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W Il libro elettrico!

Tutti quelli che sviliscono l’e-book esaltando il gusto tattile del polpastrello sulla pagina stampata, annusando con voluttà l’aroma della cellulosa intrisa di inchiostro, del sudore assorbito dalla legatura, sinceramente io li trovo ridicoli: il feticismo è una perversione. Ma soprattutto, si continua a confondere la lettura con lo studio e la consultazione. Leggere un romanzo in poltrona non è lo stesso che dover scrivere un articolo entro poche ore su un argomento specializzato o dover mettere insieme o tenere sotto controllo una documentazione derivata dalle fonti più disparate e voluminose. Che poi i dispositivi per la lettura degli e-book sembra siano stati progettati da gente che legge poco è un’altra storia; si arriverà prima o poi a uno standard accettabile anche in quel campo, a patto che gli elettricisti ne discutano con chi i libri li legge sul serio. Solo a quel punto margini, luminosità e leggibilità raggiungeranno livelli civili. Aggiungo pure che un libro in digitale non può essere la semplice fotocopia elettronica della pagina stampata: a parte il diverso formato e orientamento della pagina, le note devono esser risolte con un link ipertestuale.

Io purtroppo la questione la vedo da un punto professionale: sono un bibliotecario e faccio questo mestiere da molti anni, durante i quali le risorse assegnate – spazio, soldi, personale – si sono sempre più assottigliate, sia per la crisi economica, sia per il disinteresse di politici e amministratori. E’ una situazione comune a molte biblioteche specializzate, e la ricaduta negativa sul servizio è disastrosa. E allora, in mancanza di spazio e personale, ben vengano i documenti che non occupano spazio fisico, si possono trasmettere via email in pochi secondi, sono facilmente accessibili, copiabili e stampabili. E basta con le fotocopie che distruggono i libri rilegati, con le raccolte di leggi e leggine che cambiano ogni giorno, con le annate rilegate della Gazzetta Ufficiale: quei tomi non servono a niente. E se una università tedesca o americana decide di trasferire in digitale l’intero corpus della letteratura latina classica e medioevale, benissimo, purché non si valga di edizioni critiche antiquate (per non pagare il copyright). E se le riviste accademiche fossero stampate in pdf invece che su carta, il risparmio sarebbe enorme, a patto di non cedere i diritti a editori monopolisti come Elsevier o Serra, che fanno pagare un’annata quanto un’auto di seconda mano. E invece ogni giorno mi devo sentire l’elogio della carta da parte di chi non deve tenere in ordine 20.000 volumi, tre quarti dei quali non sono mai stati consultati da nessuno. Quindi, almeno per il futuro cerchiamo di occupare meno spazio possibile.

 

La casualità del cerchio

La “guida” che Tommaso Giartosio ha dedicato a Roma è curiosa nella sua metodologia di andare alla scoperta di una città.
È un viaggio che, nella sua casualità, accomuna luoghi storici e turistici con il lato più intimo di una città.
Puntare il compasso su di una cartina di Roma per disegnare un cerchio e scegliere di seguire quel tracciato andando a conoscere non solo i luoghi di una città, ma anche gli abitanti e il loro “habitat”.

Una camminata in circolo che potrebbe sembrare vizioso, ma serbando mille sorprese e ostacoli di ogni genere che l’autore supererà grazie alle indicazioni del Piccio, suo amico urbanista e nume tutelare, per il quale andare alla scoperta della città è un’arte.

Trovarsi a dover scavalcare un muro senza sapere cosa c’è dall’altra parte, dover fare un giro in torno ad una proprietà diplomatica, entrare in un condominio e scoprire magari un’oasi di pace.

L’autore disquisisce sulle modalità della “passeggiata” che più si inerpica su di un terreno accidentato e più si trasforma in un viaggio introspettivo, una sorta di pellegrinaggio da percorrere e ripercorrere in compagnia citazioni tratte da autori come Borges o Rilke.

