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2020: Le Ombre dei massimi sistemi per dei Buoni propositi

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È l’inizio di un nuovo anno che offre l’occasione alle varie testate giornalistiche di esercitarsi in pronostici e asserzioni su grandi e piccoli temi, tra personali propositi e auspici collettivi.

Dal settimanale francese Le Monde Diplomatique, con l’editoriale di Serge Halimi De Santiago à Paris, les peuples dans la rue https://www.monde-diplomatique.fr/2020/01/HALIMI/61216, ci si sofferma sulle prospettive delle varie forme di dissenso contro i differenti governi che, dal Medioriente al Sudamerica, avvolgono il Pianeta. Manifestazioni che il 2019 lascia in eredità, senza alcuna soluzione, al 2020, di manifestanti per strada per opporsi coraggiosamente alle egoistiche visioni dell’ esercizio del potere, come il nascente movimento delle Sardine che sta varcando i confini italici per promuovere una quotidianità senza partigianerie ideologiche ed esclusioni.

Mentre Daniel Franklin (The Economist) si addentra in un ampio sguardo su The World in 2020 https://worldin.economist.com/edition/2020/article/17308/world-2020, passando dalla politica alla società, dall’economia gli anniversari come quelli di Raffaello (500 anni dalla morte), 400 da quando Mayflower salpò per l’America, 300 dal fallimento speculativo della Compagnia dei Mari del Sud, ma sarà anche l’Anno per la sostenibilità, con il progetto del Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, dell’incontro sulla biodiversità di Kunming (Cina) nell’ambito della Conference of the Parties to the Convention on Biological Diversity (COP15) sul tema “Civiltà ecologica – Costruire un futuro comune per tutta la vita sulla Terra”, la Cop26 di Glasgow (9 -19 novembre 2020) e il coinvolgimento dei giovani con la “Youth Cop” e soprattutto sarà Greta Thunberg, con Global Strike Future https://www.fridaysforfuture.org, ad essere ancora uno stimolo ai governi sul Climate Change.

I propositi del 2020 di Giovanni De Mauro, direttore di Internazionale, sono più personali, ma che potrebbero avere delle ripercussioni sulle buone azioni altrui, come l’astenersi dall’acquistare l’acqua minerale in bottiglie di plastica o “Essere gentile, essere professionale, ma avere sempre un piano per uccidere chiunque incontro. Fare pace con Roma. Imparare a fare i selfie.”

Poi ci sono le personali speranze per un 2020 capace di disperdere ogni ombra accumulata dal 2019, ostacolando le strumentalizzazioni di ogni protesta e perché i popoli trovino appagate le loro rivendicazioni.

In un 2020 capace ad insinuare un barlume di umanità in tutti gli estremisti che non accettano altre culture, incapaci di dialogare con gli altri, imbarbariti dalle loro chiusure, che trovano “infedeli” in ogni angolo di strada e innalzano muri ovunque.

Un’unica barriera può essere ammessa su questa Terra ed è quella per fronteggiare razzismi di colore e culturali.

Un Anno che doni la raucedine ammutolendo gli strilloni di ogni tipologia, un poco di lentezza agli invasati della frenesia e della velocità, alzare finalmente lo sguardo sul Mondo al popolo che vive con gli occhi incollati sugli schermi di smartphone e tablet, espropriare ogni avere a ogni persona convinta di possedere anima e corpo degli altri esseri viventi, un inciampo a chi corre per aggredire un’altra persona, un atterraggio sulla schiena a chi è abituato a guardare il proprio ombelico e non ha mai osservato il cielo, la rugiada agli aridi di cuore, la poesia agli avidi, l’amore agli egoisti.

Ma soprattutto nel 2020 spargere coraggio sul capo dei timorosi nel difendere i più deboli, nell’accogliere gli altri, nel riconoscere e rispondere a chi chiede un aiuto.

Clima: Da una delusione alla Green Deal europea

CO2

La 25ma Conferenza sul Clima (Climate Change Conference) si è conclusa senza alcuna buona intenzione che aveva stigmatizzato le precedenti Cop, ma solo delle parole, come parole sono anche gli ammonimenti degli scienziati e delle persone che scendono per le strade e chiedono ai governanti un cambiamento di politica verso la conservazione dell’Ambiente.

