Tutti gli articoli di Gianleonardo Latini

Il mistero della Sfera bronzea

Il complesso ospedaliero del San Camillo oltre ad annoverare edifici chiusi, inutilizzati anche come discarica per suppellettili e attrezzature varie, aree verdi senza decoro, ha anche un mistero di arte contemporanea.

Una sfera bronzea collocata al centro di quello che doveva essere un luogo d’incontro davanti al Padiglione Puddu, ma che l’erba incolta lo ha reso un mondezzaio, tanto da usare uno dei vuoti della scultura come deposito di buste di plastica.

Sulla scultura è presente una targa in ricordo del restauro eseguito da Agostino Ragusa nel maggio 2019, per commemorare gli oltre 15 anni di attività della AOSCF (Aziena Ospedaliera San Camillo-Forlanini) congiunta alla Ong VPM (Voci di Popoli del Mondo), ma non l’autore.

La Ong VPM è impegnata nella cooperazione internazionale allo sviluppo in Africa sub sahariana, documentata nella pubblicazione Health Diplomacy, e il restauro è stato solo l’occasione per pubblicizzare la collaborazione con AOSCF, ma anche per riportare agli splendori degli anni ’70 un’opera sottoposta ad anni d’intemperie, presentando un’ossidazione diffusa con erosioni e infiltrazioni d’acqua stagnante nella struttura interna, che ne compromettevano anche la stabilità.

Una scultura attribuita a Giò Pomodoro, anche se negli archivi di Pomodoro non risulta alcuna documentazione.

Il Dott. Gianluca de Vito della Ong prese a cuore la situazione di degrado, tanto da pulirla dagli aghi di pino e dai vari rifiuti che la fantasia degli operatori e utenti dei servizi ospedaliere abbandonavano anche con cura, magari cercando di occultarli all’interno dalla scultura.

La speranza che la sensibilità, con il buon esempio, verso le opere d’ingegno siano tutelate dall’incuria e dall’indifferenza delle persone verso il patrimonio comune.

Dopo Afghanistan anche in Ucraina una crisi umanitaria

Sono passati 6 mesi dalla fuga dei governi occidentali dall’Afghanistan e il risultato è stato tragico per chi confidava in un paese capace di garantire i diritti non solo per i prepotenti e sconfortante per chi aveva come obbiettivo la pacificazione.

Vent’anni anni non sono serviti, nonostante molti miliardi di dollari impegnati, alla realizzazione di una economia e di un sistema sociosanitario autosufficiente, se non quello di aver edificato qualche scuola e delle strutture di pubblico servizio, quando i fondi venivano gestiti dalle strutture militari o dalle organizzazioni umanitarie, senza dover sottostare alle richieste governative.

Un paese da un’economia fragile che si reggeva virtualmente sugli aiuti internazionali che ora vengono sospesi, anzi l’Occidente decide di sanzionare il governo afgano. Una scelta quella delle sanzioni contro i talebani con il solo effetto di aggravare le condizioni di vita della popolazione, senza avere alcuna conseguenza sul tenore di vita degli attuali governanti che per vent’anni hanno ricevuto cospicui finanziamenti per la loro attività terroristica e che ora continueranno a riceverli per la loro attività governativa.

Un servizio sanitario sorretto dall’impegno delle organizzazioni non governative (Emergency, Intersos) che continuano ad operare tra mille difficoltà, mentre le Nazioni Unite si sono fatte carico del pagamento degli stipendi. La maggioranza delle persone hanno difficoltà nel preoccuparsi cibo, mezzi di riscaldamento e gli indumenti per superare il periodo invernale.

L’Unhcr si è attivata per raccogliere fondi da devolvere alla sopravvivenza di migliaia di persone grazie anche alla donazione che si può fare, sino al 6 marzo 2022, inviando un SMS al 45588 con il costo di 2 euro o chiamando lo stesso numero da rete fissa per donare 5 o 10 euro.