Un viaggio in una città in trasformazione, dove la memoria del pellegrino si confronta con quella delle persone che si incontrano, per ridisegnare una Roma diversa dagli schiamazzi turistici, “leggendo” magari un muro scrostato o nella lentezza di un distinto signore nel narrare un aneddoto.

Libri L’O di Roma Tommaso Giartosio

 

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L’O di Roma
In tondo e senza fermarsi mai
Tommaso Giartosio
Edizione: Laterza, 2012
Pagine: 282
Prezzo: 12,00 Euro
ISBN: 9788842098232

Disponibile anche in ebook

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Non è mai troppo tardi

Raramente capita di leggere romanzi che hanno per protagonista un vivace, anzi un verace, pensionato, soprattutto un pensionato del calibro di Cesare Annunziata, un napoletano dall’animo focoso come la terra in cui abita.
Cesare, 77 anni, ancora non ne vuol sapere di fare quella vita che tutti pensano che un uomo della sua età dovrebbe fare, ovvero una vita pacata ormai lontana dai vizi e dagli eccessi (come la pillola blu) per godersi in pace l’ultima fase di una lunga esistenza; anche se lui di morire non ne ha alcuna intenzione.

Questo bizzarro pensionato, nato dalla penna di Lorenzo Marone, riempie le pagine del romanzo “La tentazione di essere felici” che ha portato lo scrittore napoletano al grande salto di qualità, approdando alla casa editrice Longanesi che ne ha riconosciuto le ottime doti narrative. Il merito dell’autore è sicuramente quello di aver creato e caratterizzato un personaggio come Cesare che nonostante l’età è dotato di un carisma prorompente condito con una certa dose di cinismo che per molti lettori può risultare affascinante.

L’anziano protagonista è vedovo, padre e nonno ma nessuna di queste tre cose gli dona particolari emozioni: il rancore nei confronti della defunta moglie si trascina nel tempo per via delle responsabilità nei confronti dei figli a cui lui ha dovuto far fronte, quando invece prima si preoccupava lei. I figli invece sono un capitolo ancor più complicato: Sveva è una madre in carriera infelice della sua vita matrimoniale, mentre Diego è omosessuale anche se al padre non lo ha mai detto, tuttavia Cesare ne ha la certezza ed è questa la cosa che gli fa davvero male. E il nipotino Federico? Diciamo che fare il nonno non è il massimo delle ambizioni del protagonista, anche se tra tutti il piccolo è quello che gli dà meno problemi e più sorrisi.

E poi c’è Emma, quella del presente e quella del passato. La prima è la vicina di casa di Cesare e la seconda è un ricordo che la prima ha risvegliato. Ma se non si può vivere di ricordi lo si può fare riscoprendo se stessi grazie ad una giovane ragazza la cui realtà è molto più difficile e complicata di quella di un vecchio pensionato a cui tutto sommato la vita ha dato tutto. Dal loro incontro sul pianerottolo in poi il passato e il presente di Cesare si intrecceranno facendo luce sul perché delle molte situazioni che oggi lo circondano, rivitalizzando in lui parte di quell’affetto paterno che ai figli è da tempo negato.
La sua è la storia di un uomo che ha vissuto numerose esperienze e il cui cuore ha conosciuto parecchi amori e altrettante delusioni che poco alla volta hanno indurito il suo animo fino a renderlo l’uomo “scorbutico” che è diventato.
Capita però di incappare a volte in situazioni drammatiche che nella sventura sono proprio quelle che aiutano a riaprire il proprio cuore anche se forse questo potrebbe non bastare per risolvere tutto.

L’autore, Cesare e il romanzo trasmettono tra gli altri un messaggio chiaro: la felicità non è dovuta ma va ricercata. A volte magari la stessa non è voluta o si pensa che più di così non si possa avere ma anche in questi casi non è mai troppo tardi per accorgersi che i primi che possono donare felicità sono proprio gli affetti che ti circondano; del resto, proprio come si dice a Napoli: I figli so’ piezz’e core.
E Cesare? Se ne renderà conto?

