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Il Giorno della Memoria: Una speranza tra tanto odio

Nella grande Storia sono tessuti i racconti di persone che cercano di scivolare tra le trame degli eventi, per sopravvivere ed aiutare, silenziosamente, a sopravvivere.

È sopravvivere quello che una comunità circense cerca di fare, mentre le persecuzioni si trasformano in assassinii, trasformando un circo in un rifugio per l’umanità sgradita alla Germania nazista.

È il circo l’ambientazione scelta dalla scrittrice statunitense Pam Jenoff per il suo “La ragazza della neve” dove Noa viene accolta da Herr Neuhoff e dove Astrid la introduce, per sopravvivere, all’arte del trapezio. La storia delle due donne, Noa e Astrid, che imparano a fidarsi, prende ispirazione dai fatti realmente accaduti.

Noa, una giovane olandese cacciata di casa dopo la scoperta dei genitori del suo essere rimasta incita da un soldato tedesco, nella sua continua fuga salva un neonato ebreo, tra i tanti lasciati morire in un vagone nel freddo dell’inverno. Ad Astrid, ebrea virtuosa del trapezio e ripudiata dal marito ufficiale nazista, Noa non dirà della sua maternità e la rinuncia del figlio appena nato in una struttura per ragazze madri.

Un libro sui buoni sentimenti in un periodo dove si discriminavano le singole persone per la loro appartenenza ad una cultura o piuttosto che ad un’altra, distraendo il popolo da ben altri eventi.

Sono passati 80 anni dalla “Notte dei Cristalli”, passando da una strisciante vessazione ad una aperta persecuzione, prendendo a pretesto, come se i nazisti ne potevano avere bisogno, l’uccisione di un diplomatico tedesco a Parigi e farsi scudo dell’indignazione del popolo per bruciare abitazioni e negozi di ebrei e le loro sinagoghe.

E poi vennero le Leggi Razziali fasciste in gran parte dell’Europa, per rendere dei cittadini che hanno contribuito alle singole nazioni di crescere di essere declassati, emarginati, esclusi dai diritti di ogni altro cittadino.

80 anni non sono bastati per non far emergere tanto odio per i propri simili, ma per fortuna, come 80 anni fa, c’è sempre chi si adopera per salvare anche una sola persona, anche sino al sacrificio.

Un libro romanzato su storie reali che si incrociano nella tessitura dell’autrice, lasciando ancora qualche speranza in un periodo impegnato ad incolpare gli altri della propria insoddisfazione, dove lo sdoganamento dell’odio manifestato pubblicamente, ha portato ad un esondazione di cinismo e cattiveria, in una società incline all’individualismo ed all’ egoismo, facilmente mutabili in razzismo.

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La ragazza della neve
di Pam Jenoff
Traduttore: Tullia Raspini
Editore: Newton Compton, 2017, pp. 351
Prezzo: € 10.00

EAN: 9788822707727
ISBN: 8822707729

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Opinioni di un clown di Heinrich Böll

04 CB Libri Opinioni di un clownHans si presenta: sono un clown. Il protagonista del romanzo proviene da una famiglia della borghesia in vista della cittadina di Bonn: gli Schnier. Gli Schnier sono “quasi nobili”, sono la famiglia del carbone della cui ricchezza però, i figli non hanno ricevuto niente, neppure da mangiare: risparmio ossessivo su qualsiasi cosa che non avesse una portata sociale; alla fine Hans mangiava meglio nel vitto del collegio!
Hans rifiuta il percorso di carriera che gli viene offerto dalla famiglia e decide di vivere facendo il clown. In fondo quando la distanza tra i principi morali e l’etica supera l’umana contraddizione, la realtà si trasforma in una farsa grottesca e un clown nella sua pantomima riesce a partecipare al gioco folle della vita. Hans vive girovago mettendo in scena “Predica cattolica e predica evangelica”, “Seduta di consiglio d’amministrazione”, “Traffico”.
Hans nasce e cresce non comprendendo le dinamiche del mondo contemporaneo. L’ipocrisia ferisce, e ferisce ancor di più quando per giustificare un comportamento, ci si costruisce sopra una morale a cui comunque può succederne un’altra se la prima non è più alla moda, così, senza alcuna responsabilità come “come se niente fosse”. Feriscono affermazioni prive di una qualunque umanità. In epoca nazista la sorella Henriette sedicenne viene mandata dalla madre, per il credo nazista, come volontaria nella Flak, incontro a morte certa; dopo la guerra la madre rinnega posizioni precedenti divenendo peraltro presidente di una società per la conciliazione dei contrasti razziali e la figlia non viene più nominata; alla morte di Georg, ragazzino saltato in aria nell’esercitazione con il “Panzerfaust” sente dire: “per fortuna che era orfano”.
Le ferite proseguono e tutto viene letto allo stesso modo: meglio essere un clown dalla vita anarchica libera dai cliché sociali o dagli obblighi formali imposti da una religione. Hans soffre, ora soffre soprattutto per la fine della relazione con Maria. Maria se ne è andata: dopo anni di convivenza e di amore non riusciva ancora ad accettare una vita non consacrata nel matrimonio.
Opinioni di un Clown o confessioni di un uomo che non si trova nel mondo che gli è toccato vivere. Non descriverò come conclude questo capolavoro: che i curiosi vadano fino in fondo e lo leggano per intero; per i pigri, genialmente l’autore Heinrich Böll, svela tutto nell’incipit: «Coloro ai quali non è stato annunciato nulla di Lui, lo vedranno; e coloro che non ne hanno udito parlare, lo intenderanno. “Romani”, 15, 21». Buona lettura!

