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Il mistero della Sfera bronzea

Il complesso ospedaliero del San Camillo oltre ad annoverare edifici chiusi, inutilizzati anche come discarica per suppellettili e attrezzature varie, aree verdi senza decoro, ha anche un mistero di arte contemporanea.

Una sfera bronzea collocata al centro di quello che doveva essere un luogo d’incontro davanti al Padiglione Puddu, ma che l’erba incolta lo ha reso un mondezzaio, tanto da usare uno dei vuoti della scultura come deposito di buste di plastica.

Sulla scultura è presente una targa in ricordo del restauro eseguito da Agostino Ragusa nel maggio 2019, per commemorare gli oltre 15 anni di attività della AOSCF (Aziena Ospedaliera San Camillo-Forlanini) congiunta alla Ong VPM (Voci di Popoli del Mondo), ma non l’autore.

La Ong VPM è impegnata nella cooperazione internazionale allo sviluppo in Africa sub sahariana, documentata nella pubblicazione Health Diplomacy, e il restauro è stato solo l’occasione per pubblicizzare la collaborazione con AOSCF, ma anche per riportare agli splendori degli anni ’70 un’opera sottoposta ad anni d’intemperie, presentando un’ossidazione diffusa con erosioni e infiltrazioni d’acqua stagnante nella struttura interna, che ne compromettevano anche la stabilità.

Una scultura attribuita a Giò Pomodoro, anche se negli archivi di Pomodoro non risulta alcuna documentazione.

Il Dott. Gianluca de Vito della Ong prese a cuore la situazione di degrado, tanto da pulirla dagli aghi di pino e dai vari rifiuti che la fantasia degli operatori e utenti dei servizi ospedaliere abbandonavano anche con cura, magari cercando di occultarli all’interno dalla scultura.

La speranza che la sensibilità, con il buon esempio, verso le opere d’ingegno siano tutelate dall’incuria e dall’indifferenza delle persone verso il patrimonio comune.

Post d’Arte: da Corolla a Sironi

Joaquin Corolla

Apprezzabilissimo pittore di sicura tecnica, ma la sua ascendenza più che impressionista (di cui usa talvolta la solarità della macchia, ma lontanissimo dalle folgorazioni di un Monet) è di dichiarata ispirazione tardo preraffaellita, pur senza le intenzioni mitico-favolistiche di quel movimento, o meglio ancora alfiere di quella pittura tardo romantica che ha il sapore di certe rievocazioni classiche di un lirismo da piccolo salotto nostalgicamente gozzaniano.

Whistler l’americano

Ecco, Whistler è un pittore che trovo di straordinaria aristocraticità, e nonostante agisca in quell’ambito tardo ottocentesco un po’ decadente e un po’ impressionista, attinge ad una interiorità che realizza le più alte valenze romantiche (romanticismo, per capirci, alla Flaubert), ma anche con singolari profezie di quelle che saranno le novità novecentiste (vedi “Notturno in blu”).

Domenico Induno

Nonostante il pericolo della retorica sentimentale, inevitabile per tali soggetti, “Alla ruota degli esposti” di Domenico Induno risulta notevole per qualità pittorica, per la resa magistrale della materia d’ambientazione: il muro, l’angolo desolato a cui s’appoggia la donna stremata, le sue vesti logore ma dignitose, la fredda solitudine d’intorno nell’albeggiare tetro, tutti elementi resi con grande equilibrio oltre che tecnico anche emotivo. Il dramma è evidenziato senza eccessi e senza clamori, il pallore della donna spicca come una tacita condanna della sua povertà e dell’indifferenza colpevole c della società: essa è sola e abbandonata al suo gesto disperato, la terra degli uomini e il Cielo stesso sono assenti. Il dipinto vive di un realismo sobrio ed intenso degno di Courbet, segnato da un dolente intimismo che non urla né accusa; sinfonia mesta di grigi e di silenzi, più efficace e risoluta d’ogni pletorica arringa.

Salvador Dalì

La Crocefissione di Salvador Dalì forse è il dipinto migliore dell’artista…l’unico in cui il suo virtuosismo forsennato tradisce un sentimento di profonda cosmicità dell’Umano..

Mario Sironi

Una pittura che è quasi scultura, bassorilievo folgorato dal taglio di luci radenti, una gamma cromatica essenziale di terre, grigi ferrosi e squarci di oltremare. Nei paesaggi urbani, desolati e deserti una poesia sobria, compatta di malinconica astrazione metropolitana, rare tracce umane che attraversano mute il silenzio di gelido albeggiare.

