Tutti gli articoli di Roberto Cristini

Le Mille e una Notte italiane

Una piccola mostra per due grandi artisti, Cambellotti e Zecchin, riuniti idealmente nella rivisitazione figurativa di una celebre raccolta di novelle orientali: Le Mille e una Notte, fiabe evocative, esotiche che alimenteranno non poco il mito dell’Oriente misterioso. Una testimonianza letteraria di larga popolarità, il cui influsso sull’immaginario popolare e sui costumi sociali sarà determinante nella definizione antropologica ed epocale del secolo XX.

Di Vittorio Zecchin, artista muranese, di forte impronta klimtiana, vengono qui presentati sei dei dodici pannelli originali, dipinti nel 1914 per la della sala da pranzo dell’Hotel Terminus a Venezia e oggi di proprietà della Galleria d’Arte Moderna di Ca’Pesaro; oltre a una serie di vasi in vetro soffiato, che l’artista realizzò per la ditta muranese Cappellin & Co.

Per quanto concerne l’opera di Duilio Cambellotti, protagonista della stagione modernista italiana, sono presenti venti piccole tempere, di raffinata eleganza, conservate presso l’archivio dell’artista ed eseguite tra il 1912 e il 1913. Esse andranno ad arricchire l’apparato iconografico del libro Le mille e una notte, nella versione pubblicata in due volumi (Collana Biblioteca dei Ragazzi), dall’Istituto Editoriale Italiano di Milano nel 1914.

Arricchisce l’esposizione una selezione accurata di pubblicazioni della celebre raccolta di fiabe, tra le quali spicca la prima edizione in lingua francese di Antoine Galland.

A completamento dell’allestimento assai sobrio, sono disseminate lungo il percorso testimonianze  della cultura orientale dal forte potere evocativo:due mattonelle di produzione iranica databili tra il XVIII e il XIX secolo, raffiguranti cavalieri, dame e rigogliosi giardini. Non poteva mancare in questa cornice l’immancabile lucerna a olio, che ha il suo naturale riscontro nella “lampada”della novella dove il protagonista è proprio lui: Aladino.

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06 Mostre Mille e una Notte italiane 864393fd3754a32fa88b426b81e58ed1a3464cVITTORIO ZECCHIN, DUILIO CAMBELLOTTI

e le Mille e una Notte

Fino al 3 marzo 2014

Roma

Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti Decorative

via Boncompagni, 18

Ingresso libero

Informazioni:

Tel. 06/32298328

Sito web

Orario:

martedì – domenica, 8.30 – 19.30

(ingresso fino alle 19.00)

chiuso il lunedì

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 06 Mostre Mille e una Notte italiane 5663

 

L’onirica antropologia

Nella splendida cornice della biblioteca romana è di scena una mostra davvero interessante che coinvolge lo spettatore come poche, oltre i limiti ambigui del sensibile; in quella sfera sospesa tra il reale e l’onirico. Terra di tutti e di nessuno. Protagonista un artista collaudato come Gianluigi Mattia. La sua vecchia militanza artistica si rinnova in questa esposizione, offrendo pause di riflessione e, soprattutto, tesa a favorire nello spettatore il cammino a ritroso nel tempo, in una cronistoria dove antropologia, scienza, psicanalisi sono divulgate attraverso il segno sicuro di matrice ancora espressionistica, nella bellissima serie delle Maddalene erratiche ed erranti: “divinamente sadomasochiste, tremendamente soffuse nel loro urlo”.

Perché in Mattia, nel suo “modus operandi” polivalente e polimaterico, possiamo rintracciare e ripercorrere le tappe salienti degli “ismi” novecentisti; racchiusi in una felice sintesi di suggestioni letterarie e artistiche assai originali e personalissime.

Il proprio vissuto si riflette come in uno specchio nel foglio o nella tridimensionalità delle sculture polimateriche che tutto assorbono.

I personaggi rappresentati, tangibili ed esuberanti o evanescenti e dilavati, sono gli eroi maggiori  di un mondo epico e regale. Essi interpretano in chiave pirandelliana il modo di sentire e di essere dell’artista: sciamano e demiurgo, che tutto osserva e annota nel suo personale diario di intimità recondite.

Rilevo il lui una particolarità assente in tanta arte contemporanea: l’universalità e il diacronismo nel fare storia con le immagini. Un modo di raccontare, sentire e raffigurare da affabulatore. Le sue citazioni rappresentano il fulcro centrale dell’essere, il suo DNA. L’esteriorità figurale che osserviamo è cruda cronaca odierna senza orpelli o edonismi superflui. Scorre, graffia e lascia cicatrici evidenti nelle nostre coscienze.