L’incontro madrileno sul clima, se non è stato un fallimento, è stato sicuramente deludente, dopo i grandi propositi della Cop21 di Parigi, fa retrocedere le politiche sul Clima a prima del Protocollo di Kyoto (Cop3 1997). Ora resta il 2020 come l’ultima occasione perché le nazioni industrializzate possano trovare un accordo sul taglio delle emissioni di CO2 che non penalizzi con carestie e alluvioni le piccole comunità, anzi le possa aiutare verso uno sviluppo sostenibile.

Gli appuntamenti di avvicinamento alla Cop26 di Glasgow (9 -19 novembre 2020), prevedono una “pre Cop” milanese di ottobre, per definire tutti i contenuti del negoziato e il coinvolgimento dei giovani provenienti da tutti i 198 paesi, con la “Youth Cop”.

La Youth Cop potrà essere l’occasione per le nuove generazioni di passare dalla protesta alla proposta ed a Glasgow verrà messo in scena un altro gioco delle parti, per difendere la paura di alcuni paesi (Polonia, Australia, Cina, Stati uniti, etc.) a dover rinunciare all’estrazione ed all’utilizzo del carbone.

È difficile mettere d’accordo centinaia di nazioni, come dimostrano 25 anni di incontri, con pratiche coscienziose per la salvaguardia del Pianeta, mentre il massimo che si è riusciti ad ottenere sono i consensi su vaghe parole, consegnando l’attuazione delle buone intenzioni all’individuale impegno.

Non sarà il raggiungimento di un accordo globale tra nazioni a dare il futuro al nostro Pianeta, ma l’impegno delle amministrazioni locali e delle singole comunità.

Il governo statunitense non crede ai cambiamenti climatici, ma la California, New York, Maryland e Connecticut hanno intrapreso delle politiche per rendersi indipendenti dai combustibili fossili, seguendo autonomamente le indicazioni di Parigi, sfidano l’ottusità di Trump.

Singoli stati non sono una nazione, ma possono dare il buon esempio per rendere la vita migliore per tutti, affrontando la desertificazione, evitando l’innalzamento delle acque, scongiurando la scomparsa di isole e spiagge, con l’aria respirabile.

Grazie alla rete internazionale di amministrativi locali che nel 1990 diede vita all’Alleanza per il clima (Climate Alliance) si è potuto superare gli scetticismi e varare delle iniziative per proteggere il clima mondiale.

In Olanda è la Corte suprema dell’Aja a sollecitare il governo di rispettare gli articoli 2 e 8 della Convenzione Europea dei Diritti Umani sul diritto alla vita ed al benessere delle persone, riducendo del 25% le emissioni di gas serra entro la fine del 2020, rispetto al 1990.

Quello che non riescono a decidere i politici lo fa  la Magistratura indicando la strada per delle scelte sostenibili, ma non è, per fortuna, sempre così ed ecco degli amministratori locali che sperimentano termovalorizzatori per un teleriscaldamento a freddo e magari vincendo un premio come migliore Architettura Italiana per la committenza privata all’impianto del quartiere di Figino, nella periferia occidentale di Milano, o nel comune bresciano di Ospitaletto.

Non saranno i termovalorizzatori di Copenaghen, Vienna o Parigi, ma è un passo per superare le infondate paure della dispersione di polveri e CO2 da impianti che non solo smaltiscono la nostra incapacità di contenere l’appartenenza ad una società consumistica, ma fornendo  energia senza l’utilizzo di combustibili fossili.

Termovalorizzatori interrati o capaci di esprimere tutta la loro bellezza architettonica alla luce del sole, per smaltire i rifiuti producendo energia, è una soluzione da prendere in considerazione come alternativa alla continua individuazione di discariche a cielo aperto che non sono apprezzate dalle comunità.

Il progetto di una Green Deal europea, annunciata dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, comincerà a dare i primi frutti per un continente climaticamente neutro per il 2050, con una roadmap in 50 azioni, dove saranno i singoli comuni e regioni a doversi muovere, soprattutto nel meridione, per fermare l’offesa all’ambiente, rendendo l’impronta umana meno invasiva.

Il Green Deal della von der Leyen è più mirato dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile promossa dall’ONU https://www.unric.org/it/agenda-2030, oltre ad avere un maggior potere persuasivo di un qualsiasi organismo che in definitiva lascia sempre alla buona volontà dei singoli.