Un’emergenza umanitaria che si ripropone con l’aggressione russa all’Ucraina per la quale l’Unhcr si trova affianco all’Unicef ed alla Croce Rossa per la raccolta fondi, iniziata il 27 febbraio con il solo numero solidale – 45525 – che permetterà alle tre organizzazioni, da sempre impegnate attivamente nelle crisi internazionali, di portare un aiuto concreto e di testimoniare la generosa vicinanza dell’Italia.

Un’invasione, quella russa all’Ucraina, dalle mille giustificazioni geopolitiche e fronteggiata dall’Occidente con una serie di sanzioni che come nel caso dell’Afghanistan colpirà la popolazione, mentre chi ha portato dolore e miseria non patirà alcuna sofferenza.

In Afghanistan quale danno possono subire i talebani dopo che per vent’anni sono stati e continuano ad essere foraggiati da organizzazioni e governi? Così Putin potrà continuare ad operare, avendo razziato le ricchezze russe, con il suo tono intimidatorio verso i suoi collaboratori e con il pacato sostegno della Cina.

L’Occidente in Afghanistan è intervenuto in forze, in Ucraina non può intervenire militarmente senza far scoppiare un conflitto internazionale, ma ha promesso aiuti finanziari e militari al governo ucraino che saranno difficili da far pervenire con le vie di comunicazioni in sofferenza.

Due popoli che si pongono verso la vita in diverso spirito ed ecco l’Afghanistan in miseria con dei genitori a vendere un loro rene o le loro figlie, mentre gli ucraini prendono le armi per reagire e difendere la famiglia dall’invasore.

C’è da riflettere su quanto l’Occidente si sente così benevolmente coinvolto con l’Ucraina, ben lontana dalla posizione interventista presa con il conflitto balcanica. L’Occidente si è dimostrato forte con i deboli e diplomatico con i prepotenti, d’altronde la Russia in quegli anni non era così bellicosi e la così detta società civile non era così presente, eppure i Balcani sono più in Europa che l’Ucraina e l’autodeterminazione dei popoli funziona a senso unico, l’unica voce coerente è quella del Papa.

Un’ultima riflessione è da dedicare ai profughi e sulla disparità di trattamento: mentre si erge un muro tra Polonia e Bielorussia, dall’Ucraina i “bianchi” sono agevolati nelle pratiche di accoglienza, ben diverso quello destinato agli altri.

Come Operare in Spazi Pubblici

Si è svolta l’11 febbraio la giornata conclusiva di “Arte e Spazio Pubblico”, per riflettere sulle questioni più attuali legate all’arte contemporanea nello spazio pubblico sul territorio nazionale.

Una sintesi sui precedenti quattro incontri – svoltasi da gennaio ad oggi – attraverso il contributo dei rappresentanti dei tavoli tematici e di altri esperti, ma anche una riflessione strategica su proposte operative e buone pratiche a seguito degli esiti delle giornate di studio, attraverso il confronto con le istituzioni.

Il confronto tra esperti, istituzioni, associazioni ed altri soggetti del settore come Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali e la Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

Incontri ai quali hanno partecipato in gran parte persone provenienti dall’ambito giuridico, universitario e storico artistico, in definitiva una carrellata di chi organizza, allestisce e documenta l’evento, senza una presenza qualificante di chi realizza l’opera nello spazio pubblico.

Sarebbe stato interessante conoscere le problematiche che ha incontrato Oliviero Rainaldi nel realizzare l’opera Flammarion (Italgas di Torino) o come procederà Sissi (al secolo Daniela Olivieri, docente all’Accademia di Belle Arti di Firenze) nel tradurre il bozzetto che ha vinto un concorso, nella scultura dedicata all’astrofisica Margherita Hack per la città di Milano, con la programmata inaugurazione per giugno 2022.

Non a caso due città del nord Italia dove la sensibilità all’arte contemporanea va oltre gli spazi chiusi e dove il confronto e il dialogo tra istituzioni e associazioni possa gettare le basi per successive azioni strategiche.

La Piattaforma Duepercento è sicuramente un esempio di “creatività” della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. che prova a far emergere quanto realizzato nel passato con la legge 717/49, la cosiddetta “del due per cento”, e a fare il punto sul presente e stimolare nuovi progetti per il futuro, per dare impulso alla promozione della cultura attraverso la realizzazione di opere d’arte negli edifici pubblici di nuova edificazione.

