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Post d’Arte: da Sironi a Canova

Sironi

Nelle lapidarie geometrie urbane di Sironi respira la disperata utopia, il sogno desolato dell’ultimo uomo..

Realismo del ‘900

Il “Realismo” del ‘900. Una impressione di grande rigidità, non solo tecnica ma anche emotiva: vien da dire banalmente che sono più espressivi i manichini della Rinascente…Tutto l’impianto e la struttura della scuola realistica del ‘900 patisce questo difetto di fondo: la carenza di ogni traccia di rigurgito passionale, che invece nel grande maestro del Realismo ottocentesco ( Courbet) viveva e subiva la vitalità degli ultimi strascichi del Romanticismo…Forse eludendo il solo Lucien Freud e la sua tragica carnalità, nei capiscuola del ventesimo secolo aleggia un sentimento anodino della realtà, una inquietante fissità che rimanda ai racconti di fantascienza, altra passione dei nostri tempi, dove l’uomo smarrisce la sua identità umana in un percorso straniante che allude fortemente alla effettiva crisi di contenuti e valori etici di cui soffriamo, almeno dalla fine della seconda strage mondiale…

Caravaggio e i suoi Bari

I “Bari” di Caravaggio. Un dipinto atipico di Caravaggio: non c’è dramma, né tragedia, né santi, né martiri. E’ un documento di cronaca quotidiana, quasi un “flash”, una vignetta che illustra uno scorcio di vita…Ed è per questo che aldilà del suo valore artistico tradisce un Caravaggio “minore”, quasi umoristico, da cartolina illustrata. Un Caravaggio che non dipinge per l’eternità ma si contenta di vivere il suo tempo tra l’osteria, il baro, lo scansafatiche, lo straccione, l’ingenuo, tra il vino, le risse e i soldi da procurare..Quasi commovente nel suo desiderio,naturale una volta tanto, di appartenere al suo tempo!

Non si deve confondere il narcisismo con la pura e semplice vanità…La vanità s’ammira e si nutre degli apprezzamenti altrui, di un’autostima eccessiva e direi anche patetica: per vanità ci si “piace”..Il narcisismo fa di sé il centro di tutto, è un continuo guardarsi dentro senza mai sfuggire al controllo del proprio “io”, è una schiavitù che fa di sé il proprio aguzzino. Il narcisismo è una forma di nevrosi dolorosa e logorante. Basti pensare che l’immaginario dei grandi artisti si nutre di narcisismo: essi traducono il mondo e il circostante a propria immagine e somiglianza, e come ben si sa questo processo sottintende angoscia e sofferenza…

Achille Formis

Achille Formis, 1832-1906. Lago di Como, collezione privata. Sicuramente di lombardo c’è la intensa profondità luministica improntata ad una interiorità intenta al valore poetico del frammento, del dettaglio: luminosità diffusa e dolce, quasi velata, rivelatrice di silenzi e incanti lacustri..

Antonio Canova

Forse l’unico caso nella storia dell’arte di un artista vero le cui potenzialità espressive sono rimaste intrappolate da una tendenza generale (Neoclassicismo) consacrata alla levigata e frigida perfezione formale. Del resto il Neoclassicismo stesso è una tendenza delle arti nata da un equivoco estetico che portava in sé il germe del suo fallimento: resuscitare le virtù formali dei grandi scultori greci del quinto secolo…Ma Fidia o Scopas o Prassitele avevano ben altra vita e sangue nelle vene delle loro splendide divinità: il Mito della bellezza sublime e nello stesso tempo umanissimo, portato di quei tempi gloriosi, che non poteva rivivere agli inizi di quel 19° secolo e di quella società traviata dagli eccessi sanguinari della Rivoluzione e delle manie di “grandeur” di una Francia corrotta politicamente nelle mani di un genio della guerra (Napoleone), mezzo corso e mezzo italiano, cinico perfetto e figlio ideale di Machiavelli, che non poteva somigliare certo al magnifico Pericle dei suoi tempi aurei!

Luciano Ventrone: Il superrealista

Nella residenza-fondazione di Marcello Aldega anfitrione (fra l’altro riccamente illustrata da pregiati dipinti fine ottocento-primi novecento) e la variegata e non conforme presentazione del sempre vivace Vittorio Sgarbi, è ospite il maestro del realismo Luciano Ventrone da me definito (se permettete) più che “iperrealista” il “superrealista”.
Ma realista in che senso? In competizione con la fotografia, che dico, la scavalca e la umilia con effetti di efficacia microscopica. E questo è pittura? È arte? È poesia? Saranno pure definizioni retoriche e abusate, ma ahimè senza quest’anima trasparente e impalpabile cos’è un dipinto se non manifestazione di pura tecnica e mestiere seppur eccellente e straripante?
Ventrone parla di astrazione nella sua pittura, ma astrazione dove? Come? Quando? Io non vedo che realismo ad alta definizione, maniacale speculazione da anatomista penale. E come insegna l’antico aneddoto: lo scienziato in cerca dell’anima, dopo accurata dissezione di un cadavere, non trovandola tra i visceri sentenziò “l’anima non esiste!”
Così si potrebbe dire del pittore: anatomizza ma non rintraccia l’anima.
Spieghiamoci. C’è realismo e realismo. Caravaggio o Veermer insegnano. Certo, non possiamo sempre aspirare all’intensa, umanissima realtà del maestro bergamasco, alla sua drammatica lezione di dignità, o al concentrato, lirico, “sospeso” realismo del maestro olandese. Ma realismo comunque non si intenda. mai effetto speculare, apparenza superficiale o mero virtuosismo: questi od altri sono sempre stati nemici giurati del grande Realismo, gli equivoci formali che ne hanno distolto e deformato i caratteri essenziali.
Realismo in sé presuppone non solo tecnica obiettiva, ma soprattutto introspezione, meditata qualità di indagine emotiva, sensibilissima attenzione psicologica, astrazione.
Sì, astrazione, necessaria ovunque e sempre nell’opera d’arte. Astrazione ancor più rigorosa e difficile perché nella figurazione realistica c’è da misurarsi con uno spazio prospettico, con la tridimensionalità, con la plasticità, con gli effetti di luce, i rapporti anatomici: tutti elementi tecnicamente affascinanti che possono distogliere dalla “nuce” per così dire astratta della composizione.
Ma l’astrazione deve permeare e sostanziare di sé gli oggetti, le figure, gli spazi, deve prevalere aldisopra di ogni tecnicismo, altrimenti la vita stessa, il senso magico dell’essere verrebbero a mancare lasciando dietro di sé fredde e ceree sostanze inanimate.
Del pittore Ventrone possiamo elogiare l’accanito e dispendiosissimo lavoro di indagine minuta, l’accanimento tenace e rigoroso di un realismo di quasi religiosa attenzione. Ma basta per commuoverci?

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Luciano Ventrone
Matrix. Oltre la realtà / Beyond reality
Dal 19 novembre 2017 al 25 febbraio 2018

Amelia (Terni)
Museo Civico Archeologico e Pinacoteca “Edilberto Rosa”
piazza A. Vera, 10

Informazioni:
infoline 348.9726993
prenotazioni: Call center Sistema Museo 199.151.123;
Museo 0744/978120

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