Siamo nell’era geologica dell’Antropocene, dove l’umanità industrializzata dimostra tutta la sua voracità, con un dispendio di energie e di materie, ferendo il Pianeta con il continuo distruggere e costruire, nascondendo i rifiuti delle malefatte in luoghi strappati alla Natura ed agli altri esseri viventi, ma viviamo di paesaggi da cartolina photoshoppata o stiamo in fila per salire su vette innevate o ci immergiamo in acque cristalline tra pesci variopinti, senza rendersi conto di quante microplastiche stiamo disperdendo con abiti e cosmetici.

Greenpeace ritiene che gli sforzi proposti da Ursula von der Leyen siano sufficienti, perché “la natura non negozia”, ma è già molto per decenni d’inerzia e  comunque saranno sempre i singoli a salvaguardare il futuro del Pianeta ed in molti stanno lavorando ad utilizzare l’opera dei batteri per fornire energia.

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Qualcosa di più:

Clima: Una buona pratica verde
Greta Thunberg | Un Clima che cambia le generazioni
Europa: Il clima delle nuove generazioni
Migrazione | Conflitti e insicurezza alimentare
Trump: i buchi del Distruttore
Trump: un confuso retrogrado
Trump: un uomo per un lavoro sporco
Clima: Parole che vogliono salvare la Terra
Conferenze su internet e sul clima nei paesi del Golfo: sono il posto giusto?
Il 2012 è l’anno dell’energia sostenibile. Tutte le iniziative a sostegno dell’ambiente
Festeggiamo le foreste: abbattiamo gli alberi
Immondizia e sud del mondo: un’umanità celata dalle discariche
Un’economia pulita
Il Verde d’Africa: sul rimboschimento nel continente
Cibo: senza disuguaglianze e sprechi
Spreco Alimentare: iniquità tra opulenza e carestia
Gli orti dell’Occidente
Ambiente: Carta di origine controllata

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Storie tra l’Olimpica Brexit

Quello che ci presenta Jonathan Coe con Middle England è l’ultimo della trilogia (La banda dei brocchi e Circolo chiuso), ma si può leggere da solo e ripercorrere, in una sorta di diario, la corsa verso la Brexit.

Coe, attraverso le vite di un gruppo di amici e parenti, da’ un affresco dell’Inghilterra dal 2010 al 2018, con salti nei ricordi degli anni ’70 e successivi, con le sofferenze personali e quelle inflitte da una Brexit presa troppo alla leggera da gran parte dei cittadini, evidenziando la contrapposizione tra i cosiddetti intellettuali e la finanza, spalleggiati da una classe media poco istruita, intenta ad organizzarsi per nuovi profitti.

Gruppi politicamente eterogenei, dove tra i Conservatori, promotori dell’uscita del paese dalla Ue, troviamo delle riflessive persone che guardano ad un comunitario interesse e tra i Laburisti appaiono individui pro Brexit solo per un’antipatia verso il vicino, cagione di ogni sventura solo perché non è un nativo di quel Regno al crepuscolo.

Un romanzo che ripropone la narrativa politica tramite la quotidianità delle persone, riscoprendosi attuale dopo l’autorizzazione della Regina a Boris “lo sfascia tutto” a prolungare le ferie ai parlamentari britannici, per avere la libertà di risolvere la Brexit a modo suo.

Nella multiculturale Birmingham, simbolo del declino industriale britannico, fa da scenario al “diario” di una difficile convivenza tra usanze e lingue.

Negli anni ’70 una mia zia, che insegnava inglese agli inglesi, trovava difficile vivere a Birmingham dove regnavano fragranze e suoni esotici, per lei che aveva sposato un polacco ed ascoltava la lirica. Così nel 2000 troviamo tra le pagine del libro di Coe cittadini che si infastidiscono nel sentire un idioma che non sia il loro ed altri che, silenziosamente, approvano il comportamento rumoroso degli xenofobi.

Un breve trattato sulla situazione sociopolitica inglese che parte dal pacato e liberale David Cameron, promotore di referendum che non pensava di perdere, allo sbruffone Boris Johnson, passando per una opaca Theresa May.


