqueo ricreativo di riemergere in ogni momento senza soste decompressive – rappresenta non solo un passaggio tecnico, ma soprattutto una soglia psicologica.

Superarla non significa cercare il rischio, bensì acquisire maggiore consapevolezza, controllo, capacità di pianificazione. Significa trasformare ogni immersione in una piccola missione esplorativa, anche a pochi metri di profondità, con attrezzature semplici e accanto al proprio compagno di avventure, con un unico grande obiettivo: divertirsi in sicurezza.

Lo stile del libro è colloquiale, spesso punteggiato da ironia, aneddoti personali e cenni storici. È un testo alla portata di tutti: parte dalla descrizione dell’ambiente subacqueo come “mondo alieno”, per poi rispolverare i principi base della fisica applicata all’immersione, spiegati con chiarezza.

Ma il cuore dell’opera è quasi costruito come un giallo scientifico:

  • Cosa accade davvero al nostro organismo quando respiriamo aria compressa?
  • Perché l’azoto si dissolve nei tessuti?
  • Come si pianifica una corretta decompressione?
  • Esiste una “tabella giusta”?
  • Qual è il computer subacqueo ideale?

Il libro analizza in modo approfondito come la fisiologia umana si adatti all’ambiente subacqueo. In immersione:

  • La respirazione diventa più lenta e profonda.
  • L’ossigeno satura l’emoglobina e si scioglie nel plasma.
  • L’eliminazione dell’anidride carbonica si fa meno efficiente.
  • L’azoto si dissolve nei tessuti, imponendo il rispetto delle soste decompressive.
  • Il sistema nervoso rallenta, i riflessi si attenuano e compare quella sottile ebbrezza nota come narcosi da azoto.

Vengono spiegati gli effetti della respirazione a pressione superiore a quella atmosferica, inclusi i rischi legati alla tossicità dell’ossigeno e all’accumulo di CO₂.

Ampio spazio è dedicato ai modelli teorici e matematici che stanno alla base delle procedure operative. L’obiettivo di questi algoritmi è stimare in ogni istante la quantità di gas inerte assorbito dai tessuti e confrontarla con limiti di sicurezza, per prevenire la formazione di bolle e la malattia da decompressione.

Il libro ripercorre l’evoluzione storica delle teorie decompressivi e delle tabelle sviluppate, in particolare quelle adottate dalla Marina degli Stati Uniti, fino alla nascita e diffusione dei moderni computer subacquei, oggi presenti al polso di ogni sub, tecnico o ricreativo.

Un’intera sezione è dedicata al Nitrox, miscela con percentuale di ossigeno superiore rispetto all’aria atmosferica. Il suo utilizzo consente di estendere la curva di sicurezza, aumentando il tempo di non decompressione.

Ma usare Nitrox significa anche rispettare nuovi limiti operativi per evitare la tossicità dell’ossigeno. Il libro affronta nel dettaglio la pianificazione di immersioni con miscele arricchite, evidenziandone non solo l’utilità pratica ma anche il valore formativo.

“Oltre la curva” offre una panoramica completa sull’attrezzatura subacquea, dalla configurazione alla manutenzione. Particolare attenzione è riservata all’erogatore, definito una “macchina meravigliosa” che consente all’uomo di respirare sott’acqua.

Ma il vero tratto distintivo del subacqueo responsabile, secondo l’autore, è la pianificazione dell’immersione. L’avvento dei computer non sostituisce la pianificazione: la rende ancora più centrale, fornendo un riscontro continuo e alternative in tempo reale in caso di imprevisti.

“Oltre la curva” è dedicato a chi desidera affrontare immersioni con decompressione, ma anche a chi vuole semplicemente comprendere meglio cosa accade sotto la superficie. È un viaggio tecnico ed emotivo, scientifico ma appassionato, che riesce a spiegare concetti complessi senza perdere leggerezza.


eBook – “Oltre la curva”
• Prezzo: 5,99 €
• ASIN Amazon: B00ZO8Q9DA
• Editore: Luca Cicali
• Data pubblicazione: 14 giugno 2015
• Lingua: Italiano
• Dimensione file: 6,9 MB
• Lunghezza: 400 pagine
• ISBN-13: 978-6051760735