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Opinioni di un clown
Heinrich Böll
Traduttore: A. Pandolfi
Editore: Mondadori, 2016, pp. XVI-232

EAN: 9788804670834

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La magia degli Elementi

Sono passati otto anni da quando Cecilia Randall uscì in libreria con il romanzo Gens Arcana, al termine del quale l’autrice mise subito in chiaro ai propri lettori di non aspettarsi seguiti, trilogie o altro in quel momento. Il romanzo ebbe però un buon successo editoriale e i fan da allora non hanno mai abbandonato la speranza di rivedere Valiano e gli altri protagonisti in una nuova avventura, speranza fortemente palesata all’autrice.
E ora siamo qua, otto anni dopo appunto, con il tanto atteso seguito che ha tutti gli ingredienti necessari per fare onore ancora una volta al talento dell’autrice modenese.
Se il tempo è passato per noi lo stesso non vale per i personaggi di questo mondo semi-reale ambientato nella nostra cara penisola nel 1480. I protagonisti Valiano, Selvaggia e Manente li ritroviamo a pochi mesi dai fatti narrati nel primo romanzo, ancora insieme, ma non più in Toscana. Valiano ha infatti deciso di spostarsi momentaneamente a Venezia, luogo da lui scelto per poter esercitare il suo ruolo di primo arcano d’Italia. Chi sono gli arcani? Bè, per rispondere a ciò sarebbe più corretto partire dal primo romanzo, che oltretutto è stato riproposto in libreria con una nuova veste grafica per accompagnare l’uscita del suo seguito. Detto questo però, una risposta può essere semplicemente che gli arcani sono esseri umani dotati di particolari poteri “mistici” che permettono loro di interagire con gli elementi, terra, aria, acqua e fuoco, trasformandoli in armi di notevole efficacia.
La spiegazione, lo ammetto, è un po’ povera e una lettura approfondita del romanzo (o dei romanzi) ve lo confermerà, ma è utile giusto per dare un idea a chi ancora non conosce la saga per sapere bene o male quale è il genere trattato.
Per chi volesse leggere entrambi i libri un breve quadro può essere il seguente: in Gens Arcana il protagonista Valiano non ne vuole proprio sapere dei suoi poteri ed è costretto a difendersi da chi lo vuole eliminare per accaparrarsi il suo diritto ereditario in vetta agli Arcani; in Magister Aetheris invece il cattivo misterioso ha più o meno la stessa ambizione, ma Valiano questa volta è un poco più preparato a combattere.
Non mancano ovviamente i cari vecchi elementali e nemmeno i simulacri, a cui si aggiunge un agguerrita Santa Milizia che ha più meno lo stesso modus operandi dell’Inquisizione.
Le differenze tra i due romanzi non si limitano però alla sola trama: se infatti nel primo era ben chiaro chi fossero i buoni e chi i cattivi e il percorso del protagonista era piuttosto lineare, nel secondo c’è molto più mistero, accentuato da una Venezia che grazie alla sua conformazione non è certo povera di segreti, e in questo l’autrice ha saputo sfruttare la città molto bene. Non spaventatevi quindi se, a più di metà romanzo, ancora non sapete dove si andrà a parare perchè, se c’è una cosa che proprio non manca, è la suspense.
L’intreccio tra i personaggi si rivela ancora una volta avvincente, ed ognuno di loro grazie al suo carattere ben definito riesce a dare il suo contributo ad una storia che scorre veloce tra i capitoli, ricca di colpi di scena e con combattimenti che tolgono il fiato.
L’abilità di Cecilia Randall nel giocare con la storia non è una sorpresa dopo il notevole successo della saga di Hyperversum e, se dopo tanti romanzi, l’autrice riesce ancora a catturare il lettore per il taglio mistico che riesce a dare a periodi così importanti del passato, c’è da sperare che la sua vena creativa abbia ancora in serbo storie del calibro di Magister Aetheris.
Lasciatevi quindi catturare anche voi dal suo mondo partendo magari dal principio con Gens Arcana, potreste finire con il ritrovarvi tra le mani due romanzi di ottima fattura che ben si inseriscono nell’universo fantasy attuale. Non vi piacerebbe forse domare un elementale o scatenare una bella tempesta di fuoco? Scopritelo.

