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Frammenti di Mitraismo

Presso il Museo Nazionale Romano, Terme di Diocleziano, è stato presentato un manufatto marmoreo restaurato a spese di un socio del Rotary, Distretto 2080, Gianfranco Treglia amministratore unico di Assitec 2000 s.r.l.; il finanziamento ha usufruito delle agevolazioni fiscali della normativa Art bonus. Il reperto, in marmo bianco e di discrete dimensioni, forse era in origine un architrave lavorato su due facciate; da una parte presenta un portico colonnato con sette nicchie di cui quella centrale è fiancheggiata da due semipilastri, nell’altra è incisa una “tabula ansata” con una dedica al dio Mitra di Tamesius Olimpius Augentius che ricorda di aver emulato il nonno Victor nella cura dei locali destinati al culto mitraico. Il nome, che non è più quello delle antiche gentes della tarda Repubblica, sembra appartenere ad una delle famiglie di origine orientale che sin dall’età adrianea si erano trasferite a Roma arrivando anche a raggiungere la dignità senatoria. Le due facciate sono attribuibili a periodi diversi, probabilmente in origine fu scolpito il porticato mentre l’altro lato era inserito nel muro poi, per motivi a noi ignoti, l’architrave fu girato e vi fu scolpita la dedica di Temesius.
La religione di cui si parla, il mitraismo, è un mistero del mondo antico, poco sappiamo e quel poco ci è riferito da scrittori pagani e cristiani generalmente ostili quali Tertulliano e San Girolamo. La religione sembra collegarsi con l’antico culto persiano di Zoroastro di cui per secoli non si hanno più notizie salvo ricomparire nel Mediterraneo orientale nel I secolo a.C. con la figura di Mitra che a volte è un dio a volte un adepto del Sole. Tra il II e il IV secolo il mitraismo si diffuse in tutto l’Impero Romano soprattutto fra i soldati; i santuari del culto, numerosi a Roma ed in particolare ad Ostia, sono sparsi nelle varie provincie sede di guarnigioni. luoghi semisotterranei a forma di grotte con banconi sui quali i fedeli prendevano parte al banchetto sacro che seguiva al sacrificio del toro momento centrale della liturgia: Le grotte erano decorate da gruppi marmorei, raramente con pitture, rappresentanti Mitra che uccide il toro con a fianco due statue stanti di giovani con berretto frigio, Cautes e Cautopates, uno con una torcia sollevata l’altro con una torcia abbassata.
Il culto era gerarchico, elitario ed esclusivamente maschile: secondo San Girolamo era articolato su sette gradi: Corax. Cryphius, Miles, Leo, Perses, Heliodromos fino ad arrivare a Pater, grado raggiunto da Victor nonno di Temesius Augentius come risulta nella dedica. Come altre religioni orientali e misteriche il mitraismo raggiunse il massimo sviluppo nel IV secolo scontrandosi con il Cristianesimo, si fuse per motivi a noi ignoti con il culto del Sol Invictus professato dagli Imperatori soldati del III secolo. Qualche storico tende ad evidenziare alcune somiglianze con il Cristianesimo come l’identificazione del Natale con la festa del Sole, coincidente con il solstizio d’inverno, ma le differenze sono fondamentali, tra le più importanti l’esclusione delle donne invece molto favorite dal Cristianesimo ed il carattere elitario ed autonomo dei vari mitrei differente dai rapporti, a volte fortemente dialettici, tra le varie comunità cristiane.
Come tutti i culti pagani il Mitraismo fu vietato dall’Editto dell’Imperatore Teodosio del 391 d.C., gli adepti furono perseguitati ed alcuni mitrei ancora esistenti recano tracce di devastazioni. Questo è il poco che sappiamo e ad esso possiamo aggiungere la dedica di Temesius.


