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Digitale analogico materiale

Ascoltando un commentatore radiofonico stamane risento una importante considerazione da me ribadita già da un bel po’. Naturalmente si riparla del digitale, della rete o come volete chiamarla: già dissi come fosse un sorprendente paradosso che una odierna tecnologia stellare mettesse (come mai nella storia dell’umanità) a disposizione di chiunque e con estrema facilità una infinità di possibilità, informazioni, approfondimenti, ricerche, nozioni e commenti, insomma di cultura, e dall’altra che questa preziosa disponibilità non fosse affatto fruita dalla stragrande parte dei cultori della rete.

Come avere a disposizione una biblioteca planetaria di cui poi pochissimi ne approfittano. Diciamola tutta: il livello culturale con queste straordinarie sollecitazioni si è evoluto?.. No, affatto. E’ la rivincita del libro? E’ il trionfo della superficialità e della stupidità? E’ come avere le chiavi di una Ferrari e usarla solo per fare il giro dell’isolato!

Vedendo il traffico enorme delle comunicazioni inutili, volgari e delle risibili infinite sciocchezze e constatando (anche da interviste, risposte assurde anche a semplici quesiti e ridicoli commenti della cosiddetta gente comune) la bassissima, come non mai, qualità culturale che ci circonda, ci viene da chiedere perché questo accada.

A che serve la conoscenza a portata di tutti se poi il palazzo del sapere rimane deserto?… Sì, è la rivincita del libro, ma ahimè sempre per pochi.

LMB Libri Digitale analogico e materiale cover****************************

Reader, Come Home

Maryanne Wolf

Harper Collins, 2018, pp. 272
Prezzo: 24,99$

A fine settembre in italiano per l’edizioni Vita e Pensiero

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Digitare la conoscenza

Biblioteche: La carta in Rete

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Le ingiustizie di una vita privilegiata

È la storia della mia vita: se c’è una ciliegia col verme tocca sempre a me.
Zucchero “Candito” Kandinsky
da “A qualcuno piace caldo” (Some Like It Hot)

In una vita fatta di apparenze e appartenenze, le persone sono protese all’invidia e al livore più che alla benevolenza.

Anche un asceta può, per una frazione di secondo, pensare che il suo saio è più ruvido di quello indossato dall’altro sant’uomo. Leggendo “è più ruvido” come una rivalità sul “perché devo soffrire di più”? o anche “io sono più vicino alla santità”!.

Che pessime persone quelle che prendono senza essere disposte a dare, ma noi siamo liberi di non elargire, a meno che non si pensi ad un proprio tornaconto.

Un tornaconto che nessuno può garantire, come chi specula nel campo finanziario, si rischia per poter guadagnare, ma non ci si può lamentare se la ricchezza rimane lontana mentre la povertà è dietro l’angolo.

Spesso siamo noi stessi, con la cronica insoddisfazione, ad essere i peggiori nostri antagonisti, con il bel risultato di diventare dei parafulmini di guai, mentre gli altri possono essere dei “fortunati” individualisti o sono propensi a facilitare la vita altrui.

Nel libro “Stronze si nasce” di Felicia Kingsley, pseudonimo di una emiliana, la vita appare come un’interminabile susseguirsi di controversie mentali, di supposizioni, di illusioni e delusioni, ma non per questo si evita di esistere, anche perché un po’ tutti siamo delle persone non sempre specchiate.

È una storia nella più consolidata tradizione del romanzo “rosa”, dove ad un certo punto tutti si rivelano sleali o presuntuosi, ma tra l’ingenua apprendista samaritana che si dimostra poco affidabile per le infatuazioni, l’infingarda amica/nemica, l’amichevole “grillo parlante” e il “principe azzurro”, c’è lo “scudiero” di Azzurro a essere fuori dal coro, ma tutti sono ricchi, belli e anche famosi.

Non può mancare, nel rimanere nel cliché e alla fine di alti e bassi, la felice conclusione della “redenzione” di chi voleva fare la stronza, ma senza averne la spigliatezza e la disinvoltura di chi stronzi ci nascono.

La protagonista confonde le infatuazioni con l’amore, ma soprattutto non comprende quando il sesso è amore.

