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La magia degli Elementi

Sono passati otto anni da quando Cecilia Randall uscì in libreria con il romanzo Gens Arcana, al termine del quale l’autrice mise subito in chiaro ai propri lettori di non aspettarsi seguiti, trilogie o altro in quel momento. Il romanzo ebbe però un buon successo editoriale e i fan da allora non hanno mai abbandonato la speranza di rivedere Valiano e gli altri protagonisti in una nuova avventura, speranza fortemente palesata all’autrice.
E ora siamo qua, otto anni dopo appunto, con il tanto atteso seguito che ha tutti gli ingredienti necessari per fare onore ancora una volta al talento dell’autrice modenese.
Se il tempo è passato per noi lo stesso non vale per i personaggi di questo mondo semi-reale ambientato nella nostra cara penisola nel 1480. I protagonisti Valiano, Selvaggia e Manente li ritroviamo a pochi mesi dai fatti narrati nel primo romanzo, ancora insieme, ma non più in Toscana. Valiano ha infatti deciso di spostarsi momentaneamente a Venezia, luogo da lui scelto per poter esercitare il suo ruolo di primo arcano d’Italia. Chi sono gli arcani? Bè, per rispondere a ciò sarebbe più corretto partire dal primo romanzo, che oltretutto è stato riproposto in libreria con una nuova veste grafica per accompagnare l’uscita del suo seguito. Detto questo però, una risposta può essere semplicemente che gli arcani sono esseri umani dotati di particolari poteri “mistici” che permettono loro di interagire con gli elementi, terra, aria, acqua e fuoco, trasformandoli in armi di notevole efficacia.
La spiegazione, lo ammetto, è un po’ povera e una lettura approfondita del romanzo (o dei romanzi) ve lo confermerà, ma è utile giusto per dare un idea a chi ancora non conosce la saga per sapere bene o male quale è il genere trattato.
Per chi volesse leggere entrambi i libri un breve quadro può essere il seguente: in Gens Arcana il protagonista Valiano non ne vuole proprio sapere dei suoi poteri ed è costretto a difendersi da chi lo vuole eliminare per accaparrarsi il suo diritto ereditario in vetta agli Arcani; in Magister Aetheris invece il cattivo misterioso ha più o meno la stessa ambizione, ma Valiano questa volta è un poco più preparato a combattere.
Non mancano ovviamente i cari vecchi elementali e nemmeno i simulacri, a cui si aggiunge un agguerrita Santa Milizia che ha più meno lo stesso modus operandi dell’Inquisizione.
Le differenze tra i due romanzi non si limitano però alla sola trama: se infatti nel primo era ben chiaro chi fossero i buoni e chi i cattivi e il percorso del protagonista era piuttosto lineare, nel secondo c’è molto più mistero, accentuato da una Venezia che grazie alla sua conformazione non è certo povera di segreti, e in questo l’autrice ha saputo sfruttare la città molto bene. Non spaventatevi quindi se, a più di metà romanzo, ancora non sapete dove si andrà a parare perchè, se c’è una cosa che proprio non manca, è la suspense.
L’intreccio tra i personaggi si rivela ancora una volta avvincente, ed ognuno di loro grazie al suo carattere ben definito riesce a dare il suo contributo ad una storia che scorre veloce tra i capitoli, ricca di colpi di scena e con combattimenti che tolgono il fiato.
L’abilità di Cecilia Randall nel giocare con la storia non è una sorpresa dopo il notevole successo della saga di Hyperversum e, se dopo tanti romanzi, l’autrice riesce ancora a catturare il lettore per il taglio mistico che riesce a dare a periodi così importanti del passato, c’è da sperare che la sua vena creativa abbia ancora in serbo storie del calibro di Magister Aetheris.
Lasciatevi quindi catturare anche voi dal suo mondo partendo magari dal principio con Gens Arcana, potreste finire con il ritrovarvi tra le mani due romanzi di ottima fattura che ben si inseriscono nell’universo fantasy attuale. Non vi piacerebbe forse domare un elementale o scatenare una bella tempesta di fuoco? Scopritelo.

