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Cosetta Mastragostino: Atlante della Materia

La mostra Atlante della Materia di Cosetta Mastragostino, curata da Lorenzo Canova e Piernicola Maria Di Iorio, è ospitata presso la Galleria Gino Marotta – ARATRO dell’Università degli Studi del Molise a Campobasso. L’esposizione propone un ampio attraversamento della ricerca dell’artista, riunendo opere realizzate tra il 1995 e il 2025 e offrendo al pubblico la possibilità di leggere in modo organico oltre trent’anni di lavoro.

Di origine molisana, Mastragostino vive e lavora a Roma, ma mantiene un rapporto profondo con la sua terra natale. Negli ultimi anni questo legame si è ulteriormente consolidato con la creazione del nuovo archivio dell’artista a Mafalda, luogo che diventa punto di riferimento per la conservazione e lo studio della sua produzione. In questo senso la mostra assume anche il valore di un ritorno simbolico alle radici, presentando nel territorio d’origine un percorso che testimonia la maturità e la coerenza di una lunga ricerca.

L’esposizione restituisce infatti la solidità di un lavoro fondato su una profonda conoscenza dei materiali e su una rigorosa consapevolezza del linguaggio plastico. La scultura di Cosetta Mastragostino si configura come un’indagine costante sul rapporto tra forma e materia, un dialogo in cui il gesto dell’artista diventa strumento di rivelazione. Le opere non sono semplicemente oggetti, ma luoghi di trasformazione in cui la materia sembra manifestare le proprie tensioni interne, emergendo attraverso segni, incisioni e stratificazioni.

Nel corso degli anni la sua ricerca ha progressivamente orientato il linguaggio verso una dimensione di maggiore essenzialità. Le forme si semplificano, tendendo verso strutture archetipiche e configurazioni primarie che evocano elementi naturali, frammenti geologici o architetture minime. In questo processo i materiali assumono un ruolo centrale: terracotta, cartapesta, legno, metallo e pietra diventano strumenti di una riflessione che indaga il tempo e la memoria inscritti nella materia stessa.

Dalle opere degli anni Novanta fino ai lavori più recenti emerge una continuità tematica che ruota attorno ai processi naturali e alla trasformazione. La materia viene incisa, modellata e ricomposta attraverso un processo che appare quasi alchemico, in cui l’intervento dell’artista non cancella la natura originaria del materiale ma, al contrario, ne fa emergere le qualità più profonde. Le superfici mostrano spesso segni di erosione, fratture e sedimentazioni che richiamano fenomeni naturali come la stratificazione della terra o il lento mutare delle rocce nel tempo.

La scultura diventa così un campo di forze in equilibrio, uno spazio in cui la forma nasce dal confronto tra controllo e imprevedibilità. Le opere sembrano sospese tra stabilità e trasformazione, tra costruzione e processo, suggerendo una dimensione temporale in cui ogni elemento appare come il risultato di un lento accumulo di energie e di memorie.

Il titolo della mostra, Atlante della Materia, allude proprio a questa dimensione di mappatura. Non si tratta di un atlante geografico, ma di una cartografia sensibile della materia, una raccolta di coordinate poetiche e formali attraverso cui leggere il lavoro dell’artista. Ogni scultura si presenta come una traccia o una soglia: un punto di emersione in cui la materia racconta il proprio percorso nel tempo.

Attraversando le sale della galleria, il visitatore si trova così di fronte a un sistema di relazioni che mette in dialogo opere di epoche diverse, evidenziando continuità e trasformazioni della ricerca. Il percorso espositivo diventa una sorta di geografia della forma, dove la materia appare come un territorio da esplorare, attraversato da tensioni, sedimentazioni e memorie.

La mostra è organizzata in collaborazione con l’Archivio Cosetta Mastragostino di Mafalda e con Sala 1 – Centro Internazionale d’Arte Contemporanea di Roma, realtà con cui l’artista intrattiene una collaborazione storica sin dagli inizi della sua attività.

Cosetta Mastragostino avvia infatti il proprio percorso espositivo italiano e internazionale nei primi anni Ottanta, sviluppando nello stesso periodo un rapporto continuativo con Sala 1 attraverso mostre e progetti condivisi. Nel corso della sua carriera ha esposto in numerosi contesti in Italia e all’estero, con una significativa presenza tra il 2007 e il 2018 a Buenos Aires. Nel 1998 è risultata vincitrice di due concorsi nazionali nell’ambito della cosiddetta “Legge del 2%”, mentre nel 2001 ha ottenuto il primo premio al 7° Concorso di scultura “Spinetoli 2001”. Nel 2005 ha partecipato alla LI edizione della Biennale di Venezia e nel 2009 ha ricevuto la medaglia del Presidente della Repubblica per la mostra Sull’Identità, realizzata presso il Museo della Via Ostiense a Roma.

Accanto all’attività artistica, Mastragostino ha svolto anche un’intensa attività didattica: dal 1986 al 2012 ha insegnato ceramica e scultura presso la Scuola delle Arti Ornamentali San Giacomo del Comune di Roma, contribuendo alla formazione di numerose generazioni di artisti.

Le sue opere sono oggi presenti in collezioni pubbliche e private, tra cui il Museo di Olevano Romano, il Museo della Ceramica di Castelli, il Museo della Scultura di Spinetoli, la chiesa di San Lio a Venezia, il Museo Castagnino di Mar del Plata in Argentina, il Copelouzos Family Art Museum di Atene e il MAACK – Museo all’Aperto d’Arte Contemporanea Kalenarte di Casacalenda.