Altra iniziativa della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura è Italian Council, alla sua decima edizione, con un bando internazionale per supporto della creatività contemporanea italiana, fortemente impegnato sul fronte della promozione dell’arte e della ricerca artistica, critica e curatoriale italiane all’estero.

Vincenzo Trione, Presidente della Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali e autore del recente “Artivismo” sul rapporto tra l’arte e l’impegno politico (Einaudi, 2022), afferma che anche la Street art e i writer sono un’opportunità per l’arte negli spazi pubblici e non un problema per le istituzioni, come anche è stato evidenziato su Graffiti. Arte e ordine pubblico dai Alessandro Dal Lago e Serena Giordano (Il Mulino, 2016).

Un esempio è il murale realizzato dallo street artist Jerico Cabrera Carandang Sul muro perimetrale del Museo di Casal de’ Pazzi o le decorazioni degli edifici del periferico quartiere di Tor Bella Monaca o l’Ostiense, trasformando degli anonimi complessi condominiali o testimonianze di  Archeologia Industriale in musei d’arte contemporanea a cielo aperto.

Il panorama della Street Art non si limita al britannico Banksy o all’italiano Blu, dall’afghana Shamsia Hassani o ad AliCé (Alice Pasquini), a JR o a Invaders, sono numerosi/e le voci fuori dagli spazi espositivi che incontrano l’interesse delle istituzioni come quella della Regione Lazio ed ecco il bando per 9 progetti di arte urbana in tutte le province del Lazio – Antrodoco (Rieti), Fiuggi (Frosinone), Itri (Latina), Marta e Valentano (Viterbo) –, e  cinque nei municipi e nella città metropolitana di Roma Capitale, con lo stanziamento di 200 mila euro a fondo perduto.

Un’iniziativa sintetizzata nella frase di Nicola Zingaretti (Presidente della Regione Lazio): “Attraverso arte e creatività diamo nuovo volto alle nostre città”.

Due pubblicazioni per completare la riflessione sull’arte e gli spazi pubblici prima e dopo il provvedimento legislativo “La legge del 2% e l’arte negli spazi pubblici. Legge n.717 del 1949” (Cura.Books, 2017) e “2%. Considerazioni In Margine” (Joyce & Co., 1990) dove Domenico Guzzi raccoglie i testi di G. Bottai, V. Guzzi, M. Piacentini, F. Ferrazzi, O. Rosai, F. Casorati e molti altri artisti,. pubblicati dal 1942 sulla rivista Primato.

Cercando di consolidare l’Arte

È difficile trovare nelle Fiera internazionale di Arte moderna e contemporanea delle nuove proposte e quella di Roma non fa eccezione, ma i Modigliani, i De Chirico, i Campogrossi e i Giosetta Fioroni non hanno necessità di trovare un mercato.

Sono gli sconosciuti ad avere necessità di essere promossi, ma le “vecchie” gallerie, come le nuove, preferiscono ufficializzare le loro produzione piuttosto che andare alla ricerca di novità per il domani.

Tra le nuove presenze nel panorama contemporaneo risalta la presenza della Talk Gallery, con sede a Parigi e a Bruxelles, nel proporre Camilla Ancilotto con le sue opere multi componibili, con le loro tre facce, in una poetico interagire nel sollecitare la creatività dello spettatore nel comporre, con le tre opere, numerose possibilità di giocare con la rivisitazione di opere antiche e i vari aspetti della natura.

Mentre Guillaume Garri e Onie Jackson offrono una visione contemporanea delle credenze sulla creazione del mondo e della mitologia greca,  in una lettura “picassiana” che sfocia nel graffitismo.

L’allestimento dello stand si completa di alcune sculture di inflessione primitiva di Guillaume Garrié e quelle futuribili  di Camilla Ancilotto.