Libri La tentazione di essere felici cover

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Titolo: La tentazione di essere felici
Autore: Lorenzo Marone
Editore: Longanesi (Collana la Gaja scienza), 2015
Pagine: 268
Prezzo:
Disponibile anche in ebook

Sito

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Misteri in miniatura

Un mistero in un mistero dentro un altro mistero… e così via. A lettura in corso questa è la perpetua sensazione che lascia questo romanzo intitolato “Il Miniaturista”, scritto dall’autrice inglese Jessie Burton, al suo esordio letterario con quest’opera.
Il romanzo, ambientato ad Amsterdam verso la fine 1600, si ispira liberamente alla vita della giovane e ricca olandese Petronella Oortman, che ne è anche la protagonista. L’autrice ne sottolinea l’ispirazione chiarendo che non si tratta affatto di un romanzo biografico della ragazza che visse in quegli anni, pur attingendo pienamente dalla sua storia per condire le pagine del libro.

Per essere corretti però, è meglio dire che i protagonisti del romanzo sono Petronella e la sua casa in miniatura, riprodotta fedelmente da uno sfuggente personaggio e regalatale come dono di nozze dal marito, il prestigioso quanto emblematico mercante Johannes Brandt.
E dove stanno i misteri in tutto ciò? Da dove cominciare…?
Dal marito forse, o dall’austera sorella Marin magari, e perchè non dai loro servi Otto e Cornelia? O dai clienti/amici dei Brandt, i coniugi Meermans? Senza tralasciare poi la miniatura stessa e chi l’ha creata che probabilmente sono i misteri per antonomasia. Per farla breve, tra tutti i personaggi che compaiono nel libro, l’unica senza scheletri nell’armadio e segreti da custodire sembra proprio essere la protagonista, che dovrà invece rassegnarsi all’idea di dover scoprire da sola molte cose che sarebbe meglio se rimanessero nell’ombra.

Il Miniaturista è una storia che a tratti toglie il fiato da quanto la storia si infittisce e si addentra nella vita privata dei personaggi o meglio ancora nei corridoi della casa di Johannes e Petronella. Senza contare l’ambientazione in un’Amsterdam perbenista e pronta a condannare chiunque non si attenga alle rigide regole imposte dallo Stato e non meno dalla Bibbia.
La miniatura poi sembra vivere di vita propria, così come i vari decori che la compongono, quali le riproduzioni fedeli di coloro che quella casa la vivono. Non si tratta certo di bambole voodoo ma a volte a Nella (diminutivo di Petronella) sembra che quei pupazzi subiscano le stesse mutazioni fisiche delle persone reali, siano esse ferite o “altro”. Come è possibile tutto ciò? E come fa il miniaturista a sapere quel che succede in casa o, peggio, cosa vorrebbe Nella da aggiungere tra gli orpelli? Altri misteri si aggiungono.
Così fino alla fine, fino all’ultima pagina dove forse al lettore rimarranno ancora dei dubbi irrisolti… o forse no?
Questo è l’ultimo mistero che rimane da scoprire.

00 Libri Il Miniaturista******************

Titolo: Il Miniaturista
Titolo originale: The miniatuist
Autrice: Jessie Burton
Traduttore: E. Malanga
Editore: Bompiani (collana Narratori Stranieri), 2015
Pagine 439
Disponibile in ebook

Sito web

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Roma: Sulle tracce architettoniche del potere fascista

