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Il Profeta incompreso

…. È morto Gorbaciov…. è forse l’unico uomo politico a cui ho voluto bene, ricordo che quando venne a Roma tanti anni fa andai in strada insieme alla gente per salutarlo (cosa che non mi sono mai sognato di fare per nessun’altro)… Fu un politico avveduto, sincero socialista con una grande visione di rinnovamento umano e sociale, ebbe a cuore il bene della sua gente in una Russia aperta al dialogo e alla diffusione culturale: cercò di salvare gli ideali del vero socialismo in un riavvicinamento democratico alla realtà dei nuovi tempi…. e ci sarebbe riuscito, ma naturalmente fu “fatto fuori” dai vecchi caporioni dell’imperialismo sovietico… chi venne dopo non fu alla sua altezza (Eltsin), ed oggi siamo tutti nelle mani di un Putin!

Quando gli altri fanno la Storia

…Visto il film ” Margin call ” sul crollo improvviso di un gigante di Wall street.
Una schiera di ottimi attori, eccellente sceneggiatura. Una volta tanto niente fantasy, muscoli, videogame o sesso a buon mercato. ma una storia vera, purtroppo vera…E che ne possiamo capire noi?.. E che ne possiamo fare?.. Nell’Olimpo di New York, a Wall Street vivono i numi, gli dei ricchi e spietati che con un sorriso o una bestemmia possono lasciarci vivere o sbatterci in strada…. E’ il capitalismo, e l’uomo vive di questo: sono finite le utopie egualitarie; anche gli ex comunisti, idealisti o meno, sono tornati alla Santa Russia e si sono buttati a corpo morto in braccio al più bieco capitalismo, anche in Cina dove non ingannano più nessuno con le loro bandiere rosse e le loro ipocrisie socialiste di facciata!…lassù, sul monte di Wall Street vivono e respirano gli dei dai colletti candidi e dalle mutande sudice!…. E noi?.. Siamo solo formichine che vanno in giro illudendosi di essere liberi….
La storia? La Storia la fanno i soldi….i soldi e il sangue. La Storia non siamo noi….la Storia sono loro!


Margin Call
2011
Durata 107 min

Regia J. C. Chandor
Sceneggiatura J. C. Chandor

Interpreti:
Kevin Spacey, Paul Bettany, Jeremy Irons, Zachary Quinto, Penn Badgley, Simon Baker, Stanley Tucci, Demi Moore, Mary McDonnell


Un Surrealista visionario

I “Racconti del signor Dido” di Alberto Savinio. Li leggo tra la filigrana della pioggia e il plumbeo delle stanze in penombra. A distanza di tanti anni mi svelano i labirinti dolorosi e sorprendenti delle ultime invenzioni di Savinio. E sembra la stessa pioggia,lo stesso quartiere “rispettabile” e desolato,gli stessi filtri e li stessi alambicchi dei nostri pomeriggi domenicali, lunghissimi e torpidi.
Magnifici racconti,di una malinconia preziosa e forte, la malinconia d’un genio satirico,la malinconica discesa d’un vecchio genio surrealista, il crepuscolo d’un antico fauno che ancora morde e sorprende.
Le verità astratte e concretissime d’uno strano poeta cresciuto tra le ghette e i papillon d’una generazione privilegiata,solare e geniale,baciata dagli accordi d’un Orfeo col viso di Apollinaire, raccolta e svezzata dalle vesti cubiste di angeli smaniosi e birichini…


Il signor Dido Condividi
di Alberto Savinio
Adelphi, 1978, pp. 166
Prezzo: 11,40 €

EAN: 9788845903441


Post d’Arte: da Corolla a Sironi

Joaquin Corolla

Apprezzabilissimo pittore di sicura tecnica, ma la sua ascendenza più che impressionista (di cui usa talvolta la solarità della macchia, ma lontanissimo dalle folgorazioni di un Monet) è di dichiarata ispirazione tardo preraffaellita, pur senza le intenzioni mitico-favolistiche di quel movimento, o meglio ancora alfiere di quella pittura tardo romantica che ha il sapore di certe rievocazioni classiche di un lirismo da piccolo salotto nostalgicamente gozzaniano.

Whistler l’americano

Ecco, Whistler è un pittore che trovo di straordinaria aristocraticità, e nonostante agisca in quell’ambito tardo ottocentesco un po’ decadente e un po’ impressionista, attinge ad una interiorità che realizza le più alte valenze romantiche (romanticismo, per capirci, alla Flaubert), ma anche con singolari profezie di quelle che saranno le novità novecentiste (vedi “Notturno in blu”).

