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Pane e Arte

Più di ogni altro cibo, il pane possiede un significato profondamente simbolico, racchiude la sacralità di gesti rituali, pieni di rispetto, e storie che riguardano sia i rapporti individuali, sia la sfera sociale. Per antica tradizione, in Sardegna mille straordinarie varietà di pane hanno sempre accompagnato e ancora accompagnano i momenti fondamentali dell’esistenza: pani, spesso lavorati come gioielli, che segnano la nascita, la morte, l’amore, le feste. A partire dalle suggestioni offerte dai molti pani che ancora oggi nella nostra isola segnano momenti fondamentali della vita familiare e comunitaria, la tradizione viene messa in relazione con la contemporaneità, attraverso l’esposizione di opere d’arte, di design e di artigianato artistico realizzate nel XX e nel XXI secolo. Nelle sue molteplici varietà, il pane si ritrova quale materiale costitutivo delle opere e si ritrova soprattutto nel suo valore simbolico di nutrimento, non soltanto del corpo ma anche dello spirito.

Cagliari celebra la millenaria storia della panificazione in Sardegna. Un patrimonio senza pari nel bacino del Mediterraneo che viene messo in relazione con l’opera di diciannove artisti del XX e del XXI secolo, valorizzando l’affascinante metafora di panificazione e maternità.

La mostra, curata dalla storica dell’arte Simona Campus, si inserisce nel dibattito aperto da Expo Milano 2015 sul cibo e sulla nutrizione, scegliendo uno specifico e originale punto di vista, legato al patrimonio antropologico e culturale della Sardegna: la panificazione.

Un’esposizione delle opere di diciannove artisti, a partire dai maestri del ‘900 nella cui produzione si può riconoscere il nesso panificazione-maternità-creazione artistica, per proseguire con numerosi protagonisti dell’arte contemporanea in Sardegna e giungere fino all’attualità, coinvolgendo in un dialogo intergenerazionale differenti linguaggi espressivi.

Artisti in mostra: Francesco Ciusa, Maria Lai, Costantino Nivola – Antonello Carboni, Roberta Ciusa, Nietta Condemi De Felice, Francesco Cubeddu, Anna Deplano, Maria Diana, Fabiola Ledda, Angelo Liberati, Lalla Lussu, Primo Pantoli, Marco Pili, Gianfranco Pintus, Roberto Ruggiu, Pinuccio Sciola, Maria Jole Serreli, Ignazia Tinti.

Mostra Pani e madri Fabiola Ledda, Panes 2, 2009

 

 

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PANI E MADRI
La forza generatrice dell’arte
Dal 18 luglio al 27 settembre 2015

Cagliari
Centro d’arte EXMA

http:/www.exmacagliari.com

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Tra faggeti e grotte la natura dell’arte

A partire dai caratteri fondamentali della storia e della morfologia dei luoghi – che ne fanno un “bene culturale” specifico, sia dal punto di vista territoriale, in tutte le sue articolazioni, che da quello memoriale – il Progetto “SIMBIOSI” – OpenArt tra natura e storia, si configura come un progetto che intende intervenire sugli spazi esterni del Rifugio di Pietraporciana per realizzare, nel corso di alcuni anni, la costituzione di un Parco d’arte ambientale in progress, aperto alla libera fruizione dei visitatori.

Peculiarità del progetto e della sua realizzazione è il rapporto di collaborazione degli artisti con i gestori della Riserva di Pietraporciana, finalizzato alla progettazione e installazione di lavori in situ, realizzati con materiali naturali e ispirati ad uno dei temi che alimentano il genius loci, che vanno dalla persistenza di ere geologiche remote (come nella faggeta) alle vicende storiche più recenti (la proprietà Origo, la guerra partigiana), passando, attraverso la storia del paesaggio agrario, fino al tema attuale dell’accoglienza e dell’educazione ambientale ed ecosostenibile, che è al tempo stesso, educazione alla cittadinanza, attraverso la bellezza e la libertà.

Accanto agli interventi d’arte ambientale, il Progetto si avvarrà, per ogni edizione, dell’apporto di opere – dipinti, disegni, fotografie, video, sculture, installazioni – da collocare temporaneamente negli spazi chiusi e aperti del Rifugio Pietraporciana, nonché di performance di artisti attinenti il tema.

Interventi di:
Archidoro (Fausto Ottolini e Tazio Angelini); Artivatore Francesco Saverio Teruzzi.

