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Guccione e Perilli tra colore e forma

Un inedito confronto tra due artisti del secondo Novecento: da un lato Piero Guccione (1935 – 2018), il pittore della luce e del mare, dall’altro Achille Perilli (1927 – 2021), promotore della più pura astrazione. Al centro, il colore e la forma.

Legato alla sua terra d’origine – la Sicilia – e allo stesso tempo riconosciuto in tutt’Italia, Guccione visse nella Roma neorealista di Fausto Pirandello, Renato Guttuso, Carlo Levi. Achille Perilli è invece stato uno dei membri di Forma 1, il movimento che nell’immediato dopoguerra professa il valore della forma in opposizione a ogni possibile interpretazione di natura simbolica, sentimentale o psicologica dello spazio della tela.

Pur seguendo traiettorie proprie, lo stile dei due artisti resterà intimamente legato a queste prime esperienze. La pittura di Guccione, tornato in Sicilia alla fine degli anni Settanta, si porrà al di sopra di ogni corrente artistica dell’epoca; quella di Perilli proseguirà nel solco di una rigorosa astrazione, alla ricerca di cromatismi accesi e brillanti.


Piero Guccione e Achille Perilli
Ai confini dell’astrazione

Dal 21 ottobre 2021 al 9 gennaio 2022

Mart
Rovereto


Penck: Le contraddizioni della Germania

La retrospettiva su A.R. Penck (1939-2017) propone oltre 40 dipinti di grande formato, 20 sculture in bronzo, cartone e feltro, oltre una settantina tra opere su carta e libri d’artista) intende ripercorrere le principali tappe di uno degli esponenti più significativi dell’arte internazionale degli anni Settanta e Ottanta.

Nato a Dresda, per decenni è attivo nella Germania dell’Est con opere di chiara ispirazione socialista, riuscendo a far tesoro di condizioni allora apertamente ostili all’arte d’avanguardia: mentre il socialismo nega all’artista moderno qualsivoglia funzione, A.R. Penck (pseudonimo di Ralf Winkler) sa trasformare col tempo la funzione della propria pittura in un elemento in dialogo col sistema sociale e politico. Fino alla fine degli anni Settanta, tuttavia, espone raramente nell’allora DDR. È soltanto dall’inizio degli anni Settanta che A.R. Penck riesce a partecipare a mostre; non in patria, ma in Svizzera, Paesi Bassi e Canada, riscuotendo ampi consensi. Nel 1972 espone a documenta 5 di Kassel chiamato da Szeemann; all’inizio degli anni Ottanta è tra i protagonisti delle rassegne, fondamentali per la pittura moderna, A New Spirit in painting (Londra) e Zeitgeist (Berlino). Paradosso della Germania divisa è proprio il fatto che la sua opera, così fortemente legata all’analisi della situazione socio-politica, sia riconosciuta e apprezzata solo all’Ovest, e mai nella sua terra d’origine.


A.R. Penck
Dal 24 ottobre 2021 al 13 febbraio 2022

Museo d’arte
Mendrisio (Svizzera)

A cura di:
Simone Soldini, Ulf Jensen, Barbara Paltenghi Malacrida


I nostri Mostri

Il percorso della mostra si muove su due linee – un filone fantastico-onirico e un filone simbolico-esoterico – e indica, con l’immediatezza dell’iconico satiro di Austin Osman Spare, straordinario artista inglese, in Italia ancora troppo poco noto, i riferimenti a cui tutto l’itinerario espositivo guarda.

Tre contemporanei chiudono l’esposizione con disegni originali e xilografie, Agostino Arrivabene, Edoardo Fontana e Francesco Parisi, artisti che, pur nella spiccata diversità, condividono una comune ispirazione: giungendo ognuno a risultati estremamente singolari, personali, non confondibili, radicano la loro ricerca nella più tradizionale ispirazione artistica tracciando una linea che attraversa Umanesimo, Primitivismo e Simbolismo.
L’esposizione è una riflessione sulla potenzialità del mostro come tramite per un’altra dimensione. Non tratta il concetto in quanto deformità, negli aspetti della teratologia, indaga, invece, attraverso un percorso tra le più ricche espressioni dell’arte grafica e del libro illustrato, un’etica del superamento in cui si condensa una rivoluzione: l’accoglimento dell’alterità, l’ammissione di una realtà flessibile e fluttuante, affatto definitiva o rigida.

Il mostro entra nell’immaginario dell’uomo fin dall’origine e in ogni cultura e tradizione. Per cogliere appena l’ampiezza e varietà della sua presenza, almeno nella letteratura occidentale, è sufficiente pensare alla Divina Commedia di Dante, al Paradiso Perduto di Milton, o ai più recenti Dracula di Braham Stoker e Frankestein di Mary Shelley.
Le mutevoli forme del mostruoso, accompagnate da fascino e timore, in bilico tra luce e oscurità, abitano narrazioni e illustrazioni, ma, per quanto multiforme il mostro possa apparire, egli è sempre un simbolo posto lungo un confine, una soglia che offre accesso a un orizzonte ignoto, a un abisso sconosciuto o che riporta in superficie elementi accantonati, temi celati e diversità negate.

Alcuni mostri hanno un nome proprio, sono Lilith, Lucifero o Satana, Frankenstein o Dracula, alcuni mostri hanno un pubblico, adulto o giovane. Scopriamo tendenze e predilezioni guardando nella ricerca artistica a partire dagli anni a cavallo tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento. Un momento in cui, nuovamente come già accaduto in precedenti periodi storici, uno fra tutti il Medioevo, l’attenzione si sposta su ciò che è irrazionale, inconscio.