GL Libri La vita è ingiusta Libro****************************

Stronze si nasce
Felicia Kingsley
Editore:  Newton Compton2018, p. 443
Prezzo: € 10,00

EAN: 9788822713438

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Rinascimento psichedelico: incredibili potenzialità, enormi pericoli

  •  di Galliano Maria Speri –

    Verso la metà del 2015 il giovane e brillante ricercatore Robin Carhart-Harris realizza un esperimento in cui dimostra che l’Lsd, una delle più note sostanze allucinogene, riesce ad attivare nel cervello umano connessioni del tutto inedite e questo schiude nuove possibilità alle neuroscienze e alla neurofarmacologia.

     Questo potente strumento ci permetterà di indagare, da un punto di vista mai tentato prima, il funzionamento e le potenzialità del cervello ma anche di iniziare un percorso rivoluzionario nelle cure psichiatriche. Non si può però sottovalutare il rischio terribile che una sostanza così potente possa essere usata politicamente per il controllo sociale. L’argomento è riproposto da un libro di recente pubblicazione, “LSD. Da Albert Hoffmann a Steve Jobs, da Timothy Leary a Robin Carhart-Harris: storia di una sostanza stupefacente“, di Agnese Codignola.

    Robin Carhart-Harris, ricercatore inglese presso l’Imperial College di Londra dove dirige la ricerca sugli psichedelici del Dipartimento di neuropsicofarmacologia.

    L’Lsd, un allucinogeno che tutti conoscono o pensano di conoscere, viene sintetizzato per la prima volta il 16 novembre 1938 da Albert Hoffman, un chimico svizzero che lavorava alla Sandoz di Basilea. Cinque anni dopo, Hoffman ingerisce la nuova sostanza, la dietilammide dell’acido lisergico, e gli effetti complessivi sono così impressionanti da indurlo a una serie di accurate sperimentazioni su di sé e sui suoi collaboratori. Il chimico svizzero ritiene che la sua creatura sia uno strumento utilissimo, non solo per mettere a punto terapie farmacologiche da usare in psichiatria, ma anche per promuovere una nuova empatia tra gli esseri umani. Sfortunatamente, le cose sono andate in modo molto diverso, l’Lsd è uscito presto dai laboratori ed è finito sulle strade, imprimendo il suo marchio su un’intera epoca, tra progetti utopistici e sogni deliranti che finiranno con la messa fuori legge della sostanza e la fine delle sperimentazioni scientifiche. Negli ultimi anni, seppure con difficoltà, molti ricercatori hanno ripreso gli studi raggiungendo risultati estremamente interessanti nel campo della lotta alla depressione e all’alcolismo. Il “bambino difficile”, come Hoffman definì la sua creazione, passato da farmaco a droga, ha iniziato il percorso contrario, tanto che si comincia a parlare di “Rinascimento psichedelico”. Questo è l’argomento di un libro avvincente e ben documentato scritto dalla giornalista scientifica Agnese Codignola.

    Clare Boothe Luce e l’Lsd

    Quando si parla di Lsd di solito vengono evocate immagini di “figli dei fiori”, di comunità alternative che rifiutano il capitalismo e la società dei consumi, di guru che esplorano i recessi più insondabili della mente umana. Non si pensa certamente a una signora di mezza età, appartenente all’alta borghesia cattolica americana e con un ruolo importante nella guerra fredda come ambasciatrice USA in Italia, il Paese con il più grande partito comunista dell’Occidente. Eppure, Clare Boothe, è di lei che stiamo parlando, ha avuto un ruolo cruciale per la diffusione dell’Lsd negli Stati Uniti. Sia lei che suo marito Henry Luce, il potente editore di Life e Time, colgono ogni occasione per propagandare l’Lsd e cercare nuovi proseliti. È proprio un articolo di Time del 1954, intitolato Dream Stuff (La sostanza dei sogni), che apre la campagna in favore dell’Lsd, seguito da innumerevoli altri articoli che ospitano racconti di divi cinematografici e persone famose che lo avevano sperimentato. Il 10 giugno 1957 Life pubblica un lungo reportage di quindici pagine intitolato Cercando i funghi magici e firmato da Robert Gordon Wasson che ha viaggiato lungamente con sua moglie in Messico dove ha approfondito la conoscenza dei funghi magici usati dagli stregoni locali nelle loro cerimonie religiose per entrare in contatto con la divinità.

    Una foto del 1954 di Clare Boothe, ambasciatrice degli Stati Uniti in Italia, insieme a suo marito Henry Luce, influente editore di popolari testate come Time, Life, Sports Illustrated e Fortune.