Camminare per Roma e non vedere i luoghi come sono oggi, come ce li hanno consegnati il cinema prima e poi la televisione; vederli invece com’erano negli anni venti, feriti e sanguinanti, scovarne le tracce nascoste: è questo l’obiettivo degli itinerari ricostruiti in questa guida da Anthony Majanlahti e Amedeo Osti Guerrazzi, la cui ricerca non ha lasciato inesplorato alcun palazzo, vicolo, quartiere. La Prima guerra mondiale non fu gentile con l’Italia. E con Roma in particolare. Esaurita la disponibilità di case popolari, gli immigrati e i poveri che affluivano ogni giorno nella capitale, già sovraffollata e irrequieta, costruirono baracche accanto agli acquedotti e alle vecchie torri fuori le mura. Erano agglomerati miseri, squallidi, pericolosi ai quali il governo e la nuova classe media guardavano con sospetto. L’indolente e soleggiata città dei cesari e dei papi si scrollò di dosso secoli di immobilismo con un sussulto violento, e ne risultarono spaccature profonde. La disillusione generata dalla pace di Parigi, incarnata dal mito dannunziano della «vittoria mutilata», non fece che esacerbare le divisioni e i contrasti – fra ricca borghesia e indigenti, fra studenti e forze dell’ordine –, finché nel 1919 una nuova, dolorosa lacerazione si aprì nel tessuto sociale urbano: quella del fascismo. Eppure la Storia sembra aver dimenticato le ferite che lo squadrismo inferse a Roma: non c’è traccia degli scontri che insanguinarono i rioni popolari di San Lorenzo e del Trionfale, nessun monumento ricorda i massacri perpetrati dalle Camicie nere, nessuna targa commemora i nomi delle vittime. A recuperare questa memoria dolorosa ma essenziale interviene Roma divisa. I suoi dettagliati percorsi ci conducono nei luoghi da cui il tempo e la negligenza hanno lavato via i segni di quegli anni tumultuosi e contraddittori, come la sede del sindacato dei fornaciai su via Tolemaide, dove si concentrarono – subito dopo la Marcia su Roma – gli attacchi dei fascisti che volevano «dare una lezione» ai lavoratori; o come il caffè Aragno, animato centro culturale frequentato fra gli altri da Vincenzo Cardarelli, Filippo Tommaso Marinetti e Leonardo Sinisgalli, dove nel 1921 l’onorevole socialista Alceste Della Seta fu bastonato duramente da alcuni irriducibili mussoliniani. O ancora come largo Chigi, a pochi metri da dove fu orchestrato il delitto di Giacomo Matteotti. Una guida per non dimenticare, ancora una volta, che il fascismo non avrebbe mai potuto stroncare l’opposizione popolare senza un alleato quanto mai fedele, lo Stato italiano, e per vedere Roma con occhi diversi.

Un libro che segue quello dedicato da Rino Bianchi e Igiaba Scego alla Roma negata (Editore Ediesse, 2014) di Passeggiate coloniali.

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Il libro verrà presentato
Giovedì 27 novembre 2014
Presso i Musei Capitolini

Invito_Roma divisa_Roma

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Invito_Roma divisa_Roma coverROMA DIVISA 1919 – 1925
Itinerari, storie, immagini
di Anthony Majanlahti e Amedeo Osti Guerrazzi

Editore: Il Saggiatore, 2014
Pagine: 320
Prezzo: € 19,50
ISBN 9788842820109
EAN:9788842820109
E-book € 10,99

 

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Anthony Majanlahti (Montréal, 1968) è docente universitario di Storia e urbanistica di Roma e associato dell’Accademia Britannica. Nel 2007 ha pubblicato Guida alle grandi famiglie che fecero Roma (Vallardi, 2007), tradotto in diversi paesi.

Amedeo Osti Guerrazzi (Roma, 1967) collabora con l’Istituto storico germanico di Roma. Tra le sue ultime opere ricordiamo: Noi non sappiamo odiare. L’esercito italiano tra fascismo e democrazia (Utet, 2010), L’esercito italiano in Slovenia, 1941-1943. Strategie di repressione antipartigiana (Viella, 2011) e Storia della Repubblica sociale italiana (Carocci, 2012).

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