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Roma prima di Roma

RF Mostre Roma prima di Roma 1Una interessante mostra è stata aperta presso i Musei Capitolini con il titolo “La Roma dei Re. Il racconto dell’Archeologia”. In realtà il periodo di tempo preso in esame è più ampio partendo da reperti del X° secolo a.C. fino ad arrivare al VI° secolo, praticamente dall’inizio dell’età del Ferro alla fine dell’epoca dei Re.

Sono quasi 850 pezzi suddivisi in varie sezioni che si articolano in un percorso che, contrariamente al solito, si snoda partendo dai reperti più recenti per arrivare ai più antichi. Nelle prime vetrine vengono presi in esame “Santuari e palazzi nella Roma Regia” con particolare riferimento all’area sacra di S. Omobono e i “riti sepolcrali a Roma tra il 1000 e il 500 a.C.” con esposizione di numerosi corredi tombali rinvenuti nella zona ora occupata dai Fori. Segue “L’abitato più antico: la prima Roma” con un grande e minuzioso plastico della Roma arcaica e poi una vasta panoramica di “Scambi e commerci tra Età del Bronzo ed Età Orientalizzante” con molti reperti rinvenuti in necropoli scavate nell’Esquilino nella prima fase edificatoria dopo il 1870. “Indicatori di ruolo femminile e maschile” e “Oggetti di lusso e di prestigio” continuano ad esporre oggetti in bronzo ed in ceramica generalmente di provenienza funeraria e frutto dell’opera di artigiani locali o di scambi con mercanti etruschi, latini e greci.

Conclude la mostra la sezione “Corredi funerari confusi” che espone reperti dello stesso tipo della cui contestualizzazione poco o nulla si sa, furono scavati in epoca non certissima, in luoghi appena citati senza avere alcuna cura di riportare il tipo di giacitura ed altre notizie utili a studiare l’epoca e la provenienza; sono elementi “muti” da apprezzare solo visivamente. L’esposizione si tiene in Palazzo Caffarelli tranne una sezione ospitata nelle vicinanze dell’imponente basamento del Tempio di Giove Capitolino.

La mostra è stata organizzata dall’Assessorato, dalla Sovraintendenza Capitolina e da Zetema con il concorso del Parco Archeologico del Colosseo, dell’Università la Sapienza e di quelle della Calabria e del Michigan che hanno eseguito scavi archeologici con reperti che in parte sono esposti.

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La Roma dei Re
Il racconto dell’Archeologia
dal 27 luglio 2018 al 27 gennaio 2019

Roma
Musei Capitolini

Orario:
9,30 / 19,30

Ingresso:
gratuito per chi ha acquistato per 5 euro la MIC Card valevole per un anno
info Rel. 060608

Orario
Tutti i giorni 9.30-19.30; la biglietteria chiude un’ora prima
Giorni di chiusura:
25 dicembre, 1 gennaio

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Tiziana Morganti: Il viaggio nella solitudine

Nelle opere di Tiziana Morganti, in particolare questa serie dedicata al viaggio di Ulisse, la protagonista è la Natura che predomina sui mitici personaggi, a meno che non appaiano ritratti in primo piano come Ulisse stesso. .

Una solitudine paragonabile a quella raffigurata da Edward Hopper nei suoi quadri, non solo metropolitani, con la differenza che non è una solitudine “passiva” di una metropoli alienante che ti respinge, ma panteistica di una natura che ti avvolge e accoglie, ma contemporaneamente ti ingloba nel suo Assoluto.

Quella di Tiziana Morganti non è una raffigurazione fine a se stessa, ma un’indagine profonda nella realtà quasi esasperata delle torsioni di un olivo o nell’analisi minuta delle sue foglie, nell’indagine degli anfratti della roccia e i suoi riverberi o nello sguardo perduto nell’orizzonte di un mare delicatamente increspato foriero di epiche tempeste.

La Natura di Tiziana Morganti è ferma, in contemplazione atemporale, nel silenzio del vento e nello sciabordio del mare, per offrire l’allegoria della vita attraverso il viaggio di Ulisse, con i suoi pericoli e le sue tentazioni, per conoscersi e confrontarsi nell’incontro fatale col proprio destino.