    Nel descrivere gli effetti dei funghi, Wasson parla di “eliminazione delle barriere tra sé e il mondo” e di “fissione dello spirito”, ma non si limita soltanto a questo perché vuole capire la natura delle sostanze che provocano le visioni e quindi riporta negli Stati Uniti diverse varietà di funghi che vengono analizzati da esperti micologi. Il risultato è una spedizione scientifica in Messico che identifica diverse specie di funghi appartenenti alla famiglia delle Strophariacae e, in particolare, al genere Psilocybe. Poco dopo, proprio da questi funghi, verrà isolata la psilocibina, un allucinogeno con una struttura molto simile a quella dell’Lsd. Si rimane sorpresi dall’apprendere che Wasson non è un avventuroso giornalista con la passione per i viaggi e le scoperte, ma un banchiere anzi, è il vicepresidente della potente banca d’affari JP Morgan, sposato a una pediatra russa con una passione contagiosa per l’etnobotanica e i funghi in particolare. Un ulteriore contributo alla popolarità della nuova sostanza con effetti mirabolanti viene poi dato da famosi personaggi di Hollywood, notoriamente affetti da vari problemi psicologici e in cura da psichiatri e psicoanalisti. Il caso più eclatante è quello del popolare attore Cary Grant che non perderà occasione per lodare gli effetti benefici dell’allucinogeno che lo ha aiutato a conquistare una nuova e più equilibrata personalità. Nel 1966, il senatore Robert Kennedy difende di fronte alla Food and Drug Administration (l’ente americano che si occupa del controllo su medicinali e cibi) l’uso terapeutico dell’Lsd a cui sua moglie Ethel si sta sottoponendo ma, ormai, l’allucinogeno ha invaso università e città, causando diverse morti per cui l’allarme sociale ha raggiunto un punto tale che la sostanza verrà bandita negli USA l’anno successivo e, progressivamente, in tutto il mondo.

    Il programma MKUltra della CIA

    Quando gli americani entrano nel campo di concentramento di Dachau nel 1945 scoprono che i medici nazisti avevano somministrato mescalina a trenta prigionieri e ne acquisiscono la documentazione. Il responsabile degli studi sulla mescalina e l’Lsd nel campo era Hubertus Strughold, riuscito a fuggire negli USA dove era entrato nel programma spaziale statunitense e si era fatto apprezzare talmente tanto dalla NASA da essere definito “padre della medicina spaziale”. Qualche anno dopo, però, il suo nome compare nella lista dei criminali di guerra nazisti riusciti a fuggire negli Stati Uniti messa a punto dal Dipartimento per l’immigrazione. La neonata CIA capisce subito le enormi potenzialità delle droghe psicoattive e inizia immediatamente a studiarne l’uso. Il caso più sinistro è quello del carcere di Lexington, nel Kentucky, dove nel 1959 il dott. Harris Isbell sperimenta sui detenuti oltre ottocento droghe diverse, incluso Lsd, ecstasy e allucinogeni vari. In un esperimento, ai “volontari”, tutti neri, vengono somministrate per settantacinque giorni consecutivi dosi di Lsd con l’ordine preciso di “raddoppiare, triplicare e quadruplicare le dosi”. La CIA mette a punto anche un altro progetto per il controllo della mente denominato inizialmente Bluebird, poi Artichoke e, infine, MKUltra. Tra il 1954 e il 1963 l’Agenzia distribuisce Lsd a migliaia di cittadini scelti a caso, inserendolo in alimenti e bevande. Il progetto verrà chiuso nel 1967, dopo un ridimensionamento nel 1964, alcuni anni dopo la morte di Frank Olson, un ricercatore della CIA a cui era stato somministrato Lsd a sua insaputa e che, sconvolto dagli effetti, si era gettato dal decimo piano di un edificio. L’utilizzo dell’Lsd è stato oggetto di programmi specifici anche da parte del MI6, il servizio segreto britannico.