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06 Mostre Gianluigi MattiaANTROPOLOGIA DEL PENSIERO ERRATICO

Gianluigi Mattia

Sino al 17 febbraio 2014

Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte

Sala della Crociera

via del Collegio Romano 27

Orario:

lunedì 14.00 – 19.00

mercoledì 9.30 – 17.00

giovedì 9.30 – 13.30

Ingresso:

gratuito

Informazioni:

tel. 06/69770053

http://www.gianluigimattia.com/

http://www.archeologica.librari.beniculturali.it/

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La ritualità dell’immagine

Il Giappone è in mostra con 125 fotografie originali realizzate fra il 1860 e i primi anni del Novecento, realizzate dai grandi interpreti europei e giapponesi, finemente ritoccate e dipinte a mano dagli stessi artisti che realizzavano le stampe dei maestri dell’arte giapponese: come Hiroshige e Utamaro. Gli scatti, come dicevamo, sono opera in gran parte di fotografi europei e giapponesi che intendevano rispondere, innanzitutto, al bisogno irresistibile dei viaggiatori occidentali di portare con sé album- souvenir; il ricordo di un paese che appariva straordinario agli occhi dell’immaginario collettivo dell’Occidente.

Documento di carattere storico e antropologico e di armonica quotidianità, dove l’esotismo si coniuga con l’arte fotografica ed il pittoricismo. Il percorso si dipana attraverso itinerari tematici: il contesto paesaggistico, in cui si muovono uomini e donne impegnati nelle loro attività domestiche e cerimoniali. L’universo del sacro, scandito dal tempo del rito e della festa; la dimensione idealizzata, segreta ed edonistica, nei modelli di sublime bellezza femminile asiatica; la quale si imporrà come una sorta di cliché destinato a durare nel tempo.

Chiudono la mostra due sezioni dedicate agli eroi per eccellenza della cultura giapponese: sàmurai, kendoka, lottatori di sumo tatuati e gli attori del teatro Kabuchi.

 

Di diverso carattere l’esposizione dedicata a Kubrick segnatamente ai cinque anni cruciali per la sua formazione, fra il 1946 e il 1950 periodo nel corso del quale la sua fotografia risulta essere la radice di quello che diventerà di lì a poco il suo cinema.

La mostra, assai vasta, presenta ben 160 fotografie. È stata realizzata in collaborazione con il Museo reale del Belgio che l’ha ospitata nella scorsa primavera. Si tratta di scatti straordinari, stampati per l’occasione dai negativi originali conservati al Museum of the City of New York.

La città natale è il primo grande soggetto della sua straordinaria capacità di visione. New York la protagonista assoluta degli scatti. Un viaggio in itinere lungo le strade di Manhattan frequentate da una curiosa umanità colta nell’attimo fuggente del proprio vissuto quotidiano. Mickey, il ragazzino che in città lustra le scarpe, i nuovi gladiatori, i protagonisti del mondo del pugilato, duro e violento dai profondi risvolti umani. E ancora, la borghesia sofisticata all’inaugurazione di una mostra, le atmosfere silenti della “Subway”. Un grande affresco popolare, realistico e, a volte, contrassegnato da un tragico lirismo.

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 Genova

Palazzo Ducale

Dall’1 maggio al 25 agosto 2013

http://www.palazzoducale.genova.it/

 

Mostre Genova Geìshe Samurai e Kubrick Geishe e samuraiGeìshe e Samurai

Esotismo e fotografia nel Giappone dell’Ottocento

Tel. 010/542285

http://www.giapponegenova.it/

 

Mostre Genova Geìshe Samurai e Kubrick Stanley Kubrick fotografo logoStanley Kubrick fotografo

Tel. 010/5574065

http://www.mostrakubrick.it

 

La superficie dell’arte

La Galleria romana ha inaugurato i suoi nuovi spazi di Via Francesco Negri, nel quartiere Ostiense con la mostra dell’artista ceco Dominik Lang, “Missing Parts” è il titolo che sancisce la sua prima personale in una galleria italiana.

Per l’occasione Lang ha progettato una installazione “site specific” su tre livelli, in funzione armonica con i nuovi e caratteristici spazi della Galleria. Partendo dagli esiti formali di un acquerello astratto di Vassily Kandinsky, il nostro cerca di introiettare la memoria visiva della storia in modo diacronico, armonizzandola nella ricerca che si espande nei nuovi territori spazio-temporali. Un’operazione, quella di Lang, che introduce una dinamica formale di sicuro impatto visivo attraverso i 63 moduli a rilievo, in gesso, divisibili e componibili, alla bisogna, in altro spazio e in modo diverso. Nella prassi operativa, che fa da sottofondo ambientale a questa installazione, la galleria è stata concepita come lo studio temporaneo dell’artista.