Sabrina Baldoni; Claudia Bellocchi; Carlotta Bertelli; Alessio Biagiotti; Michiel Blumenthal; Alessandra Bonoli; “Bâtons sacrés”, in collaborazione e a cura di Studio A87: Marcello Baraghini, Mario Consiglio, Emanuele De Donno, Danilo Fiorucci, Benedetta Galli, Jeffrey Isaac, Karpuseeler & Roberta Meccoli, Robert Lang, Barbara & Luigi Novelli, Luca Pucci, Umberto Raponi, Franco Troiani; Paola Caso; Francesco Chiantese; Davor Ciglar; Luce Delhove; Manfredo Deva; Paolo Fabiani; Pino Genovese; Silvana Leonardi; Laura Leone; Francesco Melone; Massimo Napoli; Elsa Paglietti; Graziella Reggio; Giuseppe Rellini; Sandford&Gosti; Alberto Timossi; “Terzo Paradiso” progetto artistico di Michelangelo Pistoletto / Cittadellarte-Fondazione Pistoletto

Il Catalogo sarà presentato Domenica 27 Settembre 2015, in occasione della chiusura della Prima Edizione.

Promosso dal Circolo Legambiente Chianciano in collaborazione con la Coop. “ALMA GEA”, il Progetto denominato “Simbiosi” – OpenArt tra natura e storia” intende contribuire a diffondere – attraverso la costituzione di uno “spazio aperto d’arte ambientale”, sul modello di altre esperienze già avviate in Italia e all’estero – la conoscenza e la frequentazione della Riserva Naturale di Pietraporciana presso un destinatario, italiano e straniero, attento ai valori naturalistici, paesaggistici e storici di un contesto ambientale speciale, qual è quello costituito dalla Riserva Naturale.

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Mostre Simbiosi Riserva naturale di Pietraporciana grotta

SIMBIOSI:
OpenArt tra natura e storia
Dal 19 luglio al 27 settembre 2015

Riserva naturale di Pietraporciana a Sarteano (Siena)

da un’idea di Ivan Russo
a cura di Anna Cochetti e Linda Coppi
con un testo di Rita Olivieri

Informazioni:
334/8161795

pietraporciana@gmail.com

http://www.abiesalba.com/podere-di-pietraporciana-2/

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Mostre Simbiosi CB 11224763_965539430134444_3788887113827360793_n Mostre Simbiosi CB 11709513_965539506801103_8888836105788757515_n Mostre Simbiosi CB 11693880_965539566801097_944149415189021808_nMostre Simbiosi Riserva naturale di Pietraporciana faggeta2-1140x450

 

Il ritorno di Leonardo

Leonardo da Vinci probabilmente non amò Roma e la corte pontificia, lavorò per lo più a Firenze e a Milano ma ora è tornato nell’Urbe. Non lui di persona, non il suo corpo scomparso in Francia, dove era morto, durante le guerre di religione della metà del ‘500 ma il suo famoso autoritratto disegnato in sanguigna rossa che è ospite dei Musei Capitolini sino al 3 agosto prossimo.
E’ un disegno dalla storia misteriosa, con una scritta in grafia non leonardesca Leonardus Vincius ritratto di se stesso assai vecchio aggiunta non si sa quando e da chi; si ritiene sia stato donato dall’artista al suo discepolo Francesco Melzi e venduto successivamente dai suoi eredi. Riapparve nei primi decenni dell’800 nella collezione di Giovanni Volpato che nel 1839 vendette la sua raccolta al Re di Sardegna Carlo Alberto che destinò il disegno insieme a numerosi altri d’insigni artisti alla Biblioteca Reale di Torino.
Recentemente è stato oggetto di ricerche da parte dell’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Artistico e Librario intese ad accertare lo stato di conservazione e studiare tecniche d’intervento restaurativo non invasivo. Si ritiene che il disegno sia databile agli ultimi anni di vita di Leonardo, anche se qualche studioso lo anticipa e qualche altro pensa sia solo un ritratto di vecchio e non un autoritratto, ma è comunemente ritenuto sua opera autografa sia in riferimento ad altre immagini conosciute che a concordanze stilistiche con altre opere.
L’artista fu uomo complesso e controverso, si dedicò a un gran numero di interessi, fu pittore, scultore, ingegnere militare, inventore, studioso di anatomia, di chimica; si cimentò in molteplici attività che in molti casi non concluse lasciando interrogativi sui suoi progetti. Nacque nel 1452, figlio illegittimo di un giovane notaio, e forse questa sua posizione influì sulla formazione della personalità. Entrò da ragazzo nella bottega del Verrocchio e verso gli anni ’70 iniziò ad avere commissioni. Nel 1482 si recò a Milano stringendo una solida relazione con i Duchi Sforza e per loro eseguì numerose opere, la più celebre del suo soggiorno milanese è senza dubbio l’Ultima Cena che tanti problemi continua a dare per l’uso di tecniche di pittura sperimentali rivelatisi poi non idonee. Dopo l’occupazione francese di Milano peregrinò tra Mantova, Venezia e Firenze e all’inizio del ‘500 fu ingegnere militare di Cesare Borgia. Nel 1514 giunse a Roma accolto dalla corte pontificia gravitante intorno al Papa Leone X Medici ma in città dominavano Raffaello e Michelangelo per cui Leonardo accettò l’invito del Re Francesco I a recarsi in Francia dove fu ospitato nel castello di Amboise e qui morì nel 1519.