    La “ego dissolution”

    Secondo molti studi riportati dal libro, l’Lsd si è rivelato efficace nel trattamento dei malati terminali di cancro ed è stato sperimentato da molti specialisti in diversi periodi e contesti culturali perché consente a pazienti, che hanno pochi mesi o poche settimane di vita, di avere una esperienza così profonda da riorientare completamente le proprie emozioni. Un caso importante verso la fine degli anni ’60 è quello di Gloria, membro del gruppo di ricerca del dott. Stanislav Grof, che scopre di avere un tumore metastatico al seno e cade in uno stato di ansia e depressione molto gravi. Gloria accetta di essere sottoposta a un protocollo che prevede alcune sessioni di psicoterapia seguite dalla somministrazione di 200 microgrammi di Lsd, la stessa dose che viene utilizzata in pazienti psichiatrici. I risultati sono stupefacenti perché dopo una sola seduta nella paziente “paura, ansia e depressione sembrano dissolte, sostituite da un sentimento di empatia e di amore verso ciò che è stata tutta la sua vita e verso i suoi affetti più cari; la morte a quel punto, le appare come un passaggio a uno stato diverso, e come tale accettata”.

    Risultati analoghi vengono ottenuti molti anni più tardi dal dott. Peter Gasser in Svizzera nel 2007, per cui un nutrito gruppo di psichiatri di fama lancia un appello per eliminare il bando contro l’Lsd e consentire la ripresa della ricerca sugli usi di questa sostanza in tutti i settori medici in cui si è rivelata utile. Usato in modo rigoroso e sotto controllo medico, l’Lsd riesce ad attivare aree prima inutilizzate del cervello che si mettono in comunicazione tra di loro, aprendo prospettive inimmaginabili che distruggono la vecchia identità e creano una “mente bambina” che guarda il mondo con occhi totalmente nuovi in un processo che è stato definito “ego dissolution”.

    La copertina del libro che raccoglie i saggi dedicati dallo scrittore britannico Aldous Huxley alle sue esperienze con l’Lsd di cui era un grande sostenitore. Il testo fu pubblicato postumo nel 1977.

    Distruggere l’attaccamento alla bottiglia dell’alcolista e aprirgli le porte di un mondo nuovo, come pure placare le ansie terribili dei malati terminali, è certamente uno splendido risultato ma, proprio sulla base dell’esperienza degli anni ’60, ci dovrebbe essere un’attenzione rigorosa e minuziosa affinché sostanze così potenti vengano usate in modo rigorosamente controllato per gli scopi medici per cui sono state create.

    Se è vero che Steve Jobs ha dichiarato che l’uso dell’Lsd è stata una delle esperienze fondamentali della sua vita (ma affermazioni simili sono state fatte anche da scienziati e premi Nobel), questo non significa che chiunque provi gli allucinogeni diventi ipso facto un nuovo Steve Jobs o uno scienziato da premio Nobel.

    Il libro di Agnese Codignola è molto ottimista sulle nuove prospettive che l’Lsd e le sostanze simili possono dischiudere alla mente umana e alle cure psichiatriche, ma trascura il pericolo molto concreto di un uso manipolativo degli allucinogeni, come avviene nel romanzo Il mondo nuovo di Aldous Huxley dove una droga ottimale e senza effetti collaterali chiamata soma placa problemi personali e rivolte politiche, lasciando tranquilli al potere i governanti del mondo

    A proposito, Huxley non è uno “scrittore statunitense”, come viene definito a pagina 35, ma una delle colonne portanti dell’establishment britannico, nipote del grande biologo Thomas Huxley e pronipote, per parte di madre, di Matthew Arnold, uno dei principali poeti e critici letterari del periodo vittoriano.

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    Agnese Codignola

    LSD Da Albert Hoffman a Steve Jobs, da Timothy Leary a Robin Carhart-Harris: storia di una sostanza stupefacente

    (UTET pag. 270 € 19,00)

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  • Pubblicato il 10 luglio 2018
    su Frontiere
    Articolo originale

