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La piccola bottega dei ricordi

mostre-ateliers-a-trastevere-e-i-suoi-artistiQuando ci s’impegna nel dare uno spaccato di Roma e della sua intellighenzia è sempre difficile sapere se si può ritenerlo esaustivo, ma è più facile se si prende in considerazione solo la cosiddetta “economia emersa” e non quella “sommersa”.

C’è sempre chi sguscia tra le maglie della rete del “censimento”, anche se in un’area ben delimitata come quella di Trastevere e con lo sguardo rivolto più verso il passato che guardando al futuro, ed ecco che mancherà sempre qualcuno per rendere il panorama soddisfacente, tanto da far supporre una superficialità nel mostrare luoghi e protagonisti di una certa Roma trasteverina.

È quello che sembra sia successo con la mostra pensata da Andrea Fogli, e con una lunga gestazione, per accogliere in un grande abbraccio i frequentatori dei luoghi trasteverini.

L’iniziativa espositiva si può definire una piccola bottega dei mostre-ateliers-a-trastevere-e-i-suoi-artisti-1ricordi, nel museo, per aprirsi all’esterno in una sorta di esposizione diffusa sul territorio di Trastevere, difficile da afferrare nella sua completezza perché, ma a fiuto, tra i numerosi andirivieni, qualcuno sembra mancare.

Forse manca qualcuno perché era troppo impegnativo condurre delle indagini accurate e ci si è accontentati dei conoscenti o magari perché c’è chi ha trovato l’iniziativa vagamente vintage e ha deciso di snobbarla.

Per fare solo qualche nome su chi sembra essere scivolato tra le maglie, Anna Maria Angelucci su via Dandolo, poco prima di Daniele Luchetti che ha realizzato 12 piccoli ritratti sugli artisti romani “Dodici pomeriggi”, come anche Silvana Leonardi, Augusto Pantoni (via Emilio Morosini), Lydia Predominato |(vicolo del Cinque), Alberto e Raphael Gasparri (via degli Orti d’Alibert), Eughen (Eugenio Floreani vicolo del Bologna), Leonetta Marcotulli e Carlo Montesi (via della Lungara), ma anche Pietro La Camera che risiedeva vicino a piazza san Cosimato.

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TRASTEVERE. INTRECCI D’ARTE E DI VITA
Dal 18 novembre al 26 febbraio 2016

Museo di Roma in Trastevere

Informazioni:
tel. 060608
(tutti i giorni ore 9.00-21.00)

Orario:
da martedì a domenica
dalle ore 10.00 alle 20.00
chiuso lunedì

La biglietteria chiude alle ore 19.00

Ingresso:
intero € 6,00
ridotto € 5,00

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Un’Arte di Solidarietà

OPERE SOLIDALI

Il Mondo dell’Arte ha mostrato sempre una spiccata sensibilità nell’aderire alle iniziative di solidarietà e, per questo motivo, il MAGIS (Movimento e Azione dei Gesuiti Italiani per lo Sviluppo) fa appello agli artisti per coinvolgerli nell’iniziativa a sostegno degli Orti comunitari in Ciad.

Gli orti permettono alle famiglie l’autosufficienza alimentare ma consentono anche lo sviluppo economico di piccole attività commerciali di ortaggi nel mercato dello stesso villaggio o in quelli limitrofi.
L’iniziativa vuole raccogliere fondi per finanziare il progetto, oltre che dar voce alla ricchezza e alle potenzialità delle donne, delle comunità, della natura africana. Infatti, il progetto degli orti comunitari non si limita alla sola relazione fra sistema agricolo e alimentare dei villaggi in Ciad ma cerca di mettere in moto il processo di crescita di un’intera comunità, incrementandone la stima di sé, l’autoefficacia e l’autodeterminazione facendo emergere risorse locali e portare gli individui ad appropriarsi consapevolmente del loro potenziale.

Le opere saranno esposte per la raccolta fondi in occasione dell’incontro di ottobre con padre Franco Martellozzo, missionario gesuita, che da anni promuove e segue direttamente il progetto degli Orti comunitari delle donne in Ciad; in tale incontro sarà presentata un’esposizione fotografica che documenta e racconta la vita della popolazione e dei relativi gruppi familiari dei villaggi della Regione del Guéra (Ciad).
In seguito, le varie opere saranno esposte nell’ambito delle varie iniziative promosse dal MAGIS atte a raccogliere fondi per l’iniziativa.
MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE

Gli artisti sono, dunque, invitati ad aderire all’iniziativa di solidarietà con una propria opera, attraverso qualsiasi espressione artistica avendo come soggetto l’orto, i suoi frutti, la comunità e le sue varie interpretazioni nei diversi luoghi della nostra madre terra.