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Mostre leonardo da vinciLeonardo da Vinci:
Autoritratto
Dal 23 giugno al 3 agosto 2015

Roma
Musei Capitolini

Orario:
tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30

Ingresso:
Euro 5 (ridotto 4)
anche nella prima domenica del mese

Informazioni:
http://www.museicapitolini.org

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Cambiamenti culturali in una eredità coloniale

Non è la prima volta che gli stimoli ad una riflessione sull’attualità italiana prende avvio da luoghi d’osservazione sicuramente privilegiati come quelli delle istituzioni culturali straniere presenti in Italia come l’Accademia Americana che da anni ospita artisti che sovvertono e problematizzano la narrazione e la storia convenzionali. Per questa ragione è la sede ideale per proporre un’indagine di respiro internazionale che sappia considerare, da molteplici punti di vista, i cambiamenti radicali che ha subito, sia nell’ambito privato che in quello pubblico, la percezione del senso d’identità nelle comunità afro-americane, afro-europee e africane, con particolare riferimento alla natura soggettiva e all’azione. Le questioni suscitate da Nero su Bianco impongono a loro volta una riconsiderazione fondamentale dell’idea storica dell’Accademia, sottolineando la necessità di rielaborare e dare nuovo stimolo al “canone” e di ricollocare l’istituzione perché sia un foro di discussione senza restrizioni e di dibattito costruttivo sull’ibridismo etnico e culturale nel mondo, in particolare in Europa, e ancora più specificamente in Italia. Sfruttando al meglio la comunità intellettuale e artistica dell’Accademia, il progetto incoraggia la collaborazione e un confronto duraturo tra gli artisti visivi e gli studiosi che coinvolga, all’interno di un quadro multidisciplinare, questi problemi sempre più specifici e policentrici, sostenendo al tempo stesso un dialogo critico.

Il concept della mostra parte dall’eredità dell’Impero coloniale italiano fino all’esperienza dei soldati Afroamericani durante la Seconda Guerra Mondiale e alla crisi attuale legata all’immigrazione e agli stereotipi ancora oggi persistenti.

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Sino al 19 luglio 2015

Roma
American Academy in Rome
Via Angelo Masina 5
Informazioni:
tel. 06/58461
Sito web

Orario:
dal giovedì al sabato – dalle 16 alle 19

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L’Urss dall’Italia

L’iniziativa espositiva è una sorta d’indagine sulle relazioni, gli scambi e i “fuochi incrociati” tra arte italiana del secondo dopoguerra e arte sovietica del realismo socialista, riflettendo su affinità elettive e divergenze culturali, in una mostra di respiro internazionale e ricca di documenti poco o per nulla conosciuti al pubblico.

La mostra riconduce il visitatore agli anni della frontale contrapposizione politica tra comunisti e democristiani, quelli di don Camillo e Peppone, di Dio ti vede e Stalin no. Gli anni in cui per metà degli italiani l’URSS era il mito, il paradiso della giustizia sociale e il demonio per l’altra metà.
Gli anni in cui grandi intellettuali italiani (Levi, Calvino, Moravia tra i tanti) compivano il loro pellegrinaggio laico a Mosca. Gli anni in cui lunghe code si formavano all’Hermitage per ammirare Guttuso.

Al centro di questa proposta inedita è infatti la riflessione sull’immagine mitica dell’URSS nell’Italia del secondo dopoguerra e sul ruolo assunto dall’iconografia realista nella sua diffusione e veicolazione.

Tre gli ambiti scelti per indagare questa vicenda molto affascinante: da un lato l’iniziativa del Premio Suzzara, voluto da Voluto da Dino Villani e dal sindaco comunista Tebe Mignoni con Cesare Zavattini e destinato, dal 1948 per quasi trent’anni, a far riflettere sul linguaggio realista e sul tema del lavoro. Gli artisti partecipanti e premiati (da Guttuso a Zigaina, da Gorni a Borgonzoni, da Mucchi a Pizzinato, da Fabbri a Sughi, solo per fare alcuni nomi) introducono il tema del ruolo dell’arte figurativa all’interno della politica culturale del PCI.

La mostra si arricchisce di molteplici testimonianze che vogliono segnalare la complessità di un contesto e la pluralità di linguaggi: i racconti e i resoconti di viaggio, le campagne fotografiche, i film e i documentari dedicati all’URSS, presentati in un’ottica critica che non vuole definire un’immagine univoca del realismo socialista nello sguardo italiano, ma ricostruire le sfaccettature assunte dalla cultura di un Paese negli occhi di un altro.

Mostre Mantova Palazzo Te Guardando all’URSS 7m

 

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Mantova
Palazzo Te
GUARDANDO ALL’URSS
Dal 30 maggio al 4 ottobre 2015

Informazioni:
tel. 0376/323266
Sito

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