Contro la guerra la Cultura del dialogo

Una giornata d’immagini, parole e suoni per testimoniare la forza negativa della guerra e la proposta di risolvere i conflitti con il dialogo, ma fermare la guerra significa fermare gli aggressori o arrendersi a la prepotenza. È difficile pensare che un popolo aggredito possa rinunciare alla libertà e che gli altri popoli ignorino le grida di aiuto e non far mancare gli aiuti non solo sanitari e alimentari. Le armi non sono la soluzione ma un mezzo per non soccombere e portare i prepotenti a trattare.

Attualmente nel mondo sono attivi un centinaio di conflitti perché una parte possa prevalere sull’altra.

Più che un ERRORE, l’aggressione dell’Ucraina è un ORRORE, come sono degli orrori ogni prepotenza.

Bertolt Brecht, nella poesia “La guerra che verrà” (conosciuta anche come “Breviario tedesco”), scriveva
“La guerra che verrà non è la prima.
Prima ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente faceva la fame.
Fra i vincitori faceva la fame la povera gente egualmente.”

Ma non ci possiamo accontentare di essere liberi dentro, per ottenere un pezzo di pane, essere liberi anche fuori è meglio, per garantire una dignità nel vivere, perché non si può soccombere ai prepotenti per non trovarsi in un’epoca distopia.


STOP THE WAR
L’11 giugno 2022 alle ore 15.00

MuDeCu – Museo delle Culture “Villa Garibaldi”
Riofreddo (Roma)

A cura di Gregorio Gumina

Espongono gli artisti: Pippo Altomare, Claudia Bellocchi, Paolo Bielli, Paolo Dolzan, Franco Fiorillo, Pippo Fucsia, Gregorio Gumina, J Sarah Gumina, Sandra Inghes Maya Lopez Muro, Volker Klein, Anna Maiorano, Giampiero Nacouzi, Paolo Signore.

Lettura poetica di F. Falasca

Intermezzo con la street band FanfaRona

Intervento video di Fulvio Abbate

Proiezione del video per l’Ucraina realizzato da 168 artisti di varie nazionalità.

Dalla mattinata apriremo una pagina online su facebook per raccogliere liberi contributi pittorici, testuali, grafici, sonori che verranno pubblicati.


Dante nei Libri d’Artista

Tra le molte celebrazioni ed eventi per ricordare Dante e la ricorrenza del settecentesimo anno della sua morte nel nostro paese, spicca e si distingue l’iniziativa di Stefania Severi, che già in passato si era occupata dell’argomento nel commentare l’opera poetica dantesca attraverso diverse creatività pittoriche e diverse tendenze dell’arte contemporanea.

In “Dante nei libri d’artista” si intende rievocare, presumo, attraverso la presenza del libro in qualche modo “illustrato”, l’antica arte preziosa e raffinata della miniatura e del miniaturismo a suo tempo a torto ritenuta arte minore. Naturalmente l’opera dei vari artisti presenti nella pubblicazione è lontanissima dagli artifici illustrativi del tempo di Dante, ma in qualche modo e per diverse modalità si è inteso riprendere la tradizione antica di rafforzare e accendere visivamente la fantasia del lettore, oggi come allora, nella rilettura del Sommo Poeta.

Le tecniche usate dai vari artisti ovviamente esprimono diverse soluzioni e diverso modo di ispirarsi alle strofe dantesche, ognuno manifestando quella che è l’eredità della propria ricerca individuale: questo comporta contrasti e difformità in ogni testo “illustrato”, ma certamente a tutto vantaggio della molteplice ricchezza d’ispirazione e dell’originalità del Libro d’artista che in questo modo intende farsi portavoce e manifesto dell’omaggio che l’arte contemporanea in Italia ancora oggi, dopo settecento anni, esprime ai versi sublimi del Poeta che trovano ricetto e sollecitazione creativa pur se a distanza temporale così notevole: ma questo è il miracolo della grande Poesia che in ogni epoca e in ogni luogo si manifesta viva e imperitura.

