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Claudia Bellocchi e la Distopia Distopika

Una visione tendenzialmente tragica del futuro, come quella descritta in “1984” da George Orwell, è distopia, termine coniato nell’800 dal filosofo ed economista britannico John Stuart Mill, per contrapporsi a quella ottimistica dell’utopia.

È sulla distopia che a 25 anni David Foster Wallace pubblicava “Infinite Jest”, uno di quei libri di cui si parla tanto, ma che ben pochi hanno letto, come il sottoscritto che non lo ha neanche sfogliato e non ne va fiero, ma bisogna fare delle scelte, per riflettere sul vivere o meglio sopravvivere alle peggiori catastrofi che potranno avvolgere la Terra.

Anche i disegni di Moebius, attualmente in mostra presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, si addentrano nella distopia, in una visione arcaica protesa nel futuro, con personaggi robotici, ma anche grottescamente umani.

Di Prince, a 5 anni dalla sua morte, viene proposto il suo “Welcome 2 America” una visione distopica della vita, trovando in George Orwell le risposte su una realtà informativa manipolata.

Coincidenze o forse solo la maturazione dei tempi per riflettere sulle distorsioni climatiche e sui mutamenti genetici, su questi temi interviene Claudia Bellocchi con una serie di lavori esposti nello spazio di Villino Corsini (Villa Pamphilj).

Niente paesaggi, unica ambientazione della tragedia per questi personaggi in mutazione è la tela di canapa grezza.

Luigi M. Bruno, nel suo scritto di presentazione alla mostra, afferma che “l’antiutopia dell’artista Bellocchi denuncia senza remore e abbellimenti la febbre nascosta, le latenti mostruosità che si nutrono dei peggiori sentimenti di un’anima malata che tenta coi sorrisi spavaldi alla don Rodrigo di celare il bubbone della peste! Ma solo affrontando l’anima nera che si ciba dei rifiuti ai margini di una umanità pur disumana, crudele e cieca nella sua folle indifferenza, solo guardando fino in fondo l’abisso che è sotto i nostri passi, senza sogni gratificanti e ingannevoli, forse troveremo l’uscita.”

Un’antiutopia dalla quale nascono personaggi come Madame o Ominide, Anatomopatologia o Franz, con un’esuberanza capace di rievocare quel prof. Kranz grottescamente vissuto da Paolo Villaggio, tracciati con il carboncino e avvolti da un’atmosfera tetrobronzea.

Un mondo dove l’eloquenza sarà una di quelle capacità che verranno meno in un futuro distopico basato sul conflitto e non sul dialogo, sulla prepotenza del grido e non sulla pacatezza.

Una distopia che minaccia il futuro dell’Afghanistan, perversa sugli abitanti di Hong Kong e sulle comunità LGBTQ non solo in Polonia e Ungheria.

Una mostra quella di Claudia Bellocchi capace di far riflettere, raffigurando la distopia come una deformità di sinistro futuro capace di condizionare negativamente la società se l’individuo rimane indifferente alle altrui tragedie.


Claudia Bellocchi
Distopika

Dal 4 al 19 settembre 2021

Biblioteca di Villino Corsini (Villa Pamphilj).
Roma

Informazioni:
tel. 06/45460691


Catalogo

Vacanze italiche in epoca Covid

Quest’anno la prudenza mi ha dettato un tipo di vacanza differente da quella scelta negli ultimi tempi. Per impegni artistici ed affinità elettive, in genere ho sempre preferito i paesi dell’America Latina. Gli aeroporti hanno bloccato la mia solita avventatezza e costretta a riflettere su una meta che univa la passione per storia, natura e curiosità. Ho scelto la Basilicata, destinazione sempre rimandata, che mi appariva ora quanto mai appetibile perché meno colpita dal Covid. Dunque, vacanza prudente ‘on the road’, con varie tappe verso paesi all’interno della Basilicata e un paio di puntate sulla Puglia per Castel del Monte, Grotte di Castellana, e passaggio sulla via di ritorno a Lesina. In realtà non ho meriti circa l’attenta programmazione del viaggio, effettuata dalla mia compagna di viaggio e amica, alla quale ho aderito ciecamente, nonostante ella abbia tentato di condividere con me, tabella di marcia e dettaglio delle tappe. Non so se per il suo studio attento, o per l’amore per le scienze naturali nelle quali vanta una laurea o la passione per l’archeologia, è risultato un viaggio low cost e pieno di ogni tipo di meraviglia. A legarci era la conoscenza della nostra dinamicità, e un paio di destinazioni che, cercando di impostare il viaggio, sembravano ad entrambe interessanti.