Ulisse è posto davanti a continue scelte, nel conoscere il proprio lato “oscuro” con

la trasgressiva Circe, con Calipso e la capacità di resistere alla tentazione di una vita da immortale, e poi Nausicaa nella tentazione di una nuova felicità. Tre figure femminili accomunate dall’ambientazione in una sorta di misteriose quinte teatrali, evidenziate incorniciando le figure nelle grotte dove, la prima rifugge dalla luce, mentre la seconda ne è pervasa, sino ad uno scenario da amorosa e tenace speranza, con Nausicaa che guarda il mare, appoggiata allo stipite di un portale. Senza dimenticare Penelope, con la sua fedeltà, che scruta l’orizzonte dall’alto della collina.

Un viaggio non esente da pericoli per chi “non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”, con l’isola dei Ciclopi e quella delle Sirene, . il primo in un cupo notturno , mentre il secondo quadro immagina liricamente il canto magico, creando un’atmosfera rarefatta di squarci di luce in un cielo plumbeo che si rispecchia in un misterioso e placido mare, forse la più affascinante delle opere esposte.

A corollario della mostra le liriche di Luigi Massimo Bruno, adattate con l’uso di un linguaggio che rievoca l’antica lirica epica, evocano i sentimenti e “l’azione” mitica assecondando l’atmosfera surreale del favoloso percorso iniziatico.

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Tiziana Morganti: Ulisse
il Mito e il Mare
Dal 22 giugno al 2 luglio 2018

Società Dante Alighieri
piazza Firenze, 27
Roma

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Giovanni Albanese nell’officina delle meraviglie

Solo roba per bambini, è un progetto inedito a cui l’artista lavora da più di 10 anni: una serie di personaggi costruiti nel tempo e con pazienza, abitano lo spazio di VOLUME! come sospinti da un moto costante. Vota Antonio, Pantani, Cecchino, Giudice, Uno che fa buchi nell’acqua sono solo alcuni degli strani automi realizzati con materiali di recupero, abitanti di uno spazio che diviene, allo stesso tempo, scenario e attore del racconto fantastico messo in scena dall’artista, animato dalla presenza dello spettatore e dalla sua immaginazione.

Un banco da lavoro con gli strumenti del mestiere è il luogo dove avviene l’atto creativo e dove relitti senza vita suggeriscono l’intervento dell’artista demiurgo e parlano a chi sa prestare attenzione. Come scrive Ascanio Celestini nel testo che accompagna la mostra: “Non esistono oggetti muti, ma solo persone sorde che non li sanno ascoltare. E Giovanni cammina in mezzo a questo cimitero del presente. Parla coi morti del suo Spoon River. Elettrodomestici del passato, chiavi avanzate dalla galera, biciclette scassate. Ci parla e traduce per noi la loro lingua scomparsa”.

VOLUME! si fa custode di un’atmosfera in cui luci, ombre, presenze surreali e suoni di movimenti meccanici e improvvisi si mescolano e accompagnano lo spettatore in un percorso straniante che, passo dopo passo, svela il procedere della narrazione.

Questa serie di opere arriva come una naturale evoluzione del percorso di Albanese, che, dopo le macchine calcolatrici e i lavori fatti con le “lampadine a fiamma”, mette il suo lavoro al servizio di questi strani automi. A questi l’artista trasferisce tutta la sua poesia e li trasforma in “pupazzi”, riportando nella nostra quotidianità l’elemento ludico e offrendoci una nuova prospettiva da cui osservare il mondo, con lo sguardo tipico di chi sa ancora lasciarsi sorprendere.

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GIOVANNI ALBANESE
Solo roba per bambini
Dal 31 gennaio al 16 marzo 2018

VOLUME!
via di San Francesco di Sales, 86|88
Roma

Ingresso:
gratuito

Orari:
dal martedì al venerdì
dalle 17.00 alle 19.30
sabato su appuntamento

Catalogo:
Edizioni VOLUME!

Informazioni:
tel. 06/6892431

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Complementari visioni

Partendo da posizioni e stili apparentemente distanti, anche Katharina Grosse e Tatiana Trouvé hanno creato, per quest’occasione, un dialogo inedito e inaspettato. Con i loro rispettivi progetti, diversi eppure complici e complementari, le due artiste, nate entrambe negli anni Sessanta, hanno ribaltato i confini delle superfici di Villa Medici.