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Titolo: Magister Aetheris
Autrice: Cecilia Randall
Anno: 2018
Editore: Giunti Editore (Collana Waves)
Pagine: 592

 

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03a AB Libri magister aetheris 2

Titolo: Gens Arcana
Autrice: Cecilia Randall
Anno: 2018 (2010)
Editore: Giunti Editore (Collana Waves)
Pagine: 752

 

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Dietro ai dipinti e alle sculture: i mostri sacri del Rinascimento

Antonio Forcellino torna sul mercato editoriale con l’opera prima di una trilogia dedicata ai grandi protagonisti del Rinascimento. Se non conoscete l’autore provate ad immaginarlo come una sorta di Giorgio Vasari dei giorni nostri, se poi non conoscete neanche il Vasari beh, probabilmente non vi piacciono l’arte e la storia. (Non me ne vogliano gli esperti per questo paragone).
Forcellino si è occupato in passato di numerosi saggi dedicati alla vita e alle opere dei tre Maestri assoluti del Rinascimento dove, “tre Maestri assoluti” sta a Leonardo, Michelangelo e Raffaello.
Con l’opera qui recensita l’autore abbandona la saggistica per dedicarsi agli stessi temi sotto forma di romanzo, ridando vita ai protagonisti di quel periodo magico e tanto importante sia sotto il punto di vista artistico che sotto quello politico. Oltre ai tre artisti sopra menzionati infatti, le pagine ripercorrono in modo dettagliato le trame politiche dell’Italia rinascimentale, con personaggi di spicco come Rodrigo Borgia, Lorenzo il Magnifico, Ludovico il Moro e tanti altri ancora tra cui alcune donne di pari valore come Giulia Farnese e Lucrezia Borgia giusto per citarne un paio.
Il romanzo inizia narrando ciò che avvenne in un pomeriggio dell’estate del 1451 quando ser Piero da Vinci, passeggiando nella campagna nei pressi del suo paese, incontrò la giovane Caterina a cui non seppe resistere e che decise di possedere lì in quel momento. Momento che fu cruciale per l’Italia intera e per le generazioni a venire perché, citando il romanzo: “presto il frutto di quello stupro avrebbe abbandonato il borgo e la campagna per andare a cambiare il mondo”.
E così prende il via un racconto strutturato in modo lineare seguendo la linea di successione dei Papi, partendo da Niccolò V per arrivare fino ad Alessandro VI, in un susseguirsi di avvicendamenti alla guida della Chiesa, tra lotte intestine su tutto il territorio italiano dove i più grandi nobili del rinascimento si combattevano, si alleavano e si tradivano per assicurarsi la prosperità dei propri casati, con i turchi e i francesi alle porte e pronti ad invadere l’Italia per inserirsi tra i contendenti.
A tutto ciò si affianca la carriera artistica, scientifica e chi più ne ha più ne metta di Leonardo da Vinci, il primo vero protagonista di questa storia, quello a cui sono dedicate più pagine, pagine dove viene disegnato il suo carattere bizzarro e inconcludente. Proprio così, inconcludente. Se pensate infatti che egli ha lasciato ai posteri alcune tra le opere più belle mai concepite dall’uomo, dovete anche sapere che la sua mente piena di idee era ossessionata dalla smania di approfondirle, facendo si che i suoi lavori si protraessero all’infinito tanto da non concluderne molti, come i disegni dei suoi progetti rinvenuti dimostrano, primo tra tutti quel famoso cavallo di bronzo…
Proseguendo nella lettura e arrivati nel periodo della maturità artistica di Leonardo, ecco apparire a Firenze la famiglia Buonarroti guidata dal patriarca Ludovico e tra la cui prole figura un tale Michelangelo, giovane e promettente artista abile tanto nella pittura quanto nella scultura. Poche ancora le pagine a lui dedicate, sufficienti però a far capire quale futuro si prospetta a colui che si presenta alla corte di Roma con una scultura chiamata Pietà.
Ancor meno sono le righe dedicate all’ultimo dei tre maestri, quel Raffaello da Urbino menzionato per ora solo come allievo di altri grandi artisti di allora. C’è da aspettarsi che saranno quest’ultimo e il Buonarroti a contendersi il ruolo di protagonista nel seguito di questa prima opera, senza contare che lo stesso Leonardo avrà ancora molto da dire.
Se ancora non vi è chiaro il romanzo merita attenzione e c’è da fidarsi nell’affermare che non servono le americanate in stile “Codice Da Vinci” per appassionarsi alla storia perché, quando si è in grado di raccontarla nel modo giusto, la storia appassiona per quello che è.
Antonio Forcellino non è certamente una sorpresa come storico ma lo è forse come romanziere dove mette in luce doti narrative di tutto rispetto e, se la premessa è questa, non sarebbe male sentirne parecchi altri di racconti nati dalla sua conoscenza. Iniziamo per ora a goderci questo secolo dei giganti.

