Tutti gli articoli di Gianleonardo Latini

Europa che si emancipa

L’Europa esiste, nonostante le minacce dei sovranisti leghisti e dei nazionalismi di Visegrád, forse non per essere una grande nazione, ma sicuramente come una forte confederazione, se riuscirà ad unificare le strategie economiche e la politica estera, trovando in un esercito europeo una forte coesione.

Come una forte coesione darebbe un Servizio civile europeo che possa offrire alle nuove generazioni delle occasioni non solo di essere coinvolte in attività sociali, ma anche di studio e conoscenza in qualsiasi paese dell’Unione.

Nella prospettiva delle Elezioni europee solo un’Unione che integri e che riesca a coinvolgere tutti i paesi aderenti sarebbe l’unico argine agli egoismi dei capi banda capaci solo di additare nemici. Gli appelli ad un fronte anti populista come quello lanciato da Massimo Cacciari può aprire ad un impegno militante degli intellettuali, se mai ha avuto senso questo vocabolo da trent’anni a questa parte.

La chiamata alle “armi” contro le destre sovraniste o nazionaliste che siano non ha prodotto risultati clamorosi, escludendo le parole di consenso di alcuni politici, come il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, per dare vita a un “campo largo”.

Walter Veltroni non si limita a ribadire la necessità di un dibattito sulla costruzione dell’alternativa, ma di distinguere il populismo da questa destra estrema che non si limita ad evocare una società chiusa, ma sbeffeggia il pensiero degli altri e lo demonizza, oltre a mettere in discussione il valore della democrazia rappresentativa, scagliando i propri anatemi contro il “nemico” di turno.

Nel 2015 una serie di intellettuali (Roberto Castaldi, Edmond Alphandery, Enrique Baron Crespo, Franco Bassanini, Vitor Bento, Lorenzo Bini Smaghi, John Bruton, Carlos Closa, Anna Diamantopoulou, Sergio Fabbrini, Franco Gallo, Anthony Giddens, Daniel Innerarity), avevano firmato un appello agli organi dell’Unione europea per integrazione bancaria fiscale economica politica, ma rimase inascoltato.

Anche altri politici hanno espresso la volontà di costruire un cosiddetto “campo largo” che comprenda la sinistra e il centro sinistra, ma è necessario impegnarsi perché manca meno di un anno alle prossime consultazioni europee e non è stato scandito a chiare lettere come dovrebbe essere questa Europa unita.

Sappiamo che dovrà essere ospitale e solidale, ma non basta per mettere d’accordo centinaia di milioni di persone, in gran parte interessate a sapere cosa ci guadagnano concretamente e non filosoficamente. Se si esclude l’impegno europeista di Emma Bonino, con la sua +Europa https://piueuropa.eu/, che si può sintetizzare con l’obiettivo di realizzare gli Stati uniti d’Europa, nessun altro europeista ha contribuito all’Europa dalle molteplici culture.

Gli Stati uniti d’Europa strutturati con un’unica politica economica ed estera, oltre alla difesa integrata, non avrà bisogno di tutori o padrini e l’ultimato di Trump a tutte le nazioni che intendono continuare a fare business con l’Iran potrebbe essere l’occasione per l’Europa di affrancarsi dai capricci statunitensi tronfi e obesi che non possono continuare a mangiare all’infinito: forse è tempo di mettersi a dieta.

In un’epoca dove gli schieramenti sono fluidi, le alleanze variabili e i fronti indefiniti, l’Europa deve contare su sé stessa per una globalizzazione prima di tutto interna che si rapporti concretamente alle realtà locali.

Gianīs Varoufakīs, economista e ministro delle finanze nel primo governo Tsipras, nel 2016 ha lanciato il Democracy in Europe Movement 2025, un movimento politico paneuropeo che cerca di sensibilizzare, criticamente, all’europeismo.

La voglia di Europa si esprime in vari modi ad esempio con Europeana, un sito web inaugurato nel 2008 e cofinanziato dall’Unione europea, che non si limita ad essere un accesso, anche se macchinoso, al patrimonio bibliotecario diverse istituzioni dei paesi membri, ma anche alle opere d’arte e di argomenti storici.

Europeana, nel primo giorno, non resse i 10 milioni di utenti e venne riproposta nel gennaio del 2009 con, inizialmente, più di metà dei contenuti forniti dalla Francia, in gran parte della il 10% dalla Gran Bretagna, l’1,4% dalla Spagna e l’1% dalla Germania.

L’Italia è presente con il portale nazionale CulturaItalia e la Francia con Bibliothèque nationale de France e la Germania, dal 2012, contribuisce con Deutsche Digitale Bibliothek.