Nel “libro a rotolo” dipinto con collage,pigmenti ed altro di Letizia Ardillo ritorna l’antica tradizione del “volumen” con cui le antiche scritture conservavano i tesori delle proprie esperienze conoscitive. Nei “fili di parole che portano alla luce” del suo libro cucito Franca Buscaglia ci offre l ‘opportunità di sfogliare pagine emblematiche del tradizionale rapporto libro-lettore,alla ricerca di spazi e grafie rivelatrici. Vito Capone,nel suo libro di grossolana carta riciclata offre lo spunto di una materia plastica che ancor più sollecita, quasi in modo tridimensionale, il riaffiorare della plasticità poetica. Francesca Cataldi nel suo libro con rilegatura all’antica ritorna alla preziosità della medievale miniatura corredando di fitte architetture grafiche il mistero stesso di quell’irripetibile poesia. Gianleonardo Latini nel suo libro “a leporello” dispiegato quasi a quinta teatrale, con l’uso luminoso e giocoso di matite colorate e pennarelli, ridà respiro di sintesi semplice e diretta al lettore odierno, forse troppo intimorito da certe cupezze ed eccessive drammaticità di ottocenteschi illustratori; ma l’artista così ha inteso alleggerire e schiarire toni troppo seriosi che appartenevano ad antiche letture tardo romantiche. Salvatore Giunta, nell’illustrare la dantesca “Quaestio de aqua et terra”, profonda nelle sue pagine di carta di riso la liquidità dei verdi e degli azzurri e dei timbri freddi nello scorrere e nel fluire dell’elemento acquatico il senso stesso della cosmicità universale, un “panta rei” che si ricollega alla vaporosità delle origini stellari. Infine Massimiliano Kornmuller nelle sue “rime petrose”, con l’uso della linoleografia stampata a mano ritorna nostalgicamente alla grafica e alla decorazione delle antiche stampe, alla tradizione di preziosi testi e di manualità dei dimenticati artefici che furono scrigno delle nostre prime riscoperte di quella poesia unica e assoluta che tutti ci rappresenta nel rinnovarsi perenne della rilettura dantesca.

Mind the Map: Srotolando il mappamondo

Una mostra sull’immagine del mondo, sull’audace tentativo intellettuale umano di disegnare lo spazio terrestre e di vederlo tutto insieme in un’unica rappresentazione grafica.

Dalle mappae mundi ospitate nei libri di preghiere del XIII secolo alle straordinarie costruzioni cartografiche che dibattono e progettano il mondo dei commerci oceanici nei secoli delle scoperte geografiche, dai tappeti geografici contemporanei alla mercatoriana mappa del mondo di Google, l’esposizione offre l’opportunità di riflettere sulle dinamiche di costruzione dell’immagine del mondo con la quale quotidianamente ci confrontiamo. Gli esemplari in mostra saranno riproduzioni ad alta definizione, provenienti da biblioteche nordamericane, europee e giapponesi, mentre i tappeti geografici del XX e XXI secolo, appartenenti alle collezioni geografiche di Luciano Benetton, saranno esposti in originale.

Per ammirare i mappamondi e i planisferi elaborati dall’antichità ai nostri giorni un libro dal medesimo titolo, pubblicato dalla Fondazione Benetton (in coedizione con Antiga), disponibile già dal giorno dell’inaugurazione, offre ulteriori approfondimenti. Il lungo lavoro di ricerca svolto dall’autore e curatore della mostra, il geografo Massimo Rossi, e i contatti con le maggiori biblioteche mondiali hanno consentito la riproduzione delle più importanti e preziose cartografie disponibili e utili per ricostruire il variegato e straordinario processo di costruzione dell’immagine del mondo. I grandi pannelli dell’esposizione, gli audiovisivi, i filmati e un meditato itinerario con audioguida faciliteranno per il pubblico la comprensione delle varie mappe elaborate dall’età romana fino alla piattaforma di Google Earth, con importanti incursioni artistiche nella geografia, mentre il volume, riccamente illustrato, con maggior spazio e intensità entra nel dettaglio di ogni mappa collocandola nel proprio ambito storico e sociale, per connetterla alla relativa committenza, alla responsabilità esecutiva, alla particolare finalità e ai legami con altri esemplari. Suddiviso, come la mostra, in tre sezioni (Non plus ultra, Plus ultra, Theatrum orbis terrarum), il volume di oltre 200 pagine costituisce un ulteriore saggio delle modalità di lavoro circolare della Fondazione Benetton: dall’idea alla ricerca documentale e bibliografica, dall’elaborazione espositiva al progetto editoriale.


Mind the Map!
Disegnare il mondo dall’XI al XXI secolo
Dal 5 febbraio al 29 maggio 2022

Ca’ Scarpa
Treviso

A cura di: Massimo Rossi