Con Atlante della Materia, la Galleria Gino Marotta – ARATRO propone dunque una lettura ampia e articolata della ricerca di Cosetta Mastragostino, restituendo la profondità di un percorso artistico che, attraverso il dialogo con la materia, continua a interrogare il tempo, la memoria e le forme essenziali del mondo.


Cosetta Mastragostino
Atlante della Materia
Dal 12 marzo al 6 maggio 2026

ARATRO – Galleria Gino Marotta
Università degli Studi del Molise
via De Sanctis snc
Campobasso

A cura di Lorenzo Canova e Piernicola Maria Di Iorio


Acqua benevola di vita o malevola matrigna

Il sesto Obiettivo del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo è dedicato all’Acqua pulita e ai servizi igienico-sanitari, affinché non ci sia più una persona su tre senza servizi igienici, perché le popolazioni senza Acqua pulita e servizi igienico-sanitari sono maggiormente vulnerabili ad ammalarsi e a morire.

Nelle baraccopoli africane come in quelle sudamericane, nei campi profughi come a Gaza, i bambini giocano tra acque stagnanti e senza Acqua potabile e servizi igienici.

Si muore sia per mancanza di Acqua che per la sua eccessiva presenza, ma non tutti sono consapevoli di cosa vuol significare avere o non avere l’Acqua.

Una mostra dedicata all’Acqua come elemento di vita, ma anche come motivo di conflitto, non ad un l’utilizzo metaforico come strumento per lavare la propria immagine incrinata da qualche discutibile precedente comportamento, ma come momento di riflessione di quanto una minoritaria parte dell’umanità ha tanta acqua da potersi permettere di sprecarla e quante persone ne soffrono per sua mancanza.

L’Acqua attraverso le opere di una ventina di artisti, dal figurativo all’astratto, che hanno usato la pittura, la terracotta, la fotografia, l’assemblage, le performance e il video, per rappresentarla benevola come fonte di vita o una malevola matrigna come causa di alluvioni e conflitti.

Artisti come Carlo Ambrosoli, Elisabetta Bertulli, Gregorio Gumina e Tiziana Morganti, in un alternarsi di drammaticità e di mito, propongono l’Acqua come ostacolo per raggiungere un luogo ideale, come un’isola, per ricostruirsi una vita.

Claudia Bellocchi, il binomio DESART2 (Alessandra Degni – Simona Sarti), Ada Impallara, Giacomo La Commare e Bianca Lami, propongono una narrazione astratta, per offrire una visione di un’Acqua tumultuosa o placida, attraversata dalla luce o dalla tenebre che rasentano impressionismo.

Luigi M. Bruno, con segni fluidi, offre una lettura dell’Acqua sia di vita che di conflitto e secondo la sponda da cui si guarda, mentre l’acquerello di Alessandra Parisi, da una visuale aerea, propone un fiume che scorre tra piante, la cui tranquillità viene interrotta dalla bellicosa opera dell’uomo.

Bruno Menissale e Cosetta Mastragostino, sembrano affrontare l’apparente immobilità dell’Acqua di una laguna, il primo con plumbee atmosfere, mentre la seconda, con le cromaticità del verde, sono delle piante ad uscire dallo spazio del racconto.

Eclario Barone propone le luci e le ombre, con la cripticità dell’Acqua e si contrappone alla narrazione del fiume conteso nell’opera descrittiva di Massimo Napoli, mentre Tania Kalimerova, delicatamente, affronta la tematica della siccità.

La morbidezza della ceramica di Elizabeth Frolet dialoga a distanza con il lavoro di Daniela Passi, non tanto perché sembra scaturire da reminiscenze Dadaiste, ma per la capacità onirica di rimaneggiare e assemblare oggetti del quotidiano, come nella fluidità delle forme nel narrare.

Le fotografie di Toni Garbasso e di Graziella Reggio sono delle testimonianze immaginative dell’Acqua, la prima nel suo fluire in un’ambientazione crepuscolare, mentre la seconda è avvolta in un’atmosfera melanconica, con la nebbia che avvolge il ponte e la natura e sembra presagire alla siccità.

I video di Eleonora Del Brocco, Daria Lior-Shoshani e Chantal Spapens, passano dal documentario-reportage alla fiction, sino alla testimonianza poetica e performativa.


ACQUA
di vita – di conflitto
Dal 12 ottobre 2024 al 10 gennaio 2025

Con le opere degli artisti:

Carlo Ambrosoli, Eclario Barone, Claudia Bellocchi, Elisabetta Bertulli, Luigi M. Bruno, Eleonora Del Brocco, DESART2 (Alessandra Degni – Simona Sarti), Elizabeth Frolet, Toni Garbasso, Gregorio Gumina, Ada Impallara, Tania Kalimerova, Giacomo La Commare, Bianca Lami, Gianleonardo Latini, Cosetta Mastragostino, Bruno Menissale, Tiziana Morganti, Massimo Napoli, Alessandra Parisi, Daniela Passi, Graziella Reggio, Daria Lior-Shoshani, Chantal Spapens

Inaugurazione il 12 ottobre 2024 alle ore 10.00
Presso la Fondazione MAGIS ETS in via degli Astalli, 16 a Roma

Orario: dal lunedì al venerdì dalle 15.00 alle 17.00
Per informazioni e su appuntamento:
tel. + 39 06 69 700 32
michisanti.p@fondazionemagis.org

Nell’ambito di Arte solidale e in collaborazione con il collettivo Artisti Oltre i Confini
a cura di Gianleonardo Latini