Tutti gli articoli di Moto Della Mente

L’Arte Pandemica

Pandemic Objects (Oggetti Pandemici) è un progetto editoriale che raccoglie e riflette su oggetti che hanno assunto nuovi significati e scopi durante l’epidemia di coronavirus. Durante i periodi di pandemia, una miriade di “oggetti” spesso trascurati di tutti i giorni (nel senso più ampio possibile del termine) vengono improvvisamente caricati di nuova urgenza. La carta igienica diventa un simbolo di panico pubblico, un termometro frontale uno strumento per il controllo sociale, i centri congressi diventano ospedali, mentre i parchi diventano beni pubblici contestati. Compilando questi oggetti e riflettendo sul loro mutevole scopo e significato, questo spazio mira a dipingere un’immagine unica della pandemia e del ruolo chiave che gli oggetti svolgono al suo interno.


Pandemic Objects

Victoria and Albert Museum
Londra (Gran Bretagna)


Georges de La Tour: Il caravaggesco francese

La mostra riflette sulla pittura di Georges de la Tour, caratterizzata da un profondo contrasto tra i temi “diurni”, crudamente realistici, che ci mostrano un’esistenza senza filtri, con volti segnati dalla povertà e dall’inesorabile trascorrere del tempo e i temi “notturni” con splendide figure illuminate dalla luce di una candela: modelli assorti, silenziosi, commoventi. Un potente contrasto tra il mondo senza pietà dei “diurni” e la compassionevole rappresentazione delle scene “notturne” che colpisce ancora oggi. Dipinti che conservano il segreto della loro origine e della loro destinazione. Come rimane un mistero la formazione del pittore, compresa la possibilità o meno di un suo viaggio italiano.
La prima mostra in Italia dedicata a Georges de La Tour, attraverso dei mirati confronti tra i capolavori del Maestro francese e quelli di altri grandi del suo tempo – Gerritvan Honthorst, Paulus Bor, Trophime Bigote altri – vuole portare una nuova riflessione sulla pittura dal naturale e sulle sperimentazioni luministiche, per affrontare i profondi interrogativi che ancora avvolgono l’opera di questo misterioso artista.


Georges de La Tour
L’Europa della luce

Dal 7 febbraio al 27 settembre 2020

Palazzo Reale
Milano


Alberto Giacometti: Il pensiero dell’immagine

Alberto Giacometti è conosciuto soprattutto come scultore e pittore. Disegnava anche molto: era un modo privilegiato per cercare di conoscere la realtà, tramite lo studio delle opere d’arte di ogni epoca. Durante la sua vita, egli ha ugualmente realizzato un gran numero di incisioni e litografie. La produzione grafica di Giacometti è espressione di una profonda ricerca, rimasta meno visibile fino a oggi. Per questa ragione, il m.a.x. museo ha ritenuto di valorizzarla.
È esposta così, per la prima volta, una visione globale della sua opera grafica, con oltre quattrocento fogli: dalla xilografia all’incisione a bulino, dall’acquaforte alla litografia; non è infrequente che questi fogli siano legati all’illustrazione di libri. A essi si aggiungono alcuni dipinti, disegni, sculture e fotografie, nonché una scelta di tavole che fanno parte della raccolta intitolata Quarantacinque disegni di Alberto Giacometti, pubblicata da Einaudi nel 1963.
L’esposizione, che si avvale di prestiti di prestigiose istituzioni e collezionisti privati su tutto il territorio svizzero e anche a livello internazionale, è a cura di Jean Soldini, filosofo e storico dell’arte, e Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del m.a.x. museo e dello Spazio Officina, e si inserisce nell’ambito del tema del Centro Culturale Chiasso per la stagione 2019-2020, ossia “confine”.