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Il cavallo di bronzo. Il secolo dei giganti
Antonio Forcellino
Editore: HarperCollins Italia, 2018, pp. 528
Prezzo: € 14,90

EAN: 9788869053672

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Mentre a Troia entravano col Cavallo…

Un titolo più chiaro di così non si poteva trovare per questa recensione sul romanzo “La casa dei nomi” di Colm Tòibìn, il riferimento è chiaro e ne consegue che di quello si parlerà.
Quindi, mentre a Troia entravano col Cavallo cosa faceva a Micene la regina Clitennestra, moglie di Agamennone?
Chi conosce la mitologia sa cosa fece Agamennone per avere il favore degli dei e far girare il vento a suo favore, per chi invece non conosce bene questa storia diciamo solo che egli fu costretto a sacrificare la figlia Ifigenia. A quanto pare però, e anche questo fa parte del mito, la moglie Clitennestra non la prese bene, tant’è che al suo ritorno dalla guerra lo accolse con un coltello nascosto nell’ombra.
A darle man forte c’era l’amante Egisto, che le fu accanto mentre il marito era lontano e con cui costruì un legame tanto amoroso quanto assassino, legame che le permise di tenere lontano gli altri due figli Oreste ed Elettra al momento dell’uccisione.
E qui finisce il mito ed inizia il romanzo perché, seppur tutti i personaggi finora menzionati facevano realmente parte della storia, tutti gli altri e tutti gli avvenimenti raccontati sono tendenzialmente inventati o, forse, liberamente ispirati.
Oreste fu infatti allontanato dal palazzo durante l’assassinio del padre e su ciò che gli successe poi l’autore costruisce una storia verosimile che va poi a ricongiungersi col suo rientro a Micene fino ai fatti ripresi nel mito.
A differenza del poema omerico dove molti dei gesti compiuti da Oreste vanno interpretati, quanto qui narrato mette bene in chiaro le sue responsabilità dal momento del suo rientro a palazzo in poi, e lo stesso vale per Clitennestra ed Elettra.
Quali erano i pensieri dei tre? Quali le loro inclinazioni? Erano manipolati o manipolatori? Questo e molto altro viene allestito tra le pagine di questo libro, dove però vien da chiedersi alla fine: Chi sono i veri protagonisti? Loro o i volti, i nomi e i segreti che si nascondevano e si tramandavano tra le mura di quel palazzo?
La lettura è breve e scorrevole, con un ritmo sostenuto caratterizzato anche da numerosi colpi di scena, la narrazione è in terza persona ma si alterna tra le vicende dei tre protagonisti.
Il fascino dei costumi e delle usanze viene forse un po’ meno per dare più spazio ai viaggi introspettivi dei personaggi e per sottolineare maggiormente i fatti narrati, questa mancanza però non va per nulla ad intaccare una trama solida e ben definita.
Colm Tòibìn è un noto scrittore irlandese autore di numerose opere, molte delle quali pubblicate anche in Italia. In questo romanzo come in quelli passati sono evidenti i tratti omosessuali dei suoi personaggi, segno del suo appoggio al mondo LGBT di cui fa parte. Ancora una volta però, lo fa in modo del tutto naturale in linea con il suo intento di dimostrare che di normalità si tratta, ragion per cui è del tutto normale che questo romanzo abbia tutte le carte in tavola per piacere.

Alessandro Borghesan

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La casa dei nomi
Colm Tóibín
Traduttore: G. Granato
Editore: Einaudi, 2018, pp. 261

EAN: 9788806235789

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Il potere è femmina

AB Libri teodoraCome sempre la storia è in grado di offrire grandi spunti narrativi, quando poi si va a “pescare” nel periodo storico scelto per questo romanzo i racconti sono quasi infiniti.

