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Guido Reni alla Galleria Corsini

Il Palazzo Corsini e la Galleria in esso ospitata sono dei gioielli artistici della città di Roma; l’edificio, che ingloba il preesistente Palazzo Riario della fine del ‘400, fu fatto costruire nel 1736, per opera dell’architetto Fuga, dalla famiglia Corsini, di origine fiorentina, di cui faceva parte il Papa regnante Clemente XII. I principi nel corso di un paio di secoli raccolsero una splendida quadreria con opere dei più celebri artisti rinascimentali, barocchi e post- barocchi tuttora al suo posto nelle sale del palazzo. L’edificio e la raccolta a fine ‘800 furono venduti dai Corsini alla Stato Italiano che vi istituì la prima galleria di arte antica e destinò il palazzo a sede dell’Accademia dei Lincei.
Nel secondo dopoguerra la Corsini fu fusa con la nuova galleria di arte antica di Palazzo Barberini fino alla situazione attuale che ha istituito le Gallerie Nazionali Barberini e Corsini riunendo a Palazzo Barberini i resti dell’omonima collezione e quanto è pervenuto allo Stato per donazioni e acquisizioni dando alla esposizione una funzione didattica con ordinamento cronologico dal Gotico a fine ‘700; a Palazzo Corsini sono rimaste solo le opere provenienti dalla raccolta della famiglia fornendo l’esatta immagine di quale fosse il modo di collezionare opere d’arte tra ‘600 e ‘700. Per ricordare i due più importanti membri della famiglia Corsini, Papa Clemente XII e Sant’Andrea Corsini, vescovo di Fiesole, vissuto nel ‘300 e santificato nel 1629 e per celebrare un grande artista, Guido Reni, è stata organizzata a Palazzo Corsini una piccola ma interessante mostra. Suo fulcro è un grande dipinto, olio su tela, rappresentante Sant’Andrea dipinto dall’artista su commissione dei Corsini per farne dono al Papa Urbano VIII Barberini che si era adoperato per la canonizzazione. Il quadro rimase nella collezione Barberini fino al 1936 quando pervenne ai Corsini che lo collocarono nel loro palazzo di Firenze; nel 2000 fu ceduto allo Stato che lo ha destinato alla Galleria degli Uffizi. A fianco di questo dipinto una copia di formato più grande opera di Agostino Masucci, artista di gran fama alla sua epoca, che lo dipinse nel 1732 su commissione del Papa che intendeva usarlo come modello per la pala d’altare, in mosaico, della sua cappella funeraria nella Basilica di San Giovanni; questo quadro è sempre rimasto in proprietà Corsini nella loro quadreria come un ritratto del Papa e del suo Cardinal Nipote di cui è esposta anche una copia in mosaico, più grande, opera del mosaicista Pietro Paolo Cristofori datata intorno al 1730.
L’intera esposizione mostra la grande fama del Reni, un secolo dopo la sua morte, attraverso una serie di piccole opere in mosaico od in arazzo che esibiscono frammenti di suoi lavori come la copia in mosaico del ritratto del Cardinale Ubaldini, la Sibilla Persica, l’Addolorata su rame, la Vergine in adorazione del Bambino in arazzo. Di mano dell’artista sono invece un più tardo Sant’Andrea Corsini ora alla Pinacoteca di Bologna e un frammento di affresco staccato rappresentante un paffuto putto visto in singolare angolazione. Anche il Masucci, ora un po’ dimenticato, è celebrato con l’esposizione di quadri per i quali andava famoso quali il ritratto di Clemente XII, la Beata Caterina de’ Ricci, fiorentina, ed un dipinto rappresentante il Cardinal Nipote e Padre Evora, ambasciatore del Re del Portogallo, mentre discutono con due prelati.
La mostra è piccola, quindici opere, ma molto interessante sia per la qualità di quanto esposto sia per le curiosità svelate sulla storia dei quadri dei vari artisti.

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Guido Reni
i Barberini e i Corsini
Storia e fortuna di un capolavoro
dal 16 novembre 2018 al 17 febbraio 2019

Galleria Corsini
via della Lungara 10
Roma

Orario:
da mercoledì a lunedì
dalle 8,30 alla 19,00
chiuso martedì

Guido Reni, i Barberini e i Corsini. Storia e fortuna di un capolavoro.

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ITINERARI DI CONTROINFORMAZIONE POETICA

tracciati da
SARINA ALETTA

CLAUDIA LODOLO – MASSIMO ANTONELI:
SINGOLOARE ESPOSIZIONE DI OPERE “DIVERSE”
UNICA MOSTRA
NON SOLO PER LA GIOIA DEGLI OCCHI.