Nella sua rivisitazione degli aspetti formali e dinamici, intesi come reliquie del passato, rivivono, storicizzate, esperienze diverse e stratificate. Si veda, a titolo esemplificativo, la scultura-tavolo di lavoro che rappresenta una maquette compositiva di grande rilievo, dove convivono aspetti ed esperienze formali ed estetiche interdisciplinari. Il suo concetto di ambiente, fortemente influenzato da un senso del fare e del progettare di impronta neoumanistica è ravvisabile, peraltro, nei “disegni” a parete; condotti con materiali semplici come elastici e spaghi tesi a delimitare forma geometriche piane e cristalline. Esse descrivono lineari e atavici spazi della memoria collettiva: citazioni, visioni e vedute di una realtà cangiante, diversamente interpretata e fruita nelle epoche storiche che si sono susseguite. Testimonianza della continuità archetipica del pensiero pur nella discontinuità della tradizione soggettiva e intuitiva del reale.

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 Dominik Lang 01 web Dominik Lang 02 Dominik Lang 05DOMINIK LANG

Dal 15 marzo al 27 luglio 2013

Roma

The Gallery Apart

via Francesco Negri 44/45

http://www.thegalleryapart.it

Orario:

dal martedì al sabato dalle 15.00 alle 19.00

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L’eclettismo del decò

Da qualche decennio Maria Paola Maino e Irene de Guttry, oltre al compianto Mario Quesada, si sono prodigati nell’opera di ricerca e valorizzazione degli artisti gravitanti nell’orbita della scuola romana, in particolare per quanto attiene le arti decorative. Ne è una riprova convincente la mostra dedicata ad una delle personalità più interessanti della scena artistica romana degli anni Venti e Trenta: Alfredo Biagini, artista versatile, eclettico e originale. La sua duttilità gli permetteva di sperimentare tecniche espressive diverse: dalla scultura alla ceramica dalla lavorazione a sbalzo dei metalli alla decorazione dell’ornato architettonico.

Figlio di un orafo, Biagini nasce a Roma nel 1886. Dopo aver studiato scultura ed architettura dal 1905, si reca in seguito a Parigi per completare la sua formazione professionale.

Negli anni della guerra si stabilisce nel suo studio a Villa Strohl-Fern dove entra in contatto con numerosi artisti di gusto secessionista. Dopo la mostra del 1918, è presente alle maggiori rassegne in Italia e all’estero: Ginevra (1920-21), Berlino (1921), Dusseldorf (1922).

Si specializza agli esordi in un fortunata produzione di animalista e nel corso degli anni Venti verso un recupero della classicità romana e rinascimentale, alternando studi di figure femminili e mitologiche a quelli di animali.

Importante e documentato il sodalizio con l’architetto Marcello Piacentini. Nel 1915 in occasione dei lavori di decorazione del cinema teatro Corso in Piazza San Lorenzo il Lucina a Roma, terminati nel 1917 e che sollevarono non poche polemiche per l’impronta ritenuta eccessivamente modernista. Nel 1927, ancora con Piacentini, realizza l’apparato plastico del cinema- bar-ristorante Quirinetta in cui rivisita in chiave di esotismo déco, tematiche iconografiche legate alla cultura classica, impreziosite dalla varietà dei materiali impiegati: terracotta, bronzo, argento, stucco e mosaico.

Ancora una commissione pubblica lo vede protagonista accanto al pittore Guido Cadorin, nella decorazione dei locali di rappresentanza dell’Hotel Ambasciatori a Via Veneto.

Negli ultimi anni della vita si dedica all’arte religiosa eseguendo le statue di S. Girolamo e S. Giovanni oltre ad alcuni fregi plastici per la chiesa del Gesù a Roma. Partecipa, quindi con successo al concorso per la porta bronzea della basilica di S. Pietro; opera che l’artista non vede realizzata poiché muore a Roma nel luglio del 1952.

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Mostre Alfredo Biagini_sculture_e_ceramiche_deco_largeALFREDO BIAGINI

Sculture e ceramiche déco

(Roma 1886-1954)

Dall’8 maggio al 15 settembre 2013

 Roma

Villa Torlonia, Casino dei Principi

Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)

http://www.museivillatorlonia.it