Per entrare meglio nei dettagli possono essere un buon punto di partenza le parole dell’autrice nei ringraziamenti finali, dove dice:

“… E a tutti coloro che lo leggeranno e si divertiranno, perché chi scrive qualcosa lo fa sempre per i lettori, sperando che questa storia piena di avventure, intrighi e colpi di scena vi consenta di passare qualche ora divertendovi…”

Può sembrare strano ma in queste tre righe Mariangela Galatea Vaglio, riesce a fare al suo stesso romanzo una una piccola e semplice recensione, perché la sua storia diverte, è piena zeppa di avventure e colpi di scena e si fa leggere in davvero poco tempo.

Il libro narra le vicende di Teodora, una delle figure più importanti della storia dell’impero bizantino vissuta a Costantinopoli nella prima metà del 500 d.C. Per rispetto di chi non conosce la sua storia non verrà svelato qui chi fu e cosa fece se non che la sua carriera ebbe inizio come attrice, un attrice molto particolare visto che, più che le parole, era il suo corpo a parlare… E sapeva usarlo molto bene a giudicare dagli obiettivi raggiunti.

Seppur la storia di Teodora sia piena di luci e ombre specialmente per i suoi inizi, giustificabili però con il fatto che allora le donne molto altro non potevano fare, il suo temperamento e il suo coraggio rappresentano un po’ il riscatto come donna, laddove riuscì ad utilizzare i suoi doni per affermarsi nella società e a mettere in riga i prepotenti.

Il suo personaggio riempie molte delle pagine del romanzo mentre in quelle dove lei non figura la scena è presa da colui che fece l’altra parte di storia a quel tempo, Pietro Sabbazio Giustiniano, detto semplicemente Giustiniano.

Nipote del generale Giustino che fu un fidato servo dell’imperatore Anastasio, Giustiniano seguì dapprima le orme dello zio nell’esercito per poi dedicarsi maggiormente alla politica di Costantinopoli, dove pian piano riuscì a ritagliarsi un suo spazio, favorito anche dall’appoggio delle fazioni del circo di città che allora controllavano il popolo.

Il circo. Non si può parlare di questo romanzo senza menzionare l’importanza che il circo di Costantinopoli aveva nel contesto politico non solo di Costantinopoli ma di tutto l’impero, dal momento che, il primo appoggio che l’imperatore doveva avere era il loro, pena la rivolta. E per avere questo appoggio tra le cose più importanti a cui l’Eletto doveva pensare era la religione. In quegli anni infatti, l’impero era attraversato dalle correnti dei monofisiti e dei calcedoniani, questi ultimi appoggiati dalla sede centrale della Chiesa situata ancora a Roma, seppur il suo splendore sia ormai un ricordo lontano. I monofisiti erano invece odiati dalla Chiesa ma avevano comunque un peso politico notevole a cui l’imperatore non poteva voltare le spalle, cosa che, come scoprirete leggendo il libro, non era per nulla facile.

Teodora e Giustiniano i protagonisti dunque, accompagnati da un carrellata di altri personaggi storici che si alternavano nella lotta al potere o che, come semplici comparse, erano in grado di cambiare gli equilibri di un impero come quello Bizantino. Detto questo però, e tornando alle parole iniziali, la storia si può leggere e conoscere anche divertendosi ed è quello che un po’ succede leggendo questo romanzo a volte un po’ “peperino”, capace di non cadere mai nella noia, svelando i retroscena più oscuri di un impero prestigioso e regalando momenti di piacevole lettura con qualche particolare piccante.

Il libro sembra essere il primo di una serie di romanzi che andranno a comporre la “Saga di Bisanzio”, del resto la storia è lunga e un solo romanzo sarebbe sprecato, chissà quali altri misteri si celano dietro questa figura affascinante di cui è bene ricordarsi il nome, Teodora.

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Titolo: Teodora. La figlia del circo. La saga di Bisanzio
Autore: Mariangela Galatea Vaglio
Editore: Sonzogno, 2018, pp. 380
Disponibile anche in ebook
Per informazioni sull’autrice è possibile visitare il suo blog

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L’acqua cheta che rode i ponti

John Niven torna in libreria con un nuovo romanzo e sicuramente i suoi fedelissimi non hanno lasciato passare molto tempo prima di catapultarsi su questa invitante e appetitosa lettura.