Non può essere un Europa dei volontari vuoi in ambito migratorio e ora anche per l’utilizzo dell’ora solare o legale e magari scegliere a quale fuso orario aderire. Non è così che si realizza il sogno di Ventotene di un’Unione europea.

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Ingoiare rospi gialli e verdi

L’accordo governativo, nonostante i continui scricchiolii, regge solo per il fatto che i pupari hanno un pupo da manovrare come il portavoce di due caratteristi d’avanspettacolo per uno spettacolo di ventriloquio.

Il pupo cerca di far andare d’accordo il giallo con il verde che è diventato blu, verde padano indipendentista con il blu sovranista più che nazionalista, ma i punti di attrito spaziano dalla gestione migratoria alla privatizzazione/nazionalizzazione e ora anche sulla revoca dei fondi alle scuole paritarie.

Sembra una gara per chi riesce ad ingoiare il maggior numero di rospi nella compagine giallo/verde per poi rimanere sulle poltrone e dimostrare quale visione del paese è migliore.

C’è chi grida e chi annuisce, ma anche chi fa il mimo in attesa di una pausa per parlare nel bailamme mentale in cui tale accordo ha fatto piombare l’Italia.

L’inizio ha visto un pareggio con i pentastellati che accettano un’alleanza con i leghisti fiancheggiatori di Berlusconi, mentre i leghisti hanno preso le distanze da Forza Italia.

Poi sono venute le controversie sulla flat tax e il reddito di cittadinanza, tanto che il ministro dell’economia più di una volta si è trovato a fare dei distinguo e frenare sull’attuazione di entrambe le proposte finanziarie e soprattutto lasciando operante il reddito di inclusione, criticato dal M5S e fortemente voluto dai governi Renzi e Gentiloni.

Anche il taglio delle pensioni d’oro è causa di attriti tra conviventi di governo, con la Lega che vuole alzare la soglia e Di Maio non intende fare marcia indietro per sostenere l’occupazione giovanile.

Sulla situazione migratoria i leghisti si presentano monolitici sull’imporre un blocco dei porti alle navi con naufraghi. Un blocco che coinvolge anche navi dello Stato italiano, come insegna il caso del pattugliatore della Guardia costiera Diciotti, arrivando a tenere segregate 177 persone per cinque giorni. I leghisti sono intransigenti, mentre i pentastellati sono su posizioni dialoganti, nonostante le minacce del loro responsabile politico e vice primo ministro verso l’Unione europea.

I leghisti hanno uno strano concetto di sovranismo se impediscono l’attracco in un porto italiano ad una nave della marina militare italiana perché ha salvato delle persone in balia del Mediterraneo.

Leghisti e pentastellati sembrano avere come unico bersaglio l’Unione europea e non i paesi che si oppongono alla ridistribuzione dei migranti e al superamento del Trattato di Dublino.

Una comunanza nel trovare la Ue il nemico dell’Italia che per i pentastellati non significa allearsi con l’Ungheria di Orban.

Dopo il crollo del ponte Morandi, a Genova, si riaccende lo scontro tra la visione leghista e quella pentastellata sulle nazionalizzazioni e le privatizzazioni. È a tale proposito che il prof. Carlo Maria Bellei, delll’Università degli Studi di Urbino, si “permette di chiarire al v. premier Di Maio, vista la “perplessità” pentastellata nel riscontrare l’apertura leghiste alla Società Autostrade, l’incompiuta storia delle concessioni, con una lettera aperta, e con la scelta centrodestra, Lega compresa, di eliminare nel 2008 tutti i vincoli dalla concessione ad Autostrade posti dal secondo governo Prodi.

Non ultima è la scelta di rivedere il finanziamento delle scuole paritarie, nella volontà del ministro pentastellato della pubblica istruzione di garantire il rispetto della legge sulla parità scolastica, oltre all’altalenante posizione sui vaccini.

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La fluidità di un Movimento
gennaio 2017

Il Grillo visto da Greblo
dicembre 2014

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Le ingiustizie di una vita privilegiata

È la storia della mia vita: se c’è una ciliegia col verme tocca sempre a me.
Zucchero “Candito” Kandinsky
da “A qualcuno piace caldo” (Some Like It Hot)

In una vita fatta di apparenze e appartenenze, le persone sono protese all’invidia e al livore più che alla benevolenza.

Anche un asceta può, per una frazione di secondo, pensare che il suo saio è più ruvido di quello indossato dall’altro sant’uomo. Leggendo “è più ruvido” come una rivalità sul “perché devo soffrire di più”? o anche “io sono più vicino alla santità”!.

Che pessime persone quelle che prendono senza essere disposte a dare, ma noi siamo liberi di non elargire, a meno che non si pensi ad un proprio tornaconto.