I lavori di pittura, fotografia e grafica non devono superare, cornice compresa, le dimensioni di cm 50 x 60; le sculture quelle di cm 30 x 30 x 30. Nel caso che la partecipazione sia rappresentata dalla presentazione di un video, su supporto digitale e di durata massima di 10 minuti, l’artista dovrà accompagnarlo con una relativa stampa di dimensioni di cm 30 x 40.

Ciascun artista dovrà inviare una breve nota biografica, una dichiarazione di donazione, la liberatoria per la riproduzione dell’opera su un eventuale catalogo e sul sito web dell’iniziativa e segnalare il valore indicativo dell’opera.

L’opera realizzata dovrà essere recapitata presso la sede MAGIS – Via degli Astalli, 16 – 00186 Roma – entro il 12 settembre 2014 (tener conto che la Sede resterà chiusa dall’1 al 24 agosto).

Il MAGIS assicura che tali opere saranno utilizzate esclusivamente per questa iniziativa che potrà avere anche carattere itinerante.

Per contatti e informazioni:
 Segretario Generale MAGIS – Via degli Astalli, 16 – 00186 Roma
segretariogenerale@magisitalia.org – tel. 0669700299 – cell. 3203337180
 Gianleonardo Latini, info@romacultura.it

Ciad Orti Comunitari Donne orti 2 con Titoli

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Giovanni Cara: l’essenza dell’umano

La figura, intendo l’umana umanissima figura, in Giovanni Cara non rispetta né vuole farlo adempimenti accademici o sapienze volumetriche che risolvano il pathos in una presenza solida e temporaneamente stabile.

La superficie, pelle e carne, appaiono candidamente indifese in una limpidità disarmante. La figura vive e appare solo mediata dal suo empito erotico: mani, occhi, tendini, sangue, solo come apparenza di una corposità disfatta nella luce, nel colore, nel segno lasciato senza pentimenti: una dolce ferita che è primitiva ingenuità esistenziale.

L’uomo vibra nell’essere suo momentaneo. Hic et nunc: qui ed ora comunque. Una eternità mutevole sofferta nel suo aperto dissociarsi da simmetrie e proporzioni rassicuranti.

Tutto si fonde e si ricompone nell’aperto, dissacrante, scomposto desiderio di esistere nella necessaria, irresistibile sessualità che è continuità carnale del proprio sé in un mondo che ci riflette impietoso.

 06 Riflessioni Giovanni Cara

Grattacieli e obelischi di Sergio Ferrazza

 

Sergio Ferrazza. Cronaca e slancio creativo nei suoi flash pittorici densi di urgente contemporaneità ma anche di amoroso rievocare sogni e tradizioni di una cultura antica, nostra come la nostra pelle e il nostro respiro. Ieri e oggi si accavallano e si misurano negli squarci visivi che sono improvvise prospettive, folgorazioni ora futuribili ora a ritroso segnate da intense cromaticità, “colpi” di colore che legano e riverberano civiltà remote e angosce metropolitane in un “unicum” atemporale, spazio e campo di confronto di una umanità perenne e fervida

Il suo colore, segnale di emozioni non trattenute, senza incertezze marchia come ferite esplicite il tracciato di civiltà diverse pur nella continuità del suo eterno proporsi.

Così richiami di sacrali eros induisti sono il sogno negato di puritani ed aridi verticalismi occidentali, grattacieli come obelischi a divinità mercantili; i guerrieri di terracotta cinesi come esercito dissepolto contro le crude muraglie cementizie, incanti e ricchezze di genti che furono allevate al bello e alienanti serialità contemporanee.

In queste “mappe” alterne e varie dove l’umanità propone il collante della propria appartenenza etica o diversa comprensione del mondo, la fotografia è la base esplicita: fotografia manipolata e percorsa da quel colore che lega e assomma in sé la necessità dell’artista di coniugare eventi così dissimili e contrastanti, necessità di accogliere in un’emozione totale, onnicomprensiva, quel che fummo e saremo.

Il richiamo alla tematica figurativa tardo pop—art di Schifano è d’obbligo, ma il riutilizzo di Sergio Ferrazza, nell’uso anche di altri materiali (stoffa, acetati, sabbia, plastica) ha fervori e necessità tutte sue, in una ricerca formale che fà dell’esplicito “gesto” pittorico e della frammentazione visiva il complesso mosaico di una lettura umana variegata eppur di compatta continuità nel suo infinito avvicendarsi.

 

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