Middle England
di Jonathan Coe
Traduttore: Maria Giulia Castagnone
Editore: Feltrinelli, 201, pp. 398
Prezzo: € 19.00

EAN: 9788807033193
ISBN: 8807033194


Un Clima che cambia le generazioni

Veleggiando per 15 giorni, ad “emissioni zero”, Greta Thunberg ha raggiunto New York a bordo della Malizia II di Pierre Casiraghi di Monaco, per essere presente il 21 settembre al UN Youth Climate Summit (vertice dei giovani sul clima) che precede il Summit dell’Onu del 23 settembre sul clima. L’occasione del summit sta permettendo all’attivista svedese di incontrare i politici statunitensi e un ex presidente come Dobama, prima di proseguirà il suo viaggio sostenibile attraverso gli Stati Uniti, Canada e Messico, per concludere alla Conferenza Onu sul clima “Cop 25” in programma dal 2 al 13 dicembre a Santiago del Cile.

A fianco di Greta Thunberg ci saranno altri 99 giovani provenienti da ogni continente e tra loro l’italiana Federica Gasbarro, ventiquattrenne abruzzese, che la raggiungerà, per mancanza di tempo, in aereo portando con se un progetto per depurare l’aria dall’anidride carbonica attraverso fotobioreattori. Si tratta di microalghe che producono nutrienti, già utilizzati dalle industrie farmaceutiche in grado di assorbire CO2 in cambio di ossigeno.

L’agenda per i cambiamenti climatici dell’adolescente svedese non si può limitare ad un appello ai governanti a sostenere la trasformazione dei nostri singoli comportamenti quotidiani ed incitare le nuove generazioni a convertirsi alla sostenibilità della vita, ma alla salvaguardia del patrimonio naturale.

Cambiamenti assimilati per imprimere al mercato un diverso sviluppo economico che non preveda coltivazioni ed allevamenti intensivi,  per riflettere sugli incendi, sul disboscamento, sulle estrazioni minerarie legali e clandestine, ma anche sul pregiato legname, senza dimenticare la desertificazione.

Non basta vietare il carbone e magari gli idrocarburi, abolire l’uso indiscriminato della plastica ed il suo abbandono, scegliere il treno al posto dell’aereo o la bicicletta all’auto, ma un passo avanti è filtrare l’aria anche, come è stato proposto a Firenze nell’ambito del Festival God is Green, negli ambienti chiusi, con il progetto del neurobiologo Stefano Mancuso e dal collettivo PNAT (designer, architetti e biologi) nel realizzare La Fabbrica dell’Aria.

Il progetto vuole utilizzare la capacità delle piante di produrre ossigeno, filtrando l’aria negli ambienti chiusi, dedicando uno spazio di 40 mq per una serra in ogni edificio, creando una connessione con le varie proposte di rimboschimento, per amplificare gli effetti benefici sul catturare Co2, come viene esplicitato nell’appello delle Comunità Laudato si’ con il la messa in dimora di 60 milioni, uno per ogni abitante, di alberi in Italia.

Quella di Un albero in più della Comunità Laudato si’ è un’iniziativa efficace per contrastare il cambiamento climatico, con l’accumulo dell’anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera, che può essere fatta da ogni singola persona, indipendentemente dai possibili finanziamenti governativi.

È necessario intervenire per evitare gli scempi come quelli perpetrati in Turchia, sul Monte Ida, con il taglio di centinaia di migliaia di alberi per realizzare il progetto minerario della canadese Alamos, con la turca Dogu Biga, per l’estrazione dell’oro.

Mettere sotto protezione internazionale non solo l’Amazzonia, ma anche le foreste dell’Angola e della Repubblica democratica del Congo, tanto da far gridare al neocolonialismo qualcuno che non ha ben compreso la realtà di un Mondo globalizzato, rendendoci tutti collegati e interdipendenti, dove nessuno può danneggiare la vita degli altri neanche per avidità ed è dovere della comunità internazionale non limitarsi a rimproverare il comportamento, ma ad offrire aiuto e fornire delle alternative.

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Qualcosa di più:

Europa: Il clima delle nuove generazioni
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Immondizia e sud del mondo: un’umanità celata dalle discariche
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Spreco Alimentare: iniquità tra opulenza e carestia
Gli orti dell’Occidente
 Ambiente: Carta di origine controllata
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Democrazia: Il voto non è sufficiente

Una Democrazia non può essere misurata sulla regolarità dell’elezioni, bensì sulla metodologia con la quale vengono organizzate e non solo per la libertà d’espressione concessa ai vari partiti, ma anche per il grado d’indipendenza dei vari organi e strutture dello stato.