Un tornaconto che nessuno può garantire, come chi specula nel campo finanziario, si rischia per poter guadagnare, ma non ci si può lamentare se la ricchezza rimane lontana mentre la povertà è dietro l’angolo.

Spesso siamo noi stessi, con la cronica insoddisfazione, ad essere i peggiori nostri antagonisti, con il bel risultato di diventare dei parafulmini di guai, mentre gli altri possono essere dei “fortunati” individualisti o sono propensi a facilitare la vita altrui.

Nel libro “Stronze si nasce” di Felicia Kingsley, pseudonimo di una emiliana, la vita appare come un’interminabile susseguirsi di controversie mentali, di supposizioni, di illusioni e delusioni, ma non per questo si evita di esistere, anche perché un po’ tutti siamo delle persone non sempre specchiate.

È una storia nella più consolidata tradizione del romanzo “rosa”, dove ad un certo punto tutti si rivelano sleali o presuntuosi, ma tra l’ingenua apprendista samaritana che si dimostra poco affidabile per le infatuazioni, l’infingarda amica/nemica, l’amichevole “grillo parlante” e il “principe azzurro”, c’è lo “scudiero” di Azzurro a essere fuori dal coro, ma tutti sono ricchi, belli e anche famosi.

Non può mancare, nel rimanere nel cliché e alla fine di alti e bassi, la felice conclusione della “redenzione” di chi voleva fare la stronza, ma senza averne la spigliatezza e la disinvoltura di chi stronzi ci nascono.

La protagonista confonde le infatuazioni con l’amore, ma soprattutto non comprende quando il sesso è amore.

GL Libri La vita è ingiusta Libro****************************

Stronze si nasce
Felicia Kingsley
Editore:  Newton Compton2018, p. 443
Prezzo: € 10,00

EAN: 9788822713438

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Una Intellettuale Migrazione

Non è necessaria la diatriba accesa dall’appello di Roberto Saviano per contrapporsi al dilagante senso di egoismo, dopo che gli intellettuali appaiono come le fiaccole che illuminano il cammino per una nuova società e gli altri zotici che ignorano la storia e la realtà geopolitica. È restrittivo basarsi su chi ritiene l’avvento di una popolazione senza confini e su chi vuol difendere quello che non ha mai posseduto e perdere di vista il vero quesito: fare la cosa giusta o rinchiudersi impauriti in un angoletto buio di qualche periferia degradata.?

Sono proprio le periferie degradate, con la sua popolazione, ad essere uno degli argomenti di Paola Mastrocola, nel suo articolo “Quel muro tra buoni e cattivi” sul Sole 24 Ore di domenica 29 luglio 2018, a rispondere a Roberto Saviano, prendendo in considerazione lo scontento di vivere nello squallore, come motivo per scagliarsi contro chi affronta svariati pericoli per trovare un luogo dove vivere senza paura di morire per conflitti o per carestia.

Se per Paola Mastrocola il problema di tanto dissapore verso gli altri nasce dalle condizioni in cui versano le periferie, sarebbe più proficuo fare pressione sulle Amministrazioni per risanarle, invece di scegliere di fomentare una polemica sull’accoglienza.

Paola Mastrocola si sente a disagio tra gli scrittori che pontificano stando comodamente seduti sulle poltrone dei loro salotti, ma sono solo parole come quelle di Sandro Veronesi, nell’invitare, con una lettera aperta sul Corriere della Sera del 9 luglio, Roberto Saviano a mettere «i nostri corpi sulle navi che salvano i migranti», mentre Eraldo Affinati risponde all’appello con “L’impegno è agire, io lo faccio a scuola”.

Mentre non ci sono parole per tutti quegli atti di solidarietà svolti in silenzio, come quelle centinaia di famiglie che accolgono rifugiati.

È arrogante ergersi come quelli che fanno la cosa giusta, limitando il coinvolgimento a opportune prese di posizioni, ma difficilmente si può contare su di loro per un turno alla mensa e sicuramente non si può chiedere di aprire le porte dell’accoglienza in spazi fisici dei loro salotti a persone che non si conoscono.

Anche gli altri sono convinti di essere nel giusto e non essere razzisti, ma tutt’al più un po’ xenofobi, come dire ti odio un pochino, quanto basta per non volerti vedere. Poi ci sono quelli che strumentalizzano lo scontento per fare la loro “cosa” giusta, quella che gli permette di mangiare senza lavorare.

Polemiche aride, parole al vento, che non sono di alcuna utilità se non si è disposti a dare il buon esempio.