Rilievo di Tamesius Olimpius Augentius

Museo Nazionale Romano
Terme di Diocleziano

viale E. de Nicola,79
Roma


Milano: La città il territorio

L’area metropolitana si allarga e soverchia i confini tra città e campagne, ma alcune architetture emergono come segno. Indicano il passaggio da un luogo a un altro, sono nuove espressioni di identità, divengono centralità dove c’era periferia. Alcune opere di Giancarlo Marzorati, come l’hotel Barcelò a Ovest; il complesso Villa Torretta-centro Sarca o la Torre Sospesa a Nord; il nuovo ospedale dalle coperture verdi in via Bistolfi a Est; l’Auditorium di Milano a Sud sono landmark che dicono, a chi arriva da fuori: questa è Milano.
La mostra racconta come un progettista prolifico (oltre un migliaio di opere realizzate) ha interpretato e proposto suggestioni per la città contemporanea, attraverso plastici di architetture emblematiche e decine di fotografie e disegni di edifici e spazi urbani.

Quattro incontri approfondiscono le aree tematiche che articolano l’esposizione:

Mercoledì 8 maggio h 18,30
Dopo lo sprawl: nuovi limiti, nuove identità
Con la partecipazione di Joseph Di Pasquale, Marco Romano, Alfredo Spaggiari, Oliviero Tronconi, Gianni Verga, Enrico Zio

Mercoledì 15 maggio h 18,30
Città è benessere
Con la partecipazione di Maurizio Bessi, Margherita Brianza, Aldo Ferrara, Carlo Gerosa,
Alberto Salvati, Alberto Sanna, AnnaGrazia Tamborini

Mercoledì 22 maggio h 18,30
Città è musica
Con la partecipazione di Alberto Artioli, Carlo Capponi, Paolo Cattaneo, Stefano Guadagni, Ruben Jais

Giovedì 30 maggio h 18,30
Centralità delle periferie: verso la città policentrica
Con la partecipazione di Novella Beatrice Cappelletti, Joseph Di Pasquale, Federico Falck, Carlo Gerosa, Marco Romano, Oliviero Tronconi, Gianni Verga, Luigi Vimercati


Margini: riscoprire l’identità nella città-territorio
da mercoledì 8 a giovedì 30 maggio 2019

a cura di Domenico Tripodi e Leonardo Servadio

Milano

Ingresso libero sino ad esaurimento posti.

Tutti gli incontri si svolgeranno nella sede della mostra:
Centrale dell’Acqua
Piazza Diocleziano 5
Milano

Informazioni:
tel. 3392116157


Binario 2 Est

Siamo alla stazione Termini e dobbiamo andare a Chiusi. E’ la vecchia linea Roma-Firenze, quando s’impiegavano tre ore invece di una, prima della Direttissima.  Il treno ci aspetta al binario 2 est. Purtroppo ben presto scopriamo est non è il contrario di ovest, ma significa “esterno”, il che significa percorrere 500 m. di marciapiede, naturalmente con i bagagli, fino a ritrovarsi all’altezza di piazza San Lorenzo in una sorta di stazione di campagna. Il che non è piacevole, visto che siam ad agosto e a Termini facchini e carrelli non esistono. Ma la sorpresa è stata sapere che il convoglio non era stato mandato in quello sperduto binario “una tantum”, ma vi è normalmente assegnato, come da sempre le Laziali partono dal binario 28. L’ho saputo da chi prende quel treno abitualmente – in genere pendolari da Orte. Per quale motivo una linea oggi secondaria ma comunque parte della dorsale italiana venga sbattuta in quel lontano binario non si sa.

Divieti romani

Sul lato del bancomat del mio ufficio c’è affisso un adesivo, con la seguente scritta stampata: “vietato introdurre gas”. Ma, dico io, a chi mai verrebbe in mente di introdurre gas in un bancomat? La risposta l’ho avuta da un articolo di cronaca: una banda di romeni usava “gonfiare” gli sportelli bancomat per poi farli esplodere e scappare con il malloppo. Ma a questo punto uno dovrebbe scrivere pure “vietato avvicinarsi con grimaldelli, piedi di porco e altri attrezzi atti allo scasso”. O ancora più semplicemente, meglio scrivere a chiare lettere: SETTIMO COMANDAMENTO: NON RUBARE”.