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Titolo: Magister Aetheris
Autrice: Cecilia Randall
Anno: 2018
Editore: Giunti Editore (Collana Waves)
Pagine: 592

 

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03a AB Libri magister aetheris 2

Titolo: Gens Arcana
Autrice: Cecilia Randall
Anno: 2018 (2010)
Editore: Giunti Editore (Collana Waves)
Pagine: 752

 

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Dietro ai dipinti e alle sculture: i mostri sacri del Rinascimento

Antonio Forcellino torna sul mercato editoriale con l’opera prima di una trilogia dedicata ai grandi protagonisti del Rinascimento. Se non conoscete l’autore provate ad immaginarlo come una sorta di Giorgio Vasari dei giorni nostri, se poi non conoscete neanche il Vasari beh, probabilmente non vi piacciono l’arte e la storia. (Non me ne vogliano gli esperti per questo paragone).
Forcellino si è occupato in passato di numerosi saggi dedicati alla vita e alle opere dei tre Maestri assoluti del Rinascimento dove, “tre Maestri assoluti” sta a Leonardo, Michelangelo e Raffaello.
Con l’opera qui recensita l’autore abbandona la saggistica per dedicarsi agli stessi temi sotto forma di romanzo, ridando vita ai protagonisti di quel periodo magico e tanto importante sia sotto il punto di vista artistico che sotto quello politico. Oltre ai tre artisti sopra menzionati infatti, le pagine ripercorrono in modo dettagliato le trame politiche dell’Italia rinascimentale, con personaggi di spicco come Rodrigo Borgia, Lorenzo il Magnifico, Ludovico il Moro e tanti altri ancora tra cui alcune donne di pari valore come Giulia Farnese e Lucrezia Borgia giusto per citarne un paio.
Il romanzo inizia narrando ciò che avvenne in un pomeriggio dell’estate del 1451 quando ser Piero da Vinci, passeggiando nella campagna nei pressi del suo paese, incontrò la giovane Caterina a cui non seppe resistere e che decise di possedere lì in quel momento. Momento che fu cruciale per l’Italia intera e per le generazioni a venire perché, citando il romanzo: “presto il frutto di quello stupro avrebbe abbandonato il borgo e la campagna per andare a cambiare il mondo”.
E così prende il via un racconto strutturato in modo lineare seguendo la linea di successione dei Papi, partendo da Niccolò V per arrivare fino ad Alessandro VI, in un susseguirsi di avvicendamenti alla guida della Chiesa, tra lotte intestine su tutto il territorio italiano dove i più grandi nobili del rinascimento si combattevano, si alleavano e si tradivano per assicurarsi la prosperità dei propri casati, con i turchi e i francesi alle porte e pronti ad invadere l’Italia per inserirsi tra i contendenti.
A tutto ciò si affianca la carriera artistica, scientifica e chi più ne ha più ne metta di Leonardo da Vinci, il primo vero protagonista di questa storia, quello a cui sono dedicate più pagine, pagine dove viene disegnato il suo carattere bizzarro e inconcludente. Proprio così, inconcludente. Se pensate infatti che egli ha lasciato ai posteri alcune tra le opere più belle mai concepite dall’uomo, dovete anche sapere che la sua mente piena di idee era ossessionata dalla smania di approfondirle, facendo si che i suoi lavori si protraessero all’infinito tanto da non concluderne molti, come i disegni dei suoi progetti rinvenuti dimostrano, primo tra tutti quel famoso cavallo di bronzo…
Proseguendo nella lettura e arrivati nel periodo della maturità artistica di Leonardo, ecco apparire a Firenze la famiglia Buonarroti guidata dal patriarca Ludovico e tra la cui prole figura un tale Michelangelo, giovane e promettente artista abile tanto nella pittura quanto nella scultura. Poche ancora le pagine a lui dedicate, sufficienti però a far capire quale futuro si prospetta a colui che si presenta alla corte di Roma con una scultura chiamata Pietà.
Ancor meno sono le righe dedicate all’ultimo dei tre maestri, quel Raffaello da Urbino menzionato per ora solo come allievo di altri grandi artisti di allora. C’è da aspettarsi che saranno quest’ultimo e il Buonarroti a contendersi il ruolo di protagonista nel seguito di questa prima opera, senza contare che lo stesso Leonardo avrà ancora molto da dire.
Se ancora non vi è chiaro il romanzo merita attenzione e c’è da fidarsi nell’affermare che non servono le americanate in stile “Codice Da Vinci” per appassionarsi alla storia perché, quando si è in grado di raccontarla nel modo giusto, la storia appassiona per quello che è.
Antonio Forcellino non è certamente una sorpresa come storico ma lo è forse come romanziere dove mette in luce doti narrative di tutto rispetto e, se la premessa è questa, non sarebbe male sentirne parecchi altri di racconti nati dalla sua conoscenza. Iniziamo per ora a goderci questo secolo dei giganti.