Alberto Giacometti 1901-1966)
Grafica al confine fra arte e pensiero

Dal 9 giugno 2020 al 10 gennaio 2021

Centro Culturale Chiasso
MAX Museo
Chiasso (Svizzera)

Catalogo:
Albert Skira
Milano/Ginevra, 2020
pp. 400, italiano/ inglese.
CHF 36.- o EURO 36


Coronavirus: Non solo ma anche Teatro

Con l’annullamento delle attività e degli spettacoli programmati dal Teatro di Roma  (Argentina, India, Torlonia, Valle e Teatri in Comune), con la necessità di contrastare e contenere del diffondersi del virus Convid-19, la direzione non si è limitata ad informare della possibilità di richiedere il rimborso, ma ha arricchito l’offerta in Rete di video realizzati in occasioni di iniziative come Luce sull’Archeologia Le origini di Roma tra mito e storia o Talk&Dialoghi #TdRonline,

Da domenica 3 maggio, alle ore 12,00, sarà visibile su YouTube un altro incontro di Luce sull’archeologia online, dedicato a Enea, Roma e il Tevere (con Antonio Marchetta, Fausto Zevi, Andreas M. Steiner, Claudio Strinati, con la presentazione di Massimiliano Ghilardi) al quale seguiranno gli altri realizzati prima della chiusura dei teatri per Coronavirus, in attesa, magari in autunno, di scoprire altri aspetti della storia romana.

Il Teatro Vascello, propone uno spettacolo simbolo del proprio repertorio: Il gabbiano di Anton Cechov nella versione ripresa da Manuela Kustermann nel 2018, della produzione del 1998 per la regia di Giancarlo Nanni.

Un altro Anton Cechov è proposto dalla Compagnia dell’Elfo con Il giardino dei ciliegi», diretto da Ferdinando Bruni e con Ida Marinelli nel ruolo di Ljuba, nella versione del 2008 che vedeva protagonisti anche Elio De Capitani.

Su YouTube è possibile vedere anche delle produzioni di  Firenze Tv, tra le quali Stefania Rocca in L’arte della gioia, della scrittrice siciliana Goliarda Sapienza.

Francesca Piqueras: Quando l’abbandono diventa poesia

Mentre la Brexit riaccende il dibattito sull’indipendenza della Scozia, è verso le sue coste che ci invita a dirigerci verso Francesca Piqueras.

Francesca Piqueras, conosciuta per le sue fotografie di relitti abbandonati alla ruggine, presenta una nuova serie nella continuità. È lo stesso tema, lo stesso assillo che l’artista scava e approfondisce qui con il suo approccio singolare, affascinato dal rapporto che l’uomo ha con la natura. Ma è verso il continente che si è rivolta, questa volta, il suo obiettivo e sui due elementi fondamentali che sono la pietra e l’acqua

Queste strutture in cemento e acciaio consentono a Piqueras di giocare sui paradossi. In primo luogo, poiché sono emblematici dell’era industriale, sembrano usciti dalle profondità dei secoli. Le piattaforme evocano totem eretti per la gloria di alcune divinità marine. Le file di piramidi di Cramon fanno eco agli allineamenti delle Sfingi di Luxor. Gli obiettivi di Luce Bay ricordano queste pietre megalitiche, che si trovano in gran numero in Scozia.

Le sue fotografie sono meno meditative, più frontali. Il rapporto con gli elementi e con la luce è sia più naturalistico che più sfumato. Se la sua opera raggiunge un punto di maturità continuando a interrogarci sul destino umano attraverso i suoi manufatti, non si tratta più di confrontarli con l’elemento marino ma con questa costa che ora appare sullo sfondo.

Queste strutture in cemento e acciaio consentono a Piqueras di giocare sui paradossi. In primo luogo, poiché sono emblematici dell’era industriale, sembrano usciti dalle profondità dei secoli. Le piattaforme evocano totem eretti per la gloria di alcune divinità marine. Le file di piramidi di Cramon fanno eco agli allineamenti delle Sfingi di Luxor. Gli obiettivi di Luce Bay ricordano queste pietre megalitiche, che si trovano in gran numero in Scozia.

Un altro paradosso su cui gioca la fotografa: se queste piattaforme e queste vestigia segnano gli stretti legami (militari, economici) della Scozia con il resto del Regno Unito, sembrano qui delimitare e isolare il “territorio tranquillo” che noi vede sullo sfondo delle sue fotografie.


Francesca Piqueras
Territoire Tranquille
TERRITOIRE TRANQUILLE
Dal 18 febbraio al 5 aprile 2020

Galerie de l’Europe
55 rue de Seine
Paris