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Artisti al Buio

Nel cuore di Roma, tra il Campidoglio e piazza Margana, apre le porte in una nuova sede espositiva Aleandri Arte Moderna, ora in via d’Aracoeli 7, e lo fa con un progetto espositivo potente e visionario:
“PRENDERE AL BUIO PER RIPORTARE AL BUIO”, una mostra immaginata da Enzo Cucchi e formalizzata da Mario Finazzi.

L’inaugurazione di questo spazio non è solo un gesto architettonico, ma un’affermazione di intenti: una galleria che si propone come luogo di ricerca, di dialogo tra artisti, materiali e tempi diversi, distante dalle logiche del mercato e vicina a quelle della cultura viva.

Al centro della mostra, l’inedita e monumentale scultura di Enzo Cucchi, Paese mio: un’opera che attraversa l’oscurità dell’inconscio e dell’immaginazione, per approdare alla materia antica del bucchero, tecnica ceramica etrusca che trasforma l’argilla in nero profondo. Questa scultura è più di un oggetto: è architettura mentale, spazio chiuso e molteplice che accoglie e genera pensieri, opere, artisti, archivi, in una dimensione sospesa oltre il tempo.

In dialogo con l’opera di Cucchi, Massimo Luccioli, maestro della ceramica e custode della sapienza del bucchero, presenta una serie di archetipi – bacili, conche, coppe – battuti e modellati come se provenissero direttamente dal mondo delle idee, forme primigenie plasmate con gesto rituale e sapienza antica.

Tra le tante suggestive grafiche, anche su fogli recuperati, non si può fare a meno di notare la forma libera che Enzo Cucchi ha disteso sul pavimento e gli arcaici vasi di Massimo Luccioli, entrambi in bucchero. In questo dialogo silenzioso tra scultura e ceramica, si avverte la forza ancestrale di una materia che non è solo supporto, ma linguaggio e memoria. La forma che Cucchi lascia fluire sul pavimento non è una semplice presenza fisica: è una traccia mentale, un gesto di apertura verso l’indefinito, quasi una ferita nella superficie dello spazio. I vasi di Luccioli, al contrario, si ergono come presenze sacre e silenziose, solide e immutabili, a custodire un tempo che non passa. Entrambi gli artisti, attraverso il nero profondo del bucchero, evocano un’origine comune, un legame arcaico tra forma, gesto e pensiero, restituendo alla materia il suo potere mitopoietico, capace di fondere il buio dell’origine con la luce della creazione.

I disegni di Andrea Salvino, realizzati di recente, ci riportano immagini della cultura di massa filtrate attraverso una sensibilità che ne scardina la familiarità: sono “immagini familiari, ma non come lo erano un tempo”, come osserva il curatore. Il segno diventa così strumento di evocazione, distorsione, riflessione.

Un’altra voce potente è quella di Nori De’ Nobili, presente con opere su carta, talvolta realizzate su supporti sperimentali, provenienti dal Museo Nori De’ Nobili di Ripe a Trecastelli. La sua ricerca pittorica, intima e visionaria, resta uno dei vertici meno riconosciuti ma più intensi della pittura italiana del Novecento.

Chiude il percorso un’incursione nella memoria collettiva di Roma, attraverso i materiali dell’Archivio della Litografia Bulla, autentico giacimento della storia visiva della città. Le tracce quasi bicentenarie di quest’eccellenza litografica aprono scorci imprevisti su una pratica artigianale divenuta patrimonio culturale.

Con questa mostra, Aleandri Arte Moderna riafferma il proprio ruolo come galleria di ricerca e di sperimentazione, capace di generare progetti articolati e profondamente connessi con il tessuto culturale del presente. Un’apertura che è anche un nuovo inizio, all’insegna della profondità, dell’oscurità generativa e del ritorno alla materia.

La Cultura nel dialogo tra i popoli

La cultura è stata sempre un ottimo biglietto da visita dell’Italia e l’iniziativa itinerante, Classic Reloaded. Mediterranea, intrapresa dal MAXXI (Museo nazionale delle arti del XXI secolo ) di Roma, sul legame tra tradizione classica e ricerca artistica contemporanea, è coraggiosa nel proporre le opere non tanto di Gino De Dominicis o Mimmo Jodice, ma quelle di Maurizio Cattelan e Luigi Ontani che dopo Villa Audi (Mosaic Museum) di Beirut (Libano), viene allestita in novembre al Museo Nazionale del Bardo di Tunisi, luogo del drammatico attacco terrorista di tre anni fa.