In Russia, negli Stati uniti, in Turchia, in Venezuela, in Egitto, gli elettori vengono chiamati ad esprimere le loro preferenze politiche, mentre in Cina questo non avviene, ma il controllo esercitato da Erdogan, Putin, Al-Sisi e Maduro sulla magistratura e sulle forze armate non è inferiore a quella di Xi Jinping, mentre Trump e qualche botolo dell’Europa del’est ambirebbero a poter esercitare tale potere.

Più che Democrazie, con qualche distinzioni, ci si può trovare davanti alla Democratura tollerata dall’Occidente per pura convenienza, che viene condannata direttamente o indirettamente.

In Turchia, con la scusa di essere un baluardo contro i flussi migratori, l’Occidente non ha additato più di tanto Erdogan quando ha “rafforzato” i poteri governativi. Una manovra nell’ordine democratico che gli ha permesso non solo di emarginare ogni opposizione, ma di incarcerare giornalisti e parlamentari democraticamente eletti.

Ad al-Sisi si perdona la compressione delle libertà, che hanno esaltato l’esuberanza con la quale riesce a zittire ogni voce che si alza per denunciare le continue violazioni dei Diritti umani e le scomparse di cittadini egiziani e stranieri come il francese Eric Lang o l’italiano Giulio Regeni, anche perché la sua intransigenza tiene sotto controllo, per quanto è possibile, jihadisti nel Sinai.

I presidenti francesi, prima Hollande e ora Macron, hanno sempre voluto distinguere tra la violazione dei Diritti dall’ambito affaristico e lo stipulare contratti per la fornitura di armamenti vari e l’Italia dietro nel firmare accordi per lo sfruttamento dei gas naturali.

La lotta al terrorismo è un ottimo viatico per sospendere o addirittura violare i Diritti umani, d’altronde “non è possibile applicare gli standard europei” e gli interessi commerciali e geopolitici vengono prima della libertà delle popolazioni.

Il Venezuela di Maduro è riuscito ad inimicarsi gran parte dei governi con l’imporre la sua “legittimità elettiva”, senza offrire qualche vantaggio. Gli Stati uniti continuano ad imporre la propria visione del Mondo e quando impongono delle sanzioni a quel governo piuttosto che a quell’altro, è meglio che gli altri si accodino, altrimenti anche loro saranno sanzionati. Nella confinante, e democraticamente riconosciuta, Colombia il presidente ha aperto la caccia non solo ai dissidenti delle Farc ma anche a quell’opposizione rappresentata dai suoi ex esponenti.

Così l’Unione europea anche se volesse intrattenere rapporti commerciali con Putin, non potrebbe perché la politica estera russa ha strappato la Crimea all’Ucraina, ignorando la restrizione delle libertà che hanno  portato le commissioni elettorali a ritenere impresentabili chi non è gradito e quando questo non basta ecco le sparizioni di giornalisti ed oppositori.

Un’arroganza che ha portato i russi del gruppo petrolifero Lukoil a chiedere al ministro degli interni italiano di limitare il diritto di sciopero nel polo petrolchimico di Isab di Priolo nel siracusano.

Mentre Erdogan, con un’economia in recessione e la sconfitta elettorale della scorsa primavera, è tornato a distrarre i turchi con una nuova campagna anticurda e con proclami di nuove operazioni militari in Siria, aumentando la vigilanza dell’organismo di controllo nazionale sui social network, divulgatori di una “visione” della società contraria a quella del sultano, dopo aver chiuse una cinquantina di testate, monitorato il lavoro dei corrispondenti esteri e arrestato 189 giornalisti, tra le oltre 77mila persone e le centinaia di migliaia allontanate dal loro impiego.

Nonostante tutto la Turchia è ritenuta un paese democratico e di fatto lo è se l’opposizione riesce a dispetto degli arresti e delle emarginazioni a vincere, anche se dei sindaci democraticamente eletti vengono destituiti perché curdi. Nelle ultime amministrative si è evidenziando il divario, non solo turco, tra il voto nelle grandi città, aperto ai cambiamenti, e nelle aree urbane e quelle rurali legato ad una politica oscurantista più tradizionalista.

