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Simbiosi: Arte e Natura

Anche la Terza Edizione sceglie – come lo scorso anno – un percorso tematico specifico incardinato su quei “Percorsi di libertà” che, muovendo dal pretesto fornito dalla storia popolare della scelta di rinuncia alle armi e alla guerra fatta dal Crociato che qui volle farsi eremita col nome di “Il Bruco”, passando per la lotta di libertà partigiana, giunge alla ricerca di libertà di migranti e fuggitivi, di donne ed uomini cittadini del mondo, fino ad approdare ad una più ampia riflessione – anche sotto forma di provocazione – su che cosa significhino oggi, dal punto di vista semantico e valoriale – il concetto e la parola “LIBERTA’”.

Il Progetto denominato “SIMBIOSI – OpenArt tra natura e storia” intende contribuire a diffondere – attraverso la costituzione di uno “spazio aperto d’arte ambientale”, sul modello di altre esperienze già avviate in Italia e all’estero – la conoscenza e la frequentazione della Riserva Naturale di Pietraporciana presso un destinatario, italiano e straniero, attento ai valori naturalistici, paesaggistici e storici di un contesto ambientale speciale, qual è quello costituito dalla Riserva Naturale.

A partire dai caratteri fondamentali della storia e della morfologia dei luoghi – che ne fanno un “bene culturale” specifico, sia dal punto di vista territoriale, in tutte le sue articolazioni, che da quello memoriale – il Progetto “SIMBIOSI – OpenArt tra natura e storia” si configura come un progetto che intende intervenire sugli spazi esterni del Podere Pietraporciana per realizzare, nel corso di alcuni anni, con la collaborazione e l’autorizzazione degli enti preposti, la costituzione di un Parco d’arte ambientale in progress, aperto alla libera fruizione dei visitatori. Tutti gli interventi e/o installazioni avverranno nel pieno rispetto dell’ambiente e dei luoghi nonchè del regolamento delle riserve naturali della provincia di Siena.
Nessuna opera o installazione ricadrà all’interno del percorso o dell’area in cui è presente la faggeta di Pietraporciana o di spazi di elevato valore naturalistico e ambientale.

Peculiarità del progetto e della sua realizzazione è il rapporto di collaborazione degli artisti con il Podere Pietraporciana, finalizzato alla progettazione e installazione di lavori in situ, realizzati con materiali naturali e ispirati ad uno dei temi che alimentano il genius loci, che vanno dalla persistenza di ere geologiche remote (come nella faggeta) alle vicende storiche più recenti (la guerra partigiana), passando, attraverso la storia del paesaggio agrario, fino al tema attuale dell’accoglienza e dell’educazione ambientale ed ecosostenibile, che è al tempo stesso, educazione alla cittadinanza, attraverso la bellezza e la libertà.
Accanto agli interventi d’arte ambientale, il Progetto si avvarrà, per ogni edizione, dell’apporto di altre opere – dipinti, disegni, fotografie, video, sculture, installazioni – da collocare temporaneamente negli spazi chiusi e aperti del Podere Pietraporciana, nonché di performance di artisti attinenti il tema.

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SIMBIOSI – OpenArt tra natura e storia” – 3° edizione
“Percorsi di libertà 2”
Dal 9 luglio al 10 settembre 2017

Sarteano (Siena)
Podere Pietraporciana
presso Riserva naturale di Pietraporciana
tel. 334/8161795)
pietraporciana@gmail.com

Intervengono in questa Terza Edizione di “SIMBIOSI – OpenArt tra Natura e Storia”:
Sabrina BALDONI, Alessandra BONOLI, Paola CASO, Luce DELHOVE, Adriano DI GIACOMO, Silvana LEONARDI, Mattia MORELLI, Marco Gabriel PERLI, Ugo PICCIONI, Lucilla RAGNI, SANDFORD&GOSTI, Paolo SCOTTI

da un’idea di Ivan Russo
a cura di Anna Cochetti

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Teresa Zambrotta: Il “gesto” dell’arte

Anche quest’anno, sulla scia del successo degli eventi organizzati nel 2016, l’Associazione Culturale Kalenarte_MAACK, ha stilato un programma estivo il cui obiettivo rimane rafforzare il legame tra la cittadinanza e lo spazio urbano, utilizzando i luoghi del MAACK e della Galleria Civica Franco Libertucci.

Le UTOPIE: i sogni, le chimere, gli ideali, le illusioni che da oltre vent’anni l’Associazione Culturale Kalenarte_MAACK rincorre con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio artistico contemporaneo. È grazie a queste utopie che ad oggi sull’intero territorio comunale di Casacalenda sono istallate ben ventuno opere del MAACK e all’interno della Galleria Civica Franco Libertucci sono presenti più di centoquattordici opere.

