
Nel panorama internazionale della musica pop e rock c’è una formazione insolita: un gruppo di ragazze siberiane che mischia tradizione e sound elettronico e in questo modo si è affermata a livello internazionale. Parlo di OTYKEN, gruppo nato nel nord della Russia, nel Territorio di Krasnojarsk. Fondato nel 2019 da Andrej Medonos, direttore di un museo etnografico, Otyken letteralmente indica “un luogo sacro dove i guerrieri deponevano le armi e negoziavano”. Il gruppo a maggioranza femminile è composto da rappresentanti di tre ridotte popolazioni indigene siberiane: i Chulym, i Ket e i Selcupi. Vengono da piccoli villaggi nel mezzo della taiga, luoghi legati a una cultura tradizionale, privi persino la luce elettrica. “Il mio villaggio vive di pesca. Sei nasci maschio, il tuo destino è fare il pescatore. Può non piacerti, ma lo farai”, dice la cantante Azjan. Viene da un villaggio di etnia Chulym, dove vivono 200 persone. Secondo una teoria, i Chulym sono gli antenati dei popoli di lingua turca, oppure sono imparentati con gli Ainu del Giappone e i nativi del Nord America, ma questo a noi poco importa, come non distinguiamo se le loro canzoni sono cantate in chulym o khakasso o se i loro costumi sono conformi a quelli riposti nei musei di etnografia (1). Nel loro caso non si tratta di costumi di etnie specifiche, ma di un interessante mix di elementi tradizionali e modernità. Nei video le ragazze sono spesso vestite in modo succinto, con pelli di animali, e i costumi sono decorati con piume e ornamenti tradizionali. Anche gli strumenti sono particolari: maracas, corni, grandi tamburi sciamanici, il vargan (lo scacciapensieri) e il morin khuur ,un curioso strumento ad arco con un teschio di cavallo per cassa armonica. Ma anche chitarre elettriche e sintetizzatori, mentre viene iterato un roco canto di gola (difonico), Risultato? Un rock’n roll etnico, un mix sperimentale di generi diversi – dal rock al techno e al rap) con motivi etnici e canti di gola, che comunque ben si adatta alla ripetizione ossessiva dei moduli di un certo rock e a un’atmosfera di trance. Non è quindi un gruppo di musica etnica tradizionale come in Russia ve ne sono a decine, ma come gli Otyken hanno ripetutamente ammesso, vogliono fare in modo che la musica etnica e le piccole popolazioni indigene non diventino un ricordo del passato. “Abbiamo creato la band per preservare questo folklore. Stanno arrivando tempi diversi e sento che tutto sta svanendo”, dice la chulym Azjan. Il video della loro canzone “Storm” ha totalizzato oltre 4,2 milioni di visualizzazioni su YouTube. Ora la loro musica viene suonata nei festival europei, mentre magari in Russia non la conoscono. Ma nei mesi estivi il gruppo ritorna alle proprie terre e si dedica alle normai attività: allevamento, pesca, artigianato. Sul proprio canale YouTube si possono trovare blog dai villaggi, mescolati a video musicali e spettacoli dal vivo su come raccogliere il miele selvatico o come salare e speziare per la conservazione il pese e la selvaggina.Sono gli stessi sfondi dei loro video musicali, reperibili su YouTube o Facebook semplicemente cliccando “Otyken”.
- Mi è stato raccontato che un etnologo dell’Alaska (forse di etnia Kilkat, affine ai siberiani) venuto a Roma per studiare i reperti conservati in un museo etnologico ogni tanto li usava per improvvisati riti sciamanici. Quegli oggetti per lui avevano un senso preciso che cercava di recuperare.