L’Europa e l’Occidente sono portati, per convenienza, ad usare una voce afona quando dovrebbero criticare o magari condannare certe abitudini di quei paesi che intrattengono rapporti politici ed economici favorevoli e abbiamo altri esempi di Democrazie dalle sfumature autoritarie come quella guidata dall’ungherese Orban impegnato soggiogare magistratura e informazione o dal filippino Duterte che suggerisce usare la mano più che pensate con chi infrange la legge, dal brasiliano Bolsonaro intanto a svendere un continente agli interessi di pochi, mentre guarda l’Amazzonia bruciare, così anche il presidente boliviano, presupposto esponente di sinistra, Edo Morales frutta indiscriminatamente l’Amazzonia e i suoi abitanti o l’indiano Modi che vuole un’india monolitica, un unico popolo con un’unica cultura. Poi c’è anche chi da alfiere delle libertà si è trasformato, dietro il vessillo elettivo, nell’autoritario Daniel José Ortega Saavedra.

Mentre le destre europee reputano anche l’Unione europea poco democratica e la Commissione accentratrice, una convinzione dovuta più ad una limitata capacitò di comunicazione, più da un vero potere di Bruxelles, che condiziona ogni esercizio del voto sia comunitario che nazionale, portando l’elettore ad essere vittima di campagne fatte di slogan, esprimendo le proprie simpatie politiche di pancia.

Nella consolidata democrazia britannica è Boris lo sfascia tutto a utilizzare la costituzione per ottenere la firma della regina e decretare la proroga delle ferie dei parlamentari per poter risolvere la Brexit a suo modo.

La realtà della Democrazia è impalpabile, meno tangibile della Libertà perché ognuno si sente libero a suo modo, mentre la Democrazia si confronta e coinvolge anche gli altri.

C’è chi vuol salvare il popolo dalla Democrazia e chi come Winston Churchill che la stigmatizzava “la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora.”

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Qualcosa di più:
Giulio Regeni: Affari e depistaggi
Egitto e Turchia: i Presidenti si ripetono
Egitto: Una Primavera che non è fiorita
Egitto, ingabbia i Diritti
Egitto e caso Regeni: la polveriera egiziana
Omicidio Regeni. Diritti civili intesi dagli alleati ingombranti
Una pericolosa eredità in Egitto. Polvere di diamante di Ahmed Mourad
Egitto: un bacio eversivo. Tutti in piazza il 30 agosto
Islam: dove la politica è sotto confisca
L’Egitto sull’orlo dell’irreparabile
L’Egitto si è rotto
L’infelicità araba
Egitto: laicità islamica
Nuovi equilibri per tutelare la democrazia in Egitto
Egitto, democrazia sotto tutela
Primavere Arabe: il fantasma della libertà
Mediterraneo megafono dello scontento

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Turchia: un regime che vuol governare facile
Turchia: il Sultano senza freni
Turchia: la diplomazia levantina
Turchia: Il sogno del Sultano diventa realtà
Migrazione: il rincaro turco e la vergognosa resa dell’Ue
Migrazione: La sentinella turca
Erdogan, il pascià autocrate

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Europa: una speranza di Unione
Europa: Il clima delle nuove generazioni
Europa e la geopolitica
Europa che si emancipa
L’Europa in cerca di una nuova anima
Europa: anche i tecnocrati sognano
Migrazioni, cooperazione Ue-Libia | L’ipocrisia sovranazionale
Migrazione | Conflitti e insicurezza alimentare
Migrazione in Ue: il balzello pagato dall’Occidente
Macron: la Libia e un’Europa in salsa bearnaise
L’Europa e la russomania
Europa: Le tessere del domino
Europa: ogni occasione è buona per chiudere porte e finestre
Migrazione: il rincaro turco e la vergognosa resa dell’Ue
Europa: cade il velo dell’ipocrisia
Arroccarsi nell’Arrocco: la posizione dell’Europa sull’immigrazione
Europa: i nemici dell’Unione
Russia: dalle sanzioni al tintinnar di sciabole
Europa: la confusione e l’inganno della Ue
Europa, fortezza d’argilla senza diplomazia
Erdogan, il pascià autocrate
Tutti gli errori dell’Unione Europea
Un’altra primavera in Europa

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