In questo mercato dell’arte di 120 gallerie espositrici italiane ed estere c’è anche lo stand di Israele, nel quale vengono proposti artisti di varie ispirazioni, dal naif al concettuale e, per quanto possiamo saperne, questi 17, tra scultori, pittori, fotografi e ricamatori, sono presenti per rappresentare le tante sfaccettature della realtà israeliana contemporanea

Unico stand nazionale, d’altronde il contemporaneo non è nelle corde del nostro ministro Franceschini e dei suoi consulenti, che non hanno buone gambe per andare a scovare artisti che continuano ad essere ignorati; invece la Regione Lazio è presente per pubblicizzare le iniziative sul patrimonio e i luoghi della cultura, mentre il Lazio Contemporaneo è un opuscoletto come spunto per un’indagine approfondita.


Roma Arte in Nuvola
Dal 18 al 21 novembre 2021

Nuvola di Fuksas
Roma (Eur)

https://romaarteinnuvola.eu/

Claudia Bellocchi e la Distopia Distopika

Una visione tendenzialmente tragica del futuro, come quella descritta in “1984” da George Orwell, è distopia, termine coniato nell’800 dal filosofo ed economista britannico John Stuart Mill, per contrapporsi a quella ottimistica dell’utopia.

È sulla distopia che a 25 anni David Foster Wallace pubblicava “Infinite Jest”, uno di quei libri di cui si parla tanto, ma che ben pochi hanno letto, come il sottoscritto che non lo ha neanche sfogliato e non ne va fiero, ma bisogna fare delle scelte, per riflettere sul vivere o meglio sopravvivere alle peggiori catastrofi che potranno avvolgere la Terra.

Anche i disegni di Moebius, attualmente in mostra presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, si addentrano nella distopia, in una visione arcaica protesa nel futuro, con personaggi robotici, ma anche grottescamente umani.

Di Prince, a 5 anni dalla sua morte, viene proposto il suo “Welcome 2 America” una visione distopica della vita, trovando in George Orwell le risposte su una realtà informativa manipolata.

Coincidenze o forse solo la maturazione dei tempi per riflettere sulle distorsioni climatiche e sui mutamenti genetici, su questi temi interviene Claudia Bellocchi con una serie di lavori esposti nello spazio di Villino Corsini (Villa Pamphilj).

Niente paesaggi, unica ambientazione della tragedia per questi personaggi in mutazione è la tela di canapa grezza.

Luigi M. Bruno, nel suo scritto di presentazione alla mostra, afferma che “l’antiutopia dell’artista Bellocchi denuncia senza remore e abbellimenti la febbre nascosta, le latenti mostruosità che si nutrono dei peggiori sentimenti di un’anima malata che tenta coi sorrisi spavaldi alla don Rodrigo di celare il bubbone della peste! Ma solo affrontando l’anima nera che si ciba dei rifiuti ai margini di una umanità pur disumana, crudele e cieca nella sua folle indifferenza, solo guardando fino in fondo l’abisso che è sotto i nostri passi, senza sogni gratificanti e ingannevoli, forse troveremo l’uscita.”

Un’antiutopia dalla quale nascono personaggi come Madame o Ominide, Anatomopatologia o Franz, con un’esuberanza capace di rievocare quel prof. Kranz grottescamente vissuto da Paolo Villaggio, tracciati con il carboncino e avvolti da un’atmosfera tetrobronzea.

Un mondo dove l’eloquenza sarà una di quelle capacità che verranno meno in un futuro distopico basato sul conflitto e non sul dialogo, sulla prepotenza del grido e non sulla pacatezza.

Una distopia che minaccia il futuro dell’Afghanistan, perversa sugli abitanti di Hong Kong e sulle comunità LGBTQ non solo in Polonia e Ungheria.

Una mostra quella di Claudia Bellocchi capace di far riflettere, raffigurando la distopia come una deformità di sinistro futuro capace di condizionare negativamente la società se l’individuo rimane indifferente alle altrui tragedie.


Claudia Bellocchi
Distopika

Dal 4 al 19 settembre 2021

Biblioteca di Villino Corsini (Villa Pamphilj).
Roma

Informazioni:
tel. 06/45460691


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