Domenico Induno

Nonostante il pericolo della retorica sentimentale, inevitabile per tali soggetti, “Alla ruota degli esposti” di Domenico Induno risulta notevole per qualità pittorica, per la resa magistrale della materia d’ambientazione: il muro, l’angolo desolato a cui s’appoggia la donna stremata, le sue vesti logore ma dignitose, la fredda solitudine d’intorno nell’albeggiare tetro, tutti elementi resi con grande equilibrio oltre che tecnico anche emotivo. Il dramma è evidenziato senza eccessi e senza clamori, il pallore della donna spicca come una tacita condanna della sua povertà e dell’indifferenza colpevole c della società: essa è sola e abbandonata al suo gesto disperato, la terra degli uomini e il Cielo stesso sono assenti. Il dipinto vive di un realismo sobrio ed intenso degno di Courbet, segnato da un dolente intimismo che non urla né accusa; sinfonia mesta di grigi e di silenzi, più efficace e risoluta d’ogni pletorica arringa.

Salvador Dalì

La Crocefissione di Salvador Dalì forse è il dipinto migliore dell’artista…l’unico in cui il suo virtuosismo forsennato tradisce un sentimento di profonda cosmicità dell’Umano..

Mario Sironi

Una pittura che è quasi scultura, bassorilievo folgorato dal taglio di luci radenti, una gamma cromatica essenziale di terre, grigi ferrosi e squarci di oltremare. Nei paesaggi urbani, desolati e deserti una poesia sobria, compatta di malinconica astrazione metropolitana, rare tracce umane che attraversano mute il silenzio di gelido albeggiare.

Dante nei Libri d’Artista

Tra le molte celebrazioni ed eventi per ricordare Dante e la ricorrenza del settecentesimo anno della sua morte nel nostro paese, spicca e si distingue l’iniziativa di Stefania Severi, che già in passato si era occupata dell’argomento nel commentare l’opera poetica dantesca attraverso diverse creatività pittoriche e diverse tendenze dell’arte contemporanea.

In “Dante nei libri d’artista” si intende rievocare, presumo, attraverso la presenza del libro in qualche modo “illustrato”, l’antica arte preziosa e raffinata della miniatura e del miniaturismo a suo tempo a torto ritenuta arte minore. Naturalmente l’opera dei vari artisti presenti nella pubblicazione è lontanissima dagli artifici illustrativi del tempo di Dante, ma in qualche modo e per diverse modalità si è inteso riprendere la tradizione antica di rafforzare e accendere visivamente la fantasia del lettore, oggi come allora, nella rilettura del Sommo Poeta.

Le tecniche usate dai vari artisti ovviamente esprimono diverse soluzioni e diverso modo di ispirarsi alle strofe dantesche, ognuno manifestando quella che è l’eredità della propria ricerca individuale: questo comporta contrasti e difformità in ogni testo “illustrato”, ma certamente a tutto vantaggio della molteplice ricchezza d’ispirazione e dell’originalità del Libro d’artista che in questo modo intende farsi portavoce e manifesto dell’omaggio che l’arte contemporanea in Italia ancora oggi, dopo settecento anni, esprime ai versi sublimi del Poeta che trovano ricetto e sollecitazione creativa pur se a distanza temporale così notevole: ma questo è il miracolo della grande Poesia che in ogni epoca e in ogni luogo si manifesta viva e imperitura.

Nel “libro a rotolo” dipinto con collage,pigmenti ed altro di Letizia Ardillo ritorna l’antica tradizione del “volumen” con cui le antiche scritture conservavano i tesori delle proprie esperienze conoscitive. Nei “fili di parole che portano alla luce” del suo libro cucito Franca Buscaglia ci offre l ‘opportunità di sfogliare pagine emblematiche del tradizionale rapporto libro-lettore,alla ricerca di spazi e grafie rivelatrici. Vito Capone,nel suo libro di grossolana carta riciclata offre lo spunto di una materia plastica che ancor più sollecita, quasi in modo tridimensionale, il riaffiorare della plasticità poetica. Francesca Cataldi nel suo libro con rilegatura all’antica ritorna alla preziosità della medievale miniatura corredando di fitte architetture grafiche il mistero stesso di quell’irripetibile poesia. Gianleonardo Latini nel suo libro “a leporello” dispiegato quasi a quinta teatrale, con l’uso luminoso e giocoso di matite colorate e pennarelli, ridà respiro di sintesi semplice e diretta al lettore odierno, forse troppo intimorito da certe cupezze ed eccessive drammaticità di ottocenteschi illustratori; ma l’artista così ha inteso alleggerire e schiarire toni troppo seriosi che appartenevano ad antiche letture tardo romantiche. Salvatore Giunta, nell’illustrare la dantesca “Quaestio de aqua et terra”, profonda nelle sue pagine di carta di riso la liquidità dei verdi e degli azzurri e dei timbri freddi nello scorrere e nel fluire dell’elemento acquatico il senso stesso della cosmicità universale, un “panta rei” che si ricollega alla vaporosità delle origini stellari. Infine Massimiliano Kornmuller nelle sue “rime petrose”, con l’uso della linoleografia stampata a mano ritorna nostalgicamente alla grafica e alla decorazione delle antiche stampe, alla tradizione di preziosi testi e di manualità dei dimenticati artefici che furono scrigno delle nostre prime riscoperte di quella poesia unica e assoluta che tutti ci rappresenta nel rinnovarsi perenne della rilettura dantesca.