Forse non c’è un segreto per fare buone vacanze, non ho mai cercato solo lo stupore degli occhi né il buon cibo ed il movimento che ho trovato a Venosa, ai laghi di Monticchio, a Melfi o nella murgia materana, a Castelmezzano o a Pietrapertosa, a Lagopesole, o nel Metaponto.

Il mondo è bello e passerei la vita a viaggiare per scoprire meraviglie e popoli. Appena ho avuto tempo e un po’ di soldi l’ho sempre fatto, ma dentro di me ho cominciato a cercare di più e ho compreso solo negli ultimi anni cosa fosse. Il ‘di più’, era l’incontro con le persone che si rivelavano nel viaggio, oltre la possibilità di condividere lo stupore con qualcuno che fosse, nella diversità, in sintonia con te.

Non parlo della propensione all’apertura dei viaggiatori costretti in tour ad una temporanea convivenza o alla gentilezza mostrata dagli abitanti in alcuni luoghi turistici per procedere con i loro affari. Non parlo neppure dell’educazione che dovrebbe essere comunque data per scontata, mi riferisco invece a quella caratteristica dell’umanità, per cui ora non riesco neppure a trovare un termine che la definisca precisamente, che fa sì che due persone si incontrino e si ascoltino, non perché c’è alla base un negozio, ma solo perché l’uno, in questo caso il visitatore ignaro, chiede maggiori delucidazioni o aiuto ad una persona del luogo che è consapevole che l’altro, forestiero, non riuscirebbe a muoversi o a conoscere con la medesima speditezza.

È successo, ad esempio per gli affreschi rupestri di Carpinihttps://www.prolocofiliano.it/Filiano/Luoghi-di-interesse/Visita-il-Museo-Carpini-e-le-Pitture-rupestri, dei quali si fa menzione sulle guide e su internet, ma per i quali mancano chiare indicazioni per la visita. A Lagopesole, oltre all’accoglienza in un delizioso B&B ristrutturato, pulito e curato con l’attenzione di chi vuole accogliere l’ospite, la proprietaria, alla richiesta di informazioni, ci ha messe in contatto con un’amica che ci ha dato un altro riferimento tramite il quale, grazie a due volontari della protezione civile, siamo riusciti a visitare gli affreschi altrimenti inaccessibili. I ragazzi ci hanno accompagnato sul luogo, al momento non visitabile, attualmente gestito dalla protezione civile insieme al Museo dedicato ma chiuso in epoca Covid. Un’escursione interessante con due ‘autoctoni’ con cui abbiamo scambiato non solo impressioni generali, dove ci sono state mostrate sia pitture rupestri che la sedia dei briganti, ma anche parlato delle iniziative realizzate o future post Covid. Ci siamo confrontati sulla vita locale rispetto a quella della Roma tentacolare. È stato un momento di conoscenza e comprensione delle differenti problematiche della realtà in cui vivevamo.

A quell’iniziale slancio della signora di Lagopesole che cercava di aiutarci ed alla notizia che avevamo ben due accompagnatori, la mia amica ed io, per un momento ci siamo guardate con sorpresa, forse perchè sconosciuti, forse perché abituate alle continue tragiche notizie divulgate dalla stampa o forse perché semplicemente non abituate a quanto tutti gli abitanti in un modo o nell’altro ci fossero venuti incontro. Ci siamo fidate, non detectando intuitivamente nulla di anomalo. Inconsciamente nel viaggio eravamo partite con una scelta di fiducia e umanità, rinunciando a ricorrere alle prenotazioni on line, e preferendo parlare telefonicamente con i proprietari di ogni B&B low cost, che ci hanno tolto anzitutto le commissioni che avrebbero dato  agli intermediari, ma soprattutto dai quali fin da subito abbiamo avuto maggiori indicazioni sulle migliori ore in cui arrivare nei paesi per ovviare alle ZTL, per feste locali che interrompevano percorsi tracciati, oppure che ci hanno ricontattato per avvisarci di problematiche sorte sul momento nella zona.

A Lesina, il proprietario dell’appartamento che affittavamo, è stato così gentile da dedicarci una mattinata per mostrarci con il suo 4×4, luoghi non solo inaccessibili alla mia macchina ma anche sconosciuti a un forestiero. Abbiamo visto gli aironi, i bufali che facevano il bagno ed avuto l’opportunità di assaggiare la salicornia, prelibatezza dei luoghi salmastri. Abbiamo scoperto molto della vita del paese, della sua storia e delle difficoltà dovute al non essere incluso nelle classiche rotte turistiche del Gargano.