È il caso, per chi si dice Cristiano, ricordagli i vari riferimenti nell’Antico e Nuovo Testamento alla difesa dello straniero, della vedova e dell’orfano. Se sbandiera la sua appartenenza a una religione, impugnando la Bibbia come se fosse un moschetto, non si può esimere dal seguire suoi insegnamenti.

Insegnamenti come nei libri della Genesi (17:8) “A te e alla tua discendenza dopo di te darò il paese dove abiti come straniero”, dell’Esodo (22:21) “Non maltratterai lo straniero e non l’opprimerai, perché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto”, del Levitico (19:33) “Quando qualche straniero abiterà con voi nel vostro paese, non gli farete torto”, sino al Vangelo di Matteo (25,35-44) “Ero straniero e mi avete ospitato

Sono solo alcuni esempi di come si dovrebbe aver rispetto dello straniero e non si fa riferimento allo straniero danaroso che può comprare ogni cittadinanza che desidera, ma di quello che necessita protezione.

Non ci sono buoni o cattivi, ma solo chi è quotidianamente un esempio di vita e chi arringa le folle per propri interessi. Folle spesso pigre per usare le proprie capacità mentali, fermandosi e riflettendo, optando per un pensiero omogeneizzato, quello predigerito che non comporta fatica nell’accodarsi all’armento.

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Migrazione: bloccati prima o parcheggiati dopo
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Il bastone e la carota, la questione migratoria

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Il Verde d’Africa

I mille drammi che gli africani vivono possono passare in secondo piano nell’interesse delle redazioni telegiornalistiche, ma anche sull’informazione cartacea, escluse due/tre testate, non godono di molta attenzione, come padre Alex Zanotelli ha sottolineato nel rinnovare il suo appello per l’Africa.

Tra le situazioni che mancano di un monitoraggio continuo c’è la lotta intrapresa, una decina di anni or sono, dai paesi della striscia del Sahel contro il deserto, proponendo un rimboschimento lungo un’area di quasi 8mila km, larga 15, con la creazione di una barriera, una grande muraglia verde (Great Green Wall) che colleghi la costa atlantica africana a quella sull’Oceano Indiano, per impedire al deserto di spostarsi sempre più in basso.

Una grande muraglia verde per smorzare la forza dell’Harmattan, il vento secco e polveroso del Sahara, che nel Burkina Faso ha il volto di un gruppo di donne del villaggio di Kao, impegnate, con la realizzazione di un vivaio ed con il supporto della Ong Bambini nel Deserto, a tenere viva una barriera “frantumata” in forma triangolare per usufruire dell’aerodinamicita’ e far scorrere il vento, proteggendo le case e le coltivazioni.

Nel Ciad si è venuto a conoscenza, grazie ai post del missionario gesuita padre Franco Martellozzo, di una gioiosa attività di rimboschimento, che si rinnova ogni anno in concomitanza con la Festa dell’Albero.

Una Festa rallegrata dall’irremovibile entusiasmo di una bimbetta di 4 anni, che padre Franco Martellozzo chiama Bakhita, nel contribuire alle operazioni di scarico delle 400 piantine arrivate con un pick up.

Una campagna arboricola che il sultano di Baro ha voluto concludere non solo con canti e danze, ma con una cerimonia di premiazioni di tutti quelli che si sono impegnati in ogni villaggio, donando altre piantine da curare e uno zainetto per andare a scuola.

Questo entusiasmo delle giovani generazioni è probabilmente tramandato dalle loro madri, con la loro operosità ed ingegno nel quotidiano , visto il ruolo bellicoso o apatico del maschio, la locomotiva della società. Infatti, come viene evidenziato nel recente studio del World Farmers Organisation, il 43% dei contadini sono donne, anche se in alcuni Paesi la percentuale sale al 70%, e sono ancora le donne, secondo la Fao (agenzia Onu per l’alimentazione e l’agricoltura), a farsi carico dell’approvvigionamento del 90% della fornitura d’acqua domestica e tra il 60% e l’80% della produzione di cibo consumato e venduto dalle famiglie.

Un’operosità che trova negli Orti comunitari del Ciad una risposta alle multinazionali ed ai Fondi sovrani impegnati a fare incetta, con land grabbing, di terre fertili per imporre coltivazioni intensive di ciò che loro ritengono avere bisogno e non di quello che necessita alle comunità di quei territori per la loro quotidianità.

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Qualcosa di più:

Africa: una scaltra “Democrazia”
Africa: attaccati al Potere
Africa: le Donne del quotidiano
Gli orti dell’Occidente
Le loro Afriche: un progetto contro la mortalità materno-infantile
Africa: i sensi di colpa del nostro consumismo
Solidarietà: il lato nascosto delle banche
I sensi di colpa del nostro consumismo
Le scelte africane

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