La mostra è costruita come una mappa mentale. Piccole isole che l’osservatore dovrà mettere in comunicazione. Gli oggetti che si è scelto di esporre rappresentano ogni momento del rapporto di Teresa Zambrotta con la pratica dell’arte. Non ci sono accenni all’arte detta o scritta, ma non bisogna dimenticare che la storica e critica d’arte Teresa Zambrotta si è spesa per gran parte della sua vita nel teorizzare e pratica l’arte.

Lo spazio è organizzato in settori. I teli appesi, trasparenti e permeabili, sono ostacoli facili da superare, non vogliono chiudere o separare, semmai mettere in comunicazione. Sono “portali” per passare attraverso le dimensioni: luce e materia, memoria e presenza, vicino e lontano.
Le immagini fotografiche si connettono con gli oggetti e suggeriscono associazioni.
L’osservatore può muoversi liberamente, senza un percorso prestabilito in un’esposizione raccontata da Riccardo Pieroni.

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I delfini di TERESA ZAMBROTTA
NELL’ARTE
TERESA ZAMBROTTA
raccontata da Riccardo Pieroni

Galleria civica d’arte contemporanea franco libertucci
Casacalenda (Campobasso)
Dal 22 luglio al 30 agosto 2017

a cura di Massimo Palumbo

MAACK Museo all’aperto d’arte contemporanea Kalenarte
Telefono: 0874841456
Fax: 0874844010
Email: comune.casacalenda@libero.it

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La “città delle palme”, tra Oriente e Occidente

Dopo la mostra dedicata ai tesori del Bardo di Tunisi, museo teatro di un sanguinoso atto terroristico nel marzo del 2015, è ora la volta di Palmira, non solo vittima di distruzioni, ma teatro di violenze operate dal terrorismo fondamentalista.

Il carattere di Palmira, quale vivace crocevia di idee, aspirazioni, usi e costumi, di correnti formali e stilistiche locali, orientali, ma anche greche e romane, ha dato forma all’immagine che i suoi abitanti hanno voluto fare e lasciare di sé, consegnandola all’eternità attraverso i loro monumenti funerari. Fra i materiali maggiormente significativi dell’arte palmirena, i rilievi funerari rivestono un ruolo di grande importanza nell’affermazione della fama mondiale della città. Grazie alla diffusione di questi originali reperti, gli antichi cittadini di Palmira, “con i loro volti, i loro abiti e i loro gioielli”, per usare le parole del famoso archeologo francese Paul Veyne, sono diventati ora “cittadini del mondo”: la mostra vuole far conoscere al mondo contemporaneo gli antichi cittadini del mondo, indicandone mansioni e ruoli. Un esempio di questa forte individualità è la raffinata testa proveniente dai Musei Vaticani, in cui la mansione di sacerdote è riconoscibile dal copricapo tronco-conico (modius) considerato proprio dei sacerdoti di Bel, o la testa che arriva dalla Custodia di Terra Santa ornata da una corona di foglie e bacche di alloro fissata da un medaglione. Anche commercianti o funzionari della pubblica amministrazione saranno presenti nelle sale del Museo Nazionale Archeologico di Aquileia, appositamente riallestite, riconoscibili da un foglietto di papiro nella mano sinistra, come il rilievo del Salamallat da Gerusalemme o quello di Makkai da collezione privata. Senza parlare del celebre universo femminile di Palmira – di cui l’illuminata regina Zenobia, colei che osò sfidare l’autorità di Roma marciando sulla capitale dell’Impero, non è che l’epigona – benissimo rappresentato nella mostra da cinque dame elegantemente vestite e acconciate. Come Charles Baudelaire, che magnificò nel suo poema “I fiori del Male” i gioielli di Palmira, il visitatore della mostra non potrà che rimanere incantato davanti all’originalità e alla ricchezza degli ornamenti delle donne palmirene, abituate a sfoggiare più bracciali simultaneamente, fibulae e diademi, e anelli su tutte le parte delle dita, come nel magnifico rilievo dal Museo Barracco, dove il monile è indossato sulla falangina del mignolo sinistro. Altrettanto curioso è il pendente dello stesso rilievo, un gioiello a forma di campana agganciato a un bracciale a torciglione, un amuleto diffuso in tutta la Siria romana.