Ugualmente ci ha riempite di entusiasmo l’opportunità creata per tutti i visitatori del Metaponto al fine di richiamare post Covid, l’interesse sul sito archeologico più importante della Basilicata. In prima persona il direttore con il vicedirettore si sono occupati di guidarci nella visita e di parlarci dei resti del parco archeologico, che, grazie a loro, hanno preso vita raccontandoci molto più di quello che le rovine stesse avrebbero potuto fare.

Voglio essere chiara: ho studiato e molto spesso mi sono avvalsa di guide. In genere approfondisco dopo la visita, perché voglio far risuonare dentro di me non solo la semplice curiosità intellettuale. In questo caso però è successo altro: la passione trasmessa, sotto la canicola, mentre veniva spiegato ciò che era visibile e ciò che il tempo aveva portato via con sé, ha superato grandemente la mera esecuzione del compito di una guida qualificata. Siamo giunte a tutto questo quando al museo archeologico, mentre pagavamo l’entrata al costo di un caffè, e ricevendo il biglietto cartaceo che riportava ancora il valore in lire, con sorpresa, alla nostra richiesta di informazioni sul timing per accedere al parco, ci viene riportato che se eravamo interessate, si poteva accedere gratuitamente alle visite guidate in determinate ore.

Questi sono solo gli esempi più eclatanti ma posso dire che tutto il viaggio è stato così. Personalmente ricordo con calore una piccola trattoria gestita unicamente da due persone che, nonostante avessero il pienone, hanno fatto di tutto per soddisfare per le particolari necessità alimentari, o il pizzaiolo rustico che magari ci ha risposto autenticamente in linea con suo carattere, ma comunque attento alle nostre esigenze.

Ciò che sto descrivendo non voglio definirlo accoglienza, parola ormai abusata, forse per me questo è quello che definisco l’incontro tra persone. Per assurdo, Matera, meravigliosa, ma la più turistica dei paesi che abbiamo visitato, mi ha delusa in termini di umanità: già si va trasformando.

Ma la trasformazione la guidiamo sempre noi esseri umani e, come in quest’ultimo caso, a volte non è positiva.

Che dire, abbiamo fatto foto per ricordare, per condividere con i nostri amici, e personalmente anche un po’ per vanità. Quelle stesse foto ancora mi riempiono gli occhi, ma ora le sento più distanti mentre quei volti, quello scambio di umanità, mi è rimasta dentro e mi ha fatto capire che forse quella stessa umanità, non è ancora destinata ad estinguersi.

Danzando sull’orlo del Doppio

Quattro artisti italiani sono stati coinvolti e sollecitati ad interpretare attraverso la loro poetica i temi, le problematiche e l’operatività del contemporaneo, attraverso il dialogo con gli spazi di azione ed esposizione in un luogo così lontano e difficile come è Mazatlàn in Messico.

Un’iniziativa quella di Resistencia, pensata dal direttore artistico del Centro Culturale indipendente MADE (MutacionesArtesDidácticasExperimentaciones) Cristiano Gabrielli, che non si limita ad esplorare la contemporaneità degli eventi ma anche l’arte italiana con i lavori di: Francesca Vitale, David Fagioli, Claudia Bellocchi, Daniele Villa Zorn.

Ora i quattro artisti, dopo le personali al Made, saranno presenti al Museo Cittadino di Casa Haas per delle contemporanee personali in altrettante stanze.

Artisti che non si sono limitati ad esporre delle opere, ma a proporre anche delle azioni performative come Claudia Bellocchi, con De Noche -desde la fragmentación hasta la unidad- ed il progetto espositivo Resistencia-Abuso R3 Il doppio del gioco, logico ampliamento del discorso iniziato con Notte Nera e con la mostra TanaLiberaTutti.

ll video De Noche -desde la fragmentación hasta la unidad- è stato selezionato, insieme ad altri 4 e le 17 opere teatrali, per il IV Festival Nacional de Teatro Sobre Violencia de Género che si terrà dal 28 al 30 di noviembre nel Centro Cultural Ricardo Rojas di Buenos Aires (Sede: El Vitral, Rodríguez Peña 344. Buenos Aires – Capital Federal).