L’iniziativa vuole rappresentare, attraverso 20 opere di 13 artisti italiani dalla Collezione del MAXXI in relazione agli spazi e alle opere dei Villa Audi e del Bardo, la cultura del “mare che sta tra le terre”, quella autonomia culturale ma nello stesso tempo apertura all’altro, coesistenza tra popoli, rapporto tra locale e globale, che da sempre caratterizza le nazioni del Mediterraneo.

Le opere dialogano, a Beirut, con gli splendidi mosaici romani del II-VI secolo d.C. di Villa Audi e, a Tunisi, con le architetture e le decorazioni ornamentali del Petit Palais, al Museo Bardo.

Gli artisti in mostra: Salvatore Arancio, Maurizio Cattelan, Enzo Cucchi, Gino De Dominicis, Bruna Esposito, Flavio Favelli, Mimmo Jodice, Sabrina Mezzaqui, Liliana Moro, Luigi Ontani, Pietro Ruffo, Remo Salvadori, Luca Trevisani.

A ottobre, in concomitanza con la XIV edizione della Giornata del Contemporaneo, è stata proposta per la prima volta l’Italian Contemporary Art, coinvolgendo un’ottantina tra Ambasciate, Consolati e Istituti Italiani di Cultura che hanno organizzato dibattiti e mostre incentrate sul tema della cultura artistica contemporanea, cercando di porre in evidenza non solo artisti e opere, ma produttori, curatori, allestitori, direttori di musei, critici, riviste e libri d’arte.

L’iniziativa ha visto anche la collaborazione della Società Dante Alighieri che può contare su numerosi luoghi preposti più alla promozione della lingua italiana che dell’immagine.

Della cultura italiana, in generale, e della lingua in particolare è il tema del progetto Limes che l’Istituto Dante Alighieri di Tripoli ha finanziato per essere implementato dalla Ong Terre des Hommes Italia in Libano, con il gruppo Scout Palestinese “Al Qadisieh” e Al Mobader Association nel campo Palestinese di Beddawi, nel nord del paese, per realizzare attività ludico-educative (quali musica e teatro in lingua) finalizzate all’introduzione della lingua Italiana per 50 bambini rifugiati del campo.

L’iniziativa, come supporto linguistico e introduzione alla lingua italiana, è finalizzata a promuovere la pace e portare la speranza con la lingua e la cultura italiane ai più piccoli (da 10 a 13 anni), agli indifesi e a tutti coloro che futuro non hanno.

Il progetto Limes, iniziato a giugno 2018 e che proseguirà fino a fine dicembre 2018, è stata anche l’occasione per varare la convenzione tra il Ministero della Difesa e la Società Dante Alighieri per inaugurare la Biblioteca della Pace con la donazione di mille libri in lingua italiana al contingente di pace UNIFIL di stanza a Shamaa (Tiro).

La promozione e la valorizzazione della lingua italiana trova un valido strumento nella Giornata ProGrammatica, inserita nella XVIII settimana della Lingua italiana nel Mondo, si rivolge non solo alle realtà italofone (Città del Vaticano, Repubblica di San Marino, Svizzera italiana e allo stato senza terra del Sovrano militare ordine di Malta), ma anche alle Comunità Radiotelevisiva Italofona (CRI) che riunisce le principali radio in lingua italiana all’estero, e inoltre alle numerose nazioni interessate alla cultura e alla lingua italiana (Albania, Bulgaria, Croazia, Francia, Macedonia, Malta, Montenegro, Monaco, Serbia, Slovenia, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Crimea, Giappone, Guatemala, Somalia, Stati Uniti, Tunisia, Uruguay, Venezuela), dove la Società Dante Alighieri svolge, con le sue numerosi sedi, una preziosa missione sin dal 1889.

Sono oltre 5 milioni gli italiani residenti all’estero (+20% rispetto al 2012), secondo i dati del Ministero degli affari esteri e come si rileva anche dal Rapporto 2018 “Italiani nel mondo” della Fondazione Migrantes. Oltre a ribadire la inarrestabile partenza dei giovani, si aggiunge anche la presenza di adulti per cercare un lavoro e degli anziani per trovare un luogo dove poter vivere con gli assegni pensionistici insufficienti per risiedere in Italia.

In Argentina sono stati censiti 948mila italiani, in Germania sono 787 e in Svizzera 631, mentre nel Regno unito sono 315mila gli italiani registrati all’Aire (Anagrafe Italiani residenti all’estero).

Con queste prospettive migratorie italiane il ruolo che gli Istituti italiani di cultura e le sedi della Società Dante Alighieri svolgeranno sarà sempre più impegnativo e decisivo non solo nel promuovere la cultura, ma per tenere i contatti con i connazionali.

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Qualcosa di più:

Dopo la fuga dei cervelli è la volta dei pensionati
http://www.agoravox.it/Dopo-la-fuga-dei-cervelli-e-la.html

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