Il culto della personalità nel Novecento

AP Libri International CommunismScrivere di comunismo e di culto della personalità oggi, quando si celebra l’apoteosi del modello unico neocapitalista (in equilibrio fra neoliberismo e sovranismo) può sembrare un lavoro scomodo. Eppure, mai come oggi è di stretta attualità, visto che sempre più spesso organizzazioni politiche collegiali, magari anche di tradizioni secolari, vengono sostituite nel consenso di massa da partiti personali oppure fortemente influenzate dalle cosiddette “personalità”. Si possono fare diversi esempi: dalla Francia di Macron, Le Pen e Melenchòn, all’Italia di Berlusconi, Renzi, Grillo e Salvini, fino agli USA di Trump, per non parlare della Russia di Putin. In questo contesto, alla luce del peso che il movimento comunista internazionale ha avuto nella storia del secolo scorso, sia nei Paesi dove è andato al potere, sia in quelli dove è rimasto all’opposizione o dove addirittura ha continuato ad essere perseguitato, la bella ricerca di Kevin Morgan (docente di Social Sci Politics alla University of Manchester, e studioso del movimento comunista britannico e internazionale) è particolarmente prezioso. Attraverso la consultazione e la selezione di un vasto elenco di fonti (raccolto in diversi archivi fra Parigi, Londra, Manchester e Mosca) e di una sterminata bibliografia, l’autore ricostruisce la storia di questo rapporto fra comunismo e ruolo della personalità nel Novecento, in un excursus che va dalla Rivoluzione d’Ottobre fino al movimento zapatista messicano di fine secolo. Attraverso i sette capitoli in cui è suddiviso il libro, Morgan scompone il fenomeno nel tempo e nello spazio. Cronologicamente vengono individuate quattro fasi specifiche: 1) il periodo rivoluzionario dal 1917 fino alla morte di Lenin nel 1924; 2) quello che va dalla metà degli anni Venti a quella degli anni Trenta, in cui il feticismo religioso di Lenin è ancora preponderante; 3) la vera e propria fase in cui esplode il culto della personalità, con l’ascesa e l’affermazione del culto della personalità di Stalin (1935-1956); 4) la fase post-staliniana, dal rapporto Khrushchev al “fenomeno Marcos”, passando per il culto di Mao e dei leader dei movimenti di liberazione asiatici. Ma Morgan declina anche in termini tematici il fenomeno, che non può essere ridotto solo a Stalin e allo stalinismo. Ecco che quindi egli affronta il tema del leader come incarnazione dell’importanza e del ruolo storico del partito, il segretario generale come garante supremo dell’unità e dell’integrità del partito e dalla sua comunità militante, fenomeno questo che appartiene a tutte le specificità nazionali del movimento comunista. Fu così ad esempio per il PCF di Thorez, per il CPGB di Harry Pollit, per il PCI di Togliatti e per il PCE di Dìaz. Inoltre, l’autore evidenzia come il culto della personalità non fu solo «culto del potere», ma anche volano di un preciso immaginario dello scontro rivoluzionario, attraverso la figura del militante/dirigente «martire» (come l’italiano Gramsci o il tedesco Thälmann), del leader rivoluzionario di estrazione operaia (come ancora il francese Thorez, l’australiano Miles o lo spagnolo Dìaz), o infine della personalità carismatica, della «figura avvincente» (enkindling figure) il cui prototipo era stato Lassalle e che in Europa avrebbe visto fra gli altri il bulgaro Dimitrov, la spagnola Ibarruri, ma anche lo scozzese Willie Gallacher. Pur non nascondendo le conseguenze terribili che il culto della personalità ha avuto in URSS e in buona parte dei Paesi nei quali il movimento comunista è andato al potere nel secolo scorso, anzi dedicando loro diverso spazio nel libro, Morgan comunque non perde di vista il fatto che il comunismo e i suoi esponenti emersero nel “secolo breve” come il migliore strumento al servizio dei movimenti rivoluzionari e per la diffusione di una cultura della solidarietà che rivendicò anche il diritto ad essere praticata. Il leader rivoluzionario o di partito, il segretario generale divennero quindi per milioni di persone una sorta di simbolo che induceva all’azione e alla resistenza contro l’attendismo e l’immobilismo, caratteristica familiare di una certa politica radicale, indipendentemente che la battaglia venisse persa (come nel caso di Thälmann in Germania) o vinta (come in quello di Dimitrov). D’altronde, il carattere distintivo del comunismo non risiedeva necessariamente nell’intreccio di questi valori simbolici con un certo autoritarismo burocratico del partito (Morgan ricorda che questo era già presente nei partiti della Seconda Internazionale). Ciò che invece in essenza distinse l’esperienza comunista fu che il fatto che questo forte simbolismo rivoluzionario (incarnato dalle grandi personalità del movimento comunista internazionale) fu imbrigliato nella realpolitik di Stato (anche dove il potere non era stato conquistato) con il suo corollario di cinismo e brutalità.