Stefania Severi ci tiene ad evidenziare, nel testo critico, che Claudia Bellocchi “vuole catturare a ogni costo e con ogni mezzo il fruitore per indurlo all’empatia ed alla condivisione.” ed inoltre Cristiano Gabrielli, curatore dell’iniziativa, riflette sui disegni in “Rosso e nero su quel bianco che si fa schermo per la memoria, per sopravvivere e sfuggire all’inganno delle finte risoluzioni e dei ricordi agghindati e messi in posa o in prosa.” E poi “Claudia ci suggerisce e ci strattona durante il percorso, agghinda e poi distrugge le case di bambola e di marzapane grottesche in cui la dispercezione e compressione propria e soprattutto la mistificazione altrui possono trasformare il vissuto e la sua rappresentazione.” Per concludere con “Perché ciascuno ascolti, si ascolti e si racconti, e viva pienamente, e risolva autogenamente e con unicità, insieme al dolore dell’abuso subito, l’enigma irripetibile e folle che rappresenta.”

Il susseguirsi dei disegni appare come la scenografia del cantastorie o la parete dedicata agli ex voto, per narrare una cruenta storia o chiedere la grazia per superare una difficile situazione.


Resistencia
Francesca Vitale, David Fagioli, Claudia Bellocchi, Daniele Villa Zorn
Dal 6 settembre al 6 ottobre 2019

Museo Cittadino di Casa Haas
MADE A.C.
Miguel Alemàn 927
Mazatlàn, Sinaloa
Messico

Claudia Bellocchi – R3 Il doppio del gioco

Immagini di Parole


I 21 artisti:
Claudia Bellocchi, Elisabetta Bertulli, Paolo Bielli, Michiel Blumenthal, Manuel Cecchinato Posadas, Gilles Cuomo, Eleonora Del Brocco, Venera Finocchiaro, Giorgio Fiume, Cristina Giammaria, Silvana Leonardi, Adrian Levy, Maurizio Morandi, Mattia Morelli, Marco Mucha, Claudia Nizza, Laura Rago, Graziella Reggio, Maria Teresa Romitelli, Giulia Sargenti, Stefano Sartini

Le Nuvole liberate nel libro di Luigi M. Bruno sono dei frammenti di vita osservata e vissuta in un viaggio introspettivo e come ogni viaggio introspettivo veleggia tra la realtà del quotidiano e l’immaginario indefinito dove l’Io e l’alter ego si mescolano e si sovrappongono.

In questo rimpallo di ruoli si inseriscono le opere di una ventina di artisti che hanno trovato ispirazione nella scrittura di Luigi.

Opere essenzialmente narrative, ma non mancano quelle di ispirazione minimalista ed astratta, per indagare nelle varie figurazioni scaturite dalle suggestioni che i racconti sono stati capaci di far emergere dalla consequenzialità delle parole.

Viaggi per rincorrere amori sognati o rifugiarsi nei peccati di gola, per sfuggire alla realtà o a una vita che sprofonda nella routine dell’incomunicabilità: sono alcune delle trame dalle quali si dipanano le immagini.

Lavori di varie tecniche e stili che rappresentano l’individualità creativa nelle varie manualità pittoriche per elaborare composizioni fotografiche e collage, incisioni, stampe a secco e riverberi grafici, trasformando la mostra in una vetrina di come si può tradurre in immagini le parole e ancor di più un piccolo campione statistico di quali racconti di Bruno hanno riscosso maggior interesse.

Libro di Artista: Un viaggio nei Racconti di Luigi M. Bruno
intrapreso da 21 artisti 15×21

Racconto inedito di Luigi M. Bruno


Immagini di Parole
Dal 5 al 25 maggio 2019
Un viaggio nei Racconti di Luigi M. Bruno
intrapreso da 21 artisti:
Claudia Bellocchi, Elisabetta Bertulli, Paolo Bielli, Michiel Blumenthal, Manuel Cecchinato Posadas, Gilles Cuomo, Eleonora Del Brocco, Venera Finocchiaro, Giorgio Fiume, Cristina Giammaria, Silvana Leonardi, Adrian Levy, Maurizio Morandi, Mattia Morelli, Marco Mucha, Claudia Nizza, Laura Rago, Graziella Reggio, Maria Teresa Romitelli, Giulia Sargenti, Stefano Sartini

Storie Contemporanee
Studio Ricerca Documentazione
via Alessandro Poerio 16/b
Roma