Per chi invece ancora non lo conosce sono sicuro che il titolo di questa nuova opera può essere una buona calamita per entrare nel suo universo: “Invidia il prossimo tuo”.  Qualcosa non vi torna? Certo, “religiosamente” parlando la forma non era questa ma, del resto si sa, John Niven ha un rapporto tutto suo con la religione.

Detto questo, di religioso qui c’è ben poco. L’autore questa volta si concentra sulla famiglia, sugli amici, sul lavoro, sull’attualità, sui soldi e su come tutte queste cose possono dare vita tra loro a mix esplosivi capaci di cambiarti la vita.

Partiamo dalla famiglia, quella del protagonista Alan Granger, un critico gastronomico molto famoso che è riuscito a raggiungere una posizione notevole nell’alta società grazie alla moglie Katie, figlia di un ricco aristocratico. Dalla loro unione sono nati Tom, Melissa e Sophie, l’emblema dell’amore(odio) fraterno. Una famiglia perfetta insomma, con la sua routine giornaliera, la sua bella e grande casa, le feste con gli amici ricchi, la donna delle pulizie ecc. ecc.

Bella cornice sporcata ad un certo punto da una vecchia conoscenza di Alan, un amico sembra, Craig Carmichael, da giovane una promessa del rock ed ora un barbone alcolizzato che il protagonista incontra per strada dopo una visita di lavoro in un ristorante.

L’inizio della fine? Chi può dirlo, Craig è davvero ridotto male, e pensare che da giovani era lui quello figo e Alan quello sfigato, invece ora guardali lì, l’esatto opposto. E’ anche vero che Alan è sempre stato quello buono, e infatti…perchè non raccogliere dalla strada un vecchio amico nel disperato tentativo di reintrodurlo nella società?

Craig sembra davvero tranquillo, tant’è che in casa (è lì che va a stare per un pò) viene subito accettato dalla famigliola felice ed è lì che il senzatetto comincia ad inserirsi pian piano nel mondo di Alan, osservando, annotando e condividendo con lui vecchie gioie come l’alcol e…altro.

Ma, cosa c’è dietro l’angolo? Apparentemente nulla dal momento che tutto sembra filare liscio per entrambi, l’invidia però si sa, è una brutta bestia, soprattutto per chi ha il suo bel caratterino.

La gente difficilmente cambia del tutto, e infatti Alan è rimasto sempre quello buono, a volte anche poco sveglio e Craig è rimasto quello che… quello che era insomma.

Non tirate conclusioni affrettate pensando che sia un romanzo scontato perchè, credetemi, non lo è.

John Niven si distingue sempre per il cinismo e l’ironia con cui riesce a raccontare le sue storie, cancellando completamente le cose scontate rendendo piacevoli invece quei tratti dei suoi personaggi che di norma darebbero fastidio.

Vi troverete a pensare che per più di metà romanzo ancora non è successo nulla di strano pur continuando a girare le pagine spinti dalla curiosità di scoprire cosa accadrà dopo ai personaggi. Un altra sbronza? Un’altra festa? Un altro progetto di lavoro fallimentare? Tante cose possibili, alcune anche prevedibili ma che non arrivano mai.

L’autore mostra come a volte essere troppo pieni di sé, soprattutto se lo si è diventati nel tempo, può rendere ciechi dinanzi alle proprie debolezze, e mostra anche, in modo estremo, di come una vita apparentemente perfetta può crollare da un momento all’altro. E i valori? Gli affetti? Possono portarti anche in direzioni sbagliate, siano esse una strada, un bicchiere di troppo o una confidenza rischiosa.

Tutti questi tasselli messi insieme formano una storia scorrevole, a volte snervante, ma mai noiosa. L’autore fa sempre capire di avere il colpo in canna e quando questo arriva… le conseguenze possono essere tragiche…

Questo è John Niven, un autore capace di fare “bang!” in tutti i suoi romanzi. (Questa era per i fedelissimi).

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Titolo: Autore: John Niven
Traduttore: Marco Rossari
Editore: Einaudi (Collana Einaudi. Stile libero big), 2018, pp. 290

Disponibile anche in ebook

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