Paperback – “Oltre la curva” (solo Amazon)
• Prezzo: 29,99 €
• Editore: Luca Cicali
• Data pubblicazione: 24 luglio 2015
• Lingua: Italiano
• Lunghezza: 398 pagine
• ISBN-13: 978-6050490688
• Peso: 608 g
• Dimensioni: 14,81 x 2,39 x 21,01 cm
Disponibile nei principali e-book store nazionali e internazionali e in versione cartacea su Amazon.
“Oltre la curva” non è soltanto un libro sulla decompressione: è un invito a conoscere meglio sé stessi attraverso il mare, a trasformare la tecnica in consapevolezza e l’immersione in esperienza piena. Un testo che dimostra come, anche sott’acqua, la vera avventura inizi sempre quando si sceglie di andare oltre.


E-ditoria gonfiata

Su Facebook ogni settimana vengo invitato a seguire corsi di russo, di lituano, di finanza, ma soprattutto di self-publishing. Che a proporli sia una ragazza o un manager senza giacca non importa, tutti seguono più o meno lo stesso schema, presentato in stile romanzato o aziendale: “avevo un lavoro che non mi soddisfaceva e ora faccio tanti soldi da casa con un impegno di poche ore al giorno”. Ovviamente devi avere un buon collegamento, ma chi legge questi annunci è già attrezzato per questo. Ma andiamo avanti: si dice che non basta scrivere e stampare un libro ma bisogna venderlo (vero) e che serve metodo. E qui propongono sempre corsi online a pagamento con titoli altisonanti come “Da zero a bestseller”, presentati con la promessa di “profittevoli guadagni”, “challenge con premi reali” e altri americanismi. Ma c’è chi va oltre, proponendo di scrivere con l’AI una serie di libri anche essendo digiuni della materia trattata. Uno addirittura si vanta di aver scritto e venduto su Amazon un manuale di sopravvivenza senza averne la minima competenza. Passi per un libro di giardinaggio, ma perché mai dovrei avventurarmi in un trekking con un manuale simile? L’autore stesso ammette la propria ignoranza su una delicata materia tecnica e pretende di essere credibile, il che è surreale. E qui arriviamo alla soluzione del mistero: si sfruttano gli algoritmi di Amazon per mettere in prima linea i libri e si gonfia la scheda di recensioni vere o fasulle. Cito testualmente:

È un sistema testato, che si basa su numeri, non su chiacchiere..

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Più altre migliorie: copertina ridisegnata, grafica accattivante, “titolo ottimizzato su keyword ad alta domanda” (leggi: appetibile e comprensibile), descrizione scritta con tecniche di conversione (framework AIDA), pricing dinamico per attivare l’algoritmo entro i primi 7 giorni (leggi: politica dei prezzi). Insomma, il libro si vende se sai promuoverlo nel mondo 2.0, indipendentemente dalla sua qualità, il che significa gonfiare il mercato di libri fisici o e-book privi di un vero controllo editoriale. E Amazon che fa? Intanto nel marzo 2024 vince una prima causa civile in Italia sulle recensioni false che hanno tentato di agevolare la pubblicazione di valutazioni a 5 stelle sul portale di e-commerce (Tribunale di Milano). Poi la guerra contro i broker di recensioni false continua (fonte: ZonWizard.com): nel 2024, la piattaforma ha bloccato preventivamente oltre 275 milioni di recensioni sospette (!). In più si continua a portare in tribunale chi gonfia il panorama dell’e-commerce globale. I broker di recensioni a peso si presentano come attività legittime, operando attraverso siti web dall’aspetto professionale, canali social media e servizi di messaggistica criptata. Promettono recensioni a cinque stelle “garantite al 100% sicure”, offrono sconti per ordini in blocco e assicurano persino sostituzioni gratuite se le recensioni vengono rimosse da Amazon. Strategica a questo punto è l’alleanza fra Amazon e aziende come Better Business Bureau in azioni legali congiunte contro operatori di siti fraudolenti. Nel luglio 2025, le due organizzazioni hanno promosso la loro seconda causa congiunta, stavolta contro gli operatori di Skitsolutionbd.com, un sito che vendeva recensioni false non solo per Amazon ma anche altrove. Oltre alle azioni legali, Amazon investe in tecnologia avanzata per combattere le recensioni false alla fonte, utilizzando sofisticati modelli di machine learning che analizzano migliaia di punti dati prima che una recensione venga pubblicata. Le recensioni false non sono solo un problema di Amazon, ma una minaccia per l’intero sistema della fiducia online. Il mercato non ha bisogno di brutti libri, ve n’è già in abbondanza.