Orario:
martedì – giovedì – dalle 11.00 alle 13.00
mercoledì – venerdì – dalle 17.00 alle 19.00

Si inaugurerà Domenica 5 maggio 11,00 – 14,00
si chiuderà sabato 25 maggio, pomeriggio

a cura di Gianleonardo Latini
con un testo di Anna Cochetti

tel. 328 8698229


Titti Marrone: La donna capovolta

“La donna capovolta” di Titti Marrone racconta la storia di una donna, Eleonora, anzi due perché c’è anche Alina, due storie, quella di Eleonora e quella di Alina che si intrecciano nel microcosmo quotidiano, ed ecco svilupparsi un caleidoscopio di emozioni.
Il libro inizia con la voce di Eleonora che parla intimamente di quello che le accade, si confida ci confida, allo stesso modo con la voce di Alina. Racconti personali e versioni soggettive di come vengono coinvolte da ‘Loro’, gli altri personaggi che le circondano nel momento in cui entrambi i cammini si incontrano.
Eleonora filosofa e docente di studi di genere si accorge che la madre ha i primi sintomi di Alzheimer, comprende che la vedrà lentamente svanire. Il dolore e le difficoltà quotidiane rendono ancora più evidente l’assenza del marito la cui relazione è ridotta a comunicazioni di servizio; di fatto si rende conto che non può contare su nessuna delle persone care come ad esempio la figlia Laura ventenne che studia all’estero ed è troppo presa dalla sua giovane vita per fermarsi ad osservare ciò che succede realmente a casa. La stessa Laura contribuisce a dare uno scossone alla madre deludendola nelle aspettative in quanto interrompe la sua carriera di scienziata.
Eleonora non si ritrova, non ritrova la solidità degli affetti e quella dell’ambiente intellettuale che ha scelto, un ambiente sempre più autoreferenziale che sembra di vuota apparenza. Eleonora perde il senso di sé e della sua femminilità: è rovesciata!
In questo momento incontra Alina che assume come badante della madre. Alina è moldava, colta e laureata con passato roseo nel suo paese che è stato poi rovesciato per cause politiche e con un presente in Italia nel quale arranca faticosamente facendo umili lavori per sostenere economicamente la famiglia lontana, coltivando la speranza di un futuro migliore.
Alina è dritta, ha capito cosa ci si aspetta da lei è un panzer: recita alla perfezione l’archetipo della badante in quanto viatico per il presente e premessa per il suo futuro. Per sopravvivere nasconde il suo vero volto che dunque è rovesciato, rivolto dentro di sé: non può essere se stessa nel mondo di fuori non può lasciarsi andare. Ha dovuto capire presto che “mostrandosi nelle vesti di entità pensante e acculturata” e invadendo i territori del sapere “non richiesti e quindi non permessi”, il maschio occidentale l’avrebbe interpretata come eccentrica e quindi disponibile “all’approccio carnale”. Anche la difficile vita di Alina viene messa in crisi: sembrano rovesciarsi le premesse per il futuro in cui aveva riposto le speranze e che le permettevano di sopportare le umiliazioni del presente.
Le protagoniste Eleonora ed Alina profondamente diverse si incontrano e si scontrano tra pregiudizi e difficoltà: entrambe nella stessa fase di vita, un rovesciamento, proprio nel momento in cui nessuna di loro può contare sugli affetti. Tutto sembra sgretolarsi, vane le lotte e pie illusioni le speranze; a ciascuna di loro non rimane altro che aggrapparsi a se stessa e rimettersi in gioco con autocritica e con il coraggio di ripartire, un coraggio tutto al femminile.
Eleonora ed Alina due donne, ma forse solo una che con Eleonora esprime lo spaesamento sociale e con Alina la solitudine interiore.
La donna capovolta di Titti Marrone riguarda tutte le donne perché in fondo tutte noi siamo capovolte.
Noi tutte abbiamo difficoltà a vivere secondo la direzione che vorremmo, non solo perché a volte gli eventi della vita ci rovesciano, ma anche perché molto spesso i codici stabiliti da questa società ci impediscono di raddrizzare il tiro.
Titti Marrone, ha dedicato il romanzo alle sue amiche, e scommetto che chi lo leggerà, entrandoci dentro tutta, sentirà che in fondo è stato dedicato anche a lei.

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La donna capovolta
di Titti Marrone

Editore: Iacobellieditore, 2019, pp. 175

EAN: 9788862524537
ISBN: 8862524536

Prezzo: € 16.00

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