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International Communism and the Cult of the Individual
Leaders, Tribunes and Martyrs under Lenin and Stalin
(Comunismo internazionale e culto della personalità nel Novecento)
di Kevin Morgan
Palgrave Macmillan, London, 2017, pp. 363

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Il potere è femmina

AB Libri teodoraCome sempre la storia è in grado di offrire grandi spunti narrativi, quando poi si va a “pescare” nel periodo storico scelto per questo romanzo i racconti sono quasi infiniti.

Per entrare meglio nei dettagli possono essere un buon punto di partenza le parole dell’autrice nei ringraziamenti finali, dove dice:

“… E a tutti coloro che lo leggeranno e si divertiranno, perché chi scrive qualcosa lo fa sempre per i lettori, sperando che questa storia piena di avventure, intrighi e colpi di scena vi consenta di passare qualche ora divertendovi…”

Può sembrare strano ma in queste tre righe Mariangela Galatea Vaglio, riesce a fare al suo stesso romanzo una una piccola e semplice recensione, perché la sua storia diverte, è piena zeppa di avventure e colpi di scena e si fa leggere in davvero poco tempo.

Il libro narra le vicende di Teodora, una delle figure più importanti della storia dell’impero bizantino vissuta a Costantinopoli nella prima metà del 500 d.C. Per rispetto di chi non conosce la sua storia non verrà svelato qui chi fu e cosa fece se non che la sua carriera ebbe inizio come attrice, un attrice molto particolare visto che, più che le parole, era il suo corpo a parlare… E sapeva usarlo molto bene a giudicare dagli obiettivi raggiunti.

Seppur la storia di Teodora sia piena di luci e ombre specialmente per i suoi inizi, giustificabili però con il fatto che allora le donne molto altro non potevano fare, il suo temperamento e il suo coraggio rappresentano un po’ il riscatto come donna, laddove riuscì ad utilizzare i suoi doni per affermarsi nella società e a mettere in riga i prepotenti.

Il suo personaggio riempie molte delle pagine del romanzo mentre in quelle dove lei non figura la scena è presa da colui che fece l’altra parte di storia a quel tempo, Pietro Sabbazio Giustiniano, detto semplicemente Giustiniano.

Nipote del generale Giustino che fu un fidato servo dell’imperatore Anastasio, Giustiniano seguì dapprima le orme dello zio nell’esercito per poi dedicarsi maggiormente alla politica di Costantinopoli, dove pian piano riuscì a ritagliarsi un suo spazio, favorito anche dall’appoggio delle fazioni del circo di città che allora controllavano il popolo.

Il circo. Non si può parlare di questo romanzo senza menzionare l’importanza che il circo di Costantinopoli aveva nel contesto politico non solo di Costantinopoli ma di tutto l’impero, dal momento che, il primo appoggio che l’imperatore doveva avere era il loro, pena la rivolta. E per avere questo appoggio tra le cose più importanti a cui l’Eletto doveva pensare era la religione. In quegli anni infatti, l’impero era attraversato dalle correnti dei monofisiti e dei calcedoniani, questi ultimi appoggiati dalla sede centrale della Chiesa situata ancora a Roma, seppur il suo splendore sia ormai un ricordo lontano. I monofisiti erano invece odiati dalla Chiesa ma avevano comunque un peso politico notevole a cui l’imperatore non poteva voltare le spalle, cosa che, come scoprirete leggendo il libro, non era per nulla facile.

Teodora e Giustiniano i protagonisti dunque, accompagnati da un carrellata di altri personaggi storici che si alternavano nella lotta al potere o che, come semplici comparse, erano in grado di cambiare gli equilibri di un impero come quello Bizantino. Detto questo però, e tornando alle parole iniziali, la storia si può leggere e conoscere anche divertendosi ed è quello che un po’ succede leggendo questo romanzo a volte un po’ “peperino”, capace di non cadere mai nella noia, svelando i retroscena più oscuri di un impero prestigioso e regalando momenti di piacevole lettura con qualche particolare piccante.

Il libro sembra essere il primo di una serie di romanzi che andranno a comporre la “Saga di Bisanzio”, del resto la storia è lunga e un solo romanzo sarebbe sprecato, chissà quali altri misteri si celano dietro questa figura affascinante di cui è bene ricordarsi il nome, Teodora.

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Titolo: Teodora. La figlia del circo. La saga di Bisanzio
Autore: Mariangela Galatea Vaglio
Editore: Sonzogno, 2018, pp. 380
Disponibile anche in ebook
Per informazioni sull’autrice è possibile visitare il suo blog

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