Se Katharina Grosse elegge la pittura, intesa come membrana, a suo principale mezzo espressivo, Tatiana Trouvé indaga le infinite variabili e possibilità del disegno: la potenza imprevedibile del colore s’intreccia con la seduzione di un oggetto scultoreo ricontestualizzato. “In entrambe — scrive Chiara Parisi — emerge una radicalità condivisa, fondata sull’idea di rovesciamento. Nel caso di Katharina Grosse, lo spazio in ogni sua manifestazione è esaltato dalla pittura. Non è più la tela a ospitare un paesaggio, ma è il paesaggio a farsi superficie pittorica. Con un orientamento analogo, Tatiana Trouvé architetta assemblaggi e accostamenti imprevedibili. Così nascono opere che, sebbene partano da elementi concreti, ci fanno perdere la familiarità che abbiamo con determinati oggetti.”

Il percorso espositivo si apre con le sculture di Tatiana Trouvé Notes on sculptures, September 15th, “Jill” 2016 e “Peter” 2016 in dialogo con la seta dipinta Ohne Titel(2013/2018) di Katharina Grosse. Da un lato, gli appunti tridimensionali — sculture e frammenti di altrettante installazioni — che Tatiana Trouvé definisce “annotazioni sculturali”, dall’altro, la manifestazione tangibile da parte di Katharina Grosse di un insaziabile appetito per lo spazio plasmato dalla pittura, congiunto alla sua grande capacità di moltiplicare gli spazi architettonici. Uniti e sovrapposti, questi quattro lavori rappresentano il paradigma di un corpo a corpo, di un confronto sorprendente e originale da cui emergono condivise irregolarità.

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LE NUMEROSE IRREGOLARITÀ
Katharina Grosse e Tatiana Trouvé
Sino al 29 aprile 2018

Accademia di Francia (Villa Medici)
Roma

Informazioni:
tel. 06/67611

Le numerose irregolarità. Tatiana Trouvé & Katharina Grosse

A cura della direttrice Muriel Mayette-Holtz e di Chiara Parisi

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UNA NUIOVA CASA PER L’ARTE E LA CULTURA

Spazio di grande respiro

TIBALDI ARTE CONTEMPORANEA

si apre alla quarta mostra della stagione e della sua storia.

Dopo i viaggi fantastici e misteriosi

di FLAMINIA MANTEGAZZA:

luoghi immaginari in miriadi di minuscole sfere

come a rimodellare il tempo divorato dall’implacabile “giornale”

la parola torna clamorosamente alla figura

riportandoci ad altro mondo diversamente fantastico e complesso:

gioco d’azzardo firmato Mauro MOLINARI.

E dunque la mostra in atto: PLAYS curata da Carlo Fabrizio Carli

al di la della parvenza giocosa risulta inquietante

provocatoria e tragicamente surreale.

Potrà capitare di riconoscersi in personaggi sibillini

che ci aggrediscono sbucando fuori da luoghi impensati

facendosi beffa di noi assomigliandoci o interpretandoci

come noi non sospettiamo di essere e tanto meno di apparire.

Tra narrazione pittorica e spettacolo multimediale

il gioco appare insolito e stranamente famigliare.

Merito di antiche figure clownesche tragicamente attuali?

Giocosa ambiguità dello scherzo e dell’ironia o storia di un dramma annunciato?

Mito del quadrato che torna all’infinito del quadro dentro il quadro

casa come scatola o scatola come casa in equilibri precari dove tutto cade?

Grande virtù dell’artista è anche saper celare insospettate fatiche

e abilità tecniche che, come si dice in teatro, lo spettatore non deve sospettare.

Ma questo non è tutto.

Altra particolarità del Molinari è di aver imposto la figura

In maniera talmente intrigante da dimostrarne l’ineluttabile necessità.

In conclusione, a nostro giudizio: una mostra rischiosa e dunque interessante.

dagli
ITINERARI DI CONTROINFORMAZIONE POETICA
Tracciati da
SARINA ALETTA

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MAURO MOLINARI
Plays
(opere 2007-2017)
dal 10 febbraio al 3 marzo 2018

Tibaldi Arte Contemporanea
via Panfilo Castaldi, 18
Roma

Orari:
dal martedì al sabato
16.30 – 20.30

Informazioni:

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a cura di Carlo Fabrizio Carli

 

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