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VOLTI DI PALMIRA AD AQUILEIA

Dal 2 luglio al 3 ottobre 2017

Museo Archeologico Nazionale di Aquileia
Aquileia (Udine)

Orario:
da martedì a domenica
8.30 – 19.30

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Giovanni Pisano: Il cesellatore del marmo

…Il percorso espositivo è organizzato in nove stanze, ciascuna delle quali ospita un’opera di Giovanni Pisano, il grande scultore che operò a cavallo tra il Duecento e il Trecento.
Si parte con un preludio: il rilievo con le Stimmate di San Francesco di Nicola Pisano, padre di Giovanni. È quanto resta di un monumento funebre risalente agli anni Settanta del Duecento, molto probabilmente eretto nella chiesa di Santa Maria del Prato, prima chiesa francescana di Pistoia, in luogo della quale fu poi costruita l’attuale chiesa di San Francesco. Il destinatario di questo sepolcro era probabilmente Filippo da Pistoia, già vescovo di Ferrara, di Firenze e arcivescovo di Ravenna.
Le altre otto stanze sono dedicate a Giovanni Pisano.
Nella seconda trova spazio una Madonna con Bambino, tondo in marmo che rappresenta uno dei vertici dell’opera del giovane scultore. Proveniente dalla collegiata di Sant’Andrea, è confluito nel Museo di Empoli. Le forme armoniche mostrano come l’artista avesse iniziato a muovere i primi passi sotto la guida paterna, ma la torsione del volto della Vergine permette di cogliere, in fieri, quell’idea di movimento che Pisano svilupperà nell’arco della sua carriera.
Per tutto il Medioevo fu frequente la pratica di riutilizzare le opere d’arte a seconda di nuove esigenze del culto: ne è un probabile esempio l’opera lignea esposta nella terza stanza, un Angelo in veste di diacono che ostende la testa di San Giovanni Battista. Il delicatissimo Angelo, che regge una grande e drammatica testa del Battista, presenta dissonanti aspetti stilistici: l’Angelo, in tutto corrispondente ai più noti esempi di scultura gotica francese della metà del Duecento, reggeva probabilmente in mano un oggetto più piccolo. Il volto del Battista, molto grande e dalle palesi differenze stilistiche rispetto al corpo della statua, è sicuramente attribuibile a Giovanni Pisano, all’epoca ancora giovane.
L’ultima opera è marmorea: una sobria figura allegorica della Giustizia (stanza 9), che faceva parte del monumento funebre di Margherita di Brabante, moglie dell’imperatore Enrico VII, morta di peste nel 1311. L’incarico di realizzarlo fu affidato al quasi settantenne Giovanni Pisano, considerato il miglior scultore di allora in Italia. Pur anziano, Giovanni dà prova di un’ulteriore, inaspettata evoluzione del suo stile, raggiungendo con quest’opera le vette di un’espressività meno stridente, più armonica, con la dolce mestizia del volto della Giustizia.

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OMAGGIO A GIOVANNI PISANO
Dal 18 giugno al 20 agosto 2017

Pistoia
Palazzo Fabroni

Orari:
.dal martedì alla domenica e festivi
10-18
chiuso il lunedì

Ingresso:
intero € 6,00 – ridotto € 3,00

Informazioni:
tel. 0573/371214

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Il Viaggio Infinito di Jacopo Di Cera

Una mostra fotografica, in contemporanea alla 57^ Biennale Arte di Jacopo Di Cera, di una trentina  scatti a colori dei frammenti delle imbarcazioni che riposano nel cimitero delle barche di Lampedusa, stampati direttamente su pezzi di legno prelevati in parte dagli scafi che hanno traghettato centinaia di migliaia di persone sulle coste italiane.

Si tratta di un viaggio metaforico che parte dall’Odissea di Omero e arriva ai riferimenti visivi di Rothko e Klein per raccontare, semplicemente attraverso le forme e i colori, tutto quello che si nasconde negli occhi di chi abbandona la propria terra per fame, disperazione e paura attraverso associazioni visive e cromatiche.

Quella di Jacopo Di Cera non è solo una mostra fotografica di straordinario impatto visivo, ma è anche itinerante per sensibilizzare chi visita la mostra al dramma migratorio che nel 2016 ha toccato con successo le città di Milano, Roma, Arles, Carrara, Napoli, Torino e Parigi.

Nelle barche di Lampedusa che Jacopo Di Cera ha portato a Venezia sono i contenitori di sofferenza e speranze per un approdo sicuro per un’umanità vittima delle contraddizioni di un Mondo dalle disuguaglianze sempre più ampie e in cerca di una nuova opportunità.

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JACOPO DI CERA
Fino alla fine del mare
Dal 14 maggio al 6 giugno 2017

Galleria Accorsi
Campo San Stae (Santa Croce)
Venezia

Orario:
da martedì a domenica
11.00 – 20.00

Ingresso gratuito

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