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Il cavallo di bronzo. Il secolo dei giganti
Antonio Forcellino
Editore: HarperCollins Italia, 2018, pp. 528
Prezzo: € 14,90

EAN: 9788869053672

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Allah, la Siria, Bashar e basta?

– di Christian Elia –
Vent’anni di vita custoditi in un racconto

Solo oggi, dopo più di sette anni, si iniziano a leggere testi che davvero riescono a riguardare ai fatti dell’insurrezione in Siria del 2011 contro il regime di Bashar al-Assad con la lente della complessità e della competenza.Non che prima non siano state scritte cose degne di nota, anzi, ma inizia a esserci la distanza naturale per uno sguardo complesso, profondo. Non è ancora un bilancio, perché se sul piano militare (eccezion fatta per la ridotta di Idlib e per alcune enclavi ribelli) gli alleati di Assad hanno vinto, su quello politico e delle conseguenze il caso Siria non ha per nulla finito di riguardare la regione.

Alberto Savioli, archeologo, è uno di quelli che le cose degne di nota le ha sempre scritte, ma la pubblicazione del suo libro Allah, la Siria, Bashar e basta?, edito da Biancaevolta, è una di quelle riflessioni importanti, che mette assieme gli anni di vita personale, professionale e della rivolta. Storie piccole e grandi, intrecci, che solo chi ha frequentato la Siria fin dalla fine degli anni Novanta può fare.

Perché uno dei prezzi salati che il racconto delle rivolte arabe ha pagato è quello di tanti, troppi, che solo dal 2011 hanno iniziato a occuparsi di Siria (quando non proprio di Medio Oriente in generale) e, anche ponendosi con le migliori intenzioni di fronte a questa catastrofe umanitaria senza precedenti, han finito per non avere gli strumenti per mettere i fatti in connessione.

Non c’è bisogno di pensare a coloro che, spesso in cattiva fede, ma anche in buona fede, hanno scelto di tifare per una parte o per l’altra; bastano coloro che hanno ritenuto di potersi fare un’opinione guardando alle conseguenze di un processo politico, culturale, economico, storico che ha le sue radici – per certi versi – nel collasso dell’Impero Ottomano.

A Savioli si deve riconoscere l’onestà intellettuale e la curiosità, di chi ha vissuto per anni la vita quiotidiana di quell’inganno per i visitatori che è stata la Siria per molti anni. Inganno al quale anche Savioli non finge di non aver creduto. Eppure di inganno si trattava. 

Solo chi ha frequentato la Siria poteva conoscere quella ‘repubblica della paura’ dove oltre quindici agenzie di intelligence si spartivano il mercato della morte, della tortura, della delazione. Il cui nume tutelare è il criminale di guerra nazista Alois Brunner, ospitato e protetto dal regime a Damasco fino alla sua morte.

Un viaggio che, da professionale e personale, diventa storico. Passando per le tappe chiave della storia recente del Medio Oriente. Da quelle globali, note a tutti, come l’11 settembre 2001 e la guerra al terrorismo, passando per l’invasione dell’Iraq del 2003 e l’omicidio di Rafik Hariri a Beirut nel 2005.

Ma passando anche per la grande siccità che dal 2005 al 2008 ha lasciato senza sostentamento masse contadine che si riversavano nelle grandi città, per le liberalizzazioni scellerate in economia dell’idolo dei rossobruni anticapitalisti: il dottor Assad.