Pane … Cibo per la Mente

Dal 28 al 31 agosto Pitigliano torna a essere palcoscenico del Festival Internazionale di Letteratura Resistente, giunto quest’anno alla sua ventiquattresima edizione. Il titolo scelto per il 2025, Pane e… Cibo per la mente, mette al centro il valore del nutrimento culturale e civile, in continuità con un percorso che, anno dopo anno, intreccia memoria, riflessione e attualità.

Nato dall’insegnamento e dallo spirito del maestro Manzi, già sindaco di Pitigliano, il Festival si è consolidato come luogo di incontro tra risorse intellettuali, artistiche e umane, con l’obiettivo di stimolare pensiero critico e consapevolezza.
L’immagine del pane, simbolo di sopravvivenza e dignità, attraversa questa edizione: dal tozzo negato ai contadini della Lega dei Campagnoli all’inizio del Novecento, alla lotta per i diritti dei popoli oggi privati di libertà, pace e giustizia. Le storie locali, dunque, si intrecciano con quelle globali, componendo un affresco che lega passato e presente, memoria e resistenza.

Il Festival si apre con due esposizioni:

  • “L’edificazione del palazzo Orsini/Aldobrandeschi attraverso i secoli nei disegni di Giuseppe Romani”, inaugurata il 1° agosto sulle vetrate delle Macerie;
  • “Pane e identità”, a cura dell’associazione Identity Spirit, inaugurata giovedì 28 agosto alle ore 16 nei sotterranei dell’Associazione Strade Bianche (via Zuccarelli 25).

Accanto alle mostre, spazio a una ricca programmazione che spazia dalla musica di protesta e liberazione al cinema di qualità, dalle letterature di frontiera alle illustrazioni, dai laboratori per bambine e bambini a un’offerta editoriale speciale: ben sedici libri pensati e realizzati per l’occasione.

Il Festival è reso possibile grazie alla collaborazione con la Biblioteca Comunale “F. Zuccarelli”, il Centro Culturale Fortezza Orsini e al sostegno dell’amministrazione comunale di Pitigliano. Quattro giorni intensi in cui cultura, memoria e impegno civile si intrecciano, restituendo al pubblico la forza della resistenza come atto collettivo e vitale.

Dal 28 al 31 agosto, dunque, Pitigliano diventa capitale della letteratura resistente, offrendo a cittadine, cittadini e visitatori un “cibo per la mente” necessario quanto il pane quotidiano.

Due iniziative per Gaza: arte, poesia e solidarietà contro la distruzione

La Striscia di Gaza non è mai stata un luogo facile, spesso descritta come una “prigione a cielo aperto”. Ma lì si viveva: tra case, scuole, ospedali, moschee e chiese. Oggi, dopo mesi di bombardamenti incessanti, Gaza è ridotta a una distesa di macerie, dove la sopravvivenza stessa è diventata una lotta quotidiana, e i bambini sono le prime vittime di questa catastrofe umanitaria.

Nel silenzio assordante della comunità internazionale, e nella tragedia quotidiana vissuta da un intero popolo, tre iniziative culturali e solidali — a Roma, Parigi e Gaza — cercano di affermare un principio essenziale:
Finché la cultura, la musica, la parola e l’immagine resistono, un popolo continua a vivere.

27 Giugno – Happening di Solidarietà al Teatro Porta Portese (Roma)

L’Associazione Gruppo Teatro Essere APS, in collaborazione con Storie Contemporanee – Arti Visuali Scritture Società, Café Voltaire e Artisti Oltre i Confini, promuove un grande evento culturale e artistico venerdì 27 giugno 2025, dalle ore 18.00 alle 21.30 presso il Teatro Porta Portese (Via Portuense 102 – Roma).

Saranno presenti oltre 150 artisti tra pittori, scultori, fotografi, musicisti, poeti e attori. Le loro opere, performance e letture saranno unite da un unico intento: sostenere la popolazione palestinese, raccogliendo fondi destinati a Gazelle per l’invio di generi alimentari a Gaza.