Mai
i lavori di due artisti presentati in unico spazio
potrebbero incontrarsi in modo più giocosamente armonioso.
ll luogo è quello della VIRUS ART GALLERY di via Reggio Emilia
e protagoniste sono le mille macchinine magiche di Claudia Lodolo
in gara con nuove mitiche “grattugie” di un Massimo Antonelli
che appare oggi ancor più tragicomico e forte nei contrasti..
Traboccante dell’innata grazia lodoliana
e nell’occhieggiare graffiante del “Grattugia”
la sera del vernissage è una gran festa.
Al momento di uscire dalla galleria
mi accade di sentirmi irresistibilmente attratta
da due “visioni” di Claudia Lodolo
che entrando mi erano sfuggite
Sono due piccoli quadri ineffabili nel tradurre
tremori struggenti del l’infanzia
e sento in capogiro quanto l’arte sia misteriosa
irraggiungibile e straziante se ti sfiora
imprevedibile nel suo colpire a tradimento.
Tornando a riveder le stelle penso che quella tra natura ed arte
sia una gran lotta…estenuante e favolosa.
Ed io piccina piccina fuggo scomparendo nella notte
lnseguita da infinite MACCHININE festevoli tra GRAITACELI Dl GRATIUGE.
Una mostra gioiosa da visitare fino a sabato 24 novembre.

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Massimo Antonelli / Claudia Lodolo
Sino al 24 novembre 2018

Virus Art Gallery
via Reggio Emilia, 69
Roma

Informazioni
3497061109 – 3472298138

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Annabella Cuomo: Un duplice racconto

Prendendo spunto e nome dall’omonima galleria newyorchese, l’Associazione Culturale Galleria 291 nasce nel 2008 nel quartiere romano di San Lorenzo. Fin dall’inizio, la Galleria diviene luogo di libertà espressiva, superando i concepimenti accademici, proiettandosi nell’ambito della sperimentazione. L’associazione, fondata nel 2006 da Vania Caruso insieme ad altri tre soci, si orienta nella promozione e diffusione dell’arte e della cultura in tutte le sue forme e linguaggi.

È in quest’ambito che trova terreno fertile l’artista Annabella Cuomo. Un’artista che pur essendo giovane ha un ampio e variegato curriculum. La sua maturazione artistica comprende una profonda ricerca e una sempre maggiore consapevolezza estetica. Il suo ‘fare’ artistico ruota attorno a tante immagini, pensieri, concetti. Entra nei meandri del sociale mostrandoci, come sapientemente enunciato da Marinella Cianciaon, la ‘verità dei fatti’.
I suoi interessi, viaggiano tra pittura e fotografia, in un continuo crescendo che mostra forme dai volti inespressivi, creando un racconto dell’individuo moderno. Il duplice racconto accennato nel titolo di questo mio scritto, è l’intelligente progetto curatoriale della galleria impostato sull’artista.
Praticamente due storie che si intrecciano fin dall’inizio dell’attività espositiva.
Sono riunite in questa mostra una selezione di opere realizzate appositamente per questo spazio.
La Biologia non è il destino; Un regalo, un oro dentro l’ombra; Guerra agli Dei; C’è un posto dove vivono; Big One Game; sono i titoli delle mostre passate.
Un vero e proprio racconto visivo ma anche verbale.
Emerge la crisi sociale dei nostri giorni, in Big One Game del 2016, l’ultima personale di Annabella Cuomo, una proverbiale caccia ai cinque animali più ambiti.
Animali, che già nel 2011 con ‘Un regalo, un oro dentro l’ombra’ sono evidenti, perché è la luce soffusa che cela le rappresentazioni ancestrali di fantasmagorici animali. Animali scomodi, impopolari, selvatici. In fin dei conti, per la Cuomo, incontrare un animale selvatico è un regalo, perché si entra in contatto con le basi biologiche della Vita. Il suo ruotare nell’ombra del mondo animale è finalizzato alla ricerca della bellezza di una vita nascosta.

La mostra, che è una riuscita antologica dell’artista, porta il visitatore a conoscere quanto e come si è espressa attraverso le sue opere. In “Guerra agli Dei” del 2012, la mano dell’artista, per mezzo dei tratti grafici, indugia chirurgicamente, sull’evoluzione biologica di una stirpe, colpevole di chi si è voluto misurare con gli dei. Il legame con la sua prima mostra “La Biologia non è il destino” è facilmente leggibile. Nell’esposizione del 2013: “C’è un posto dove vivono”, la Cuomo metabolizza le ceneri del vissuto attraverso immagini dove la memoria ritrae il senso di un’esistenza sbiadita.
La lungimirante politica di questa galleria, che compie dieci anni della sua attività, fa vedere in questa esposizione quanto ho appena scritto. Non è, quindi, una mostra fatta per caso bensì un piacevole riassunto della visione estetica di un’artista attenta al chiedersi il perché delle cose.
Operazione riuscitissima.

