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La telefonia infinita

Nell’odierno, sconvolgente paesaggio planetario in cui intere popolazioni sono irretite dal microschermo “smartphone” fino alla completa alienazione dell’individuo dal circostante, in questa alluvione dicevo, che tutto trascina con sé, dal petulante garzoncello al malfermo vecchiardo, dal miliardario al lavavetri, dalla duchessa alla “vaiassa” (c’è nella storia umana esempio più compatto e felice di democrazia totale?). In tutto ciò, lasciatemi allibire, io povero Diogene misantropo e sconosciuto, oltretutto nel riflettere filosoficamente sulla scomparsa del benemerito “homo sapiens” rimpiazzato ormai dalla nuova specie dell'”homo audiens”, mi chiedo: come si spiega il fenomeno del dialogo audioparlante che non conosce sosta né riposo né benefico silenzio?

 

Un dialogo (dovrei dire un monologo dal momento che vedo costoro parlare ininterrottamente tanto da farmi venire il sospetto che non ci sia nessuno all’altro capo!), un dialogo infinito, senza soluzione di continuità, comunque, dovunque, pur nei disagi più spericolati, nell’incerto equilibrio di un autobus affollato, alla guida (proibita!) nel mezzo di gorghi e ingorghi, nel buio di una sala cinematografica, ai funerali, trangugiando cibo e bevande, financo nei luoghi di decenza o nei grovigli erotici, ovunque!… E mi chiedo, possibile che costoro, all’apparenza ometti e donnette di poco conto, certo non protagonisti emergenti o come si dice nei telefilm americani “pilastri della comunità”, individui presumo non al centro di affollate mondanità, mi chiedo, con chi accidenti parlano dalla mattina alla sera, quali intricati e complessi rapporti sociali celano per giustificare l’eterna rissa telefonica tanto da doversi attrezzare di un buffo apparecchietto auricolare fisso per essere sempre disponibili al mono-dialogo?… Una volta questo essere sempre svegli e reperibili nella diuturna decisionalità era appannaggio di ricchi imprenditori, capitani d’industria, armatori, politici e diplomatici, grandi finanzieri e quant’altro!… Devo essermi perso qualcosa perché evidentemente non esistono più ometti e donnette che a quanto sapessi non avevano con chi spendersi se non con le quattro chiacchere di calcio al bar o col salumiere al mercato.

 

Oggi sono tutti in riga, in attesa della prossima telefonata che urge, anzi, che si accavalla e: “.. Aspetti in linea che la riprendo!”. Che dirvi? Devo invidiare tanta inesausta e ciarliera socialità o accarezzare il mio cellulare sordo e muto che spesso e volentieri tace?