Ad una narrazione ‘alta’, Savioli accompagna sempre un vissuto fatto di comunità beduine, piccoli villaggi, pastori e contadini. Un osservatorio privilegiato di quella crisi economica che, negli ultimi anni prima della rivolta, si è saldata alla violenza come sistema di governo di Assad padre prima e di Assad figlio dopo.

Della Siria non puoi capire nulla se non conosci le speranze della società civile al momento dell’elezione di Bashar al posto del defunto padre, che invece (il grande amico della Palestina) aveva massacrato 3mila profughi palestinesi in Libano, nel campo di Tall’Zatar in Libano – solo per stroncare l’influenza politica di Arafat – nel 1979, o che aveva massacrato non meno di 40mila civili a Homs, per punire la rivolta islamista, in un decennio che portò a scomparire nel nulla circa 17mila persone.

Il figlio, giovane, educato in Occidente, aveva rappresentato una speranza. Il Manifesto dei 99, che chiedeva solo la fine dello stato di emergenza e libertà civili e politiche, stroncato con arresti e botte. E il giovane Assad, campione del laicismo per molti sui ammiratori, è al timone mentre lo stato profondo siriano, nella persona di Alì Mamlouk, organizza i viaggi in Iraq dei combattenti.

Il campione degli anti-imperialisti che, nel 2005, dopo Hariri, fa assassinare l’intellettuale Samir Kassir a Beirut e molti altri, per non perdere l’influenza siriana sul Libano. O che arma nel 2007 Fath al-Islam, il gruppo di Shaker al-Absi, giordano palestinese detenuto in Siria fino al 2005 e poi mandato nel campo profughi di Nahr al-Barid per destabilizzare il Libano.

E non lo dice Savioli, o qualche think tank di Washington, ma Abd al-Halim Khaddam, ex vicepresidente siriano, o il generale Manaf Tlas, alto papavero militare del regime.

Una storia lunga, che ricorda quella di tanti attori regionali, che con il fondamentalismo hanno giocato a seconda dell’agenda politica, senza volutamente pensare alle conseguenze.

Savioli, con la precisione di chi è abituato a maneggiare nomi e date, mette assieme. Mette assieme la figura di Abu al-Qa’qa’, una di quelle figure di islamista radicale passato dalle carceri di Saydnaya, Tadmur (Palmira), Mazza, Adra, per poi essere ritirato fuori quando faceva comodo.

Perché questo regime, campione del laicismo, ha lasciato andare tra il 2011 e il 2012 tanti di quelli che poi sarebbero diventati i ‘tagliagole’ che l’Occidente ha accettato di combattere sulla pelle di persone che nessuno vi racconta.

Mazin Darwish, Michel Kilo, Riyad al-Turk, Mash al-Tammu, Burhan Ghalyun, Anwar al-Bunni, il dentista Ahmad Tu’mi, il fisico Fida’ al-Hurani, lo scultore Talal Abu Dan, Alì Ferzat, vignettista satirico, il cantante Ibrahim Qashush, Yahya Sharbaji ,Gghiyath Matar, Muhammed Dibu, Abu Maryam, Abdulla Yasin e i ragazzi di Raqqa is being Slaughtered Silently, come Raqayya Hasan, Razan Zaytuna.

Il regime aveva loro come veri nemici. Le anime disarmate della rivolta che, come lo stesso Assad ha ammesso più volte, più o meno fino alla fine del 2011 è rimasta non violenta e che anche dopo ha provato forme di autogoverno e di democrazia, ha provato a lottare contro Daesh e gli altri.

A Savioli va il merito di aver aggiunto, grazie al suo percorso, un’analisi attenta del fattore beduino nella storia di una frontiera che esiste solo nei disegni coloniali prima e nazionalisti poi. Di aver raccontato, da testimone diretto, gli effetti della siccità e della scriteriata politica economica di Assad, senza mai cadere in descrizioni edulcorate o innamorate dell’una o dell’altra parte.

Ma anche e soprattutto, a Savioli, va il merito di aver tenuto memoria delle storie di chi ha solo inseguito un sogno, per non dimenticarli e per non ucciderli di nuovo, per non lasciare al regime anche la possibilità di riscrivere la storia.

Pubblicato 26 luglio 2018
Articolo originale
dal Q Code Mag

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Allah, la Siria, Bashar e basta?
Alberto Savioli
Editore: Bianca e Volta, 2018, pp. 680
Prezzo: € 18,00

EAN: 9788896400395

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