Felice visione per chi lo vorrà.

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Annabella Cuomo
Dal 23 ottobre al 17 novembre 2018

Galleria 291 EST
viale dello Scalo San Lorenzo, 45/49
Roma

Orari: lun. 15,30 / 19,30
Mart, merc, giov, ven, 11,30 / 19,30
Sabato 15,30 / 19,30
Domenica chiuso.

Informazioni:
tel, 06/44360056

https://www.annabellacuomo.com/

http://www.galleria291est.com/

A cura di;
Vania Caruso & Rossella Della Vecchia

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Il poeta del mito

Da qualche giorno è stata aperta, nella consueta fastosa cornice, presso le Scuderie del Quirinale la mostra “Amori, Miti e Altre Storie. Ovidio” avente per oggetto l’esame, sotto svariati aspetti, dell’opera in versi del poeta latino. Publius Ovidius Naso nacque a Sulmona, nel 43 a.C., da agiata famiglia della borghesia provinciale ed in giovane età si trasferì a Roma entrando in contatto con i più raffinati circoli culturali; riuscì alfine a frequentare gli ambienti artistici gravitanti intorno alla corte imperiale di Augusto ottenendo fama e successo. Si rese molto noto per le sue opere a soggetto amoroso ed anche erotico ispirandosi ai poeti alessandrini del mondo ellenistico, scrisse Amores, Heroides, Fasti, Remedia Amoris, Metamorfosi e la celebre Ars Amatoria. Sulla cinquantina e nel pieno della sua vita artistica e sociale, nell’8 d.C., fu improvvisamente esiliato da Augusto nella remota città di Tomi, piccola colonia romana sulle coste del Mar Nero, isolata e sovente minacciata, come dice lo stesso poeta, da incursioni dei nomadi delle steppe. Lì rimase quasi dieci anni componendo Tristia ed Epistulae ex Ponto in cui lamentava la sua infelice sorte ed invocava la possibilità di un suo richiamo a Roma. Morì a Tomi nel 18 d.C..
Ignoriamo il motivo del suo esilio, Ovidio parla in un suo verso di “carmen et error” frase enigmatica che copre una vasta gamma di interpretazioni: cosa fece? cosa vide? cosa disse? cosa scrisse? ignoriamo e ignoreremo forse per sempre la ragione del duro provvedimento augusteo. Nonostante queste vicende la fama del poeta rimase vivissima per secoli superando anche una certa ostilità da parte dell’opinione pubblica cristiana per il contenuto amoroso dei suoi versi. Molti sono i manoscritti medioevali con le sue opere, i più antichi rimasti risalgono all’XI secolo testimoniando il suo successo e la sua fama che si perpetuavano nel tempo.
Il poema che è esaminato in mostra è il “Metamorphoseon” in XV libri per complessivi 12.000 versi, è un’opera epico-mitologica che rivisita circa 250 miti greci che, secondo una moda alessandrina, contengono vicende che comportano delle trasformazioni di dei, di semidei, di ninfe, di umani; tipico esempio è Dafne che per fuggire Apollo si trasforma in alloro o Giove che assume le sembianze di aquila per rapire Ganimede o di toro per fuggire con Europa: Dal punto di vista cronologico si copre il periodo che va dall’apparizione di Chaos, all’inizio del mondo, alla glorificazione di Cesare che vola in cielo per raggiungere gli dei e prendere posto tra loro.
In mostra sono esposte circa 250 opere provenienti da musei e collezioni italiani e stranieri; sono del genere più diverso, quadri del 5/600 ed affreschi pompeiani, sculture antiche e barocche, cammei e vasi etruschi ed apuli, preziosi oggetti di trucco femminile ed infine numerosi codici finemente miniati attestanti la fortuna e la fama della poesia di Ovidio.
La mostra si articola attraverso una serie di ambienti che seguono un preciso programma: si entra in una sala con un padiglione contenente un ritratto rinascimentale del poeta, alle pareti una installazione, che può anche risultare incongrua, con versi ovidiani scritti con il neon, segue un ambiente suddiviso con, da una parte, le divinità amate da Ovidio capitanate da una splendida Venere Callipigia che esibisce un ben tornito lato B, dall’altra statue di Augusto e ritratti della famiglia imperiale. Segue una serie di sale, al piano terreno, in cui i curatori hanno esposto le opere che si riferiscono a miti in cui Ovidio parla in maniera irriverente delle divinità ufficiali dell’Olimpo Romano che invece Augusto, nella sua riorganizzazione dello stato, aveva di nuovo innalzato sugli altari in maniera solenne.
Si inizia con Marte e Venere sorpresi ed incatenati dal geloso marito Vulcano, con Dafne che si trasforma in albero per sfuggire ad Apollo, con Diana che fa morire Atteone che l’ha vista mentre si bagnava, con Apollo che scortica il vinto Marsia, con Diana ed Apollo che uccidono a colpi di freccia i quattordici figli dell’orgogliosa Niobe, con Giove che, preso da frenesia amorosa, trasformato in aquila rapisce Ganimede ed in toro la giovane Europa. Al piano superiore il programma è diverso, sono esaminati miti che hanno esiti tragici ed in alcuni casi esiti fausti; sono miti di morte Piramo e Tisbe, Ermafrodito e Salmacide, Narciso ed Eco, Ippolito e Meleagro, Icaro e Fetonte
Hanno esiti favorevoli i miti di Arianna e Proserpina che si trasformano in dee e dell’efebo Ganimede che ascende all’Olimpo e diviene coppiere degli dei.
Una mostra molto interessante per l’abbondanza e la varietà delle opere esposte e che si visita con grande piacere.