Durante l’happening sarà proiettato anche il video ufficiale della Biennale di Gaza, un lavoro in progress che racconta come l’arte palestinese non abbia cessato di esistere nemmeno sotto le bombe. Gli studi d’artista sono diventati “plein air”, all’aperto, perché i luoghi dell’arte sono stati distrutti insieme agli ospedali, alle scuole, alle case, agli edifici religiosi, ai siti archeologici. Gli artisti lavorano tra le macerie, usando ogni spazio rimasto come atelier improvvisato, a testimonianza della resilienza creativa e della necessità di continuare a produrre bellezza anche nel dolore.

1° Luglio – Presentazione del libro “Il loro grido è la mia voce”

Il 1° luglio 2025, alle ore 17.00 presso la Sala Assunta (Via degli Astalli, 17 – Roma), la Fondazione MAGIS ETS promuove la presentazione del volume:
“Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza”, edito da Fazi Editore.

Il libro raccoglie poesie di autori palestinesi scritte dopo il 7 ottobre 2023, nel cuore del conflitto. Una voce poetica che non tace, che racconta la morte e la speranza, l’amore e il dolore, in un mondo devastato ma ancora umano.

Durante l’evento interverranno i curatori Antonio Bocchinfuso, Mario Soldaini, Leonardo Tosti, il presidente del MAGIS Ambrogio Bongiovanni, e Adnane Mokrani, presidente onorario del CIPAX. Saranno lette poesie di Hend Joudah, Ni’ma Hassan, Yousef Elquedra, Heba Abu Nada, Haidar al-Ghazali e Refaat Alareer.

Per ogni copia venduta, Fazi Editore donerà 5 euro a EMERGENCY, a sostegno delle forniture mediche nella Striscia di Gaza.

Anche in questa occasione sarà proiettato il video della Biennale di Gaza, documentando la trasformazione della tragedia in espressione artistica, dove ogni spazio è diventato studio, e ogni artista continua a creare per non soccombere al silenzio.

La Biennale di Gaza: arte tra le macerie

Dal cuore della devastazione, gli artisti di Gaza hanno lanciato una Biennale d’arte come dichiarazione di vita, libertà e creatività. Più di 50 artisti partecipano a questa iniziativa, lavorando nonostante la guerra, la fame, la distruzione e lo sfollamento.

Le loro opere non solo raccontano l’orrore, ma lo sfidano con la forza dell’immaginazione:

“Attraverso l’arte, resistiamo al massacro. Nessuna guerra può spegnere la luce nei cuori dei creatori”, scrivono i promotori della Biennale.

La Biennale è un invito rivolto al mondo, alle istituzioni culturali, agli altri artisti: non lasciate spegnere queste voci.
Gli studi d’artista “plein air”, spogli di mura ma pieni di dignità, diventano simbolo della volontà di non arrendersi, trasformando la distruzione in gesto creativo e in memoria condivisa.

Perché partecipare
Queste iniziative non sono solo eventi culturali: sono atti di resistenza civile, spazi di ascolto e di azione. Portano aiuto concreto (cibo e medicine), ma soprattutto custodiscono e diffondono la voce del popolo palestinese, affinché non venga ridotto al silenzio.
Perché un popolo muore davvero solo quando tace la sua voce, si spengono le sue immagini, si perdono le sue melodie.

A testimoniare questa resistenza culturale, anche fuori dai confini di Gaza, è la mostra “Tesori Salvati da Gaza – 5000 anni di storia”, in corso all’Institut du Monde Arabe di Parigi. L’esposizione presenta oltre cento opere provenienti da scavi e collezioni palestinesi, oggi custodite in esilio a Ginevra, in un viaggio emozionante tra le civiltà che hanno attraversato Gaza. In un contesto di distruzione e perdita, la mostra si fa gesto concreto di solidarietà culturale, restituendo dignità e visibilità a un patrimonio millenario oggi minacciato.
Anche questa, come le iniziative romane, è una voce che resiste all’oblio, un invito a non voltarsi dall’altra parte.

📣 #SaveTheDate
• 27 giugno 2025, ore 18.00 – Teatro Porta Portese, Roma
Happening artistico e solidale per Gaza
• 1 luglio 2025, ore 17.00 – Sala Assunta, Via degli Astalli, Roma
Presentazione del libro “Il loro grido è la mia voce”
L’ingresso è libero. La solidarietà è necessaria.