Cito questo esempio perché il burocrate tende ogni volta ad aggiungere un pezzo in più alle formulazioni semplici – basta vedere le leggi italiane, inzeppate di glosse “e successive modificazioni”, al punto di risultare se non incomprensibili, almeno di difficile interpretazione. Tutto questo ricorda un po’ le nostre mogli quando si parte in viaggio: uno ha scientificamente messo tutto il necessario in una sola borsa o zaino e loro ogni volta aggiungono un oggetto o un vestito di cui non si può assolutamente fare a meno, col risultato di andare alla stazione con borse, pacchi e altri carichi squilibrati, più naturalmente la valigia o il trolley iniziale. Oppure pensate agli aeroporti: per andare da Roma a Milano la gente ormai prende il treno pur di non farsi rompere le scatole per tutto quello che è vietato portare. E’ una lista lunga, non sempre ovvia, e ogni volta c’è un nuovo articolo passibile di sequestro: le forbicine per le unghie, o i liquidi in bottiglia, visto che corre voce che i terroristi usino esplosivi liquidi (finora non se n’è trovata neanche una goccia, ndr.). Ed è così che si perde tempo tutti, noi e loro, mentre sarebbe più ovvio controllare chi viaggia senza bagaglio o si muove in modo strano, anche se ormai bisogna dire che chi deve sorvegliare è abbastanza sveglio. Ma l’albero lo vedi solo se non cominci a contare le foglie.

 

Blue Moon

Tu di solito dove vai?” – “Da nessuna parte, sono sposato”. Sto al Blue Moon, storico locale di strip-tease al centro, una volta cinema per i soldati del vicino distretto militare, oggi totalmente rinnovato. Sono entrato alle 17 ma fino alle 18.30 c’è solo il film, un pornazzo d’epoca: recitano Barbarella e un clan di pornostar vecchio stile, il set è forse una villa all’Olgiata. “Ti piace film?” “Beh, è roba vecchia”. Non solo: le scopate sono casuali e i dialoghi sembrano scritti in coma etilico. La ragazza che mi si è seduta a fianco e mi liscia il pelo è una giovanissima russa molto carina e per niente volgare, né le chiedo da dove viene perché l’accento è chiaro. Mi volto: le ragazze di sala sono almeno tre, ma per ora siamo solo in quattro, in attesa dello spettacolo. La mia amichetta mi propone di appartarci per 60 euro, ma non ho soldi. “Anche carta di credito”. No, perché sto in rosso e la banca me la blocca. Vero. Comunque ormai ho capito come funziona. Ovviamente lei mi saluta e se ne va. La ringrazio.

Due parole sul locale: mi aspettavo un buco e invece è molto ampio, con teatrino, pedane, pali per lap-dance, poltrone, divani, un bar e persino una tenda orientale per chissà quali trasgressioni. Tutto è pulito, ben illuminato e anche l’impianto delle luci è perfetto. Per entrare ho pagato solo 10 euro e posso teoricamente restare fino alle 4 del mattino. Dalle 18.30 in poi sul palco e tra i divani si alterneranno almeno cinque o sei artiste, ma ho tempo per apprezzarne una sola. La quale è una bruna atletica e panterona, ovviamente sensuale e generosa: il corpo alla fine, velo dopo velo, è stupendo e del resto quando ti passa davanti a un millimetro di distanza è assurdo non accorgersene. Cicciolina e Moana molti anni fa iniziarono qui la loro carriera, e del resto una delle ragazze che stasera si spoglieranno si definisce orgogliosamente “pornostar”. In fondo, a parte i soldi, a spingerti sul palco e davanti a una videocamera è l’esibizionismo che ti porti dentro da quando sei nata. Quanto a me, volevo solo passare un paio d’ore senza pensieri, ma mi accorgo che certi spettatori in sala conoscono benissimo tutte, quindi ci vengono spesso e hanno persino una certa confidenza. In fondo qui è tutto open: niente tessere, niente trappole, tariffe chiare. Ma per avere prezzi così bassi vuol dire che i tempi non sono più quelli di una volta. E’ un po’ la sorte dei cineclub: nel secondo millennio ne restano pochi ma buoni.