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Ovidio
Amori, Miti ed altre storie
Dal 17 ottobre 2018 al 20 gennaio 2018

Scuderie del Quirinale
Roma

Orario:
da domenica a giovedì 10/20
venerdì e sabato 10/23

Catalogo:
Arte’M/ Erma di bretschneider

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Roma prima di Roma

RF Mostre Roma prima di Roma 1Una interessante mostra è stata aperta presso i Musei Capitolini con il titolo “La Roma dei Re. Il racconto dell’Archeologia”. In realtà il periodo di tempo preso in esame è più ampio partendo da reperti del X° secolo a.C. fino ad arrivare al VI° secolo, praticamente dall’inizio dell’età del Ferro alla fine dell’epoca dei Re.

Sono quasi 850 pezzi suddivisi in varie sezioni che si articolano in un percorso che, contrariamente al solito, si snoda partendo dai reperti più recenti per arrivare ai più antichi. Nelle prime vetrine vengono presi in esame “Santuari e palazzi nella Roma Regia” con particolare riferimento all’area sacra di S. Omobono e i “riti sepolcrali a Roma tra il 1000 e il 500 a.C.” con esposizione di numerosi corredi tombali rinvenuti nella zona ora occupata dai Fori. Segue “L’abitato più antico: la prima Roma” con un grande e minuzioso plastico della Roma arcaica e poi una vasta panoramica di “Scambi e commerci tra Età del Bronzo ed Età Orientalizzante” con molti reperti rinvenuti in necropoli scavate nell’Esquilino nella prima fase edificatoria dopo il 1870. “Indicatori di ruolo femminile e maschile” e “Oggetti di lusso e di prestigio” continuano ad esporre oggetti in bronzo ed in ceramica generalmente di provenienza funeraria e frutto dell’opera di artigiani locali o di scambi con mercanti etruschi, latini e greci.

Conclude la mostra la sezione “Corredi funerari confusi” che espone reperti dello stesso tipo della cui contestualizzazione poco o nulla si sa, furono scavati in epoca non certissima, in luoghi appena citati senza avere alcuna cura di riportare il tipo di giacitura ed altre notizie utili a studiare l’epoca e la provenienza; sono elementi “muti” da apprezzare solo visivamente. L’esposizione si tiene in Palazzo Caffarelli tranne una sezione ospitata nelle vicinanze dell’imponente basamento del Tempio di Giove Capitolino.

La mostra è stata organizzata dall’Assessorato, dalla Sovraintendenza Capitolina e da Zetema con il concorso del Parco Archeologico del Colosseo, dell’Università la Sapienza e di quelle della Calabria e del Michigan che hanno eseguito scavi archeologici con reperti che in parte sono esposti.

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La Roma dei Re
Il racconto dell’Archeologia
dal 27 luglio 2018 al 27 gennaio 2019

Roma
Musei Capitolini

Orario:
9,30 / 19,30

Ingresso:
gratuito per chi ha acquistato per 5 euro la MIC Card valevole per un anno
info Rel. 060608

Orario
Tutti i giorni 9.30-19.30; la biglietteria chiude un’ora prima
Giorni di chiusura:
25 dicembre, 1 gennaio

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