Studiosi, artisti, letterati si dirigono verso il superamento delle barriere dei sensi e ciò accade anche come stretta conseguenza di un mondo illuminista che aveva migliorato la visione razionale della vita ma al contempo forzato troppo nella direzione del positivismo, conducendo inevitabilmente gli intellettuali, gli artisti e le anime curiose verso l’ignoto.
Nell’esposizione il percorso di conoscenza del mostro ha inizio sul finire dell’Ottocento e celebra quello straordinario momento di fervore artistico e culturale capace di valorizzare come mai prima e, forse, mai in seguito, la fascinazione dell’invisibile, dell’irrazionale, dello sconosciuto.


Mostri. La dimensione dell’oltre
Dal 23 ottobre al 12 dicembre 2021

Museo Civico di Crema e del Cremasco
Crema

Informazioni:
tel. 0373/256414 reception

https://www.culturacrema.it/

A cura di Silvia Scaravaggi


Koons e la costosa bigiotteria

La mostra dedicata a Koons, che dalla metà degli anni Settanta a oggi si è insinuato nell’arte contemporanea, ospita una selezione delle più celebri realizzazioni, prestiti provenienti dalle più importanti collezioni e dai maggiori musei internazionali.

Autore di opere entrate nell’immaginario collettivo, con il concetto di “shine” (lucentezza) inteso come gioco di ambiguità tra splendore e bagliore, essere e apparire grazie alla capacità di unire cultura alta e popolare, dai raffinati riferimenti alla storia dell’arte alle citazioni del mondo del consumismo.

Jeff Koons trova nell’idea di “lucentezza” (shine) un principio chiave delle sue innovative sculture e installazioni che mirano a mettere in discussione il nostro rapporto con la realtà ma anche il concetto stesso di opera d’arte. Le opere dell’artista americano pongono lo spettatore davanti a uno specchio in cui riflettersi e lo collocano al centro dell’ambiente che lo circonda. Come afferma lo stesso Koons: “Il lavoro dell’artista consiste in un gesto con l’obiettivo di mostrare alle persone qual è il loro potenziale. Non si tratta di creare un oggetto o un’immagine; tutto avviene nella relazione con lo spettatore. È qui che avviene l’arte”.


Jeff Koons. Shine
Dal 2 ottobre 2021 al 30 gennaio 2022

Palazzo Strozzi
Firenze

Orario mostra:
tutti i giorni 10.00-20.00
giovedì fino alle 23.00

A cura di Arturo Galansino e Joachim Pissarro


Oltre gli spazi “sicuri”

Il tema di Arteporto 2021, “Fuori Confine”, parte dalle necessità di uscire dai propri spazi sicuri, di andare oltre, ritrovando nel lavoro a più mani un nuovo slancio vitale, dopo questo periodo di isolamento, che ci aiuti a ripensare al mondo come comunità.
L’iniziativa è anche l’occasione per riflettere sulla millenaria vocazione di “porta di Roma sul mondo” che caratterizza l’area ospitante la mostra: prima sede degli antichi porti imperiali, oggi, in buona parte, dello scalo aereo internazionale di Fiumicino.
Una zona di (s)confine, di partenza e accoglienza, che da secoli mette in relazione genti, luoghi, identità e culture differenti.
La mostra si presenta come un fuori confine espositivo: le opere escono dagli spazi chiusi degli studi e delle gallerie per essere collocate all’aperto a diretto contatto con la rigogliosa vegetazione e all’azione degli agenti atmosferici, immerse in una storia millenaria potentemente evocata dai monumentali resti archeologici presenti nel sito. È anche un fuori confine generazionale, con artisti di ogni età, dagli studenti delle Accademie di Belle Arti, selezionati dai loro docenti, ad artisti di fama e esperienza decennale.
Artisti e artiste partecipanti
Pasquale Altieri, Santo Alessandro Badolato, Luigi Battisti, Flavia Bellavia, Paolo Bielli, Enrico Borghini, Carlo Brignola, Gianmaria Brizzi, Flavia Bucci, Caltanino, Tommaso Cascella, Angelo Colagrossi, Publia Cruciani, Mauro Cuppone, Cecilia De Paolis, Yvonne Ekman, Stefania Fabrizi, David Fagioli, Marco Fioramanti, Gianluca Fiorentini, Nazzareno Flenghi, Elizabeth Frolet, Pino Genovese, Marina Haas, Alfonso Maria Isonzo, Susanne Kessler, Antonio La Rosa, Giovanni Longo, Franco Losvizzero, Mauro Magni, Elisa Majnoni, Susanna Micozzi, Valentina Palazzari, Alberto Parres, Francesco Petrone, Ascanio Renda, Josse Renda, Giulia Ripandelli, Massimo Ruiu, Sandro Scarmiglia, Thomas Spielmann, Alberto Timossi, Mara van Wees, Fiorenzo Zaffina, Giulia Zincone.


ARTEPORTO
Fuori Confine
Dal 18 settembre al 17 ottobre 2021

Fiumicino (Roma)
Porti Imperiali di Claudio e Traiano
Parco archeologico di Ostia antica

A cura di Sandro Polo e Silvia Calvarese
promossa da GAF – Glocal Art Factory APS